Il Papa e la morale evangelica

Cari amici, grazie alla trascrizione parola per parola che mi ha mandato oggi un amico, vi propongo la risposta che ieri Papa Francesco, all’apertura del convegno della diocesi di Roma in San Giovanni in Laterano, ha dato a proposito della «doppia morale». Questa la domanda rivolta al Pontefice da una donna laica: «Come si fa a non arrivare a una doppia morale, una esigente ed una permissiva e una rigorista ed una lassista?». È una questione centrale, che entra nel dibattito scaturito dopo la pubblicazione dell’esortazione «Amoris laetitia».

Questa la risposta di Francesco:

«Le due non sono verità, il Vangelo sceglie un’altra strada. Per questo quelle quattro parole: accogliere, accompagnare, integrare, discernere, senza mettere il naso nella vita cosiddetta morale della gente. Per la vostra tranquillità, perché questo devo dirlo, tutto quanto è scritto nell’Esortazione - e prendo le parole di un grande teologo… il cardinale Schönborn, che l’ha presentata – è tomista dall’inizio alla fine, è la dottrina sicura. Ma noi vogliamo tante volte che la dottrina sicura sia con quella sicurezza matematica, che non esiste».

«Sia col lassismo, manica larga, sia con la rigidità… ma pensiamo a Gesù, la storia è la stessa eh, si ripete: Gesù quando parlava la gente diceva: “Ma questo parla non come i nostri dottori, parla come uno che ha autorità”. Questi dottori conoscevano la Legge, ma per ogni caso avevano una legge esplicita, fino ad arrivare quasi a 600 comandamenti. Tutto regolato, tutto no? E il Signore… l’ira di Dio io la vedo in quel capitolo XXIII di Matteo eh, è terribile quel capitolo eh, e soprattutto mi fa impressione quando parla del IV comandamento e dice: “Ma voi, che invece di dare da mangiare ai vostri genitori anziani dite loro: no ho fatto la promessa, è meglio l’altare che voi”. Entrano in contraddizione. E Gesù era così, è stato condannato per odio, perché era così. E gli mettevano sempre il tranello davanti: “Si può fare questo o non si può?”. Pensiamo alla scena dell’adultera. Sta scritto che deve essere lapidata. E la morale è chiara. E non rigida eh, quella non è rigida, è una morale chiara. Deve essere lapidata perché? Perché il sacro [vincolo] del matrimonio, la fedeltà, in questo Gesù è chiaro. La parola è adulterio. È chiaro. E Gesù fa un po’ “lo scemo”, lascia passare il tempo, scrive e poi… “Ma incominciate, il primo di voi che non abbia peccato scagli la prima pietra”».

«Ha mancato la Legge Gesù lì? Sono andati via cominciando da noi, i più vecchi. “Donna nessuno t’ha condannato, neppure io”. E la morale qual è? Era di lapidarla, ma Gesù manca, ha mancato la morale. Questo ci fa pensare che non si può parlare…. la rigidità, la sicurezza, deve essere matematico nella morale come la morale del Vangelo. Poi continuiamo con le donne no? Come quella signora o signorina, non so cosa fosse, incominciò a fare la catechista: “In questo monte o in quello?”… Tuo marito? “Non ne ho” Hai detto la verità. E lei aveva tante medaglie di adulterio, tante onorificenze. È stata lei, prima di essere perdonata, è stata l’apostolo della Samaria».

«Ma come si fa così? Andiamo al Vangelo, andiamo al Vangelo, andiamo a Gesù. Questo non significa buttare dalla finestra l’acqua col bambino, no no! Questo significa cercare la verità. E che la morale è un atto di amore sempre. Amore a Dio, amore al prossimo. È anche un atto che lascia spazio alla conversione dell’altro, non condanna subito lascia spazio. Una volta, ci sono tanti preti qui, ma scusatemi, il mio predecessore no, l’altro, il cardinale Aramburu che è morto dopo del mio predecessore, quando sono stato nominato arcivescovo m’ha dato un consiglio: “Quando tu vedi che un sacerdote è così così, scivola, chiamalo e digli: ‘Mi hanno detto che tu stai in questa situazione quasi di doppia vita, non so’. E tu vedrai che questo sacerdote dirà ‘Non è vero’. Non lasciarlo parlare, digli: ‘Vattene a casa, pensa e torna entro 15 giorni e continuiamo a parlare’. E in quei 15 giorni, così mi diceva lui, aveva il tempo di pensare, ripensare, davanti a Gesù e tornare ‘Sì è vero aiutami’».

«Sempre il tempo. Ma quest’uomo ha vissuto, ha celebrato la messa in peccato mortale 15 giorni! Così dice la morale e lei [si rivolge alla laica] cosa dice? Che è stato meglio? Che il vescovo abbia avuto quella generosità di dare 15 giorni per ripensare col rischio di celebrare la messa in peccato morale, è meglio questo o non lo è? È la morale rigida. Questa l’ho sentita io. Quando noi eravamo in teologia, l’esame per ascoltare le confessioni ad audiendas si faceva al III anno, ma a noi quelli di II avevano permesso di andare ad ascoltare per prepararci. E una volta ad un compagno nostro e stato posto un caso di una persona che va a confessarsi, ma un caso così intricato, del VII comandamento, ma proprio un caso così irreale. E questo compagno, che era normale, ha detto al professore: “Ma padre, questo nella vita non si trova, c’è nei libri”. Questo l’ho visto io eh. Ma per queste cose non andate ad accusarmi dal cardinale Müller per favore».

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

49 risposte a Il Papa e la morale evangelica

  1. PetrusLXXVII scrive:

    La misericordia che predica Francesco è monca della giustizia. Se non si pone il peccatore dinanzi al suo peccato, che giovamento potrà trarne costui? Una misericordia così elargita non rischia di essere deleteria per la sua anima, giacché lo esporrebbe alla perseveranza nella condotta peccaminosa? Praticare una misericordia svincolata dalla giustizia sarebbe come costatare una diagnosi in un malato senza offrirgli una prospettiva terapeutica.
    D’altronde è evidente che manchi qualcosa nella concezione che Francesco ha della misericordia, già dal fatto che citi il Vangelo in modo incompleto per renderlo funzionale alla sua dimostrazione.. è vero infatti che il Signore dice all’adultera “neanch’io ti condanno”, ma omette l’invito che le rivolge “va’ e d’ora in poi non peccare più”!
    Purtroppo il Papa sembra interpretare l’applicazione che la Chiesa fa di questa conclusione dell’esortazione evangelica espressa nel brano in questione, come rigorismo dottrinale.. quando invece rappresenta la giusta chiave per essere pienamente misericordiosi con il peccatore!
    In quest’ottica non posso che dissentire dal Papa nel voler vedere maestro Schönborn piuttosto che Müller! Chi dei due applica davvero le parole del Divino Maestro?

  2. Blas scrive:

    Chi ha capito cosa ha voluto dire per favore me lo spieghi. Ma non quello che uno pensa che abbia detto, lo spieghi collegando i concetti col testo.

  3. A quanto sembra non sono il solo a non intendere cosa voglia dire la risposta né quale sia il nesso con la domanda, che era ben chiara.
    Altro dire non posso, credo pena censura.

  4. PetrusLXXVII scrive:

    A me pare di capire che intendesse dire che sarebbe opportuno perdonare e accogliere il peccatore tal quale, a prescindere cioè dalla sua consapevolezza del peccato o dal suo pentimento, nella speranza che magari un giorno possa ravvedersi, ma senza porre tale condizione come vincolante al perdono e all’accoglienza. In altre parole, una logica anti-evangelica, che brucia come invalide due delle sette opere di misericordia spirituali: 1) insegnare agli ignoranti (ignoranza del peccato nella fattispecie); 2) ammonire i peccatori. E’ per questo che una misericordia che tollera il peccato finisce per essere poco misericordiosa.

    P.S: ad onor del vero però, come osservato dagli altri commentatori, l’eloquio del papa è davvero tutt’altro che comprensibile nella forma e nella sintassi..

  5. mauro scrive:

    La parabola dell’adultera che Francesco riduce all’osso per mostrare giusto il suo ragionamento mostra invece quale sia la morale che deve essere seguita quando nessuno testimonia: nessuna condanna che non impedisce di dire alla donna di non peccare più proprio perchè l’adulterio era realmente avvenuto (Gv 8,3).
    La mancanza delle testimonianze, in breve, fa emergere l’impossibilità di applicare ciò che richiede la Legge e la misericordia opera di conseguenza solo perchè tutti gli accusatori hanno un peccato che non li esenta da essere loro stessi giudicati. Questa parabola mette in evidenza che la giustizia opera sempre anche quando, assumendo la veste di misericordia, evita che chi vuole giudicare gli altri dimentichi il peso dei propri peccati. Il Vangelo ripropone in tal modo uno dei concetti basilari del futuro cristianesimo: non giudicare gli altri se non si vuole essere giudicati!

    • PetrusLXXVII scrive:

      La mancanza di testimoni non è implicato nel caso in questione, poiché l’adultera della narrazione evangelica era una pubblica peccatrice. Di lei, infatti, viene detto: “Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio”..
      Mi sembra evidente come nel caso biblico l’applicazione della legge mostri il suo significato esclusivamente punitivo, che in quanto tale presupponeva una autoreferenziale superiorità del punitore sul punito. Ciò impegnò Nostro Signore a ristabilire l’ordine morale delle cose, ridistribuendo le colpe e le responsabilità tra gli astanti.
      Diverso è il caso della Chiesa, che raccogliendo gli insegnamenti di Nostro Signore, li applica non già per condannare il peccatore, ma il suo peccato.. e nel far ciò invita il peccatore al ripensamento, al pentimento e, in ultima analisi, alla redenzione. L’obiettivo non è dunque una punizione fine a sé stessa, come pretendevano di fare scribi e farisei, ma il recupero della persona.
      Dunque, è fuori luogo in questi termini chiamare in causa una comparazione di meriti/colpe tra il peccatore e il garante del sacramento, che è arbitro del suo peccato (non della sua persona)!

  6. mauro scrive:

    Caro PetrusLXXVII,

    Senza testimoni nessuno può affermare che qualcosa sia avvenuto. Costoro se ne andarono e l’adultera divenne non giudicabile benchè fosse stata colta in flagrante!

    E’ del tutto evidente che se si propone un disegno nel quale un intero popolo è ricompreso in una salvezza comune non è in alcun modo possibile che possano insorgere futili motivi di disputa in funzione di una Legge mosaica (GV 8,5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? ). Gesù, estraneo alla vicenda dell’adultera e nemmeno giudice della stessa (Gv 8,11”nemmeno io ti condanno”) al pari dei loro accusatori, con il suo disinteressarsi della vicenda (Gv 8,6 Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra, che ribadirà in Gv 8,8, dopo aver invitato chi era senza peccato a scagliare la pietra contro l’adultera) mostra che non dovrà essere lui, od altri, a decidere. Ovvero quando è in gioco la vita di un intero popolo le debolezze dell’individuo non hanno valore così come le Leggi dell’uomo che intendono perseguirle.
    Questa parabola va oltre l’individuo per quel non condannare le sue debolezze, benchè siano realmente avvenute (GV 8,3), e la morale che essa porta è che in presenza di un comune ideale (superiore) non bisogna soffermarsi sulle debolezze dell’individuo ma superarle per poter raggiungere lo scopo più alto che ci si prefigge.
    La Chiesa non ha alcun peccatore da redimere in quanto tutti coloro che si convertono non commettono più peccato (Gv 1,12-13 e 1Gv 3,9), così come tutti coloro che non accolgono Dio, ma fanno parte di quel popolo, beneficeranno della salvezza essendo evidente che Dio avrebbe salvato l’intero suo popolo e non una sua parte. Se così non fosse questo Dio avrebbe non solo favorito la continuazione del paganesimo, l’idolatria di altri dèi ma non sarebbe neppure stato il loro “unico” Dio configurandosi come uno dei tanti.
    La parabola dell’adultera spiega chiaramente, per similitudine, che se l’individuo ha la debolezza di non accettare Dio non è in alcun modo escluso dalla salvezza, l’ideale superiore che accomuna l’intero popolo ebreo, in funzione della volontà divina di salvare il suo popolo.
    E’ perciò evidente che la salvezza di cui parla il Vangelo sia diversa da quella che predica la Chiesa Cattolica quando di quella evangelica tutto il popolo ebreo ne potrà beneficerà nonostante parte di esso non abbia accettato Dio, ovvero non si sia convertito. “Molti” lo faranno ma non tutti e neppure tanti! Lo scopo che ci si prefiggeva era che i convertiti fossero in numero almeno sufficiente per raggiungere quella salvezza che avrebbe interessato l’intero popolo ebreo. Quale tipo sia è Caifa ad esporla nel suo discorso fatto di fronte al Sinedrio riunito dove si prefigge di raggiungerla attraverso l’aiuto dei “figli di Dio” che radunerà a tal scopo.

  7. cuba_libre scrive:

    In verità non ho capito bene neanch’io tutta la consecutio della risposta…. a meno che non vi sia in mezzo qualche omissis, perche’ e’ la prima volta che sento il papa rispondere in maniera cosi’ poco chiara.

  8. Mikael scrive:

    “Gesù fa un po’ lo scemo???”

    MA DI COSA STIAMO DISCUTENDO????

  9. Andrea Tornielli scrive:

    A me, al netto di qualche difficoltà sintattica, il messaggio è molto chiaro. La morale evangelica non è né lassista, né rigorista. Non credo che Gesù abbia perdonato l’adultera per mancanza di testimoni. Gesù ha provocato gli accusatori, che l’avevano portata lì non perché preoccupati per il suo peccato, ma soltanto con l’intenzione di mettere in difficoltà il Nazareno. La donna non si proclama innocente, né dice che l’adulterio non è peccato. Ma quando resta a tu per tu con Dio, invece di essere punita secondo la legge, viene inondata di misericordia, viene perdonata. Gesù le dice di non peccare più e la lascia andare.
    Che cosa ha detto il Papa: che l’approccio di Gesù è diverso da quello di chi ha una legge per ogni cosa e pensa che la vita sia fatta di giudizi matematicamente certi. Con la samaritana, con l’adultera, con la donna peccatrice Gesù si coinvolge, non mostra innanzitutto il volto della condanna fatta dall’alto di uno scranno (e lui avrebbe potuto), ma accoglie, accompagna, perdona. In questo senso leggo anche l’esempio dei 15 giorni dati al prete infedele perché ci pensi su.
    Chi pretende di risolvere tutto con l’applicazione di qualche formula, chi usa toni perentori, oggi non attira i peccatori come invece faceva Gesù, il quale era inseguito da una folla di gente non a posto, non perbene, con domande e ferite aperte, che cercava salvezza. Con loro Gesà – non papa Francesco – adotta un metodo che non è quello dei dottori della legge, il cui unico scopo è quello di stare con il fucile puntato per metterlo in difficoltà e per caricare sulle spalle della gente pesi che loro stessi poi non portano.
    La differenza sta tutta qui. Tra chi scrive, parla e straparla giudicando tutto e tutti senza mai vedere la trave nel proprio occhio. E chi ha l’umiltà di mettersi in discussione, di lasciarsi provocare, perché non si sente migliore degli altri o già giustificato o già santo ma è consapevole che TUTTI siamo feriti nella nostra natura dal peccato d’origine e TUTTI abbiamo bisogno continuamente della misericordia di Dio che ci risollevi dalle nostre meschinità. Con questo sguardo e con questo atteggiamento non si fa riduzionismo rispetto al peccato, non si dice che il peccato non è più peccato, non si fa i lassisti, e non si va nemmeno i rigoristi, ma ci cerca di fare un CAMMINO, coinvolgendosi, come Gesù ha fatto a sorpresa con Zaccheo. Lui, Zaccheo, odiato da tutti, non appariva pentito ma soltanto un po’ curioso. Gesù l’ha amato e perdonato per primo ed è stato in questo incontro, in questo abbraccio di misericordia, che lui si è riconosciuto un povero peccatore e si è convertito prendendo decisioni che toccano il portafoglio.
    Credo dunque che il Papa con quelle parole a braccio (da vedere e da ascoltare più che da leggere) abbia voluto indicare la via evangelica dell’atteggiamento, dello sguardo e dell’accoglienza di Gesù, per far brillare il volto della misericordia accompagnando le persone a prendere pienamente coscienza della loro situazione.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Sono d’accordo con quel che lei dice dr. Tornielli e con l’intenzione che vi legge nelle parole del Papa.. Un aspetto però non condivido nel discorso del Papa e nella interpretazione che lei ne da, l’etichetta di “rigoristi” attribuita a tutti coloro che nella Chiesa insegnano e applicano la dottrina evangelica.
      L’accusato di “rigorismo dottrinale” non è paragonabile al fariseo che va a cercare il peccatore per esporlo ad una pubblica accusa e alla conseguente pubblica condanna. Nella Chiesa le parti sono per lo più invertite, è il peccatore che interpella l”accusato di rigorismo” e non il contrario.. e lo fa di solito cercando un approccio privato, nel confessionale o come semplice consiglio, parere, istruzione.
      Dunque, per quale ragione il cristiano dovrebbe tacere la santa morale che si desume dal Vangelo quando viene interpellato? Per assecondare l’errore di chi chiede consiglio e che magari riconosce o subodora il peccato insito nella sua condotta? Questo, senza tener conto che chi istruisce nella dottrina evangelica spesso non lo fa rivolgendosi ad personam, come per muovere un’accusa, ma lo fa innanzitutto insegnando al soggetto impersonale dei discenti!
      Quando lo stato di peccato diviene di pubblico dominio, l’unica spiegazione possibile è che il peccatore sta difendendo la propria condotta. Questo la Chiesa lo può tollerare, nella speranza che il peccatore prima o poi si penta, ma non può negare in nome dell’accoglienza, ciò che il peccato è in sé!
      Per restare in tema, il Signore, interpellato dai farisei sull’indissolubilità del matrimonio, non rispose forse come avrebbe fatto oggi un “accusato di rigorismo”, cioè indicando ciò che è giusto e ciò che non lo è?!
      Se non è possibile identificare e proclamare i punti fermi del Vangelo perché altrimenti si viene accusati di rigorismo, allora si sta ponendo un serio limite alla libertà di espressione, di ragionamento e di opinione.
      Il Padre Misericordioso è sempre disposto ad accogliere, ma il figliol prodigo non è dotato del dono dell’ubiquità, o è nella Casa del Padre o è nella casa delle prostitute, la scelta è sua… di certo il Padre non avrebbe continuato a sostenere un figlio che, tornato a casa dopo aver sperperati tutti i suoi averi, avesse preteso di continuare a vivere da dissoluto. Perciò, è ingiusto accusare la Chiesa di applicare il rigore dottrinale.. è il peccatore che sceglie di escludersi, quando è ben conscio del suo stato.

      • cuba_libre scrive:

        “…Il Padre Misericordioso è sempre disposto ad accogliere, ma il figliol prodigo non è dotato del dono dell’ubiquità, o è nella Casa del Padre o è nella casa delle prostitute, la scelta è sua…”

        Il Padre Misericordioso penso che sappia guardare molto, molto piu’ approfonditamente di chi, facendo certe affermazioni cosi’ perentorie e inquisitorie, mette in un unico calderone da postribolo tutto e il contrario di tutto…. perchè mi e’ sembrato di capire, dalle sue premesse sull’indissolubilità del vincolo matrimoniale e sul dominio pubblico del peccato, che in questo calderone mette per esempio anche tutti i divorziati , a prescindere dai motivi che stiano all’origine di tale stato.
        Mi corregga se ho preso una contonata

  10. mauro scrive:

    Il testo di Giovanni sull’adultera non dice mai che è una peccatrice (PetrusLXXVII s’è inventato che lo fosse e tutti l’hanno seguito) ma solo che è stata trovata in flagrante adulterio. Il passo viene così proposto come una debolezza della donna che si è concessa ad altri ed a tal fine la testimonianza è decisiva per un giudizio, fosse esso favorevole o sfavorevole sulla base della legge mosaica che è legge civile.
    Sono invece i testimoni ad essere indicati come peccatori ed in questo caso ci si riferisce ad un peccato contro Dio.
    La distinzione è importante perchè se il compito di Gesù era rivolto ai peccatori per indurli a convertirsi a Dio, quello di dare un giudizio civile sull’adultera non gli apparteneva (come non fece sulla tassa che Cesare pretendeva dagli ebrei e che riconobbe lecita per via dell’immagine dell’imperatore sulle monete).
    Il suo scopo, essendo rivolto ai soli peccatori contro Dio e non al quesito che di Legge che gli si poneva, fu quello di mettere in evidenza che essi portavano un peccato ben superiore alla debolezza dell’adultera tale da non consentire loro invocare la legge mosaica e di esserne i suoi esecutori figurativi.

  11. Paix scrive:

    E’ quasi imbarazzante leggere un intervento così sconclusionato, involuto e incomprensibile (altro che difficoltà sintattiche) e cercare disperatamente di trarne un significato, un’idea chiara, un qualche concetto. Non c’è che sperare che sia ignoranza, semplice e ingenua, perchè potrebbe essere peggio. Potrebbe essere voluta ambiguità.

  12. PetrusLXXVII scrive:

    Evidentemente al signor Mauro deve essergli sfuggito che è Gesù stesso a illuminare chi come lui (Mauro) non riconosce il peccato nell’adulterio, quando dice alla donna “ora va’ e NON PECCARE PIU’ “!

  13. mauro scrive:

    Evidentemente il signor PetrusLXXVII crede che la traduzione in italiano corrisponda al testo greco. Gesù non dice all’adultera “non peccare più” ma “non sbagliare piu”.
    Ciò in quanto il peccato è il non riconoscimento di Dio il quale si dice pronto a perdonare dopo un vero pentimento e la conversione. Mancando nell’adultera il pentimento non v’è presenza di misericordia e neppure di perdono!
    Indicando GESU’ come “l’agnello di Dio che TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO” (Gv 1,29) non si fa riferimento ad un insieme di peccati ma uno solo di cui il mondo ebreo si è macchiato: RICONOSCERE ALTRI DEI E NON IL LORO UNICO DIO CHE LI HA SCELTI FRA GLI ALTRI POPOLI PER DARE LORO PROTEZIONE E SICUREZZA.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Ognuno ha la sua scuola di logica e di greco.. visto quanto lei ha da offrire, preferisco la mia! Buon proseguimento ;)

      • mauro scrive:

        Cato PetruzLXXVII,

        Ha perso un’occasione! Avevo posto due passi di Giovanni in un post precedente (che lei nemmeno ha letto) nei quali si dice che chi si è convertito, ovvero ha accettato Dio, non pecca più perchè in lui Dio instaura un germe che non permette più il peccato. L’adultera, se fosse stata una convertita, non avrebbe potuto essere una peccatrice benchè fosse stata colta in fragrante e questo mostra che il peccato è solo uno ed è prima della conversione. Dopo, come ricorda il Vangelo vi sono solo colpe e debiti. La Scuola è il Nuovo Testamento, non le chiacchere ascoltate e ripetute a pappagallo.

  14. @ Andrea Tornielli
    Apprezzo il suo sforzo dialogico con noi utenti.
    Parliamoci chiaro, al netto di qualche difficoltà sintattica, avevamo capito anche noi.
    Solo che se avessimo detto: “abbiamo capito, ma alla luce dell’essere cattolici non lo accettiamo” (evito accuratamente i termini “logica del Vangelo” e “Dottrina Cattolica”, per evitare accuse di scribo-fariseismo che spesso ricorrono nel papa e in altri – lei ha usato nel suo quello di “dottori della Legge”) i termini del dialogo si sarebbero interrotti.
    Il punto -i punti- ritengo siano altri e comunque il papa non ha risposto, nè risponde lei.
    Della salvezza ne abbiamo bisogno tutti, come della Misericordia. Ma abbisognamo di una cosa che il papa -e lei- omette: la “conversione”.
    E per convincersi di aver bisogno di conversione bisogna convincersi che esiste un peccato (“Convincere il mondo quanto al peccato …”). La “Misericordia” si applica al peccatore e non al peccato.
    Sembra che ultimamente nemmeno il peccato si faccia più notare, e se non c’è peccato e non c’è bisogno di conversione, a cosa serve la “Misericordia”?
    La misericordia è non “stroncare” oggi ciò che domani potrebbe potrebbe portar frutto, “convertirsi”.
    Allora è ovvio che alla logica del Vangelo, che non è nè rigida nè lassista, appartiene oltre la “Misericordia” la “conversione” che parte dalla coscienza del “peccato”, che deve essere sempre additato, “opportune et importune”.
    E’ per questo che questa predicazione “monca” non la accettiamo (specialmente dal papa)…

  15. @ Andrea Tornielli

    Mi ha incuriosito il grassetto finale del suo articolo riguardo le parole del papa verso il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
    In un certo verso capisco il nesso che abbiano col tema …

    Un appunto che spero non irriverente nei confronti di San Francesco e del papa:
    si racconta che in un paesello dell’epoca si aspettava San Francesco.
    Qualcuno penso: “chissà che predicozzo che ci farà quest’uomo che tutti dicono santo”.
    San Francesco invece tutto quello che disse fu: “Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

    Ecco, non voglio essere irriverente, ma io oggi temo, quando prende la parola il papa, che possa esordire con: “c’erano un pubblicano, un samaritano e il card. Muller …” ecc ecc

  16. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Ubi humilitas, veramente io ho scritto che Zaccheo si converte! Ma quella bellissima pagina evangelica ci mostra una dinamica interessante (è Vangelo, non è Papa Francesco): Gesù ama e abbraccia prima ancora che Zaccheo si penta e si converta. Ma è fuori dubbio che la coscienza del proprio peccato, la richiesta di perdono e il proposito di staccarsi dal peccato ci vogliono…
    Quanto ai neretti: non hanno particolari significati, servono a movimentare graficamente il testo. Il Papa ha fatto una battuta e non drammatizzerei troppo

    • Grazie dottor Tornielli.
      Mi arrogo una ultima replica.
      Una battuta quella del papa che fa seguito a tante altre …
      cosi che, non è detto e nè scritto, ma tra le righe del tanto detto e scritto, si legge chiaramente che il prefetto della CDF incarna il prototipo e del fariseo e del dottore della legge, e il sinedrio è composto dai tradizionali e da coloro che non sono allineati al suo pensiero e quello del suo stretto entourage (che poi i sarebbe da vedere quanto il pensiero del papa non sia in realtà quello del suo stretto entourage, ma questa è altra storia).

      Mi chiedo però se oggi ci sia da procuparsi delle battute o delle cose serie (ieri, nei tempi passati, mi era chiaro…)
      Di questi tempi, settimana passata, ilPrefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sembra abbia definito qualcuno come “Eretico“, seriamente, senza che sia una battuta …
      Una volta sentirsi appellare cosi dal Prefetto del Sant’Uffizio avrebbe fatto tremare vene polsi e provocato addirittura sommovimenti viscerali all“interessato…
      Ma ovviemente questo una volta… ai tempi che furono…
      Oggi invece sembra che piu che la ex Santa Inquisizione bisogna temere le … “battute“ …
      Cordiali saluti.

      • cuba_libre scrive:

        Già, e’ vero, una volta certe affermazioni provenienti da alte sfere avrebbero fatto tremare le vene ai polsi; in tempi più remoti, quando queste sfere si fregiavano di un appellativo piu’ o meno santo (santa inquisizione), i roghi in piazza abbondavano…
        …. suppongo, da quel che scrive, che lei sia un nostalgico non dico dei tempi dei roghi o dell’indice dei libri proibiti (fra cui figurava anche la Bibbia (1557 – santa inquisizione) ma dei bei tempi un po’ piu’ “moderati” e piu’ vicini a noi ( Sant’Uffizio… ), in cui ci si limitava solo a tacciare di eresia chi mette in discussione il rigore ideologico-dottrinario…
        Nel caso vi fosse qualche dubbio, la mia non vuole essere una battuta!

  17. Quanto a me, quel ch emi è davvero piaciuto in questo discorso a braccio è questa frase purtroppo non messa in neretto eppure quanto necessaria per capire il quadro ermeneutico filosofico nel quale si muove il Santo Padre Francesco:

    “Per la vostra tranquillità, perché questo devo dirlo, tutto quanto è scritto nell’Esortazione … è tomista dall’inizio alla fine, è la dottrina sicura.

    In Pace

  18. Toh! Chi si rivede?
    Il Simon dalla lunga favella e dalla memoria corta…

    La Chiesa non ha bisogno di apologeti delle proprie cause né di crociati delle proprie battaglie

    Dopo averti rinfrescato la memoria posso invitarti ad andare a trovarti qualche altra faccenda in cui affaccendarti, magari quella di trovare un altro scopo per il tuo sito, visto che sembra che di apologeti e di apologetica sembra non ce ne sia bisogno.

    Puoi andare, la Pace, quella vera, la da il Signore.

    • mauro scrive:

      Dipende quale tipo di pace si intende.

      Gesù, per esempio, viaggiava con Pietro armato di spada e prima di salire al Getsemani chiese agli apostoli se avessero spade a sufficenza, in caso contrario vendessero i loro mantelli per acquistarle (Lc 22,36). Il Vangelo racconta di apostoli armati e storicamente sotto il dominio romano, in un territorio difficile da controllare per i moti insurrezionali che avvenivano (Barabba era uno di questi rivoltosi come recita Lc 23,19), non era proprio consentito a chi non era romano di essere armato.
      Pensare poi che persone che predicavano una nuova religione fossero armate non si capisce da quale ebreo avrebbero dovuto difendersi predicando una nuova vita.
      Potrebbero essere solo i romani, gli invasori, i dominato della Palestina, quelli che aspettavano Gesù e gli altri al Gestsemani. E’ lo stesso pensiero che ebbe Caifa quando parlò al Sinedrio riunito prima ancora che Gesù fosse tradito ed arrestato: difendersi dai romani perchè costoro non mandassero in rovina la nazione, ovvero anche Caifa voleva “salvare” il popolo ebreo e con l’aiuto dei “figli di Dio” (Gv 11.49-53) di cui il primo era Gesù che sacrficò perchè i romani s’erano accorti che quella predicazione sembrava avesse uno scopo diverso da quello che appariva (ne furono sicuri quando intrapresero le persecuzioni ed infatti Pilato voleva liberarlo non vedendo in lui alcuna colpa contro Roma). Certo uno può pensare che li sfidassero a carte e che la briscola fosse “spade” ma le carte proprio non le usarono avendo loro le spade.
      Una “nuova vita” senza la dominazione romana era segno di “libertà e non schiavitù”, una nuova “luce” sulla Palestina avrebbe illuminato un popolo in “ombra (non più esistente nella realtà per quell’essere conglobato nell’impero romano tanto che si era o no romani). Una “pace” diffusa allora avrebbe avvolto con le sue ali il popolo ebreo.

      Lei di che pace parla quando quella del Vangelo è rivolta a chi era in vita affinchè potesse raggiungerla?

  19. Mikael scrive:

    Il tuo commento è in attesa di moderazione. Caro signor Tornielli pensa davvero che censurando alcuni commenti su questo blog la Verità non arrivi alle persone che la stanno cercando? Quasi ogni giorno questo papa tira fuori qualche novità che si pone in aperta contraddizione con il Vangelo. Adesso queste frasi davvero allucinanti. Lei può continuare a far finta di non vedere e non capire; avrà sicuramente i suoi buoni motivi. Anche i farisei si sono comportati così: pensavano di SAPERE più di Dio. Non si è mai chiesto perché il capitolo 23 e il capitolo 24 del Vangelo di Matteo sono consequenziali? Provi a leggerseli e tenti di capire come mai questo papa non c’è una volta che dica una cosa chiara e definitiva. (il vostro parlare sia… tutto il resto viene…)
    A proposito del best seller “Il nome di Dio è misericordia”, forse anche lei non aveva letto con attenzione l’Esodo:
    Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi». 15 Dio aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. QUESTO è IL MIO NOME PER SEMPRE; questo è il titolo con cui SARO’ RICORDATO DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE.”
    Pensare che il Vicario di Cristo possa dare dello scemo a Gesù (ovviamente scherzando e con i dovuti discernimenti), e continuare ad illudersi che questa persona abbia qualcosa a che vedere con Dio è davvero patetico. Lei dovrebbe sapere meglio di molti, perché ha avuto la fortuna di conoscere molti messaggi della Madonna, primo fra tutti quello di Fatima, che parlava proprio di un vescovo che conduceva molti alla apostasia della croce di sughero. Parlava di uno specchio E di un VERO SANTO PADRE (che veniva ucciso). La profezia di San Francesco sull’ultimo papa (non un degno pastore ma un distruttore). La profezia dei due papi della Emmerich (Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità”. (13 maggio 1820). Prego Dio che le apra gli occhi e la coscienza sul periodo TERRIBILE che sta vivendo il Corpo di Cristo e che le faccia comprendere fino in fondo le parole di San Paolo 2 Ts 2, 1-4

    • cuba_libre scrive:

      “…Pensare che il Vicario di Cristo possa dare dello scemo a Gesù (ovviamente scherzando e con i dovuti discernimenti), e continuare ad illudersi che questa persona abbia qualcosa a che vedere con Dio è davvero patetico….”

      Gentile Mikael,
      per restare sulla falsariga di cio’ che ha illustrato in questa breve frase, sarebbe cosi’ gentile da spiegare cosa avessero a che vedere con Gesu’, certi suoi vicari vissuti in ere caratterizzate da crociate, e che si sono resi responsabili di esecuzioni in piazza sommarie, per non parlare dei roghi pubblici nei confronti dei cosiddetti eretici, delle persecuzioni verso il pensiero scientifico, di figli messi al mondo (piu’ o meno) allegramente….?
      Chi sono assimilabili a coloro di cui parlava Matteo nel capitolo 24, papa Francesco o coloro di cui ho accennato nei righi di sopra (non credo sia necessario che le dica i nomi, penso li conosca da se’) ?

  20. Blas scrive:

    Caro Sig Tornielli, grazie per la sua interpretazione dell parole di Francesco. Ma la sua interpretazione lascia dei buchi molto grandi. Cosa vuol dire che Gesú abbia fatto…(quello che Francesco dice che a fatto e non posso ripetere)? Se la legge no é una forma da applicare che cos´é? Come si usa? Non c´é certezza nella morale? E sopratutto cosa vuol dire accogliere accompagnare e pedonare? Sono cambiate le condizioni per perdonare espresse nel CCC?

  21. mauro scrive:

    Quando si parla di libertà, della propria libertà, tutti in questo blog si nascondono perchè appoggiano la schiavitù in varie forme e secondo il proprio sentire per quel rifarsi ai tempi remoti in cui, pare a loro, andava proprio bene. Quelle schiavitù di cui sono fieri paladini, e che vorrebbero ripristinare, vengono da altri ed allora la domanda che ci si pone è: quanti boia sono pronti a sollevare la mannaia per tagliare tutte quelle teste altrui che non capiscono?
    Se guardiamo con occhio sereno come è oggi il mondo c’è da stupirsi perchè quelli che non capivano hanno dato corso a ciò che prevedeva il Vangelo: liberarsi della schiavitù, essere indipendenti, decidere secondo il proprio costume di popolo (oggi nazione), non permettere che altri rendano schiavi del loro potere, considerare uguali gli uni e gli altri. Ma che meraviglia! Un testo come il Vangelo ha dato frutti dove il cattolico proprio non se lo aspettava! Nella vita di tutti i giorni! Di certo ha posto loro un problema: come fare per riacquisire quel potere?

    “Proviamo con l’inferno, che dici? Fuoco e fiamme eterne non danno scampo! Magari!, ma se poi scoprono che l’inferno è una parola che non esiste nel Vangelo? L’Alighieri l’ha inventato per punire i suoi avversari politici e ci ha messo anche alcuni Papi. Non possiamo sostenerne l’esistenza, che figura ci faremmo!”

    Per ottenere la libertà che non si ha, qualsiasi essa sia, occorre combattere ed anche “versare sangue” che vuol dire anche essere sacrificato come decise Caifa con Gesù che aveva sollevato l’attenzione dei romani che cominciavano a sospettare.
    C’è sempre chi combatte la libertà perchè se non ha qualcuno che gli dica cosa fare si sente perduto, necessita che gli venga indicata la strada ed una volta intrapresa deve seguirla anche chi non ne ha alcun bisogno perchè è convinto che la schiavitù, a cui volontariamente si è concesso, valga più della libertà altrui.

    “Siamo certi che capiamo?”

    • cuba_libre scrive:

      Beh penso di aver capito il suo pensiero, e posso condividerlo anche se le analisi storiche sono leggermente più complesse. Comunque è chi ragiona per schemi rigidi senza tener conto dell’evoluzione dei tempi, ( non dico di condividerli, ma quanto meno di comprenderli) che guarda caso ha le posizioni più rigide, e non solo nel cattolicesimo. Non è un caso che qui al blog ho posto due quesiti semplice semplici ai quali si son ben guardati dal rispondere.

      • mauro scrive:

        Hai centrato il problema : mancano le risposte ed il motivo è quell’appoggiarsi al passato dove tutto sembra loro perfetto: Nessuna discussione consentita sotto un potere dittatoriale fa la felicità di chi non va oltre il proprio naso ovvero non ha la capacità di farsi domande e darsi risposte. E’ la stagnazione del pensiero che porta alla morte dell’uomo non riuscendo più a ricercare ideali oltre la propria esistenza per cui smette di agire ed attende con lo stesso atteggiamento di accettazione passiva che contraddistingue l’Islam.
        La religione, qualsiasi essa sia, è invece in definitiva “l’aver cura di se stessi” e quindi è sempre avanzare e mai indietreggiare.

        • cuba_libre scrive:

          Il discorso è un po’ più complicato: non sono da condannare l’ideologia o la religione IN SÉ , ma l’approccio dogmatico ad esse per affrontare le problematiche che attanagliano l’uomo. È il caso per esempio del marxismo, di cui io sono stato fervente sostenitore e militante per più di tre lustri finché mi sono reso conto che l’approccio che si aveva ad esso portava verso una direzione che nulla aveva a che vedere con quelli che erano i presupposti ideologici di base . La stessa analisi pensi possa valere pari pari per le religioni. Chi non riesce a coniugare la realtà che ci circonda con i dettami di questa o quella ideologia o religione, o per dirla in altro modo, chi ha un approccio tolemaico piuttosto che aristotelico è meglio che si dia all’ippica.

          • mauro scrive:

            Nella mia precedente risposta ho evidenziato che l’aver cura di se stessi è configurabile anche come presupposto di una religione in quanto l’uomo, per propria natura, tende sempre ad ottenere il meglio per sé. La religione fondata dal giudaismo alla fine del I secolo, il cristianesimo, si rifà al periodo in cui vengono raccontati i fatti, alla realtà del momento.
            Cambiando questa nel corso dei tempi è necessario modificare tutto od in parte il pensiero nella sua forma originale in quanto i presupposti sui quali si basa non sono più gli stessi. Ciò vale per tutte le ideologie a cui appartengono anche le religioni perchè queste ultime fissano, rifacendosi a quei tempi, norme di carattere morali imprescindibili.
            La religione, nel vero senso della parola, è qualcosa che appartiene ad ogni individuo ed è questi a gestirla per sé e all’interno della propria famiglia. Spezzare il pane e distribuirlo ai famigliari è ancora oggi consuetudine ebrea che non ha nulla a che vedere con il rito che viene fatto durante la messa in quanto al pane Gesù aggiunse il vino perchè ricordassero la sua morte. Di pubblico nel cristianesimo c’è solo la predicazione, tutto il resto si svolge in ambito privato come avviene in prevalenza nelle religioni orientali.
            P.s. Se poni attenzione al campo politico, oggi sappiamo che un movimento conosciuto, ben legato al territorio e quindi aderente alle aspettative della gente (e quindi alla realtà) ha avuto un enorme successo. Chi ha invece deciso di comandare dall’alto assecondando una ideologia (carente ed anche alquanto personale nel caso) s’è trovato “impiccato”.

          • cuba_libre scrive:

            Il suo concetto di religione si avvicina piu’ a quello di Fede piuttosto che quello di religione. La Fede infatti, come dissi tempo fa all’autoreferenziato insegnante di religione la Fede si’ che e’ un fatto privato in quanto deriva da una percezione interiore di un Essere Superiore al di la’ della ragione, mentre la religione non e’ altro l’insieme delle dottrine e dei dogmi da essere rigorosamente seguiti perche’ ritenute derivate rigorosamente dalla rivelazione. Sul fatto che poi la religione debba essere vissuta privatamente sono d’accordo: chi si sente portatore di una missione da svolgere ha come risultati portati all’estremo quelli dell’Isis. Stesso vale per le ideologie laiche (Hitler o Stalin erano considerati dei semidei).

            Non so rispondere sul fatto se il cristianesimo originale avesse dei rituali ben diversi da quelli che ci vengono tramandati, so soltanto che l’attuale chiesa piu’ che cattolica potrebbe chiamarsi paolina (non lo dico io ma diversi teologi), poichè e’ stato Paolo che ha dato un’impronta indelebile all’attuale dottrina.
            Da un punto di vista personale la cosa mi tange poco perche’ non sono cattolico, ma un VERO cattolico dovrebbe sapere a cosa realmente crede: su questo blog ho fatto delle domande a chi si crede depositario di verità incontrovertibili delle domande su Paolo (mio intervento del 9 febbraio sul thread “Uteri in affitto e dignità”, e l’unica cosa che ha saputo dire dall’altro del suo scranno e’ stato: “soprassediamo”. Per me la risposta e’ piu’ che eloquente, non ho bisogno d’altro.
            Per quanto rigaurda iul suo P.S. non ho nessun timorte ad affermare che il populismo rappresenta il peggiore del peggiore dei fascismi, in quanto fa parlare la pancia della gente piuttosto che i cervelli. E purtroppo la soria insegna che in momenti di crisi escono fuori i cosiddetti uomini della provvidenza, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. La formazione politica di cui lei ha accennato non gode della mia fiducia tantomeno della mia simpaia proprio per questo motivo: il populismo oggi non ha sembianze truci dei due personaggi sopra menzionati, ma forse addirittura peggio perche’ travestito da progressista (vedi Brexit, Trump, Chavez o come il reo confesso violentatore di donne Rodrigo Duterte, neo presidente delle Filippine democraticamente (sic!) eletto… proprio appunto come il baffetto tedesco negli anni 30!!

  22. Stefano scrive:

    Risposta estremamente confusa, ambigua ed intricata. E risposte di questo genere non sono una” novità” e nemmeno una rarità di questo “pontificato”.
    No comment riguardo la frase su “Gesù che fa un po lo scemo”.
    Penosa, francamente penosa oltrechè infantile infine la frase più o meno intenzionalmente sarcastica sul card. Muller, lui sì grande teologo..oltrechè vescovo e sacerdote serio ed onesto ( categoria che ultimamente sta cominciando alquanto a scarseggiare…)
    Stefano ins. di religione

    • Stefano scrive:

      Non so come la pensi Lei, sign Pinco. Ma contrariamente a quanto Lei possa immaginare non sono affatto un detrattore dell’attuale papa. Semplicemente, e questo da sempre e con tutti, quando non mi trovo d’accordo con qualche affermazione lo dico chiaramente e senza timore, con quella “parresìa” oggi tanto invocata ( spesso a sproposito o a senso unico quantomeno..) senza assumere atteggiamenti farisaici e idolatri a tutti i costi tipici della gente falsa e interessata. Il papa è sempre il papa e io lo rispetto. Una cosa però è certa: il sottoscritto non è come quelli che, con autoreferenziale e spocchioso farisaismo, si ergono oggi a body guard dell’attuale vescovo di Roma mentre fino a ieri ( o meglio..ad oggi e pure a domani e dopodomani) ha sparato a zero sui suoi predecessori vomitando le più colossali quanto assurde calunnie. “Ma non facevano presa…. ma erano dogmatici…. ma vivevano fuori dal mondo”( tanto x citare le più “gentili”)….e molte altre infantili quanto sconclusionate sortìte ripetono questi figuri come tanti pappagalli addestrati a mò di disco rotto dall’alto e dorato scranno delle loro certezze ideologiche assimilate evidentemente,( è il caso almeno di qualcuno) durante il periodo di “fervente sostegno” a regimi totalitari che, sempre in nome di “tolleranza e rispetto”, si sono resi responsabili della morte di circa 100 milioni di persone ( cifra storicamente attendibile anche se qualche storico la calcola molto superiore!)….
      Riguardo a Socci, sicuramente dice alcune cose condivisibili x quel che mi riguarda, altre molto meno. Sul fatto che non abbia aperto sul suo blog un canale di discussione si può certo discutere. Ma non crede che allora abbia avuto paura della verità ( e del confronto!!) anche chi, ad esempio,parlando del duplice sinodo sulla famiglia 2014-15 ha di recente confessato che in sostanza le conclusioni erano gia state più o meno autorevolmente tratte prima ancora del suo inizio?
      La saluto cordialmente!
      Stefano ins. di religione

      • Pinco scrive:

        Stefano, la maggioranza dei cattolici, me compreso, apprezzano papa Francesco e i suoi predecessori, ma sono infastiditi da chi, mentendo, cerca di metterli in contrapposizione.
        Le parole di stima che ieri Benedetto ha rivolto a papa Francesco, riguardo alla sua persona e al suo pontificato, e quelle di papa Francesco nei confronti di Benedetto, hanno sciolto come neve al sole le troppe infamanti accuse nei confronti dell’attuale papa.
        Lei si compiace del suo parlar chiaro quando non si trova d’accordo con qualche affermazione! Ma le sembra che le sue accuse nei confronti del papa siano molto chiare? C’è forse un esempio concreto?
        E poi si ricordi che papa Francesco assieme alla “parresia” chiedeva l’umiltà.

      • cuba_libre scrive:

        Stefano, derogo dalla mia precedente volontà di non risponderle, volontà maturata dalla convinzione che dialogare con lei rappresenti solo una perdita di tempo, perche’ vorrei mettere in chiaro alcune cose: vede io sopporto parecchie cose compreso il confronto duro e spigoloso se questo fosse un mezzo per produrre un minimo di risultati, non ho problemi io non cattolico dichiarato a confrontarmi anche con chi sostiene posizioni distanti dalle mie, ma ad una condizione: che il tutto rientri entro il perimetro dell’onestà intellettuale, concetto che purtroppo lei disconosce profondamente, e il suo ultimo scritto penoso, in cui non mi cita direttamente, ma il cui riferimento e’ più che evidente, ne e’ la prova più incontrovertibile! E il suo scritto, dove fra l’altro fa un poco intelligente collegamento fra chi sostiene (o sosteneva) una certa posizione ideologica e i massacri di 100 milioni di persone (sic! Dove ha preso questi dati, dal Bignami di Socci?) rappresenta quanto di piu’ intellettualmente disonesto vi possa essere! Per fare un parallelo, sarebbe come se un cattolico praticante lo andassi ad assimilare ai responsabili di tutti i crimini di 1700 anni di cattolicesimo, iniziando dalle nefaste conseguenze del concilio di Nicea, per proseguire con la falsa donazione di Costantino, le crociate, le stragi degli ugonotti, degli albigesi, degli apostolici di Fra Dolcino, 600 anni di per-niente-santa inquisizione, le stragi degli Indios perpetrate nel nuovo mondo dai conquistadores al soldo dei cattolicissimi re spagnoli, i papati criminali dei Borgia, Bonifacio, Innocenzo (che sfornò 16 figli) e tanti altri che persino Dante Alighieri colloca senza tanti complimenti all’inferno!!
        Lei e’ il classico tipo che prima tira il sasso; se vede che ha centrato il bersaglio allora continua a tirarne, se invece vede che il sasso lo ha mancato, suscitando la reazione del destinatario del sasso, allora si nasconde la mano, come ha dimostrato quando si e’ ben guardato dal rispondere ai quesiti che le ho posto in un passato recente, specie quelli sul significato di alcuni versetti di Paolo. Io argomento sempre le mie risposte; non dico che pretenda di vederle condivise sempre, ma le argomento sempre, al contrario di lei che accusa in maniera irrazionale, senza dare alcuna spiegazione o peggio ancora attribuendo ad altri cose o che non hanno mai detto o al piu’, cose che nell’intenzione di chi le ha proferite avevano un significato ben diverso da quello che lei vorrebbe surrettiziamente dare. Altro che parresia, la sua e’ prosopopea allo stato puro. Ma e’ per caso parente di Brunetta….?
        Infine, io non faccio da body-guard a nessuno (altra sua battuta poco intelligente), io sono un libero pensatore avulso da qualsiasi ideologia dogmatica, cosa che non si puo’ certo dire di lei, e se apprezzo questo papa e’ soprattutto perche’ usa un linguaggio comprensibile a tutti, dal plurilaureato fino alla massaia con la 5 elementare, cosa , e qui lo ribadisco, mancava nei suoi predecessori, con l’eccezione forse di papa Giovanni.
        Beh, le ho dedicato fin troppo tempo, e non intendo perderne ulteriormente … spero d’essere stato chiaro!

  23. Pinco scrive:

    Stefano, sono le accuse nei confronti di papa Francesco a essere (volutamente?) confuse!
    Si è mai chiesto perché in certi blog, ad esempio quello di Socci, non si trovi quasi mai un parere contrario al loro? Eppure chi sinceramente cerca la verità non dovrebbe fuggire da un sano confronto!

    • cuba_libre scrive:

      Caro Pinco, cosa si aspetta da un berlusconiano doc come Socci?
      Uno che insegue certezze non puo’ permettersi il lusso di confrontarsi col prossimo, perche’ se per sua disgrazia, da quel confronto ne derivasse il vacillare di quelle certezze….beh, per lui sarebbe proprio dura!

  24. cuba_libre scrive:

    “Io credo che la Chiesa non solo deve chiedere scusa ai gay, ma deve chiedere perdono anche ai poveri, alle donne stuprate, ai bambini sfruttati nel lavoro, deve chiedere scusa di aver benedetto tante armi. I cristiani devono chiedere perdono per aver accompagnato tante scelte sbagliate”.

    Queste le parole del Papa al ritorno dal suo viaggio in Armenia.
    Era ora che venissero messe in chiaro, ma proprio in chiaro, quelle che sono state le responsabilità della chiesa nel corso dei secoli, non come i suoi predecessori che hanno chiesto solo “generiche” scuse senza mai entrare nello specifico. Ed era quindi ora che venisse fuori che non sempre la chiesa e’ stata la cristallina interprete del messaggio di Gesù!! Per buona pace di chi continua a ragionare a schemi ideologico-dottrinari!

  25. mauro scrive:

    Caro Cuba_libre,

    La religione è un’insieme di credenze, riti, ed anche vissuti che coinvolgono l’essere umano attraverso i quali egli riconosce l’esistenza del soprannaturale. Già per propria definizione mostra di appartenere alla sfera privata, quella individuale.
    Dottrine e dogmi si relazione diversamente alla fede in quanto si ritengono veri determinati assunti o concetti basandosi sull’altrui autorità e ciò li posiziona nella sfera pubblica, collettiva.
    Sono due appartenenze chiare che non danno motivo di fraintendimenti.
    Religere/relegere (osservare con scrupolo e coscienziosità l’esecuzione di un atto, rito) e non religare (legarsi faccia a faccia con gli dei) è l’etimologia di religione. Fu adottata la radice “religare” nel IV secolo per sostenere il culto monoteistico e proviene da un’interpretazione di Lattanzio (III-IV secolo):” Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati (religati) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l’interpretazione di Cicerone, da relegendo” .
    Quando un atto appartiene ad un intero popolo (spezzare il pane e distribuirlo ai famigliari [od ospiti] in occasione del pasto) vi è una sola ragione che porta a spostarlo nella sfera pubblica: quando non appartiene alla tradizione di altri popoli. Ciò sminuisce l’importanza dell’atto all’interno delle famiglie che significava “condivisione” con quanti erano a loro vicini, toglie al privato quella tradizione e per completare l’opera fu data alla stessa una connotazione pubblica diversa proveniente da dottrine e dogmi emessi dalla propria autorità. Ciò determina il sovvertimento del significato dell’eucarestia che nel suo originale intendimento doveva “ricordare ed annunciare”, e quindi condividere all’interno nel nucleo famigliare, la morte di Gesù (Lc 22,19 e 1 Cor 11,26).
    Gli scritti di Paolo di Tarso sono ignobili per tutto l’odio che egli mostrava contro chi non era un convertito. In 2 Cor 10 troviamo tutti i valori negativi del cattolicesimo: sottomettere ogni intelligenza all’obbedienza di Cristo (5), vantarsi dell’autorità ricevuta da Cristo non è motivo di vergogna (8), vantarsi nel Signore perchè è il Signore che ci raccomanda ed approva(17).
    Questo Paolo di Tarso non aveva il minimo dubbio di come dovesse imporre la propria autorità che già aveva esercitato sui cristiani perseguitandoli: sottomettere, vantarsi e non vergognarsi perchè il Signore lo approvava. Un emerito idiota perchè il cristianesimo pone il proprio principio sull’uguaglianza che corrisponde al rispetto delle altrui idee. E’ il Vangelo a rivelarlo attraverso l’insegnamento dato da Gesù agli apostoli che andranno a predicare. Se non ascoltati dovranno andarsene e, per quel togliersi la sabbia dai calzari, lasciare tutto come trovarono quando arrivarono.
    Non fa perciò specie che il cattolicesimo, lo consideri un apostolo e l’abbia fatto santo ma non si può credere che dopo due millenni ci sia ancora chi non sappia vedere in quegli scritti un atteggiamento anticristiano tale da dover essere sconfessato se si ritiene di appartenere al cristianesimo.
    Non intendo discutere di di cosa rappresenti il populismo perchè la Costituzione italiana si fonda sulla sovranità del popolo che esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (Art. 1), altrimenti detto “populismo democratico e costituzionale”. Secondo il mio pensiero viene confuso con Demagogia (trascinare il popolo), un comportamento politico che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore. E noto che chi ha un potere cerchi di confondere chi vi presta ascolto.

    • cuba_libre scrive:

      Gentile Mauro, io non ho una cultura umanistica tale da conoscere le etimologie delle parole che sottendono i vari concetti. Potrei studiarle, ma purtroppo il tempo a mia disposizione non e’ molto. Ma nonostante la mia cultura di base sia tecnica, non disdegno affatto lo studio della storia e dei popoli, cercando quindi di coniugare la realtà che vivo nel quotidiano con cio’ che deriva da questi studi e veicolando il tutto in un discorso di fede. Ed è partendo da queste basi che io ho scritto quel che ho scritto sul concetto di religione, ovvero partendo dalla percezione del quotidiano. Molti concetti sono usati impropriamente al giorno d’oggi rispetto a quelli che erano l’accezione originaria (antisemitismo, razzismo e anche populismo), ma esprimono delle realtà de facto.
      Tornando a noi, mi fido di cio’ che dice in fatto di etimologia del concetto di religione, ma a questo punto una domanda e’ d’obbligo: qual e’ secondo lei la differenza sostanziale fra Fede e Religione? Poiche’ da come il discorso l’ha posto lei, la differenza non riesco a coglierla bene.

  26. mauro scrive:

    Caro Cuba_libre,

    Non si deve affatto scusare. Sempre più spesso vengono fatti passare per veri concetti che sovvertono i principi su cui si fondano e come le ho proposto, con un esempio, già allora Lattanzio volle far aderire al pensiero monoteistico il temine religione come se il cristianesimo fosse la sola ed unica religione presente nell’orbe terracqueo. Ancora oggi sono presenti un numero di religioni, di Dèi, da far rabbrividire perchè l’uomo è costantemente attratto da ciò che non percepisce e ritendo che esista, e si identifichi con una divinità, tenta di darsi risposte che lo soddisfino. Queste sono ben superiori alle domande ed in questa autentica Babele di pensieri prodotti è impossibile trovare il bandolo della matassa, un’unica verità. I primi storiografi. che vennero a conoscenza di altre religioni nei loro viaggi, percepirono fin dal primo contatto quanto fossero relative le varie forme religiose che incontrarono.
    La verità greca (Aletheia) che ritroviamo costantemente nel Vangelo infatti è una fra le tante possibili che ha la caratteristica di non negare/rifiutare quelle già presenti. Agli ebrei che rifiutavano la conversione degli apostoli non veniva fatta alcuna opposizione lasciandoli nella loro convinzione e ciò mostra la presenza di due verità non collidenti: quella degli apostoli e quella di chi li allontanava. Anche nell’episodio della tassa da pagare all’Imperatore due verità sono presenti: la prima quella dell’imperatore che aveva deciso di istituire quella tassa secondo il proprio convincimento, la seconda quella di Gesù che non potendo neppure Dio farlo desistere dal pretenderla, propose la sua verità: poiché sulle monete è incisa la testa dell’imperatore questi ha il diritto di pretenderle indietro perchè sono le sue. Questa è una spiegazione che non ha alcun collegamento con la tassa pretesa ma ha pur sempre la caratteristica di ciò che nel suo ragionamento era vero portando così ad una “verità di ragione” o “ragion sufficiente”.
    Religione e fede.
    Se io credo che esista un essere superiore all’uomo che, per esempio, abbia formato/creato l’universo, questa credenza si identifica come religione. Altrettanto dicasi se credo che abbia creato l’essere umano ma non l’universo che ritengo sia sempre esistito.
    Se in questa religione (che non è altro che un pensiero che oltrepassa ciò che l’essere umano percepisce) pongo la mia completa convinzione in essa stabilisco la mia fede ( dove fede è sinonimo di fiducia).
    Anche il Vangelo stabilisce cosa si intenda per religione e fede cristiana :” chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano. (Eb 11,6). Credenza nell’esistenza si identifica come religione, credenza di una ricompensa per chi lo accetta è stabilire in essa (religione) la propria fede.
    Non c’è null’altro da credere nel cristianesimo perchè ogni verità che viene proposta è una delle possibili ma non l’unica.

    • cuba_libre scrive:

      Attenzione che nella cristianità la Fede non riguarda solo un discorso di fiducia. La Fede è una delle tre virtù teologali, ovvero che pongono Dio al centro del proprio rapporto del fedele, in quanto frutto di un incontro interiore con Lui.

      • mauro scrive:

        Credere in qualcosa di non tangibile (che non vuol dire unicamente divinità) appartiene al sentimento di speranza insita nell’umanità tutta e una eventuale fede,come frutto di speranza, non sono virtù ma necessità imprescindibili di fiduciosa aspettativa di ciò che si desidera per sè.
        Nella Lettera, nemmeno a dirlo di Paolo, infatti egli incentra la propria attenzione sulla carità.
        Questo testo indicato come “più grande è la carità” ha dato spunto a Lattanzio per quel “faccia a faccia Con Dio” con cui ha fatto scempio di Cicerone su cosa fosse la religione. 1Cor 13,12_“Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto”. Il gatto e la volpe!
        Cicerone RIPORTO’ in “De natura deorum” più di 3 secoli prima: ”invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dèi FURONO DETTI RELIGIOSI da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere).” Un capolavoro di conoscenza, eleganza e sensibilità.

        E’ strano che poi a fronte di cosa sia realmente la religione e la fede, entrambe fondate sulla speranza per quel ritenere che sia così, lei sottolinei “[le virtù teologali] pongono Dio al centro del proprio rapporto del fedele, in quanto frutto di un incontro interiore con Lui”.

        • cuba_libre scrive:

          non e’ che lo sottolinei per metterlo meglio a fuoco,ma perche’ nella cristianità, ma soprattutto nel cattolicesimo, la Fede e’ proprio questo: una virtù teologale, al pari della speranza e della carità. Non e’ una cosa inventata dal sottoscritto. Che poi si concordi o meno, e’ tutto un altro discorso.

          • mauro scrive:

            L’accettazione di un credo proviene da una scelta individuale, come prevede anche il cristianesimo, per cui il centro, il perno su cui ruota la validità di un credo è l’uomo e la sua accettazione. Ovvero quanti di essi possono identificarsi in quel credo? Se consideriamo l’allontanamento dal celebrare il matrimonio cattolico, l’allontanamento coatto dei divorziati dai sacramenti, giusto come esempi, quanti si identifiano veramente nel cattolicesimo della Chiesa? Troppe regole, contro regole, eccezioni, valutazioni del singolo caso, infastidiscono fino a provocare la rottura!