L’ipocrisia di chi s’indigna per il burkini

Tra i tanti segnali di decadenza e di impazzimento delle nostre società c’è sicuramente il divieto del burkini su qualche spiaggia francese, e la grande voglia di emulazione di sindaci, politici e politicanti nostrani. Tutti preoccupati per il fatto che quel costume rappresenta un segno di sottomissione maschilista. Peccato che sindaci, politici e politicanti nostrani non s’indignino per le maxi-vendite miliardarie di armamenti all’Arabia Saudita, che i francesi (in questo in buonissima compagnia) hanno perfezionato. Un tempo era un’offesa al comune senso del pudore girare per le spiagge con il seno al vento. Oggi è un’offesa al comune senso di laicità fare il bagno vestiti, perché non ci si vuole scoprire! Ma uno non ha il sacrosanto diritto di andarsene in spiaggia vestito come gli pare? E di fare il bagno vestito come gli pare? E quand’anche queste donne musulmane fossero state indotte a vestirsi così per tradizioni alle quali non sono in grado di ribellarsi, vogliamo per questo vietare loro di fare un bagno e prendersi qualche ora di libertà? In nome di che cosa? Se i Paesi occidentali, invece di dilettarsi con queste ridicole amenità che ledono le libertà fondamentali delle persone, vendessero meno armi ai certi cari alleati, forse si comincerebbe a combattere seriamente l’Isis. Invece di importunare le donne che vanno vestite in spiaggia.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

4 risposte a L’ipocrisia di chi s’indigna per il burkini

  1. cuba_libre scrive:

    Mi spiace Dott. Tornielli, di dissentire stavolta in quasi tutto cio’ che ha illustrato nel testo di questo thread. Io invece condivido in pieno le scelte fatte in Francia e spero che il loro esempio venga preso a riferimento in tutto l’Occidente, ma non per uno spirito di emulazione (l’emulazione qui non c’entra niente) quanto perché era ora che qualcuno lanciasse un messaggio chiaro verso una certa forma di cultura opprimente cui la religione da’ un senso di intangibilità. Se non si capisce questo, si dà una chiave di lettura sbagliata al problema: il problema non e’ quello di capire se uno abbia o meno il diritto di andare in giro vestito come gli pare, non e’ questo il punto; il punto e’ di capire cosa rappresenti il burkini e tutta la cultura che ci sta dietro! Cerco di seguire un ragionamento logico: se il burkini viene indossato perché secondo una certa cultura (e ribadisco CULTURA), una donna deve essere messa in condizione di nascondere il suo corpo agli sguardi dei maschi, e che potrebbero suscitare bassi istinti (sic!), questi stessi soggetti che opinioni potranno mai avere delle donne che invece vanno a mare tranquillamente in costume da bagno sia intero o a due pezzi o perche’ no, in topless? Se tanto mi dà tanto, la risposta e’ immediata! E allora perche’ devo dare spazio ad una cultura che chiede tolleranza per le proprie tradizioni, ma disprezza tutto cio’ che non appartiene alla propria dimensione (Salvemini docet!)? Pensa che una donna non musulmana potrebbe andare in bikini a fare il bagno sulle sponde del Mar Nero in Iran? Bene che le possa andare, la metterebbero dentro. Se lo e’ mai chiesto perche’ una donna musulmana non puo’ sposare un non-musulmano, mentre invece e’ tranquillamente permesso il viceversa? Sembrerebbero due elementi incorrelati fra di loro, ma se invece li si legge con la chiave di lettura del dare un significato CULTURALE a questi fenomeni invece che religioso, poiche’ la religione per me rappresenta solo uno strumento per dare legittimazione ad una certa forma di cultura, vedrà che le due cose non sono poi cosi’ sconnesse fra di loro.
    La notte di capodanno in Germania, le donne aggredite dai maghrebini, tutti musulmani, non andavano cero vestite in topless, ma poiche’ non erano velate, tanto bastava per sentirsi in diritto di aggredirle e molestarle, tanto erano delle poco di buono!
    Che poi per puri calcoli politici, economici e strategici, gli stessi che si dichiarano contro il burkini sono gli stessi che non disdegnano di fornire armi all’Arabia Saudita, questo e’ un altro discorso, perche’ si sa che quando c’e’ la ragion di stato, tutti i principi morali vanno a farsi benedire, e ne potrei tirare fuori a migliaia di esempi, fra cui quello per cui in America vige la pena di morte per omicidio, ma allo stesso tempo il secondo emendamento permette a chiunque di comprare anche armi da guerra!!
    Ma di qui a giustificare il burkini, facendo risaltare in primo piano l’ipocrisia di certi politicanti, e’ secondo me un approccio errato alla questione.
    Perche’ allora, in nome della tolleranza non permettiamo anche a chi lo volesse, di andare in giro vestito da SS o da naziskin?

  2. Secondo me, prima di lanciare la pietra ai francesi con questo tipo di critica, conviene guardare alle ragioni di ordine pubblico che hanno motivato alcuni sindaci in Francia a vietare l’uso del burkini.

    Nelle spiagge considerate, all’origine, il fatto che ci fossero donne con il burkini presupponeva che c’erano i loro mariti e figli a fare da guardia al litorale per impedire che i normali cittadini potessero avvicinarsi , sequestrando così dall’uso pubblico spazi per definizione pubblici.

    L’aggressività e la violenza di questi signori di religione musulmana ha condotto a tafferugli di più o meno pronunciata gravità.

    Il bandire il burkini non è quindi stato tanto un impedire tale acconciamento in sé, ma il vietare il sequestro violento di spazi pubblici da questo gruppo religioso e la pace sociale è un dovere dello stato.

    Il dileggio dei francesi è facile da farsi ma le questioni di ordine pubblico sono della responsabilità dei comuni, in questo caso, mentre la vendita di armi è la responsabilità del presidente della repubblica francese, in quanto nella quinta repubblica gli affari esteri sono parte del campo di responsabilità ad egli riservato.

    Se quindi siamo convinti circa l’applicazione pratica del principio di sussidiarietà, non è lecito accomunare questi due livelli decisionali per dilettarsene.

    In Pace

    • Vincent Vega 1989 scrive:

      Spero solo che ciò non porti a folli ritorsioni sui cittadini francesi da parte degli estremisti.

  3. Carmen scrive:

    El populismo se ha instalado en el Periodismo de igual modo que en la Política y en los mismos “vicios” que exhibe la Comunicación a través de los Medios, el Márketing y Redes Sociales, esperemos que en la tierra de Oriana Fallacci e Indro Montanelli perdure el eco de lo que en Periodismo nunca se debe hacer, al menos, y si no en cualquier caso hoy sabemos sus consumidores, que no incondicionales, q es posible informarse, sin deformarse, ya sin ellos, no así mismo lo que manosean; y de lo que tanto depende el mundo libre.