Cina, nuove tensioni tra Pechino e il Vaticano

Nuove tensioni fra Santa Sede e Cina. Il Vaticano è intervenuto oggi contro un’ordinazione episcopale illecita in programma per sabato 20 novembre e ha denunciato le pressioni che sono state fatte per costringere alcuni vescovi in comunione con il Papa a partecipare alla cerimonia e a consacrare il prescelto.

«La Santa Sede è preoccupata da notizie provenienti dalla Cina in cui si afferma che alcuni vescovi in comunione col papa sono forzati da rappresentanti del governo a partecipare a una ordinazione episcopale illecita a Chengde, nordest dell’Hebei e che si dice programmata intorno al 20 novembre».

Sono almeno tre i vescovi che in queste ore stanno subendo pressioni:  Pietro Feng Xinmao di Hengshui (Jingxian), Giuseppe Li Liangui di Cangzhou (Xianxian) e Paul Pei Jiunmei (Sheyang). I primi due sono scomparsi dalla circolazione da giorni, come avviene quando le autorità governative li mantengono agli arresti domiciliari o li prelevano per farli forzatamente partecipare a un’ordinazione episcopale, mentre il terzo rimane reperibile, anche se su di lui vengono esercitate pressioni affinché partecipi alla consacraziione.

«Se queste notizie sono vere, la Santa Sede – si legge nel comunicato – considera tali azioni come gravi violazioni alla libertà di religione e di coscienza». L’ordinazione è «illecita e dannosa alle relazioni costruttive che sono state sviluppate negli ultimi tempi fra la Repubblica popolare cinese e la Santa Sede». Il candidato che dovrebbe diventare vescovo di Chegde (Hebei) senza aver ottenuto il placet vaticano è padre Giuseppe Guo Jincai. Guo è vice segretario generale dell’Associazione patriottica, oltre che rappresentante cattolico dell’Assemblea nazionale del popolo, il «Parlamento» di Pechino.

Il Vaticano ha confermato che padre Guo Jincai «non ha ricevuto l’approvazione del Santo Padre per essere ordinato come vescovo della Chiesa cattolica». Erano quattro anni che il governo cinese e l’Associazione patriottica non imponevano ordinazioni episcopali illecite e in questo periodo ben dieci nuovi vescovi sono stati designati con il consenso di Roma.

Uno dei motivi scatenanti della decisione da parte di circoli del potere di cinese di rompere l’equilibrio creatosi negli ultimi è la volontà di nominare uomini filogovernativi alla guida degli organismi – Collegio episcopale e Associazione patriottica – le cui cariche di vertice sono vacanti e verranno rinnovate a breve.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

30 risposte a Cina, nuove tensioni tra Pechino e il Vaticano

  1. maan scrive:

    Gesù, non si metteranno a copiarci anche le ostie, vero ?

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  3. Americo scrive:

    Il Vaticano si preoccupa. Che reazione ipocrita e inutile, non salva neanche un po di dignitá.

  4. il maccabeo scrive:

    Turchia, Indonesia, Bagdad, Pechino… non c´e´che dire, l´ecumenismo incontra sempre piú grandi successi. Ma perché non ci si vuol render conto che per dialogare ci vogliono due controparti, mentre una da sola non basta? Dialogo e pio desiderio dovrebbero ancora significare qualcosa di diverso, no?

  5. silvio scrive:

    Cina, non farti fregare come l’italia, dalla strisciante
    intromissione dello stato vaticano nella tua libertà e sovranità nazionale ….. Non c’è alcun bisogno che una
    religione, una delle tante, si organizzi in stato per
    gestire un potere che si configura come un ricatto allo stato stesso. E’ questo infatti che avviene in italia dove la politica è spesso ostaggio dei preti e dei loro fanatici seguaci. Il vaticano è l’unico esempio nella storia e le sue malefatte coprono l’arco di 2mila anni
    come documentato dalla storia, ed anche in italia presto
    riusciremo a liberarcene .

  6. dellelmodiscipio scrive:

    Certo l’alta ispirazione democratica del Vaticano non merita questi brutali atteggiamenti da parte dei cinesi, soprattutto addolora che vengano da chi si definisce cristiano. Ma chi si credon d’essere questi pagani neo-convertiti? E quel sinistro padre Guo, come si permette di farsi eleggere vescovo, quando il Papa ha in mente un altro? Ah, questi regimi totalitari…

  7. FRANCESCO scrive:

    Buongiorno,
    mi meraviglio della meraviglia; cosa possiamo aspettarci
    da un regime comunista di nome e di fatto che concede scampoli di libertà individuale unicamente in campo
    economico?
    Sua Santità Benedetto XVI ed il card. Bertone ribadiscano
    il dissenso del Vaticano e non si pieghino al ricatto
    cinese.
    Pace in Cristo
    FRANCESCO

  8. john coltrane scrive:

    Francesco, anch’io mi stupisco dello stupore: un regime poliziesco comunista, economicamente liberista come qui nell’800, operai trattati come schiavi, insomma, una schifezza + una schifezza…da un albero simile cosa può mai nascere di buono?

    Ma poichè il principe di questo mondo è il “PIL”, l’accecamento è (quasi) totale.

    La ringrazio, buona giornata.

  9. FRANCESCO scrive:

    Buonasera,
    voglio rispondere a
    @ dellelmodiscipio
    @ silvio
    @ americo

    Non si può paragonare la Santa Chiesa Cattolica ad uno
    stato dittatoriale.
    Certo quel che dice Uno (il Papa)è legge per i cattolici;
    ma NESSUNO VIENE MESSO IN GALERA O MANDATO NEI LAGER
    se dissente. E’ chiaro che se io sono contro la Chiesa, non
    è che la Chiesa, pur con il perdono, mi porti in palmo di
    mano; farà di tutto per intralciare il mio cammino e la
    mia salita al potere. Signori miei questa non è dittatura
    ma solo autodifesa.
    Pace in Cristo
    FRANCESCO

  10. Sal scrive:

    Chi ha detto che il dissenso è solo con la Cina?
    Ormai è generalizzato.

    Messe senza preti l’ultima tentazione dei fedeli in Belgio
    Repubblica — 18 novembre 2010 pagina 39 sezione: MONDO

    BUIZINGEN (Belgio) Willy Delsaert è un ex impiegato delle ferrovie ormai in pensione. Ha sessant’anni e soffre di dislessia. Prima iniziare a celebrare la Messa (un rito a cui partecipa da quando era bambino) nella parrocchia cattolica intitolata a Don Bosco si è preparato a lungo. «Chi accetta e mangia questo pane», enuncia con un sussurro mentre spezza un’ostia sotto lo sguardo della moglie, che gli sta a fianco, «dichiara il proprio desiderio di un mondo nuovo». Con queste parole Delsaert e i suoi parrocchiani stanno diffondendo senza far troppo rumore un movimento spontaneo che sfida secoli di dottrina della Chiesa cattolica romana, in quanto celebra e condivide il rito dell’eucarestia senza la presenza di un sacerdote. Negli ultimi due anni, nelle regioni di lingua olandese del Belgio e dei Paesi Bassi sono sorte una dozzina di chiesa cattoliche “alternative” come la parrocchia di Don Bosco. La loro nascita rappresentano una scomoda reazione a insieme circostanze: la carenza di sacerdoti, la chiusura di alcune chiese, l’insoddisfazione per la nomina da parte del Vaticano di alcuni vescovi conservatori e, infine, lo sgomento di fronte ai tentativi di far passare sotto silenzio gli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti. Le chiese del movimento si chiamano “ecclesia”: una parola che deriva dal verbo greco che significa “convocare”.

    Non ci voleva molto.

    h**p://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/18/messe-senza-preti-ultima-tentazione-dei-fedeli.html

  11. LIBERAMENTE scrive:

    Mi accodo a Silvio che straquoto alola grande.

  12. peccatore scrive:

    I padroni del vapore cinesi (non il popolo, ma i potenti intrallazzatori materialisti che hanno messo insieme il peggio del comunismo con il peggio del mercato) sono spaventati dal cristianesimo. Vanno capiti.

    Per l’islam l’eternità è il paradiso come approdo in cui gli islamici godranno consolazioni sensibili (vergini e miele) e con tutti gli altri non islamici che vanno all’inferno. Ma Dio è oltre, anche oltre il paradiso, che è un premio per l’islamico, ma non ancora la piena unione con Dio.
    Nell’ebraismo morendo l’uomo, la sua anima (psiche, spirito, relazioni, vita) torna a Dio, al luogo da cui ha tratto la sua origine. Al momento del giudizio si può andare al nulla eterno, alla morte definitiva (i malvagi), oppure alla vita eterna, quest’ultima da intendere come ritorno ad una vita terrena compiuta. All’ebreo religioso basta sapere che Dio in qualche modo premierà i giusti facendoli vivere, e castigherà i malvagi privandoli di questa opportunità. Ma senza preoccuparsi troppo dei dettagli: l’ebreo è portato a concentrarsi su questa vita, non sull’aldilà.
    Un ateo può rimproverare ai credenti di essere degli illusi. In fondo non temere un giudizio rende più liberi. Liberi di che? Cos’è l’uomo, in quanto mortale? Un condannato a morte. E tutta questa libertà è come l’ultimo desiderio. Un po’ poco per essere felici. Una magra consolazione nel protrarsi di malattie, sofferenze, malvagità e morte senza speranza: la vita triste del condannato. La sua creatività, il suo affannarsi per godere la felicità è sempre a rischio di trasformarsi in un’ubriacatura, un arraffare scampoli di bene, consolarsi con un’altra “ultima” sigaretta… Chi vive così ha già gettato la spugna.
    I cristiani hanno (ce l’hanno perché l’ha detto Gesù, cioè Dio) il paradiso come piena comunione con Dio. Hanno un giudizio e giustamente lo temono, perché per i cristiani ebrei, islamici ed atei possono andare in paradiso, mentre un cattolico potrebbe andare all’inferno! Ma insieme al giudizio ed alla consapevolezza di non avere nessun “salvacondotto di diritto”, sanno di essere peccatori eppure di poter contare sulla misericordia di Dio. Si accettano miseri, deboli e piccoli, agiscono dando il 100%, ma sempre da servi inutili in questa vita, pieni di debiti verso l’Amore, perciò veramente liberi, contenti di vivere questa vita e con la vita eterna davanti. Gesù risorto trasfigura il nostro limite. Chi si stacca è un tralcio reciso dalla vite: secca è serve solo per essere bruciato. La morte è un giorno nuziale: muore la morte ed inizia la vita. Una vita dove ogni uomo, per cui Dio si è incarnato e si è fatto uccidere per redimerci dalla nostra disperata autosufficienza, vedrà e sceglierà. Ma non potrà barare: la sua vita terrena parlerà per lui. Non ce la caveremo dandola a bere al Signore… Anzi: ci giudicheremo da soli. Chi per un paradiso di piena comunione con la Gioia. Chi per un necessario purificatoio, prima di tanto splendore. Chi, per libera scelta, per il distacco definitivo ed eterno da tutto ciò che è perfezione, bellezza, splendore, gioia, pace, amore.

    La vita è bella perchè Gesù ci salva. Ma non ci salverà senza il nostro libero assenso.
    C’è chi preferisce salvarsi da solo. Non ha speranza.
    Ed odia i cristiani.
    Che però non vedono il nemico come qualcuno da odiare: vedono un uomo che sta affogando. E di fronte ad un uomo che annega il primo pensiero deve essere quello di poterlo salvare… I cristiani sono dei salvagente per chi sta affogando. C’è chi spara sul salvagente…
    La vita del martire è bellissima: Gesù è morto e ci ha liberati e salvati. La morte non spaventa.

  13. peccatore scrive:

    L’unica salvezza viene da Gesù Cristo.

  14. Carlo Bollani scrive:

    Lui o il vescovo Ma diventeranno vicepresidenti del National Peoples Congress, moriranno e saranno sepolti con tutti gli onori in un luogo inaccessibile nel cimitero degli eroi rivoluzionari, in terra sconsacrata, come previsto per gli scomunicati. Pagheranno per questo scandalo davanti alla Giustizia Divina.

    La storia si ripete. Fu Tieshan docet.

    C.B.

  15. Squilpa scrive:

    L’ingenuità di Francesco è addirittura commovente. Eppure, oggi non dovrebbe essere difficile farsi una cultura.

  16. anniballo scrive:

    Alcuni posts di “PECCATORE” li ho copiati e conservati, lo confesso; e l’ultimo è di questi.
    Pur essendo agnostico, li apprezzo per la capacità di sistemare i concetti ed il tentativo, quasi didascalico, di fare chiarezza; ed io sono assetato dell’una e dell’altra cosa. E quasi mi dispiace continuare a credere che le eccellenti analisi prodotte da “Peccatore” rendono, appunto, ragione del grande successo di un’idea che –per me – resta a mezza via tra l’illusorio ed il falsamente consolatorio.
    Ma, ancora sulla Cina, la Storia dimostra che tutti i Paesi , asiatici e sudamericani, che si sono aperti all’Europa, nei secoli, hanno fatto una brutta fine, relativamente alle loro condizioni economiche e sociali. Quelli che vi si sono opposti hanno avuto, invece, destino opposto : basta guardare ,in Asia, all’Indonesia o al Giappone. Quasi sempre, la chiesa ha fornito il supporto spirituale alla penetrazione politico/militare; forse, la Cina ha solo imparato la lezione della Storia e si preoccupa di gestirsi da sola, osteggiando tutte le supervisioni straniere.
    Certo, con quella gente lì, sarà assai più dura che non con l’Est Europa: lì non basterà neppure l’eventuale nomina d’un papa cinese, come si fece con la Polonia. In Polonia la chiesa fu soltanto un ottimo alleato contro il comunismo e la povertà che esso portava : lo stesso Wojtyla si disse amareggiato dal constatare che la gente ambiva piuttosto al consumismo che alla ascesi spirituale.
    In più, la Cina ci offre il primo preoccupante esempio di una superpotenza mondiale non cristiana, cosa che non era mai successa nella Storia, e la loro stessa coscienza nazionale si è venuta modellando nell’orgoglio dell’opposizione totale allo straniero ingenerale ed all’occidente in particolare.
    Brutto affare,secondo me. Brutto affare per l’occidente, stavolta.

  17. FRANCESCO scrive:

    @ Squilpa
    Mi spieghi per favore la mia ingenuità e perchè, secondo
    Lei, io sarei privo di cultura (quale e di quale tipo:
    generale, religiosa, politica, etc….)
    Grazie
    FRANCESCO

  18. Sal scrive:

    Stimolato dal bel commento di anniballo, mi è venuto in mente una riflessione sul paragone tra potere religioso in oriente e in occidente.

    In occidente il potere politico è sottomesso da quello religioso, per inadeguatezza, per poca capacità o poca intelligenza, forse anche per convenienza, perché pensa o spera che quello religioso lo possa supportare in caso di bisogno facendogli da scudo in casi di difficoltà e serbatoio di voti alle elezioni. In questo modo è il potere religioso che diventa il vero potere, il motore delle scelte, guidando e imponendo ciò che è irrinunciabile.

    In oriente è il contrario, è il potere politico che cavalca quello religioso perché lo intende di supporto allo sviluppo e crescita dello stato obbligando il potere religioso a fare il suo mestiere, rivolgersi alla divinità per chiedere ed ottenere una benedizione per la riuscita.

    Ne deriva che se in oriente le cose vanno male il potere politico potrà ritenere quello religioso responsabile, incapace o inaffidabile in quanto non apprezzato dalla divinità e sostituirlo; mente in occidente se le cose andranno male si dimostrerà il disfavore di Dio ma anche l’incapacità del potere religioso a fare bene le scelte e anche se questi cercheranno di scaricare le responsabilità sul potere politico; è quello religioso che verrà condannato 2 volte, una dal potere divino e l’altra dai politici che ha sottomesso obbligandoli a scelte non degne di vittoria.

    La differenza è che mentre in oriente il potere religioso può risultare vittima in occidente quello religioso non potrà farlo perché sarà il solo responsabile.

    Morale : comandare non conviene sempre. Ognuno deve fare il suo mestiere e chi troppo vuole è avido e spesso nulla stringe.

  19. FRANCESCO scrive:

    @ Squilpa
    Non se sia un nome vero od uno pseudonimo. A prescindere : “PERCHE’ NON MI RISPONDE ?”
    Pace in Cristo
    FRANCESCO

  20. Squilpa scrive:

    @ FRANCESCO
    Mi scuso, non avevo letto la Sua sollecitazione.
    Le mie parole contro il Suo post si riferivano al fatto storico, evidente, documentato e tangibile che la chiesa non è uno stato dittatoriale OGGI (che -per Sua e nostra fortuna- )è stata liberata, dall’esterno e con la forza, dalle abominevoli pastoie terrene in cui la gestione politica di uno Stato l’aveva gettata per secoli.
    Fin quando questo vi è stato, la chiesa ha agito esattamente da stato dittatoriale, governando col boia e coi patiboli. Mi pare che solo Paolo VI abbia finalmente abolito la pena di morte.

  21. anniballo scrive:

    “SAL”, il Suo post ,con la riflessione sui diversi bilanciamenti del potere politico e religioso nel mondo, ben dimostra che -alla fin fine- forse non dovrebbe esistere un “potere religioso”, i qualunque modo esso si costituisca.
    Forse, quelle più vicine a tale opportuna sistemazione sono le società del centro e nord Europa, dove lo Stato è stato totalmente “sdivinizzato” e ciscuno porta la propria fede solo nel chiuso della propria interiorità.
    Non è stato facile raggiungere tale saggezza : sono occorsi secoli di guerre ed è scorsa una immensa quantità di sangue : ma loro, almeno, ci sono riusciti.
    Con stima, La saluto.

  22. FRANCESCO scrive:

    @ Squilpa
    Buonasera,
    grazie per la risposta. Ma non Le sembra che voler
    paragonare l’anno 1870 (20 settembre, fine del potere
    temporale dello Stato Pontificio) ad oggi sia un poco
    azzardato? Nel 1870 in Europa forse solo il Regno Unito e
    la Svizzera (ma io non lo credo) possedevano parvenza di democrazia; tutti gli altri Stati erano monarchie o repubbliche assolutiste. Nel contesto anche lo Stato
    Vaticano (da non confondersi con la Chiesa) era simile
    agli altri. Quanto poi al fatto che solo Papa Paolo VI
    abbia abolito la pena di morte la prendo come una battuta
    Pace in Cristo
    Francesco

  23. Sal scrive:

    @ anniballo
    La ringrazio per i giudizi positivi di cui mi fa oggetto, ma come le sarà stato facile capire la mia posizione è sempre la stessa, atta a dimostrare che religione è un rapporto privato del singolo con la divinità.
    Come lei sa Gesù presenta il Dio come Padre “Abba”. Non credo che nessuno pensi di rivolgersi al proprio padre mediante un intermediario a meno che non abbiano litigato e siano in tribunale.
    Quindi chi con maggiore o chi con minore confidenza tutti si rivolgono al proprio genitore in modo confidenziale, riverente e digitoso e non può che essere così perché chi ha mai visto Dio ?
    IN qualunque rapporto familiare, è sempre il genitore o colui che ha maggiore autorità che si rivolge ai più giovani addestrandoli, trasmettendo le proprie esperienze, fornendo una guida e un insegnamento per il quale molti una volta cresciuti si ricordano del proprio genitore, dei momenti felici trascorsi insieme degli insegnamenti ricevuti. E sono riconoscenti per gli sforzi che il genitore ha fatto con pazienza e a volte con sopportazione pur di aiutare a crescere.
    Credo che Dio non richieda da ciascuno di noi, nulla di più di quanto ciascuno di noi pretenda dal proprio figlio o dal proprio fratello minore dal proprio nipote. Altrimenti avrebbe fatto dire di chiamarlo in altro modo. Tutto il resto è solo fuffa per poter sostenere che il prostituto è amorevole se usa il preservativo e che se vuoi il perdono devi dirlo all’orecchio del prete e pagare pegno.
    A ben vedere sono solo questioni che fanno sorridere e ci rendono edotti che al contrario di ciò che la parabola indicava, la luce non è stata messa sul moggio, ma è stata nascosta come il sale che non sala ( Matteo 5.13-16)
    E’ sempre un piacere. Grazie!

  24. Squilpa scrive:

    Guardi, Francesco, a mio giudizio, lei ha torto e ragione allo stesso tempo. Infatti, c’è del vero a comportarsi erroneamente facendo paralleli col passato; però, non è meno vero che i progressi della coscienza laica e civile delle società moderne si sono attuati per processi che NON sono partiti dall’interno della chiesa (anzi, sono stati da questa sempre osteggiati).
    Lo spirito della modernità ed i suoi valori, di cui oggi tutti ci avvantaggiamo (chiesa compresa) hanno avuto,dunque,origine diversa ed esterna alla chiesa, e questo non può essere dimenticato. Se fosse per la chiesa, torno a dire, non ci saremmo mai mossi dal Syllabo, e forse, neppure da Gregorio settimo.
    L’abolizione formale della pena di morte da parte di Paolo VI (non vorrei sbagliare….)è facilmente controlabile.
    Mi scusi il ritardo nelle repliche, ma qui si lotta per il computer….

  25. Carlo Bollani scrive:

    Anniballo:

    La prima diocesi cattolica in Cina risale al 1307, un po’ prima della c.d. “epoca coloniale”.

    Veda: http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_da_Montecorvino

    Sul fatto che poi, in epoca coloniale, i missionari e le loro vicissitudini siano state sfruttate per motivi politici … beh, e’ storia, innegabile.

    Le consiglio le cronache dell’epoca di Barzini sr., che racconta di come la Francia (al culmine del suo anticattolicesimo in patria), sfruttasse con le autorita’ cinesi l’equivalenza “missionario assassinato” = concessione per la costruzione di x chilometri di ferrovie.

    Cordialmente,

    C.B.

  26. anniballo scrive:

    Ritrovo con piacere l’interlocutore Bollani (e son certo di avere da imparare da lui).
    Stavolta,però, temo di non aver capito troppo bene il post; potrei chiedere uno scritto supplementare, allo scopo di comprendere meglio la precisazione?
    Grazie.

  27. Carlo Bollani scrive:

    Anniballo:

    Era in risposta alla sua frase “incriminata”, un’indebita generalizzazione e distorsione della realta’ storica: “Ma, ancora sulla Cina, la Storia dimostra che tutti i Paesi , asiatici e sudamericani, che si sono aperti all’Europa, nei secoli, hanno fatto una brutta fine, relativamente alle loro condizioni economiche e sociali. Quelli che vi si sono opposti hanno avuto, invece, destino opposto: basta guardare ,in Asia, all’Indonesia o al Giappone. Quasi sempre, la chiesa ha fornito il supporto spirituale alla penetrazione politico/militare; forse, la Cina ha solo imparato la lezione della Storia e si preoccupa di gestirsi da sola, osteggiando tutte le supervisioni straniere”.

    Dato che … la foto che accompagna quest’articolo di Tornielli ritrae quella che e’ stata la mia parrocchia per anni (Pechino, Nantang, cioe’ la Cattedrale Sud), quella in cui mi sono state raccontate di prima mano le storie dei ragazzi cinesi con zii che si sono fatti anni nei campi di lavoro semplicemente perche’ catechisti, e dove sono stato padrino di battesimo di cinesi adulti … non le dispiacera’ se sono abbastanza sensibile a qualsiasi affermazione minimamente distorsiva che riguardi la Chiesa Cattolica in Cina.

    Cordialmente,

    C.B.

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  29. anniballo scrive:

    Caro BOLLANI,
    apprendere particolari sulla Sua biografia, particolarmente qualificata sull’argomento, mi fa aumentare la stima sulla sostanza dei Suoi interventi e relativizza molto quelli che possono essere i miei convincimenti (maturati solo a distanza e solo sui libri).
    Nel mio post, ad ogni modo, io non intendevo negare la conflittualità sempre esistita tra il governo rivoluzionario cinese e la chiesa, non foss’altro che perchè questa era veicolo di valori spirituali (sempre visti con sospetto dal materialismo comunista). Non mi sorprende, quindi, leggere che i catechisti erano oggetto di ostilità, nè che molti battesimi erano ,magari, clandestini.
    Resta valida (credo) una considerazione di fondo : l’ostilità plurisecolare dell’establishment cinese contro tutti i culti, di qualunque tipo, provenienti dall’esterno (in una società che,peraltro, era nemica di qualunque cosa arrivasse da fuori dei confini nazionali).
    Mi pare di ricordare che anche il buddhismo incontrò l’opposizione dei circoli religiosi preesistenti e che anche le potenze occidentali solo con la guerra poterono costringere la Cina ad aprire i mercati.
    Non mi pare sbagliato sostenere che, anche attraverso queste chiusure e queste ostilità, la Cina abbia creduto di tutelare la propria identità e la propria sovranità; non so se tali condotte sono giuste, ma certamente sono fenomeni che si possono ben comprendere ; a noi,infatti, cristiani e cattolici, tale condotta può sembrare irritante o blasfema, ma è solo questione di punti di vista.
    Inoltre, è dimostrato che la penetrazione europea nel mondo, supportata anche dall’elemento religioso, non ha quasi mai fatto gli interessi dei popoli indigeni; io non ho alcuna simpatia per i cinesi (lo confesso), ma non mi pare che si possa dar loro torto.

  30. ADRIANO MEIS scrive:

    PECCATORE è bello e istruttivo…
    I posts di Peccatore meritano di essere meditati forse più di altri ; in uno particolarmente istruttivo, egli parlava della “disperazione” umana senza la Fede; in un altro, più recente, Peccatore, interrogandosi sulla miserabile condizione dell’uomo e cosa sarebbe l’uomo senza la religione, si rispondeva che è “praticamente un condannato a morte”. (Quest’ultimo post è del 20/11, ma è arrivato tardi alla mia attenzione).
    Bene, direi io, questi posts chiariscono definitivamente quale è la natura del fenomeno religioso ed in risposta a quali meccanismi del nostro cervello questo fenomeno si attiva e prende corpo.
    Niente di nuovo, questa risposta esiste già in Lucrezio e si ritrova fino a Maupassant (e fors’anche dopo); ed è ,in buona sostanza, una immedicabile paura della morte. La parola “morte”, infatti, è quella più presente nel post di Peccatore; al secondo posto vengono le parole “eternità” e “vita eterna”.
    Niente di elevato, dunque, niente di nobile (come si pretende), nel fenomeno religioso : è un semplice comportamento adattativo della nostra psiche di fronte alla paura delle paure : quella dell’annullamento.
    Una semplice funzione “alta” dell’inclinazione geneticamente fissata (e darwinianamente spiegata) dell’istinto di conservazione e sopravvivenza. Una cosuccia, in fondo, abbastanza misera e che condividiamo con tutti gli altri viventi, (insetti compresi) ; un istinto determinato dall’evoluzione e scritto dentro di noi, non nel cielo sopra di noi.
    Il quale cielo non si interessa minimamente di consolarci, è totalmente indifferente alla nostra esistenza e sarà totalmente indifferente alla nostra scomparsa, individuale e dell’intera specie.
    Su, Peccatore, un pò di coraggio, basta coi narcotici, direi io.