Terremoti e castighi divini

Cari amici, dico la mia sul caso Cavalcoli, la polemica montata dopo alcune espressioni usate dal teologo domenicano ai microfoni di Radio Maria. Innanzitutto, ciò che padre Giovanni ha effettivamente detto. Un ascoltatore aveva citato la legge sulle unioni civili, domandando al frate domenicano:

«Le catastrofi naturali come il terremoto, possono essere una conseguenza di un popolo, di un legislatore che fa delle leggi contrarie?».

Padre Cavalcoli spiegava che

«Queste leggi sulle unioni civili certamente ci creano molta difficoltà a noi credenti, non c’è dubbio».

Quanto ai terremoti aggiungeva:

«Posso rispondere con sicurezza come dogmatico: una cosa è sicura, che i cataclismi, la natura, i disordini della natura, tutte quelle azioni della natura che mettono in pericolo la vita umana sono di tanti tipi, le alluvioni, eccetera, hanno una spiegazione di carattere teologico… Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, quindi si possono considerare veramente come castigo del peccato originale – anche se la parola non piace, ma io la dico lo stesso, è una parola biblica, non c’è nessun problema. Naturalmente bisogna intendere bene cosa si intende per castigo. Poi un’ultima domanda che lei dice: ma non saranno un castigo divino per azioni commesse oggi nella nostra società? Questo è un discorso molto più delicato, eventualmente si può avere una qualche opinione, qui non si riesce a raggiungere una sicurezza, a meno che uno non abbia un’illuminazione divina. Io vi dico questo, una mia opinione personalissima».

E concludeva:

«Insomma, si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale».

Alcune personali osservazioni. Il contesto del ragionamento di Cavalcoli è quello delle conseguenze del peccato originale (la prima delle quali è la morte). Bisogna però riconoscere che nelle conclusioni, così come state offerte nella risposta dal teologo domenicano, risulta in qualche modo avvalorata, seppur presentata come una sua opinione personalissima, l’idea di un possibile nesso causa-effetto tra attacchi alla famiglia (l’ascoltatore – ricordiamolo – aveva parlato esplicitamente della legge sulle unioni civili) e terremoto. Questa è l’idea che se ne trae ascoltando tutto l’audio originale della risposta. In due successive interviste radiofoniche, su Radio24 (trasmissione «La Zanzara») e RTL, il padre domenicano è sembrato rincarare la dose, arrabbiato per la durissima reazione vaticana, anche se poi, in realtà, in un’intervista con un sito web ha riconosciuto: «Sono stato frainteso o forse mi sono espresso male».

La questione teologica che veniva sollevata dalla domanda dell’ascoltatore di Radio Maria mi sembra ben spiegata e argomentata da un confratello domenicano di Cavalcoli, padre Giorgio Carbone, che su La Nuova Bussola Quotidiana ha scritto:

Non abbiamo poi elementi per dire che gli accadimenti della vita siano dei castighi. Anzi il Vangelo ci suggerisce il contrario. Luca 13,1-5: «Si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo». Questo insegnamento di Gesù è rivoluzionario per la mentalità ebraica del tempo secondo la quale le disgrazie, anche accidentali, della vita sarebbero state una conseguenza del peccato personale. Gesù nega per ben due volte che ci sia un legame tra quelle due tragedie e la condotta delle vittime, e invita a leggere negli eventi, anche accidentali, degli inviti alla conversione, cioè ad ascoltare, amare lui e servire i fratelli. Un insegnamento analogo lo dà davanti al cieco nato dicendo: Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è perché in lui [cioè nel cieco nato] siano manifestate le opere di Dio (Giovanni 9,3).

Dunque, è vero che le catastrofi naturali rientrano nel mistero della creazione ferita dal peccato originale e soprattutto sono un richiamo alla fugacità della nostra vita, alla possibilità concreta di essere chiamati davanti al giudizio del Padre da un istante all’altro, con la morte che arriva «come un ladro nella notte». Appare però arbitrario – dalle parole di Gesù – trarre conseguenze e creare nessi di causa ed effetto. Anche perché, se si facesse così, non è che si contribuirebbe a dare di Dio un’immagine del castigatore o del giustiziere. Tutt’altro. Si rischierebbe infatti di presentare il Padreterno come affetto da una certa miopia. Che responsabilità hanno i cittadini di Norcia o quanti hanno perso i loro familiari sotto le macerie ad Amatrice per l’approvazione della legge sulle unioni civili? Forse il terremoto del Friuli (1976) era una conseguenza per il referendum sul divorzio di due anni prima? Ma perché proprio e soltanto in Friuli? E se questo è il criterio, perché nel 1980 è stata colpita così duramente l’Irpinia, dove invece aveva vinto il sì all’abrogazione della legge divorzista in una regione nella quale la maggioranza degli elettori aveva votato come richiesto dal beato Paolo VI e dai vescovi italiani? O ancora, perché Dio che castiga non ha fatto crollare un palazzo sulle teste di Hitler o di Stalin, invece di permettere i loro stermini? Non sono teologo. Mi sembra però di poter dire che il male e soprattutto il dolore innocente sono ferite drammatiche, alle quali nessuno può rispondere sulla base di formule astratte. Il male e il dolore innocente rimangono un mistero. A proposito dei nessi causa-effetto tra peccati e catastrofi naturali, una domanda azzeccatissima venne fatta a suo tempo da un bambino a una lezione di catechismo, dopo l’alluvione di Firenze di cinquant’anni fa. Un prete (che probabilmente viveva lontano dalla città) aveva detto che quanto era accaduto rappresentava una punizione per i peccatori del capoluogo toscano. Il bambino chiese candidamente come mai i peccatori abitassero tutti ai primi piani delle case.

Chiarito tutto questo, sono convinto che sarebbe bastato a padre Giovanni Cavalcoli dire immediatamente e semplicemente che un paio di frasi della sua risposta a braccio non gli erano uscite bene (può capitare a tutti, anche ai teologi più preparati), e dunque precisare che non intendeva trasmettere l’idea di un nesso causa-effetto tra voto sulle unioni civili e terremoto. Si sarebbe evitato di ferire le persone che hanno perso i propri cari sotto le macerie, gli sfollati che hanno dovuto abbandonare tutto e vivono nella precarietà, uomini, donne e bambini che di tutto hanno bisogno tranne che sentirsi additati come prescelti per punizioni divine. E si sarebbero anche evitate reazioni e polemiche sopra le righe in tante parti del mondo.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

53 risposte a Terremoti e castighi divini

  1. Giacomo Toffolatti scrive:

    Caro Tornielli la sua analisi è onesta anche se personalmente credo che si possa parlare in qualche caso di una sorta di “castigo” anche se più che altro sono delle cose che Dio permette per trarne un bene maggiore, ovviamente queste cose vanno viste nella prospettiva della vita eterna altrimenti non hanno senso e in una società come la nostra dove la prospettiva dell’ eternità è quasi del tutto abbandonata sorge un grosso problema di incomunicabilità.
    Detto questo trovo abbastanza scandaloso che la chiesa intervenga in questo modo così feroce contro padre Cavalcoli (che oltretutto si è dimostrato fedele al Santo Padre anche in occasione di Amoris Laetitia) e Radio Maria lo ha defenestri in modo poco cristiano…con tutti i sacerdoti eretici che circolano e sparano eresie a sinistra e destra sia iperconservatori chr iperprogressisti…ecco questo fatto lo trovo tremendamente scandaloso e questo si che, mi si passi il termine, “grida vendetta”.

  2. Simon de Cyrene scrive:

    Chi ha avuto reazioni sopra le righe è stato Becciu il quale ha osato definire “pagane” e “pre-cristiane” le parole assolutamente ortodosse di P. Cavalcoli senza neanche averle ascoltate in prima persona, senza neanche aver applicato il “principio di benevolenza” minimale, cozzando contro il CCC.

    In fin dei conti per questi tipi di burocrati non c’è neanche più spazio per l’opinione personale, soprattuttio quando fedele alla Bibbia, ai Vangeli all’insegnamento della Chiesa inclusa la Laudato Sì, se tale opinion eva contro le loro agende politiche o altre.

    Poi non vedo in cosa sarebbe offendere chissecchia dirgli che la causa del male che uno vive è la consequenza delle azioni peccaminose di tutti gli uomini dal peccato originale fino ad oggi incluse le unioni civili e altre leggi immorali come l’infanticidio prenatale.

    Ben più grave sarebbe dirgli che egli è causa prima del proprio male in quanto sarebbe aggiungere la beffa al danno: ma questo nessuno si è mai sognato di dirlo.

    Chiedamoci piuttosto la domanda seguente: a chi giova tutto questo scandalo creato da Becciu? Qui prodest? Chiaramente non alla Chiesa: ma allora quali interessi ha servito Becciu e il compare Galantino in questa faccenda?

    In Pace

  3. Alfio scrive:

    Purtroppo il problema non è P.Calvacoli, ma Becciu e chi lo autorizza a usare quei toni, oppure esiste un altro Catechismo che non conosco

  4. Andrea Tornielli scrive:

    No, mi scusi Simon, non confondiamo: le parole di padre Cavalcoli, così come sono state espresse nella risposta, lasciavano intendere un nesso causa-effetto che non è affatto “assolutamente ortodosso”, come mi sembra emerga bene dalle parole di padre Carbone. Conseguenza del peccato originale sì, legame causa-effetto con le unioni civili assolutamente no. Le sue parole sugli “interessi serviti” da chi ha commentato duramente le affermazioni di padre Cavalcoli si commentano da sole: perché non si limita a dissentire (sui toni, sui contenuti o su toni e contenuti) invece di vedere sempre complotti?

    • Simon de Cyrene scrive:

      Davvero non sono d’accordo che P. Cavalcoli abbia parlato di un legame causa-effetto diretto nel senso di quel che aveva fatto De Mattei anni fa! Anzi, ha usato un approccio della relazione tra peccato originale, peccati sociali e peccati individuali e la loro relazione al creato in tutto simile a quello usato da Papa Francesco nella Laudato sì.

      Qui i gerarchi vaticano sono partiti in quarta senza neanche usare del minimo sindacale che è quello di andare a leggersi cosa il Padre aveva detto esattamente, che altro non è che quel che ci insegna il CCC.

      Fatto sta che non si sente mai parlare di questo numero due Becciu, il quale brilla per la sua assenza quando vengono detti e fatti orrori contro la Chiesa e il Magistero, ma che si permette di urlare pubblicamente allo scandalo in modo disordinato come un’ossessa quando qualcuno fa notare che le unioni civili sono peccati che partecipano a quello originale e che, pertanto, ne amplificano l’azione hic et nunc? Perché questo gerarca reagisce in questo modo scomposto ed ingiusto?

      Grazie per lo spazio
      In Pace

  5. macv scrive:

    Lo spettacolo che hanno offerto di se certi uomini di Chiesa nel caso Cavalcoli e‘stato pessimo .Senza entrare nel merito ecsenza neppure aver letto e valutato bene cosa aveva effettivamento detto padre Cavalcoli hanno mostrato con ferocia e senza alcuna misericordia un totale accordo con l‘accusa ( i giornali Repububblica e l‘Espresso)senza sentire neppure la difesa! Cosi non ci si comporta caro Tornielli soprattutto se si porta avanti il messaggio della “misericordia“.A fare una brutta figura non e‘stato padre Cavalcoli ma quei. monsignori di curia che l‘hanno subito e violentemente accusato.

    • cuba_libre scrive:

      “…..Ancora ieri a La Zanzara su Radio 24, il sacerdote non si è scusato per le frasi sul terremoto da lui dette a Radio Maria il 30 ottobre: “Confermo tutto, terremoti provocati da peccati dell’uomo come le unioni civili”. “Il Vaticano? Si ripassino il catechismo”, ha aggiunto intervistato da Giuseppe Cruciani. … “Sono dottore in teologia da 30 anni, ho lavorato in Vaticano con san Giovanni Paolo II – ha detto padre Cavalcoli incalzato da Cruciani – e ribadisco che peccati come l’omosessualità meritano il castigo divino”, che si può manifestare anche con i terremoti. Evocando anche “Sodoma e Gommora”, il padre domenicano ha ripetuto più volte che quelli che sono i “principi dell’etica cristiana” che dicono che “l’omosessualità è contro natura, sono peccatori”. (Agenzia ANSA).

      Come vede, gent. Macv, c’e’ ben poco spazio per le interpretazioni, l’associazione di Cavalcoli dei terremoti con i presunti peccati umani e’ nitida.
      Ognuno e’ libero di credere a cio’ che vuole, ma associare i terremoti ad una punizione divina e’ degna del peggiore terrorismo jahdista.
      I terremoti esistono dalla creazione della terra, e se questa e’ resa abitabile, rispetto allo sterminato numero dei pianeti inabitabili e’ per via proprio di una sequanza di eventi multimillenari, fra cui appunto i terremoti e i maremoti che hanno portato ad essere il pianeta quello che oggi e’. C’e’ una spiegazione scientifica a tutto, per esempio al fatto che negli Appennini la tendenza e’ adesso quella esattamente opposta a quella che li genero’ milioni di anni fa: la deriva delle faglie (non e’ un caso che il terreno si e’ abbassato di quasi un metro.
      Se poi dobbiamo trovare una concausa umana alle ragioni per cui avvengono certi eventi, perche non si andiamo a cercare nelle esplosioni nucleari sotterranee che non fanno certo bene alla crosta terrestre? perche’ non li andiamo a ricercare nello sfruttamento indiscriminato delle risorse della terra, come il gigantesco prelievo di petrolio che lasciano immensi vuoti al di sotto delle faglie e che in un modo o nell’altro devono essere colmati, per la legge degli stati d’equilibrio? Anche i tornadi fuori stagione e fuori dai luoghi in cui naturalmente sono deputati ad avvenire sono frutto delle unioni civili oppure sono una diretta conseguenza dell’effetto serra? E’ troppo comodo e irresponsabile fare del terrorismo mediatico scomodando castighi divini, per scrollarsi di dosso delle responsabilità evidenti!

      • minstrel scrive:

        Sono due prospettive diverse: scientifica e teologica. Non faccia confusione cuba.

        • cuba_libre scrive:

          Ben ritrovato Minstrel.
          Io cerco di mantenere separate le due cose, ma se da un punto di vista squisitamente laico, il discorso e’ chiarissimo, se analizziamo la questione da un punto di vista teologico, allora i due aspetti devono venire valutati in sinergia.
          Cerco di spiegarmi: la scienza spiega le cause di un fenomeno naturale con le leggi della fisica o della chimica o se non riesce a spiegarle adesso perche’ mancano i fondamenti, non vuol dire che la ricerca scientifica in futuro non avrà gli strumenti per poterlo spiegare.
          Se invece sovrapponiamo l’aspetto metafisico (o teologico) non vedo quale contraddizione vi possa esservi anche perche’ operano su due piani diversi. L’unica cosa che può essere stridente e’ la concezione del peccato; anche qui vorrei non essere frainteso: gli esempi che ho sopra riportato, ovvero le esplosioni nucleari sotterranee, lo sfruttamento selvaggio delle risorse del pianeta, l’innalzamento della temperatura che provoca l’effetto serra (che il caprone a stelle e strisce appena eletto alla Casa Bianca continua a negare, che Dio ce ne guardi!), possono essere elevati da un punto di vista teologico a peccati contro natura e contro l’uomo o no? E se si’, questi “peccati” possono essere causa di un “castigo divino” o no?
          Ebbene, dove sta la contraddizione con l’aspetto scientifico? Io non la vedo, le due prospettive portano allo stesso risultato.
          Altro e’ agitare lo spettro delle unioni civili, ma questo riguarda la soggettività del singolo, e la sua fede: se uno e’ cattolico non andrà mai a convivere con una persona dello stesso sesso, se non lo è quella scelta di vita potrebbe essere percorribile, ma di certo non mi porterà come conseguenza un terremoto o un tornado. Se poi uno crede che anche questo può essere causa di un castigo, che vi creda pure, ma questo ci porterebbe ad un discorso molto lontano: ho letto nel link che ha inviato (la ringrazio) di un lettore che ha scritto che se percorriamo questa strada, per un integralista musulmano una causa di castigo divino potrebbe essere per esempio la presenza di infedeli cristiani in quella terra che loro si sentono investiti per missione divina di purificare!
          Ebbene, come la mettiamo??
          Ben ritrovato di nuovo

          P.S.: per la cronaca: non ho mai letto nè Kant, nè Hegel!

  6. cuba_libre scrive:

    “…Mi sembra però di poter dire che il male e soprattutto il dolore innocente sono ferite drammatiche, alle quali nessuno può rispondere sulla base di formule astratte….”

    Credo che tutto il nocciolo del discorso sia li’, dott. Tornielli.
    Ma purtroppo questo e’ un copione già visto troppe volte, e l’esempio che ha riportato lei sul prete che fece quelle dichiarazioni mezzo secolo fa a seguito dell’alluvione e’ emblematico. E personalmente potrei riportare episodi della mia vita di quand’ero poco piu’ di un bambino, quando il terrorismo clericale di certo boiardi intonacati l’ho subito in prima persona con conseguenze che mi sono portato dietro per anni.
    Non ho fatto l’errore di mettere tutti nello stesso calderone; ciò non di meno, certi episodi come quello del Cavalcoli, non sono certo causali, anche perche’ il suo pensiero l’ha ribadito. Non credo proprio si sia trattato di un lapsus, o di parole che sono state travisate e poi mistificate ad arte, perche’ uno che parla ad una emittente a diffusione nazionale, (che fra l’altro e’ sovvenzionata con soldi pubblici, quindi anche i miei!) non puo’ permettersi certi infortuni, se non altro perchè sa che potrebbero avere un peso molto forte sugli ascoltatori. Ma…credo proprio che non si sia trattato di infortunio ma di precisa volontà.
    Io avrei preso dei provvedimenti ben più pesanti che un semplice allontanamento dalla radio….. di certo io se entrassi in una chiesa per ascoltare la Messa e mi trovassi uno cosi’ come celebrante, fare una repentina virata di centottanta gradi!

  7. macv scrive:

    padre Cavalcoli ai suoi detrattori “si ripassino il Catechismo”
    Potrebbero ripassarsi anche il magistero dei papi precedenti:

    BEATO PAPA Paolo VI – Cost. Ap. “Indulgentiarum doctrina”, 1° gennaio 1967
    “È dottrina divinamente rivelata che i peccati comportino pene infinite dalla santità e giustizia di Dio, da scontarsi sia in questa terra, con i dolori, le miserie e le calamità di questa vita e soprattutto con la morte, sia nell’aldilà anche con il fuoco e i tormenti o con le pene purificatrici. Perciò i fedeli furono sempre persuasi che la via del male offre a chi la intraprende molti ostacoli, amarezze e danni. Le quali pene sono imposte secondo giustizia e misericordia da Dio per la purificazione delle anime, per la difesa della santità dell’ordine morale e per ristabilire la gloria di Dio nella sua piena maestà. Ogni peccato, infatti, causa una perturbazione nell’ordine universale, che Dio ha disposto nella sua ineffabile sapienza ed infinita carità, e la distruzione di beni immensi sia nei confronti dello stesso peccatore che nei confronti della comunità umana.

    • Simon de Cyrene scrive:

      O Papa Francesco che nella Laudato Si nei punti 7-9 fa sua l’affermazione del Patriarca Bartolomeo: È nostra umile convinzione che il divino e l’umano si incontrino nel più piccolo dettaglio della veste sen­za cuciture della creazione di Dio, persino nell’ul­timo granello di polvere del nostro pianeta””

      Oppure ancora Papa Francesco nella Laudato Sì al punto 217: “Se « i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi », la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esisten­za virtuosa , non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperien­za cristiana.”

      In Pace

  8. Salvo scrive:

    Io ritengo che il messaggio di Gesù Cristo, così come è stato “fissato” in talune dottrine ed in taluni dogmi, sia più ampio e più profondo di tali formulazioni dottrinali. Il messaggio in Gesù Cristo, la stessa fede in Lui, non possono essere vissute (e quindi anche credute) se non attraverso l’incarnazione di tale fede nei vari momenti storici e nelle varie aree geografiche. Non esiste un contenuto dogmatico-dottrinale immutabile. Sarebbe una bestemmia contro l’incarnazione. Il messaggio cristiano è storico perchè nella storia viene ed avviene. Qualsiasi altra percezione della fede cristiana fuori da tale contesto storico è destinata all’irrilevanza. Si ha fede in Cristo nella storia, nella cultura del tempo e dello spazio, attraverso le gioie ed i dolori degli uomini e delle donne di un determinato periodo storico e di una determinata area geografica. La stessa Scrittura è storia della Rivelazione. La tradizione è incessantemente cangiante e necessariamente si sviluppa per una migliore comprensione della fede e per una efficace inculturazione della medesima. Se non si comprende e non si vive questa dimensione storica del messaggio di Cristo, si fa un grande torto contro lo stesso messaggio. Nello specifico, l’argomento del peccato originale, quello delle colpe umane e dei castighi di Dio, vanno affrontati, non già alla luce della dogmatica tomista (di cui è ancora fortemente intriso il magistero ecclesiale, nonostante il concilio vat. II), ma di una rinnovata riflessione teologica che tenga conto della cultura dell’uomo moderno, delle acquisizioni scientifiche, degli studi filosofici, nonchè del metodo storico-critico con cui ci si approccia oggi allo studio della Bibbia ed agli altri contributi che l’esegesi contemporanea offre alla comunità dei fedeli in Cristo. Che poi ci sia chi (come p. Cavalcoli e gli altri esponenti del fondamentalismo cattolico) che ha ancora in mente una concezione magica e primitiva della fede cristiana, io non mi meraviglierei. Ritengo trattasi di fenomeni residuali e di settarismi che nulla hanno a che fare con il genuino percorso storico di una chiesa che vive la tensione tra il già ed il non ancora della propria adesione a Cristo.

  9. macv scrive:

    Caro Cuba Libre che a lei la dottrina cattolica non piaccia sono fatti suoi, ma padre Cavalcoli è un padre domenicano e quindi cattolico .
    Duqnue padre Cavalcoli ha espresso idee perfettamente cattoliche , che a lei e ai laiconi massoni di Repubblica e l’espresso non piacciono. fatti loro .
    E la Chiesa cattolica nella persona di Becciu , Galantino e compagni che fa? Si inchina alla mentalità laicista ed anti-cattolica accusando padre Cavalcoli! il quale è stato licenziato da Radio Maria e gli è stato proibito persino di scrivere sul suo blog l’Isola di Patmos.
    Mettiamo che il sig. Andrea Tornielli dica qualcosa che non piace ai piani alti dell’attuale gerarchia ecclesiatica, e che venga licenziato in tronco dalla Stampa, e gli venga anche proibito di scrivere sul suo blog.Come chiamerebbe questo caro CUBA LIBRE se non epurazione di stampo stalianiano?
    ma forse a lei Stalin andava benissimo…

    • cuba_libre scrive:

      Vede, gent. Macv, quando uno parla, fosse anche in un blog, con qualcuno, deve cercare di identificare bene l’interlocutore per evitare di fare la figura del piccione! Quindi, prima di affibbiare alle persone etichette di dubbio gusto quali staliniano, o fare scioccheassimilazioni ad ambienti massonici conti fino a 1000 o forse anche più, anche perche’ non e’ che io scriva qui dall’altro ieri quindi avrebbe dovuto identificare bene il mio pensiero in materia, perchè l’ho espresso più volte. Ma purtroppo quando uno e’ prigioniero di schemi ideologici e/o dottrinari, vedo che c’è ben poco da fare: le ideologie, al pari delle religioni distorcono la percezione della realtà, rendendo il cervello succube del pensiero imposto da questa o da quella ideologia e/o religione.
      Quello che dicono in Vaticano di Cavalcoli mi interessa poco, non sono affari miei, posso parlare per me, dicendo che dei vari Cavalcoli e di tutti gli altri profeti di sventura ne faccio volentieri a meno. Ma questo, ripeto, e’ un pensiero mio.
      Quello che invece noto e’ che davanti ad argomentazioni pregnanti e molto piu’ alla portata di tutti, e non solo dei teologi, manifestate tutta la vostra limitatezza di razionalità: e’ vero o non e’ vero che i terremoti scientificamente sono prodotti da eventi come quelli che ho sopra descritto? E’ vero o non e’ vero che se c’è una componente umana nei disastri naturali, queste vanno ricercate nella bestialità dissennata di certe azioni volte a violentare il territorio invece di andare surrettiziamente a cercarle fra le unioni civili?
      Mi sembrano gli stessi anatemi che furono lanciati 65 anni fa in occasione dell’alluvione del Polesine: allora la colpa era dei contadini comunisti senza Dio, che avevano osato rivendicare i loro diritti e quindi Dio li aveva puniti con l’alluvione!

      • giacomo scrive:

        ma lei Cuba libre ha provato a seguire il ragionamento teologico di padre Cavalcoli? padre Cavalcoli non ha lanciato alcun anatema. Questo è il succo del discorso che lei non vuol capire: Padre Cavalcoli non ha lanciato alcun anatema!
        gli anatemi invece li hanno lanciati contro di lui e li sta lanciando lei !
        ma l’onestà intellettuale non esiste più?

        • cuba_libre scrive:

          Anatema non e’ forse il termine giusto, anche perche’ teologicamente vuol dire altro.
          Ma la sostanza delle cose resta: io sto cercando di seguire un discorso logico. Ho letto i commenti di Salvo che mi trovano perfettamente in linea: non si puo’ vivere la fede senza coniugarla con la realtà oggettiva che ci circonda, la quale e’ frutto dell’evoluzione dei tempi, della scienza e delle riflessioni filosofiche.

    • Andrea scrive:

      Non voglio entrare nella discussione ma padre Cavalcoli non ha anche detto che alla Segreteria di Stato ci sono i Massoni?Se lei fose stato totalmente estraneo a cìò(ai Massoni),non si sarebbe un poco inalberato?(avrei usato un altra parola),cosa si aspettava un premio per aver sproloqiuato contro il Papa(in modo indiretto)sulla ripassata al catechismo?

  10. cuba_libre scrive:

    Io mi chiedo una cosa semplice, semplice: ma….per fugare ogni dubbio su quello che Padre Cavalcoli abbia detto o non detto, esiste o no una registrazione fonica del dibattito fra il medesimo e l’ascoltatore che lo ha originato? Penso proprio di si’, basta richiederlo a Radio Maria, o magari qualche ascoltatore lo ha anche registrato!
    la cosa mi sembra di una semplicità disarmante invece di andare a sostenere tesi complottiste di dubbia verità, anche perchè non se ne vede il motivo.
    Io come al solito cerco di vedere le cose partendo dalla logica delle cose, non certo da posizioni dogmatiche. Ebbene:

    1) Se Padre Cavalcoli era cosi’ scomodo poiche’ metteva in discussione, con i suoi sermoni tutta la politica del Vaticano volta a dialogare con certi ambienti “laicisti, anticattolici etc.” si aveva proprio bisogno di ricorrere a certi espedienti? Se le sue posizioni erano note da trent’anni poiche’ aveva lavorato a stretto gomito con Wojtyla, non gli avrebbero dato il benservito già da tempo, senza bisogno d’altro, se veramente avessero voluto?

    2) Leggo nell’articolo: “Se padre Cavalcoli avesse detto che la causa del terremoto a Norcia è stata la ribellione di Madre Natura per il mancato rispetto da parte dell’Italia degli accordi per ridurre le emissioni di anidride carbonica, nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. ” E vorrei vedere!!! Se avesse detto questo, non avrebbe fatto altro che esprimere un’opinione in linea con la scienza, non certo con i dogmi catechistici, che invece si e’ premurato di sottolineare, e come del resto ha trovato l’appoggio di alcuni bloggers qui. Quindi cosa c’e’ da scandalizzarsi tanto?

    3) Se lo stesso Padre Cavalcoli si sente vittima di un complotto giornalistico che ha storpiato e mistificato le sue parole, perche’ il medesimo (sempre ammesso che non esistano registrazioni foniche della trasmissione incriminata) non annuncia una conferenza stampa in cui chiarisca definitivamente il suo pensiero?

    Penso possa bastare.

  11. Salvo scrive:

    ho commentato ieri, ma il mio intervento è “in attesa di moderazione” … non comprendo: verrà pubblicato o no ?

  12. Zamax scrive:

    “Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale”.

    Il senso delle parole dette da Cavalcoli è chiarissimo, beninteso se uno vuole capirle. Disgrazie e sofferenze possono essere sì castighi, ma possono essere segni, richiami, correzioni, prove per coloro che Dio ama. L’uomo deve cercare di discernere, senza però ergersi a giudice, come insegna il libro di Giobbe. Cavalcoli dice che qui potremmo essere davanti a qualcosa che possiamo anche chiamare “castigo divino” ma che è da intendere come un avvertimento della provvidenza; e ripete, poi, non un castigo nel senso afflittivo del termine (cioè una pena per coloro che ne sono le vittime) ma appunto un richiamo generale alle coscienze. Gli vogliamo forse rimproverare di non aver parlato con la chiarezza di un libro stampato, di non aver trovato il modo sul momento di articolare il suo pensiero con la chiarezza cristallina di quando scrive? Ma fatemi il piacere! Il fatto è che se non c’è la volontà di capire, nulla si capisce. Inoltre, nell’intervento alla radio, lo stesso Cavalcoli prima di esprimere la sua “ipotesi” avverte che in questo genere di esercizi si può cadere nella superstizione. Ed inoltre ancora, lo stesso Cavalcoli aveva già scritto sul terremoto il 29 agosto scorso, precisando fra l’altro: “Un terremoto si può considerare un castigo di Dio? Non certamente come castigo dei peccati commessi dalle vittime, ma come conseguenza del peccato originale, come è la sofferenza; e a queste conseguenze nessuno sfugge: persino Cristo e la Madonna, infatti, benché esenti dal peccato originale e dalle sue conseguenze , furono soggetti alla sofferenza.” Quindi, questa storia è fatta di niente. E se ci fosse stata la volontà, gli alti ma un po’ tanto vili prelati che sono intervenuti, avrebbero avuto tutti gli elementi necessari per difendere alla grande p. Cavalcoli. Questa è la triste verità.

  13. Salvo scrive:

    Nel mio precedente intervento ho richiamato la necessità e l’importanza di affrontare la fede in Cristo come evento storico. Necessità ed importanza che derivano sia dal mistero dell’incarnazione (Dio che si fa storia, per cui ogni manifestazione dei fede in Lui non può che essere una manifestazione storica) e sia dalla difficoltà di penetrare (conoscere e vivere) la dimensione salvifica del cristianesimo (per cui chi crede in Gesù Cristo, non perviene immediatamente a conoscere e vivere la ricchezza del messaggio cristiano, ma lo scopre progressivamente lungo il dipanarsi della storia, a confronto con il tempo e lo spazio). Se si accetta l’importanza e l’ineludibiltà di ciò che ho appena detto, si trae la conseguenza che non possono esistere dottrine perenni ed immutabili, e nemmeno un ‘uniformità dottrinale (teologica, liturgica, pastorale, ecc.). Dall’incontro di Gesù Cristo con la storia scaturisce da un lato un continuo approfondimento della fede e dall’altro un rifrangersi dell’esperienza di fede in mille modalità. Giunti a questo punto, è naturale chiedersi: cosa significa per noi quì ed ora (cioè per noi che viviamo in quest’anno, il 2016) il peccato originale ? Ho l’impressione che chi è intervenuto in questa discussione, questa domanda non se l’è posta. Detto in altri termini: possiamo oggi (dimensione storica) formulare un pensiero teologico sul cosiddetto peccato originale ? Si siamo posti la questione ? Alla luce della cultura contemporanea, delle acquisizioni scientifiche, della moderna riflessione filosofica, noi possiamo aver fede nel peccato originale allo stesso modo (nella medesima formulazione teologica) di come ebbero fede i nostri padri ed i nostri nonni, in buona sostanza, i fedeli che ci hanno preceduto nel corso di duemila anni di storia della chiesa ? Possiamo ancora credere in un Dio che castiga ? Possiamo ancora leggere il messaggio di Gesù Cristo alla luce del vecchio testamento ? Oppure dobbiamo incarnare (ecco la storia) tale messaggio in relazione alle mutate condizioni storiche ed in relazione ad una più profonda comprensione del messaggio medesimo ? A me sembra ovvio che si debba e si possa fare (come del resto si è fatto nel passato), ma non trovo nei commenti che mi hanno preceduto la necessità e l’importanza che si possa e si debba fare oggi. Se riflettiamo un attimo, cos’è stato il concilio vaticano secondo, se non un porsi in ascolto dello Spirito per riformare coraggiosamente il messaggio di Gesù Cristo ? E chi è Francesco, se non il coraggioso riformatore della chiesa “semper reformanda” ?

  14. Zamax scrive:

    “cosa significa per noi qui ed ora (cioè per noi che viviamo in quest’anno, il 2016) il peccato originale ?”
    Quello che ha significato sempre, anche per l’uomo del 15.000 avanti Cristo. E cioè che in questo mondo, nel divenire di questo mondo, nel mondo del tempo e dello spazio, l’uomo soffre e muore. E cioè si rende conto che questo mondo non è fatto per lui. Se questo mondo fosse fatto per lui l’uomo vivrebbe solo e perfettamente il presente, come fa la natura tutta, dal sasso all’animale, il quale ultimo può anche soffrire sì, ma senza che a questa sofferenza si accompagni l’angoscia. La natura non conosce né il peso del passato, né le ansie e le speranze per il futuro: non conosce la morte. Se l’uomo fosse fatto per questo mondo non potrebbe conoscere la morte. Ciò significa che egli è esule da un altro mondo, che da un altro mondo e da un altro “presente” (che egli chiama l’ “eterno”) che gli dia pienezza di vita è caduto. A ciò che oscuramente i nostri antenati avevano intuito, e a ciò che i filosofi pre-cristiani avevano in qualche modo ipotizzato, la Rivelazione ha risposto, in quanto la Rivelazione è insieme rivelazione e risposta. La verità intravista aveva bisogno del sigillo di una risposta divina: da sola sarebbe rimasta vana.

    • Zamax scrive:

      Non è questa una “verità perenne”? E su questa verità perenne sigillata dalla Resurrezione di Cristo, si costruisce un corpo dottrinario di verità perenni. Queste restano mentre nel divenire di questo mondo, nella storia, tutto il resto muta. Anche la Chiesa, ma non in ciò che ne costituisce l’essenza.

  15. Salvo scrive:

    E no, caro Zamax (si chiama proprio così), non è mica come dice lei. Non è affatto “quello che ha significato sempre”. Questo è proprio l’errore concettuale che cercavo di illustrare nel mio intervento. Non esiste alcun sempre, esiste un divenire storico. All’interno di questo divenire viene ed avviene la rivelazione cristiana. Se non concordiamo su questo punto, è inutile proseguire il nostro confronto. … Le sue affermazioni circa la natura sono arbitrarie: cosa ne sappiamo noi della natura in sè. Noi possiamo sostenere al massimo ciò che la natura è per noi, cioè possiamo leggere la natura con i nostri occhi. Questi occhi non sono gli occhi della natura e non sono gli occhi di un antico abitante della mesopotamia, ma sono gli occhi di un essere umano del 2016 che ha vissuto, o dovrebbe aver vissuto, le rivoluzioni scientifiche dell’inizio del ’900, la meccanica quantistica e la relatività einsteniana, le quali rivoluzioni hanno completamente modificato la nostra lettura della natura. … Ma non per lei, visto che nel finale del suo intervento, pare indulgere in nostalgie metafisiche ( l’uomo è un “esule di un altro mondo”, “La verità intravista aveva bisogno del sigillo di una risposta divina: da sola sarebbe rimasta vana”, …) che, glielo dico con franchezza (non me ne voglia), oggi non credo possano trovare accoglimento nella moderna riflessione teologica, fondata sull’esegesi storico-critica delle scritture. … E vome vede il problema ritorna uguale: siamo capaci di accogliere la rivelazione come storia, a vivere la fede nella storia, ad incarnare il messaggio di Gesù Cristo nell’hic et nunc ed a prendere sul serio il mistero dell’incarnazione ?

    • Zamax scrive:

      Preciso che il mio nome è Massimo Zamarion. Comunque sono d’accordo con lei: è inutile continuare il nostro confronto. Le sue considerazioni sulla “natura in sé” riecheggiano posizioni kantiane, che in parte hanno anche la loro ragione d’essere, ma sono superabili. Mi domando solo una cosa: col suo rifiuto della metafisica, col suo storicismo, con il suo stravagante, para-hegeliano e totalmente immanentistico concetto dell’incarnazione, perché si picca di essere cristiano?

      • cuba_libre scrive:

        Mi scuso per l’intromissione.

        Potrei chiedere gentilmente quale incompatibilità ci sarebbe fra l’essere cristiano e fare una analisi storica del cristianesimo e/o considerare l’evoluzione scientifica?
        E tutto questo senza bisogno di andare a scomodare Kant o Hegel….

        • Zamax scrive:

          Per usare un linguaggio semplice, nel Cristianesimo coesistono un’essenza eterna e immutabile, che travalica la storia e la realtà fisica, e che detta leggi perennemente valide; e degli aspetti accidentali, cioè non essenziali, anche vasti, che mutano col mutare della storia. Se il Cristianesimo viene COMPLETAMENTE assoggettato alla storia, esso NON ESISTE PIU’.

          • cuba_libre scrive:

            Suppongo che quando lei parla di completo assoggettamento alla storia, intenda dire che non esiste più se viene modellato a seconda delle circostanze storiche di quel determinato periodo.
            E (se e’ così) ci potremmo anche stare: io sono convinto che Fede e Ragione non sono incompatibili, ma operano su due piani completamente diversi.
            Ma (sempre se ho interpretato bene), se una verità è immutabile nel tempo, secondo la Fede del fedele cristiano , spero che converrà che la storia della chiesa non sempre nel corso dei secoli si e’ potuta erigere ad effigie della Chiesa di cui parlava Matteo (16, 18-20). Anzi! Si è resa responsabile delle peggiori nefandezze della storia dell’uomo, tanto che gli ultimi tre papi hanno sentito il bisogno di chiedere scusa per tutte le sofferenze che ha causato.
            Lei a questo punto si starà chiedendo perche’ sto parlando di questo. Vede, io il cristianesimo non lo ASSOGGETTO alla storia o alla scienza, io cerco di coniugarlo con entrambe, e se vedo delle discrasie fra la realtà e ciò che c’è scritto nelle sacre Scritture, cerco di capire se queste sono dovute a interpretazioni di convenienza del cristianesimo, o se già in origine non vi sia qualcosa di molto stridente che cozza contro la naturale evoluzione degli eventi.
            Non sono ancora arrivato alla soluzione del problema, ma credo proprio che la seconda tesi sia poco percorribile in quanto basta guardarsi in giro e vedere dove sta andando l’umanità che ha deciso di seguire regole proprie (speriamo solo che quel pazzo che e’ stato appena eletto in America non ci conduca allo sfacelo!).
            Non resta che la prima, e cioè che il messaggio cristiano di cui la chiesa cattolica si ritiene depositario sia stato completamente stravolto. Ed ecco qui che si affaccia prepotentemente la storia a cercare di dare una spiegazione: se andiamo a ritroso a vedere quello che e’ stato il corso della storia del cattolicesimo dal quarto secolo in avanti, vedo ben poco che sia in linea con quello che e’ il messaggio cristiano tramandato dai Vangeli: la storia insegna che la chiesa e’ per tanti secoli stata a braccetto con i potenti di turno, ha sulla propria coscienza secoli di inquisizione (in cui era addirittura proibito per il popolo leggere le Sacre Scritture) , di guerre, di oscurantismo e soltanto da quando le sono state tagliate le unghie e’ stata ridimensionata a piu’ miti consigli. Di tutto questo ne ha fatto le spese la cultura, la scienza, con la soppressione di menti eccelse…
            Mi spiace, ma faccio molta fatica ad identificare la chiesa con la Chiesa di cui parlava Matteo!
            E quindi non mi meraviglia affatto che ogni tanto escano fuori i Padri Cavalcoli di turno, che giustificano le proprie posizioni, invocando i catechismi piuttosto qualcosa che sta un tantino più in alto.
            E qui le unioni civili c’entrano ben poco!
            So già in partenza che di quel che ho scritto condividerà ben poco, ma spero che questo non costituisca un ostacolo al confronto.
            Saluti

          • Salvo scrive:

            “nel Cristianesimo coesistono un’essenza eterna e immutabile, che travalica la storia e la realtà fisica, e che detta leggi perennemente valide; e degli aspetti accidentali, cioè non essenziali, anche vasti, che mutano col mutare della storia. Se il Cristianesimo viene COMPLETAMENTE assoggettato alla storia, esso NON ESISTE PIU’” Queste, le sue parole, sig. Zamax. Orbene, mi spiega come lei perviene a sostenere quello che ha scritto se non attraverso la sua cultura, la sua intelligenza, la sua fede, il suo essere italiano, il suo essere uomo, il suo essere uomo nel 2016, il suo essere padre (se lo è), il suo essere lavoratore (se lavora, io glielo auguro), ecc. ecc. Cioè come perviene a dire quello che ha detto se non attraverso il suo essere inserito in una storia ? Lei ritiene che trent’anni dopo la morte e la resurrezione di Cristo si sarebbe espresso con tali parole ? Ritiene che nel 1321 lei si sarebbe espresso in tal modo ? Ritiene che se fosse donna in Borneo si sarebbe espresso in tal modo ? E se fosse disoccupato in una favelas di Rio de Janeiro ? Io credo di no (e non ne faccio una questione terminologica, prevengo una sua possibile obiezione), ritengo che lei (come tutti) è un individuo che è soggetto alla storia. E dentro la storia lei vive, parla, ama, lavora ha fede in Gesù Cristo. Quand’anche si richiama ad “un’essenza eterna ed immutabile” lei opera in seno alla storia, con tutti i limiti (e le opportunità !) che ciò comporta. Il concetto di immutabilità è un concetto storico il cui significato si evolve, cambia, si adatta, si perfeziona. “L’essenza”. Cos’è l’essenza. Cos’è essenziale per chi ha fede in Gesù Cristo. Lungo discorso. Sicuramente Lui è essenziale, ciò che ha detto e fatto per noi, è essenziale la carità con cui si è fatto carne umana, il dono che ha fatto a noi della Sua vita e la promessa di rinascere a vita nuova, come Lui, grazie a Lui ed assieme a Lui. Questo ritengo di dire (in questo breve intervento) è essenziale. Storiche sono le modalità attraverso le quali esperiamo tale essenzialità. Storiche e diverse ed incomplete e faticose.

          • minstrel scrive:

            E Salvo invece mi spiega da dove piglia il suo concetto di “storia” se non da una correlazione SUCCESSIVA fra tutte le nozioni che pretende da Zamax?
            Lei è in piena contraddizione, come d’altra parte lo è chi sostiene lo storicismo “forte”.

      • Salvo scrive:

        Uno. Che significa “perchè si picca di essere cristiano” ? Io non mi picco, io mi sforzo di seguire Gesù Cristo in seno ad una comunità. Non sempre ci riesco a causa dei miei limiti. Ma questo è un altro discorso.
        Due. Non ho mai parlato di storicismo. Io ho parlato di dimensione storica. Di imprescindibile dimensione storica se si vuole prestar fede all’incarnazione di Gesù Cristo. Se invece non si è cristiani, allora si può anche omettere tale dimensione, rifiutando “de facto” il mistero dell’incarnazione.
        Tre. “rifiuto della metafisica” “stravagante, parahegeliano e totalmente immanentistico concetto dell’incarnazione”… io non comprendo bene a cosa ci si riferisce (probabilmente è un mio limite) … Io posso dirle che nel mio intervento ho sottolineato il fatto che la fede in Gesù Cristo è storica e non può essere diversamente perchè la rivelazione viene ed avviene nella storia. L’incarnazione del Verbo è l’irruzione di Dio nella storia, il suo farsi carne, l’Emanuele, il Dio con noi, … non c’è nulla di magico o di estrinseco all’uomo storicamente situato. La comprensione (mai esaustiva) di tale rivelazione (incarnazione compresa ovviamente) è soggetta alle leggi della storia. Cioè la comunità dei discepoli che hanno fede in Gesù Cristo pervengono alla comprensione (ripeto mai esaustiva) passo dopo passo e comprendono tale rivelazione inculturandola nel periodo storico che gli spetta da vivere e nella regione geografica ove vivono. Esiste uno sviluppo dottrinale (ed anche degli errori talvolta laddove si perde di vista la storia), esiste una via via più profonda riflessione teologica, esiste un miglioramento delle tecniche esegetiche, ed esiste un feedback, cioè una prassi pastorale, sociale e politica che stimola, suggerisce, orienta la fede e la teologia. Anche quest’ultimo aspetto rientra nella dimensione storica della fede. Non può essere diversamente se la fede vuole essere esperienza vitale. Deve rivolgersi agli uomini ed alle donne di un determinato periodo storico e di una determinata area geografica e deve farsi interpellare da quegli uomini e da quelle donne, dalla loro cultura, dalle loro acquisizioni scientifiche, dai costumi, dalle leggi, ecc. Quindi, per rispondere a Cuba_libre, non c’è incompatibilità alcuna “fra l’essere cristiano e fare una analisi storica del cristianesimo e/o considerare l’evoluzione scientifica”. Vieppiù, essere cristiano è essere nella storia. Non fuori o contro la storia. Facile sarebbe non caricarsi del peso della storia, delle esigenze di incarnare la fede nei diversi contesti e facile sarebbe prescrivere formule dottrinali perenni, buone per ogni tempo ed ogni dove. Sarebbe un rifiuto della croce. Perchè è molto molto arduo incarnare Gesù Cristo nella propria vita individuale e nella propria vita comunitaria, ossia nella propria storia. Ma è il compito che ci siam dati: quello di seguire Gesù Cristo, tanto nella gioia di Pasqua, quanto nella sofferenza della croce.

        • cuba_libre scrive:

          “….Vieppiù, essere cristiano è essere nella storia. Non fuori o contro la storia. Facile sarebbe non caricarsi del peso della storia, delle esigenze di incarnare la fede nei diversi contesti e facile sarebbe prescrivere formule dottrinali perenni, buone per ogni tempo ed ogni dove. Sarebbe un rifiuto della croce. Perchè è molto molto arduo incarnare Gesù Cristo nella propria vita individuale e nella propria vita comunitaria, ossia nella propria storia….”

          Eccellente! Lei ha colto in pieno il punto.
          Non si puo’ enucleare il messaggio cristiano dalla realtà che uno vive. Bisogna contestualizzarlo in maniera che resti sempre vivo. E’ questo che mi sto sforzando di spiegare da quando scrivo qui e che, REGOLARMENTE, viene inteso invece come un volere modellare il messaggio cristiano in funzione di mode passeggere. Per usare una perifrasi, se si usa il cucchiaio per la pastina in brodo, il cucchiaio va bene, ma quando si passa al secondo o al contorno, bisogna cambiare posata, altrimenti e’ dura. Ma l’obiettivo finale non sono le posate, ma nutrirsi, le posate rappresentano solo i modi e gli strumenti del nutrirsi.
          C’e’ invece chi si incaponisce a continuare a usare il cucchiaio in tutte le circostanze e poi va a finire che mangia con le mani, pur di non cambiare posata.
          Contenti loro!

        • minstrel scrive:

          Nessuno vuol dimenticare l’aspetto storico dell’incarnazione, ma appunto solo sottilinearne quello che è: un ASPETTO! Esattamente come l’aspetto metafisico, solo che questo aspetto – quello che poi fa da trampolino di lancio per la teologia razionale – è l’aspetto più generale, quindi quello più confuso e insieme più rigoroso. Capisco che possa suonare strano, ma a questo punto o cominciate a studiare metafisica (classica) oppure dovete fidarvi di chi vi dice che ci sono altri aspetti che non tenete in consideraizone. Aspetti che per altro sono necessari alla vostra stessa opinione, o meglio all’aspetto che mettete in primissimo piano (la storia). Infatti per giungere a questa opinione vi affrancate a assunti metafisici precisi che la storia stessa non può come “scienza” (notate le virgolette?) esplicare: l’esistenza di un reale, la comprensione dello stesso, l’esistenza del tempo e il divenire, l’esistenza di una natura umana che può parzialmente comprendere sé stessa e il reale in cui è immersa, la certezza che tale natura umana può comunicare questa comprensione, una precisa visione dell’ermeneutica ecc…
          Questi e altri presupposti sono impliciti alla vostra visione (tant’è che ad ogni assunto avrete detto in cuor vostro “certo”, “ovvio”, “mi pare di si” ecc). E questi presupposti sono quelli che vanno affrontati PRIMA di ogni altra conclusione che da essi dipendono, altrimenti il rischio è di arrivare a conclusioni APPARENTEMENTE valide, ma che potrebbero cozzare per principio con gli assunti finora accettati delle posizioni che si pretendono di difendere (leggasi: cattolicesimo).
          Il discorso è lungo e complesso, ma credo si renda necessario quando qualcuno nota, A RAGIONE, che le nostre opinioni hanno una “forma mentis” (mettiamola così) troppo distante da quella magisteriale, soprattutto se poi mi si dice (a ragione!) di scadere nel Kantismo o peggio in uno pseudo Hegelismo. Questo non significa che il mio aspetto non vada considerato, ma che debbo riconsiderarlo pensando anche agli altri aspetti.
          Altrimenti, come diceva la Vanni Rovighi, c’è il rischio di fare metafisica inconsapevole, spesso contradditoria, e con la stessa additare la metafisica a sciocca materia, forse semplicemente perché trattata scioccamente.

  16. Simon de Cyrene scrive:

    Intervista condivisibile
    http://www.lafedequotidiana.it/don-ariel-levi-gualdo-galantino-non-visione-cattolica-della-teologia/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

    Che il momento sia venuto per il cattolico serio nella sua vocazione di cristiano di dover proteggersi dalla gerarchia attuale corrotta dal lobbismo omosessualista già condannato dal Santo Padre Francesco?

    In fin dei conti abbiamo “solo” bisogno del Magistero Autentico, delle Scritture, della Tradizione e per questo abbiamo già tutto: ai cattivi vescovi e prelati, in finis, chiediamo solo la celebrazione dei sacramenti, che grazie a Dio agiscono ex opere operato indipendentemente dalle loro eresie e apostasie in virtù del sacramento dell’ordine.

    Di certo le liste di proscrizione contro i cattolici pubblicate su alcuni giornali qualche settimana lasciano intendere che sia prudente per i cattolici andare nel sottobosco internet e silenziosamente votare con i piedi lasciando questi gerarchi attuali alla loro perdizione. A quanto sembra è già quel che avviene quando si guardano certe statistiche..

    In Pace

    • Salvo scrive:

      “in Pace” ???? Non riesco a reperire sentimenti di pace, di riconciliazione di misericordia nel suo intervento sig. Simon de Cyrene. Non trovo traccia di carità nelle sue parole. Cosa se ne fa della fede nelle maiuscole (Scritture, Tradizione, Magistero Autentico) se non ha la carità a cui Gesù Cristo la chiama ?

      • minstrel scrive:

        Dipende dal concetto di “carità” che applichi. Personalmente una persona che mi lascia nell’errore, mi fa sorrisi falsi e implicitamente mi incita a continuare nell’errore, è una persona che NON mi fa carità, che non mi spinge alla pace con il me stesso più autentico, cioè con la mia natura di creatura che desidera la comprensione dell’infinito, la comunione con il suo creatore.
        Da qui comprende perché io leggo gli “in pace” di Simon in modo completamente opposto al suo.

        • Salvo scrive:

          Io non so a quale concetto di carità si riferisce lei, sig. Minstrel, io so quello cui mi riferisco io da cristiano, che è quello di Gesù Cristo. In 1 Cor, 13,1-13 non si parla di errore, anzi esplicitamante si dice ” se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla”. L’intera fede in Gesù Crsto, in ultima analisi, non si basa su dottrine più o meno suscettibili di evoluzione storica (nel senso di penetrare più profondamente la comprensione della fede e nel senso di inculturare tale fede a secondo il contesto storico e geografico), le quali quand’anche si possedessero pienamente (“pienezza della fede”) “non sono nulla”, ma si basa sulla carità, sulla misericordia, sull’amore infinito del perdono (“settanta volte sette”). Questo concetto di verità, che è quello cristiano, va incarnato nelle storia, per cui può e deve assumere (se vuole farsi carne sul serio) varie e mutevoli inculturazioni. Fermo restando la primazia della carità su tutto: fede, profezia, generosità, scienza, …

  17. stefano scrive:

    Il 28 Dic 1958 Giovanni XXIII inviò un radiomessaggio alla popolazione di Messina per il 50° del terremoto che aveva distrutto la città in cui disse: “Egli (Gesù) vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi, di amare Dio al di sopra di tutte le cose, di riporre in Lui solo la vostra speranza e la vostra difesa contro le calamità, poiché Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori / Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode (salmo 126)” (https://w2.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1958/documents/hf_j-xxiii_spe_19581228_terremoto-messina.html). Bestemmie elargite da pulpiti digitali? Secondo mons Napolioni, sì. Affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede. Secondo mons Becciu, sì.
    Paolo VI nella Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina del 1967, documento di livello immediatamente inferiore alla definizione dogmatica (per inciso, documento post-conciliare), al n.2 definisce che: “È dottrina divinamente rivelata che i peccati comportino pene infinite dalla santità e giustizia di Dio, da scontarsi sia in questa terra, con i dolori, le miserie e le calamità (…). Le quali pene sono imposte secondo giustizia e misericordia da Dio per la purificazione delle anime (…). Ogni peccato, infatti, causa una perturbazione nell’ordine universale (…) e la distruzione di beni immensi sia nei confronti dello stesso peccatore che nei confronti della comunità umana”. E, al n.4: “Regna tra gli uomini, per arcano e benigno mistero della divina volontà, una solidarietà soprannaturale, per cui il peccato di uno nuoce anche agli altri, così come la santità di uno apporta beneficio agli altri” (http://w2.vatican.va/content/paul-vi/it/apost_constitutions/documents/hf_p-vi_apc_01011967_indulgentiarum-doctrina.html). Affermazioni datate al periodo precristiano che non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo? Secondo mons Becciu, sì. Sciacallaggi ideologici di chi mostra di non conoscere il vero volto di Dio rivelato dal Crocifisso Risorto? Secondo mons Napolioni, sì.

  18. Luca Rossini scrive:

    Padre Cavalcoli ha il limite di utilizzare un linguaggio – quello teologico del “castigo” – che non è più comprensibile dalla vasta platea del pubblico, che è più abituato a denunciare chi ne fa uso (insegnanti, genitori ed educatori in genere) piuttosto che comprenderne il significato di purificazione e, in ultima analisi, di misericordia. Pensare che un teologo come Cavalcoli abbia realmente voluto legare direttamente castigo e terremotati rasenta il ridicolo, anche perché se così fosse non si capirebbe perché accusare appunto i poveri terremotati, quando sarebbe stato molto più idoneo l’incenerimento di certi porporati e lobbisti gay vaticani in stile Charamsa. Per trattare la cosa in maniera adeguata sarebbe stato sufficiente telefonargli per chiedergli un chiarimento definitivo, visto il vespaio suscitato, mentre invece si è scelta la modalità dei farisei, quella di stracciarsi le vesti, ampliando la platea dei destiantari dell’anatema anche a Radio Maria, come se ci fossero dei fastidiosi sassolini da togliersi. Il grande mistero del dolore è nulla a confronto del motivo per cui certi monsignori occupano delle posizioni di vertice nella chiesa italiana. Difficile prevedere una chiusura meno scandalosa per l’Anno della Misericordia.

  19. Bortignon scrive:

    Le unioni civili in Olanda esistono già da decenni, eppure –tranne una espulsione di Van Basten in una finalissima– a quella nazione non sono accaduti cataclismi. E che dire del terremoto di Messina (1908), quando le unioni civili in Italia non esistevano?
    Insomma, parlare di rappresaglie celesti per un terremoto è da analfabeti o da gente in profonda malafede.

    • macv scrive:

      scusi Bortignon ma come dobbiamo ripeterglielo? padre Cavalcoli non ha MAI parlato di” rappreseglie celesti” le parole di padre Cavalcoli sono state abilmente manipolate da un giornalista de l’Espresso, poi riprese d aRepubblica, e poi è stato “MONTATO” il caso.
      tipico esempio di come la disinformazione e la propaganda abbiano preso ormai nei media nazionali il posto della verità e dell’obbiettività. ormai non si da’ più una notizia la si manipola e distorce per far dire quello che non è masi stato detto.
      Il giornalista dell’Espresso, espressione della lobby LGBT, ha voluto montare il caso per il semplice fatto che Radio maria è sempre stata èpiuttopsto severa contro le unioni gay e la teoria del gender. dunque si prendono delle frasi di un frate domenicano le si tolgono da un discorso articolato e sensato e si buttano lì come slogan . “Padre Cavalcoli ha detto che il terremoto è la punizione divina per le unioni gay” . NON LA HA MAI DETTO! ma ormai il danno è fatto: legioni di idioti . senza verificare la realtà, continueranno a ripetere la calunnia..
      come diceva quello “calunniate , calunniate pure, tanto qualcosa resterà…
      chi sono gli nalfabeti o la gente in profonda malafede, padre Cavalcoli o quelli che hanno MONTATO il caso e distorto le sue parole, caro Bortignon?

      • Pinco scrive:

        Macv, ti voglio riportare una parte del messaggio della Madonna a Medjugorje (24 luglio 1982): “Anche chi ha fatto molto male durante la vita terrena può andare diritto in Cielo se alla fine della vita si pente sinceramente dei suoi peccati, si confessa e si comunica”.
        Questo per farti capire che le parole di Paolo VI, nella “Indulgentiarum doctrina”, vanno capite in profondità.
        Si potrebbe obiettare, giustamente, che la Chiesa non ha ancora riconosciuto l’origine soprannaturale di tali apparizioni (e nemmeno potrà farlo finché il fenomeno è in corso), ma il fatto di non averle nemmeno condannate significa che, almeno per ora, nulla di eretico vi è stato trovato.
        E poi come non ricordare le parole di Gesù al buon ladrone!
        Ti sei accorto, poi, che quando ti lamenti di come “ormai non si da’ più una notizia la si manipola e distorce per far dire quello che non è masi stato detto” sostenendo che “si prendono delle frasi … le si tolgono da un discorso articolato e sensato e si buttano lì come slogan” fai l’esatto esempio di come vengono costruite le calunnie nei confronti di papa Francesco? In questo spero tu sia d’accordo con me!
        Infine, Macv, ti sembra sia coerente con l’essere cristiani il definire “legioni di idioti” dei nostri fratelli?

    • Salvo scrive:

      Infatti ne parlano solo i fondamentalisti, cattolici, evangelici o geovisti, che siano

  20. Bortignon scrive:

    Gentile “macv”,
    con il massimo rispetto, Le dico che non è la prima volta –negli ultimi millesettecento anni– che si verificano equivoci, malintesi e smentite circa le prese di posizione della chiesa cattolica. Io trovo perlomeno strano che , sulle questioni di fondo (l’esistenza di Dio, l’esistenza del demonio, la resurrezione della carne, la verginità di Maria,la condanna della omosessualità etc etc), gli equivoci non si verifichino –praticamente– mai, mentre, su cento altre faccende più marginali, gli equivoci siano assai più numerosi.

    La mia impressione è che la chiesa , a parole, non si lasci mai prendere in contropiede, perchè è sempre possibile trovare un passo in cui si dice una cosa ed un altro in cui è detto il contrario; addirittura, a livello di vertici, vi sono state prese di posizione opposte di papi diversi.
    Per concludere : una buona parte del reggimento cattolico delle coscienze è affidato sapientemente a ciò che viene lasciato credere, con o senza addottrinamento esplicito; per cui, è sempre possibile, dopo, confermare o smentire.
    Gli assi portanti delle convinzioni della gran massa dei cattolici, insomma, non stanno nella chiarezza e nel rigore della dottrina, ma in ciò che la chiesa lascia che venga intuito, o fors’anche equivocato (per essere stato magari solo accennato, o anche male accennato).

    Per dirgliene solo una, la mia domestica, due giorni dopo gli eventi, ragionava con mia moglie appunto sul fatto che la chiesa aveva dichiarato il terremoto essere una punizione per tutto il male che si compie nel mondo.
    E’ questo che davvero conta per il potere clericale, non so se mi sono ben spiegato.
    Un saluto a Lei.

  21. Simon de Cyrene scrive:

    Ottimo intervento di Mons D’Ercole Vescovo di Ascoli Piceno
    http://www.lafedequotidiana.it/monsignor-dercole-cavalcoli-solo-citato-catechismo-imprudente/

    Sulla’aspetto teologico della questione:
    ” Faccio una premessa. Tutti quelli che hanno criticato padre Cavalcoli davvero hanno ascoltato la integrale registrazione? O si sono limitati ai resoconti dei giornali e ai lanci di agenzia? Questo è importante. Io ho la sensazione, abbastanza sgradevole, che almeno in parte il sacerdote sia stato incastrato o quanto meno strumentalizzato. Cavalcoli ha citato quello che dice il catechismo della Chiesa cattolica”

    Su Becciu:

    “…Dico quello che avrei fatto. Prima di creare vespai avrei chiamato al telefono il diretto interessato chiedendogli spiegazioni ed eventualmente di chiarire, smentire o precisare. Penso che non è saggio fare la guerra in casa tra di noi cattolici. Non sto accusando nessuno, sia ben chiaro, ovviamente posso sbagliarmi”.

    Ottimo ed equilibrato
    In Pace