Ravasi, la cultura per Milano e per la Chiesa

Oggi Benedetto XVI ha convocato una riunione dei cardinali per discutere dei problemi che gli stanno maggiormente a cuore. E domani mattina, nella basilica di San Pietro, eleverà alla porpora 24 nuovi «prìncipi della Chiesa», venti dei quali con meno di ottant’anni e dunque elettori in un eventuale conclave. Tra questi ultimi una delle figure più prestigiose è certamente quella del presidente del Pontificio consiglio per la cultura, l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, che il tam tam curiale dà in corsa per la successione al cardinale Dionigi Tettamanzi, prevista nel 2011.

Sulla sua possibile nomina alla guida della diocesi ambrosiana, è intervenuto lo stesso Ravasi, in un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano Avvenire. La risposta del «ministro della cultura» di Papa Ratzinger rappresenta una duplice notizia: innanzitutto perché Ravasi, con schiettezza, non elude affatto l’argomento, e sceglie di rispondere alla domanda del giornalista. Ma anche perché quella domanda e quella risposta sono pubblicate nel quotidiano cattolico italiano, nelle cui pagine non si ricordano precedenti del genere.

Ecco la domanda di Roberto Beretta e la risposta del cardinale Ravasi che chiudono l’intervista pubblicata ieri su Avvenire:
A proposito: si parla talvolta di un suo passaggio alla pastorale, anzi ancor più precisamente di un ritorno a Milano. Per dirla chiara: qualcuno la vede come un altro Martini, strappato agli studi e gettato nella mischia di una grande diocesi. Non le chiedo se è vero, ma solo se accetterebbe la sfida.
«Realisticamente si tratta più di un desiderio (o di un timore…) che di una possibilità concreta. La domanda in sé ha però una base di verità: la funzione di un capo dicastero è anche quella di essere uomo di Chiesa, dunque pastore, con un campo pastorale. Per questo ogni sabato e domenica, quando sono in sede, accetto incarichi in tutta la periferia di Roma. Impartisco cresime, celebro feste patronali, partecipo a processioni con tanto di banda e fuochi artificiali… E con questo ho dribblato anche la sua domanda su Milano».

 Questa mattina il neo-cardinale viene intervistato anche da Armando Torno sul Corriere della Sera, e parlando di Milano dice: «Quando cammino per Milano in molti, anche persone che non conosco, mi salutano, fermandomi, facendo domande. Resta una metropoli con molte potenzialità che però non sono sviluppate pienamente». È un accenno molto più indiretto e se è vero che lascia aperta la possibilità di un trasferimento nella diocesi più importante d’Europa e forse del mondo, è anche vero che Ravasi andava dicendo questo della sua città ancor prima di essere chiamato a Roma da Benedetto XVI.

 Anche l’intervista di Torno, però, contiene una chicca finale. Dopo aver rivelato che Ravasi ha ricevuto 5.300 email e un migliaio di lettere cartacee di congratulazioni, anche da insospettabili «atei e agnostici», chiude l’articolo con una battuta di Umberto Eco alla notizia della porpora per Ravasi: «Se lo senti, ricordagli che tifo per lui. Se diventa Papa, finalmente darò del tu al Pontefice. Per la prima e ultima volta». Il primo a «lanciare» Ravasi per il pontificato fu, nel 2007, alla notizia della sua designazione quale «ministro della cultura» della Santa Sede, l’autorevole vaticanista americano John Allen. È chiaro che in questa prospettiva l’approdo a Milano rappresenterebbe un passaggio come lo furono per Achille Ratti (Pio XI, anch’egli Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, come Ravasi) e per Giovanni Battista Montini (Paolo VI).

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

61 risposte a Ravasi, la cultura per Milano e per la Chiesa

  1. Il presbiterio non gradisce Ravasi scrive:

    Mi risulte che i presbiteri della Diocesi di Milano, in larga parte, perlomeno quelli che hanno avuto d sempre a che fare con lui, non sono molto entusiasti di un’idea di tal genere. Si dice che è poco “pastore”. Sarà vero?

  2. FRANCESCO scrive:

    Buongiorno,
    fuori tono il compiacimento del non credente Umberto Eco
    e fuori tono pure la similitudine fatta dal giornalista
    dell’Avvenire tra Martini e Ravasi; a mio parere hanno ben
    poco in comune tranne la professione di Fede ed il “Credo Cattolico, Apostolico,Romano”.
    Di mons. (pardon del Cardinale)Ravasi possiedo molti libri
    ed altri ne ho letti; ne sono un entusiasta estimatore.
    Quanto ai dubbi “Pastorali” del Neocardinale provvederà lo
    Spirito Santo a colmare le eventuali lacune.
    Pregherò Nostro Signore perchè nel 2011 giunga la Nomina
    ricolma di Spirito Santo; nomina che (forse,speriamo) porterà la Chiesa Ambrosiana agli antichi fasti persi dopo Paolo VI.
    Pace in Cristo
    FRANCESCO

  3. franco lotus scrive:

    Quod Deus avertat!

  4. antonella lignani scrive:

    La cultura può aiutare, ma non sarà la cultura a salvare la fede.

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  6. Cherubino scrive:

    Ravasi è un uomo di grande equilibrio e un ottimo Pastore. Non mi risulta vi siano particolari avversioni da parte del clero milanese.
    Tra l’altro io e mia moglie abbiamo un ricordo molto bello di quanto andavamo alle (affollatissime) “conferenze” di San Fedele, delle serate di spiegazione biblica molto belle condotte da Ravasi.

  7. macv scrive:

    Sono un milanese abbastanza felice all’idea di avere come futuro Vescovo Ravasi, uomo certamente intelligente e colto,acuto e profondo .. però l’apprezzamento di Eco mi suona un po’ inquietante…perchè un vescovo che piace ad ECO mi sembra che , ontologicamente, dovrebbe spiacere a me…

  8. Yves scrive:

    Domanda da milanese leggermente allarmato, a chiunque ne sappia più di me (e sarà un folto gruppo di persone):

    Com’è il Cardinal Ravasi dal punto di vista della conformità alla dottrina della Chiesa?
    E’ vero, per esempio, che ha qualche idea border-line sulla Risurrezione di Nostro Signore?
    Grazie a chi vorrà rispondere.

  9. john coltrane scrive:

    Condivido il pensiero di Antonella Lignani; la cultura aiuta, ma solo se non si illude di poter “nutrire” la passione di assoluto dell’uomo: solo DIO (l’ASSOLUTO) può fare questo.

    Il rischio che la cultuta porti boria e complessi di superiorità è sempre presente.

    Scrive infatti l’Apostolo:
    La parola della croce infatti è stoltezza per quelli cha vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:

    Distruggerò la sapienza dei sapienti
    e annullerò l’intelligenza degli intelligenti.

    Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? NON HA FORSE DIMOSTRATO DIO STOLTA LA SAPIENZA DI QUETO MONDO??
    Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.

    E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani;
    ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo Potenza di Dio e Sapienza di Dio.

    Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
    (1 Corinti, 18-25).
    La ringrazio, signora Lignani.

  10. peccatore scrive:

    Premesso che il mio parere conta meno di uno e che ho piena fiducia nelle scelte che verranno fatte, personalmente non ritengo questa soluzione la migliore per la diocesi ambrosiana. Il prossimo pastore dovrà salire sentieri molto impervi per radunare tutte le pecore disperse ed avrà a che fare con sottoposti ormai abituati a gestire la malga con una certa autoreferenzialità.

    E’ pur vero che anche uno studioso di grande intelligenza come Papa Benedetto si è rivelato straordinariamente fermo come pastore, pur senza rinunciare a nulla della sua sapienza e cultura: tuttavia l’approccio del mite, lucidissimo e perseverante pontefice mi para abbastanza differente (nei toni, nei modi e nei temi) di quello che potrebbe utilizzare il Card Ravasi.

    Se si punta su una figura di grandissima cultura, purtroppo a Milano servirebbe assai di più la tonalità “continua” di Papa Benedetto rispetto a quella del modernariato simil-martiniano.

    Se invece si esce dal candidato culturale, piuttosto di un organizzatore sarebbe meglio per la Milano non più da bere, ma già bevuta, un arcivescovo molto spirituale come fu Ildefonso Schuster.

    Se poi il Vaticano accettasse e lanciasse la sfida di accarezzare ma anche di rieducare un consiglio episcopale ed un presbiterio ultimamente “rognosetto”, forse si potrebbe essere più coraggiosi quanto a scomodità… Chissà se Ouellet ha in mente qualcosa…

    Comunque il Card. Tettamanzi non è certo un pessimo Arcivescovo: è la diocesi che non è facile da gestire, se non si pestano -con amore, ma chirurgicamente- certi calli e duroni che hanno un po’ azzoppato il passo della chiesa pellegrina che è in Milano e pensa talvolta di essere su Marte.

  11. macv scrive:

    a John Coltrane
    E’ vero , tuttavia chi è lo “stolto” oggi?
    e’ il semplice ignorante, , l’Homer Simpson ,l’uomo della folla che vede solo e crede solo nei valori della Tv , non sa nulla e non gliene frega nulla di teologia e di filosofia, non legge neppure un libro , ma solo la Gazzetta dello Sport?
    chi è lo “stolto” oggi ? le veline che credono che essere carine sia tutto? i calciatori che credono che calciare una palla sia tutto?
    O è Ratzinger? O è Ravasi? o sono i grandi musicisti come Pollini e Abbado che credono che la cultura e la bellezza siano più importanti del profitto????
    o sono i grandi scrittori’ o sono i Nobel per la pace in cina e in birmania , o cristiani in Irak e Pakistan che
    rischiano la vita’
    chi è il vero “stolto”
    oggi?

  12. macv scrive:

    Dove è il sapiente , dove è il dotto?
    e’ vero, per essere veri cristiani non bisogna esser ne’ sapienti ne’ dotti.
    Ma se uno è sapiente e dotto non per questo deve esser sospettato di NON essere un vero cristiano.
    s. Agostino , s. Tommaso, Dante Alighieri ,Pascal , Manzoni, erano sapienti e dotti E anche VERI CRISTIANI.
    mentre molti nostri contemporanei (anche cattolici) non sono degli ignoranti presuntuosi ne’ sapienti ne’ dotti e neppure buoni cristiani….

  13. john coltrane scrive:

    MACV, lo stolto è chiunque creda che la vita valga x altro che x conoscere DIO; chiunque creda che conoscere tante scienze, serva a “saziare” il suo bisogno di assoluto.

    Il passare della vita gli dimostrerà che non è così.

    La grande scoperta sarà che la vecchietta analfabeta che riferiva ogni cosa a DIO era anni luce avanti allo scienziato che sapeva spaccare l’atomo ma non desiderava conoscere COLUI che l’atomo ha fatto.
    Così x tutte le “sapienze” di questo mondo.

    Senza umiltà non si và da nessuna parte:
    “Senza di ME fate niente”, dice il SIGNORE.

    Conosco un paio di persone plurilaureate, anziane, non credenti, che mi hanno detto: “la vita è una scemenza” (la parola era + cruda).

    Così è di chi non vive x conoscere DIO.
    La saluto, buona serata.

  14. Simon de Cyrène scrive:

    John,

    non “COLUI che l’atomo ha fatto” ma “COLUI che l’atomo FA”.
    ;-)

    In Pace

  15. raffaele savigni scrive:

    Personalmente sarei lieto se venisse nominato arcivescovo di Milano. Ma mi pare che possa fare molto nene anche alla guida del Pontificio Consiglio per la cultura.

  16. john coltrane scrive:

    Giustissimo, caro Simon; dice infatti il Signore Gesù:
    “Il PADRE Mio opera di continuo, ed anch’IO opero sempre”
    (GV V,17)
    Buona serata, Simon.

  17. Manuel scrive:

    Mi auguro davvero che Ravasi, prima di diventare Papa (me lo auguro di cuore), sia nominato Arcivescovo di Milano. Occorre una personalità libera… non etichettabile… in un contesto – come quello ambrosiano – inquinato da un conservatorismo bigotto che ogni tanto deve essere “risvegliato”… semmai sono loro che abitano su Marte, non Tettamanzi sulle moschee, che semmai proclama il principio di libertà religiosa, che la Chiesa, nel professare a favore di altri credi, proclama innanzi tutto per sé stessa. Finchè non si capisce questo, l’aggettivo “cattocomunista” non ve lo leva dalla testa nessuno…

  18. Michele scrive:

    Yves qui trovi delucidazioni sul Ravasi pensiero.
    http://www.chiesaviva.com/426%20mensile.pdf

    Non abbiamo bisogno di questi pastori……..

  19. peccatore scrive:

    Manuel, hai presente quel gioco che si fa con un pallone che i compagni di squadra usando solo i piedi e la testa cercano di far entrare dentro uno spazio delimitato da tre legni e chiuso con una rete come quelle da pesca? Se sbagli porta e la palla la tiri dentro il tuo sacco, lo chiamano autogol. Pare che anche su Marte giochino allo stesso modo…

  20. Yves scrive:

    Grazie per la tua cortesia, Michele! :-)

  21. pietro. scrive:

    Mi piace che ognuno dica la sua sulla prossima nomina del nuovo Arcivescovo di Milano, quindi ognuno fa le sue scommesse e ben vengano.Se il prossimo Arcivescovo sarà il Cardinale Ravasi non ho nulla da obbiettare, anche perchè non lo conosco,se non solo per i suoi scritti e per quando era all’Ambrosiana, anche Papa Ratti veniva dall’Ambrosiana e poi divenne Arcivescovo di Milano. Ora,permettete, faccio anch’io la mia proposta: vorrei che il prossimo Arcivescovo di Milano fosse Monsignor RAFFAELLO MARTINELLI, attualmente vescovo di Frascati.E’ intelligente, bravo, buono e pio, in più ha lavorato in Vaticano per tanti anni con il PAPA BENEDETTO XVI, quando era al Santo Ufizio. E’ pure stato per tanti anni Rettore del Collegio S. Carlo in Via Del Corso a Roma, ove attualmente il Cardinale Titolare è il Cardinale TETTAMANZI. Posso anche aggiungere che è molto dotto, 2 lauree, e parla perfettamente diverse lingue europee, in più è anche lombardo. Noi che vogliamo essere sempre critici per le scelte che si fanno,sarebbe meglio per noi e per gli altri tacere un po’ di più. La scelta spetta al PAPA che ha il massimo della saggezza e dell’esperienza,quindi sursum corda…..il futuro ci darà una risposta.

  22. FABIO PACE scrive:

    Scusate cari amici se intervengo brevemente a questa discussione, ma io in luogo del toto-nomine, preferirei pregare per la nostra Chiesa, pregare il buon Signore perchè ci doni santi uomini che sappiano condurci nel cammino verso la Santità, e tra gli uomini includerei anche tanti laici, non possiamo guardare la Chiesa solo nell’espressione del clero ma del clero e del laico, così come più volte sottolineato dal Concilio Vaticano II e che non trova molto spesso applicazione. Ogniuno di noi riscopra la chiamata alla propria ministerialità e così, nell’aiuto vincendevole, potere camminare nella via del Signore.
    Scusatemi ancora.

  23. xagena scrive:

    Non ho la piu’ pallida idea di cose sia messo “politicamente” questo cardinale ma per me è un mito assoluto!!!!!! Per caso mi sono imbattuta in una trasmissione di radio maria , una registrazione di 20 anni fa di lezioni sulla Bibbia, da allora non me ne perdo una, una bomba..!Uomo di cultura sterminata, parla arabo ed ebraico, ti fa vivere le pagine del testo sacro! lo adoro!

  24. Cherubino scrive:

    le accuse della rivista linkata da Michele sono tutte prive di fondamento, sono interpretazioni basate su brani tagliuzzati dal loro contesto o giocano sull’uso comune/speciale delle parole di Ravasi. Ciò è già stato dimostrato ed è disgustoso che riemergono affermazioni diffamanti di questo tipo.
    Del resto se vi fosse la benchè minima verità nel fango sollevato la Congregazione per la dottrina della fede sarebbe già intervenuta. E il papa non l’avrebbe fatto cardinale. Vergogna per chi alimenta quelle bassezze.

  25. Cherubino scrive:

    aggiungo che la rivista citata è opera di don Luigi Villa sul quale il vescovo di Brescia ha scritto ufficialmente:

    “Nota del Vescovo Luciano Monari – Don Luigi Villa, sacerdote incardinato nella diocesi di Chieti ma residente a Brescia, diffonde da tempo in tutta Italia scritti infamanti riguardo a Paolo VI, Giovanni Paolo lI e altri ecclesiastici. È evidente che le sue idee sono solo sue e non coinvolgono minimamente la diocesi bresciana. Perché sia tolto ogni possibile equivoco, dietro richiesta di alcuni lettori, lo dichiariamo esplicitamente: [...] gli scritti di don Villa non godono di nessun appoggio o consenso o riconoscimento da parte della diocesi o del presbiterio o del Vescovo. Se non sono stati presi provvedimenti punitivi è solo per non umiliare un prete novantaduenne e perché si ritiene che i suoi scritti non rappresentino un pericolo serio, proprio a motivo della loro evidente faziosità.

    + Luciano Monari, vescovo di Brescia

    una descrizione di questo (triste) fenomeno la si può leggere in http://www.varesenews.it/articoli/2001/gennaio/varese-laghi/31-1tradizionalisti.htm

  26. peccatore scrive:

    Sotto la Madonnina

    2012: incontro mondiale delle famiglie
    2013: 1700 anni di libertà di professarsi cristiani
    2015: expo su “nutrire il pianeta, energia per la vita”

    L’umanità ha in calendario tre sontuose tappe ambrosiane.

    Che il Signore mandi a questa diocesi un pastore umile, capace di rilanciare il messaggio di sempre della Chiesa, per saper nutrire il pianeta con l’Eucaristia, adorandola, di amare la Vita, sposandola, di professare la fede, confessandola.

    Che il Signore mandi un pastore vigilante e saldo, che non si pavoneggi con i lupi e ne tema la dittatura sui pascoli erbosi. Che conosca la storia anche meglio della filosofia e la dura realtà della fabbrica almeno quanto il marketing.

    Che guardi a Maria, riflesso della bellezza di Gesù, chieda per sua intercessione le grazie necessarie, sia un servo inutile ed operaio del Padrone della vigna, tema i complimenti che vengono da chi non considera la Verità e ascolti le correzioni che vengono da chi cerca la Verità.

  27. peccatore scrive:

    che pensi alla sua diocesi, senza saltarci sopra come ad un trampolino prima di compiacersi del tuffo…

  28. Yves scrive:

    Ho studiato attentamente il documento del sacerdote 92enne.
    Le citazioni, spero, sono corrette ma, come dice Cherubino, nei commenti viene fatto dire al Cardinal Ravasi ciò che non intendeva dire.
    Quindi, in buona sostanza, Cherubino ha ragione.
    Ma c’è un importante “però”.
    Le cose che scrive Ravasi sono corrette, ma per convincersene bisogna riflettere attentamente sui termini, sui significati, sul fatto che quando si dice “Ciccio è più B che A” non si nega che Ciccio sia anche A.
    Ora, non è per fare il bauscia, ma penso che magari molte persone semplici questo attento studio non lo svolgono.
    Dove voglio arrivare?
    Al fatto che quando il Cardinal Ravasi sarà Arcivescovo di Milano, spero proprio che le sue omelie, le sue lettere pastorali, i suoi discorsi, saranno molto più chiari, semplici e immediati.
    Altrimenti molti ambrosiani si formeranno idee confuse.
    E già adesso (parlo sommariamente) non è che ce le abbiano troppo chiare.

  29. Simon de Cyrène scrive:

    A malincuore debbo dire che sono d’accordo con Cherubino Scrive: novembre 20th, 2010 at 1:01 am e con Cherubino Scrive: novembre 20th, 2010 at 12:32 am in risposta al’intervento di Michele Scrive: novembre 19th, 2010 at 7:51 pm e di Yves Scrive: novembre 19th, 2010 at 3:00 pm.

    Questo don Villa è giusto un’officina di pettegolezzi immani ( mi ricordo quello delle chiroteche di Paolo VI su un bassorilievo o altre sforzature degne di un Goebbels per cercar di dimostrare che quanto questo Servo di Dio fosse un massone) sulla Santa Romana Chiesa e veicolo di tutto quel che si possa inventare di torbido sui Suoi rappresentanti.

    Riguardo al Cardinal Ravasi, per quanto mi concerne, i qualche scritti (pochi) che ho letto di lui erano perfettamente ortodossi colla dottrina cattolica e se il Santo Padre lo ha innalzato alla porpora cardinalizia è perchè pensa che abbia già contribuito molto positivamente al bene della Chiesa universale.

    Non scordiamoci che una delle battaglie è quella culturale dove i cattolici debbono posizionarsi contro la criminale e genocida dittatura del relativismo e del post-modernismo ed iniziative come il Cortile dei Gentili fanno parte di questo sforzo che appella all’intelligenza, anche se ben sappiamo che senza reale volontà di dialogo da parte degli ateisti c’è poco da sperare come lo vediamo su questo blog, ma è nostro dovere tentarlo in quanto seguaci della Verità che è Carità ed in quanto i solie ultimi portaparola del rispetto della dignità umana nella sua integralità.

    Quanto ai milanesi posso solo augurare loro un Pastore di sana dottrina e di umile fortezza: questo è il regalo da chiedere al Signore affinchè ispiri chi dovrà decidere.

    Quanto al futuro Papa ( il più tardi possibile, spero, perchè questo qui è semplicemente eccezionale) anche se egli fosse il peggiore degli uomini, ben sappiamo che il Cristo stesso lo utilizzerebbe per un bene ancor più grande per la Sua Santa Chiesa, come già dimostratosi nella storia della Chiesa. Anche se sono personalmente convinto che in questi tempi ci sia solo posto per futuri santi da altare.

    In Pace

  30. Sal scrive:

    Mi ha colpito questo commento di Giulio Cesare Vallocchia curatore di NO God, della presentazione fatta dall’Avanti del Cardinale Ravasi.

    “L’elegante ed erudito prelato apre la sua intervista con l’approfondimento filologico di una definizione, mephòrios appunto, “colui che sta sulla frontiera”, coniata da Filone di Alessandria, un intellettuale ebreo del primo secolo che studiò e interpretò la bibbia alla luce della filosofia di Platone.
    Gianfranco Ravasi “sta sulla frontiera” della versione cattolica della Menzogna Globale (l’insieme planetario dei sistemi religiosi fondati sull’invenzione di un dio) ma getta lo sguardo oltre l’orizzonte e cerca il dialogo con quelli che non credono in nessuna versione di quelle fantasiose invenzioni. Del resto è suo dovere istituzionale rivolgersi anche a quegli interlocutori dal momento che ha conservato la responsabilità del Pontificio Consiglio per la Cultura di cui era titolare già da semplice monsignore. E adesso Sua Eminenza Ravasi si presenta sulle pagine de l’Avvenire rilanciando la sua più problematica ma promettente creatura, quel Cortile dei Gentili in cui intellettuali di altissimo livello internazionale SPENDERANNO I LORO NEURONI NEL CONFRONTO APPROFONDITO DI OPPOSTE E SECONDO NOI INCONCILIABILI POSIZIONI, LA VERITA’ IN FEDE CIECA E IN VERITA’ ASSOLUTE ETERNE IMMODIFICABILI E LA RICERCA CONTINUA E PROBLEMATICA DI NUOVE VERITA’ ALLA LUCE DELLA RAGIONE.” (il masiuscolo è mio ndr)
    E mi sono chiesto perché mai la chiesa si vuole impegnare così andando alla ricerca dei più colti e sapienti del mondo che le sono già dichiaratamete opposti, e hanno già detto di non credere “a un dio inventato e a quelle fantasiose invenzioni”, per cercare di convincerli ?

    La Scrittura dice: “vedete la vostra chiamata, fratelli, che non furono chiamati molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti di nobile nascita; ma Dio scelse le cose stolte del mondo, per svergognare i saggi; e Dio scelse le cose deboli del mondo, per svergognare le forti; e Dio scelse le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, le cose che non sono, per ridurre a nulla le cose che sono, affinché nessuna carne si vanti dinanzi a Dio” ( i Corinti 1.26-29) e prosegue dicendo: “ma andate piuttosto di continuo alle pecore smarrite” (Matteo 10.6).

    Se poi aggiungiamo che: “ Dovunque qualcuno non vi riceva o non ascolti le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi.” (Matteo.10.4) – Risulta incomprensibile tutto questo impegno per cercare di convincere, facendo il contrario di ciò che il messaggio che vorrebbero diffondere indica loro di fare, rendendo ridicolo chi si impegna facendo il contrario di ciò che vuole insegnare.

    Pensate che qualunque persona ragionevole possa dare credito a tale ipocrisia ? Sarebbe consigliabile suggerire a coloro che sono l’oggetto delle attenzioni del Ravasi, di incollare sul campanello di casa il motto : “ La Ragione non è in vendita”.

  31. Simon de Cyrène scrive:

    Il problema qui è che è dovere di ogni vero cristiano in generale e di ogni vero cattolico in particolare lottare contro la dittatura del pensiero unico relativista, non solo per il bene della Chiesa stessa, Corpo Mistico del Cristo, ma anche a nome dell’umanità intera che si merita meglio che lo smog asfissiante dell’ideologia post-modernista e laicista, radice dei peggior crimini contro l’umanità mai commessi.

    Da Zenith( http://www.zenit.org/article-24611?l=italian ):

    “La libertà di annunciare il Vangelo è oggi a rischio per la dittatura del relativismo, ha detto il Papa ai circa 150 Cardinali che hanno iniziato questo venerdì mattina nell’Aula Nuova del Sinodo l’incontro di preghiera e studio in occasione del Concistoro.

    Il rapporto fra verità e libertà, ha segnalato Benedetto XVI, “oggi si trova di fronte alla grande sfida del relativismo, che sembra completare il concetto di libertà ma in realtà rischia di distruggerla proponendosi come una vera ‘dittatura’”

    “Il Card. Tarcisio Bertone ha tracciato una visione panoramica dei tentativi odierni di limitare la libertà dei cristiani nelle varie regioni del mondo”, spiega il comunicato vaticano.

    Il porporato ha invitato in primo luogo “a riflettere sulla situazione della libertà religiosa nei Paesi occidentali”, sottolineando che “benché si tratti di Nazioni che spesso devono al Cristianesimo i tratti profondi della loro identità e cultura, si assiste oggi ad un processo di secolarizzazione, con tentativi di emarginazione dei valori spirituali dalla vita sociale”

    In Pace

  32. mauro scrive:

    Il Vangelo era riservato per le persone semplici perchè semplici erano i concetti in esso espressi, ovvero era riservato ai piu’ che non conoscendo e non sapendo di cultura potevano capire.

    In questo semplice concetto sta la potenza del Vangelo che diventa universale nei confronti di chi si ritiene dotto ed unico capace a capire.

    Se la Chiesa abbandona questa capacità del Vangelo di penetrare intimamente e fortemente nelle menti e nei cuori della gente appare evidente che se ne è travisato il messaggio facendolo ridiventare per uomini colti, ovvero per un clero schierato che ammministra un potere così come era per i farisei prima della venuta di Gesu’.

    Se poi si vuole guardare piu’ a fondo, la scristianizzazione del mondo occidentale proviene da questo intendere il Vangelo intriso di significati non espressi, non capibili e rifiutati dall’umanità.

  33. peccatore scrive:

    Concordo con mauro: purtroppo troppe esegesi iniziano scon la premessa che: “in realtà qui dovremmo intendere che…”. Alla fine il vangelo non dice ciò che c’è scritto, ma ciò che dotti interpreti gli fanno dire, infarcito di citazioni in altre lingue, per cui poco importa che la storia sia vera e sia quella, ma contano i messaggi e l’interpretazione “oggi per me”.
    E invece no: i vangeli sono dei resoconti di fatti avvenuti, ad opera di chi ne riporta testimonianze dirette. Punto.

  34. macv scrive:

    Sull’ idea che il Vangelo fosse riservato solo alle persone “semplici” non sono d’accordo.
    Diciamo che poteva ANCHE essere compreso dalle persone semplici, diciamo che non era necessario avere un titolo di studio per capire il messaggio di Gesù nazareno , il Cristo.
    Ma i Vangeli sono pieni della Sapienza ( la Sophia) e chi più sa, più profondamente li capisce.
    A parte che gli ebrei , come popolo ,era un popolo che si esercitava e STUDIAva assiduamente le Sacre Scritture e l’episodio di Gesù adolescente che discute tra i dottori del Tempio, dove lo trovarono i genitori , può essere spiegato solo in questa luce: lo stupore che un ragazzino ne SAPESSE come i più saggi e quotati studiosi della Torah e potesse discutere con loro da pari a pari.. !!!!
    Dal vangelo e da Gesù non è mai venuto un elogio dell’ignoranza come viene fatto oggi . Oggi si elogia l’ignoranza naturale, lo spontaneismo, l’istintività, la bontà naturale.. tutto Questo deriva semmai dal mito del “buon selvaggio” e dalle idee di Rousseau non dal Vangelo.

  35. Sal scrive:

    @ macv
    Se mi permette una breve piccola annotazione al suo : “ chi più sa, più profondamente li capisce.”

    Non è proprio così, è una posizione arrogante, perché quella Sophia è un dono dall’alto che viene dato ad alcuni meritevoli per uno scopo preciso. Non si ottiene per via della cultura.

    Lei dice: “Oggi si elogia l’ignoranza naturale…” Guardi lei dove ci ha portato la “cultura” atomica” all’autodistruzione, la cultura del mercato globale…. la cultura dell’egoismo, la cultura dell’avidità. Molto meglio il mito del “buon selvaggio”; sarebbe comunque sopravvissuto meglio e più felicemente senza inquinare perfino l’aria che respira avvelenandosi da solo.

    Il Vangelo indica questo:
    (1 Corinti 1.20): – “Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo? Poiché siccome, nella sapienza di Dio, il mondo per mezzo della propria sapienza non ha conosciuto Dio, Dio ha ritenuto bene di salvare quelli che credono per mezzo della stoltezza di ciò che viene predicato.”
    (Matteo 13.11) : – “egli disse: “A voi è concesso di capire i sacri segreti del regno dei cieli, ma a loro non è concesso. Poiché a chiunque ha sarà dato dell’altro e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha.”

    (1 Corinti 2:10) Poiché a noi Dio le ha rivelate per mezzo del suo spirito, poiché lo spirito scruta tutte le cose, anche le cose profonde di Dio.

    I Vangeli è vero che sono pieni di Sapienza, ma non è come pensa lei, infatti l’angelo disse a Daniele: – “Va, Daniele, perché le parole sono rese segrete e sigillate sino al tempo della fine. Molti si purificheranno e si imbiancheranno e saranno raffinati. E i malvagi di certo agiranno malvagiamente, e nessun malvagio comprenderà; ma quelli che hanno perspicacia comprenderanno.”(Daniele 12.9-10)
    Non è questione di cultura, ma di cuore, è per persone semplici, anche se colte. La cultura non serve a nulla in questa faccenda, perché la sapienza è per persone intelligenti e umili che hanno perspicacia, volontà e coraggio.

    Non è da Sapienti o Colti l’autodistruzione della propria razza e della propria casa, malgrado stuoli di religiosi di tutti i tipi si scalmanano a pregare in tutti i modi tutte le divinità possibili, senza che nessuno ascolti…. Mi pare…. Lei che dice ? E’ sapienza strillare di fronte a chi non può sentire perché è di marmo ? o di legno ?

  36. Sal scrive:

    Fa sorridere l’opinione del sig. DE Cyrene che assomiglia a quei comandanti che mentre il Titanic affonda nell’acqua gelida continuano a dire : calma signori, calma, tranquilli, non è successo niente e continuano ad indirizzare la gente alla sala da ballo dove la musica che continua a suonare mentre l’acqua allaga i compartimenti sottostanti; invece che raccomandare i giubbotti di salvataggio e di correre alle scialuppe.

    “La libertà di annunciare il Vangelo”. Per 2000 anni hanno fatto finta di annunciare un vangelo ma hanno annunciato solo se stessi. Sono 2000 anni che raccontano storielle tant’è che la gente a cominciato a pregare da soli nelle chiese e spezzare il pane (l’eucarestia) senza preti, come in Belgio come in Olanda in Germania.

    La Vera dittatura è stata per 2000 anni quella religiosa e non solo cattolica che ha indirizzato guidato e comandato popoli come schiavi per paura della morte. Solo loro erano gli incaricati divini (dicevano) finché” i relativi” hanno cominciato a ragionare con la propria testa e si sono accorti che è meglio morire liberi che schiavi è meglio essere indipendenti che sottomessi a chi non può guarire neanche se stesso. E chissà perchè òa ricmpensa deve essere sempre dopo la morte, allora questo Dio non è onnipotente anche lui è costretto a subire la regola che se non muori non ti può ricompensare, quindi è limitato.

    Alora meglio essere dittatori di se stessi che assoggettarsi ad un altro dittatore che ti dice ciò che devi fare mentre lui gozzoviglia alle tue spalle con le tue cose. No ?

    Per fare il bene non c’è bisogno che sia un altro a dirti come lo devi fare perché se non ne hai voglia non lo farai neanche se arriva un esercito di supposti esorcizzatori a convincerti. Il bene nasce spontaneo. Si fa e basta. E se poi non è gradito il tuo bene tornerà a te dice la scrittura, e se non lo facessi spontaneamente non servirebbe comunque perché sarebbe solo un’azione egoistica in vista di un premio che nessuno ti darà mai.

  37. peccatore scrive:

    Quando ho scritto “concordo con mauro” mi limitavo al fatto che certe esegesi mettono in dubbio il dato storico del vangelo. E invece i vangeli sono dei resoconti di fatti avvenuti, ad opera di chi ne riporta testimonianze dirette.

    Dopo di che chiedo scusa, ringraziando chi se ne fosse dispiaciuto, perchè effettivamente non si può dar ragione
    a mauro che scrive, tra l’altro:

    “…ovvero per un clero schierato che ammministra un potere così come era per i farisei prima della venuta di Gesu’.Se poi si vuole guardare piu’ a fondo, la scristianizzazione del mondo occidentale proviene da questo intendere il Vangelo intriso di significati non espressi, non capibili e rifiutati dall’umanità”.

    Qui la tematica è degna di Sal, cioè di scarsissimo credito,perchè attribuisce a ciò che la Chiesa ha sempre detto, costituendo le Verità dal vangelo, lo stesso disvalore di ciò che un certo modo di essere chiesa sta dicendo da quando si è iniziato a perdere per strada questa sapienza plurisecolare nella Verità del vangelo, inteso da piccoli e semplici.

  38. Sal scrive:

    @ peccatore
    Perdoni se non sono all’altezza, ma non ho capito un “h”. Se volesse articolare meglio forse sarei in grado di replicare

  39. Syriacus scrive:

    “Ma, a dire il vero, io l’ho sempre celebrata ininterrottamente, a partire dalla mia ordinazione……avrei invece difficoltà, non avendola mai detta, a celebrare la Messa del rito moderno.”

    Lo disse un neo-cardinale (e neanche tanto tenpo fa..)

    Ma, dirà qualcuno: “Abbi pietà, è un novantatreenne…non umiliarlo (..un pò come per Don Villa…)”

    Sì, ma l’intervistato non ha passato buona parte della sua vita a scrivere libri “faziosi” e “infamanti” verso compianti pontefici di venerata memoria. Ha fatto ben altro (e fra l’altro in strettissima collaborazione con quegli stessi Pontefici)..! (Il suo ‘mestiere’di una lunghissima vita è stato intimamente connesso con la Liturgia.) E da oggi è Cardinale (Diacono del titolo dei SS. Nome di Gesù e Maria in Via Lata) .

    [ Fonte della citazione : http://disputationes-theologicae.blogspot.com/2009/08/mons-bartolucci-interviene-sulla.html ]

  40. mauro scrive:

    Caro macv

    “Ma i Vangeli sono pieni della Sapienza ( la Sophia) e chi più sa, più profondamente li capisce.”

    Apocalisse 13,18: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è 666.

    Non è assolutamente vero che chi piu’ sa piu’ profondamente capisce il Vangelo perchè la sapienza è usare l’intelligenza che è propria di tutti gli uomini ma poichè essa è variabile in ogni uomo se non fosse colto non riuscirebbe a capire e potremmo dire addio alla potenza del Vangelo.

    Il Vangelo rimane per persone comuni che hanno la possibilità di capire intellettivamente le cose piu’ semplici anche perchè il rapporto che il fedele ha con Dio, essendo diretto, per il tramite della preghiera a Lui rivolta ed attraverso le epressioni che derivano dal proprio sentimento, non ha bisogno di intermediari.

    Se lei si stupisce che Gesu’ parlasse con i dottori del Tempio lo trovo sconfortante perchè dimentica che era stato mandato da Dio a portare la Sua Parola.

    Il non apparire l’elogio dell’ignoranza nel Vangelo mi pare ovvio perchè la sapienza portata dal Vangelo è l’uso, da parte di ognuno, della propria semplice intelligenza.

  41. mauro scrive:

    “Qui la tematica è degna di Sal, cioè di scarsissimo credito,perchè attribuisce a ciò che la Chiesa ha sempre detto, costituendo le Verità dal vangelo, lo stesso disvalore di ciò che un certo modo di essere chiesa sta dicendo da quando si è iniziato a perdere per strada questa sapienza plurisecolare nella Verità del vangelo, inteso da piccoli e semplici.”

    La sapienza è la capacità comunicativa del Vangelo che si esprime attraverso la percezione del comune od universale grado di intelligenza umana.

    Vi è un’unica “Verità” nel Vangelo in quanto Dio mandò appositamente Gesu’ a portarla all’uomo mentre quando lei legge nel vangelo “in verità vi dico” è attribuibile solo all’uomo in quanto è di per sè portatore di molteplici verità, ovvero ognuno ha la sua verità e così anche Gesu’ che così si esprimeva e così portava la sua.

  42. Sal scrive:

    @ mauro
    Ringrazio per la spiegazione, credo che sia questo l’intento, ma confesso che faccio ugualmente fatica a comprendere, perché il concetto che Gesù portava la “sua” verità non è condivisibile; o meglio, è condivisibile pensare che Gesù portasse la sua verità, ma la “sua” non era “sua” di lui perché Gesù dice: ““Ciò che io insegno non è mio, ma appartiene a colui che mi ha mandato.” (Giovanni 7.16).

    Si può considerare anche (Giovanni 12:49) “perché non ho parlato di mio proprio impulso, ma il Padre stesso che mi ha mandato mi ha dato comandamento su ciò che devo dire e di che devo parlare.”
    Da qui la duplice conclusione, che Gesù non è Dio ma un semplice portavoce di Dio venuto a spiegare il proposito di Dio e ciò che è accettabile, e che “in Verità vi dico” deve essere inteso solo come attribuibile all’uomo messaggero che sta riportando il messaggio divino.

  43. Sal scrive:

    @ peccatore @ mauro
    Vi prego perdonate chi è di piccolo comprendonio ma non riesco ancora a capire quindi chiedo a peccatore di fare uno sforzo supplementare.

    Questa la frase di peccatore: “Qui la tematica è degna di Sal, cioè di scarsissimo credito, perchè attribuisce a ciò che la Chiesa ha sempre detto, costituendo le Verità dal vangelo, lo stesso disvalore di ciò che un certo modo di essere chiesa sta dicendo da quando si è iniziato a perdere per strada questa sapienza plurisecolare nella Verità del vangelo, inteso da piccoli e semplici.”

    1. La tematica di Sal è di scarso credito – ok
    2. La chiesa ha sempre ricordato le verità del vangelo – ok
    3. Sal attribuisce a questo modo di esser chiesa un disvalore perché ?
    4. Perché la chiesa si è persa per strada questa Sapienza nella verità del vangelo.

    E’ così ? Se è così perché la tematica di Sal è di scarso credito ?
    O c’è qualche altro significato nascosto ?
    Ringrazio per l’aiuto

  44. mauro scrive:

    Carto Sal, l’errore è confondere la Verità di Dio, unica, con la verità umana. Se tu leggi i passi in cui Gesu’ inizia con “In verità vi dico” essi sono riferiti a comportamenti ed atteggiamenti umani che non rappresentano la Verità di Dio ma servono per spiegare all’uomo come egli deve porsi di fronte a Dio, ovvero come relazionarsi spiritualmente.

    Giovanni 12,49 riferisce che Gesu’ è venuto a portare la Parola di Dio, ovvero a rivelare la Sua presenza, che è il fattore di tutto il creato, che l’uomo a Lui si deve riferire, e che ciò facendo egli otterrà la vita eterna.

    Non risulta da nessuna parte che a Dio interessi il modo con cui l’uomo vive la propria vita sulla terra, anzi Gesu’ proprio invita l’uomo ad osservare le leggi del proprio popolo.

    Prova a focalizzare per un attimo e pensa che nessuna divinità è mai stata in grado di parlare direttamente con l’uomo ma si è sempre servita di lui per far arrivare il suo messaggio. Dio ha utilizzato quel solo modo per far arrivare il suo messaggio, però esso si è sviluppata in modo diverso dal passato perchè egli, essendo creatore, ha creato direttamente Gesu’ e su di lui ha fondato il proprio messaggio universale. Perciò non è nemmeno considerabile che fosse un semplice portavoce che parlava quando interrogato come nell’antichità ma proprio un intimo conoscitore di Dio che mandato da Lui portava all’uomo il Suo messaggio.
    E ciò porta anche a considerare che il messaggio di Gesu’, creatura di Dio simile agli altri uomini creati da Dio, fosse chiaro, inequivocabile e palese tanto da non necessitare di un intermediario per capirlo in quanto era un uomo che parlava agli altri uomini usando le loro stesse parole mentre prima della venuta di Cristo tutto ciò che l’uomo diceva per conto della divinità doveva essere interpretato perchè era il pensiero di Dio che si manifestava direttamente ma essendo Dio diverso dall’uomo seppur simile sarebbe come il leone che se parlasse non lo potremmo capire comunque. perchè utilizza parole e concetti che non ci sono propri.

  45. mauro scrive:

    Caro Sal

    una postilla alla tua scaletta da 1 a 4.

    il punto 2 è falso nella sua enunciazione perchè vi è una sola Verità nel Vangelo ed è spirituale.
    il punto 3, il disvalore, è riferibile a me per quanto ho scritto.
    il punto 4, avere sapienza è usare l’intelligenza comune a tutti gli uomini non facendosi fuorviare da concetti non espressi dal Vangelo ed è ovvio che l’interpretazione che dà la Chiesa di tanti di quei passi porti a travalicarne il semplice significato.

    Se esiste un significato nascosto nel Vangelo è che se non lo leggi nella maniera piu’ semplice possibile ed adatta ad ogni intelligenza vai fuori dal seminato e ti apparirà che Dio si interessi della vita quotidiana dell’uomo.

  46. Sal scrive:

    @ mauro
    Non credo di dover aggiungere altro al tuo ragionamento che condivido.

    Hai ragione quando dici che Dio lascia all’uomo la libertà di vivere come preferisce ma lo invita a vivere quella libertà in modo da trarne il massimo beneficio e lo si ottiene solo quando vengono applicate le norme che Gesù ha spiegato, moralità, sincerità, onestà, fedeltà, pazienza, padronanza ecc ( Galati 5.22)

    Nella mia scaletta cercavo di elencare i punti del ragionamento di peccatore che non riuscivo a comprendere : se la tematica di Sal è di scarsissimo credito (opinione legittima) perché non è criticabile la chiesa che si è persa per strada la Sapienza del Vangelo ? Mi pareva un contro senso. Ma forse mi sono perso qualcosa per strada.

    p.s. Credo che nel vangelo siano racchiusi molti gradi di conoscenza che non sono subito facilmente conoscibili, perché se la Scrittura invita a “crescere nella conoscenza” (Colossesi 1.10) la crescita inizia da piccoli stadi e avanza, confermando il concetto di Paolo che i bambini hanno bisogno di latte mentre il cibo solido è per le persone mature. (Ebrei 5.12)

    L’apostolo dice anche: “Vi diedi da bere latte, non [vi diedi] qualcosa da mangiare, poiché non eravate ancora forti abbastanza. Infatti, nemmeno ora siete forti abbastanza” (1Corinti 3.2) a dimostrazione del progresso di conoscenza che Dio da senza biasimare.(Giacomo 1.5) perché “Attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza” (Colossesi 2.3)

    Credo che ci sia ancora molto che non conosciamo.

    Un saluto

  47. mauro scrive:

    Caro Sal,

    Il cristianesimo, e non parlo del cattolicesimo, è stata una completa rivoluzione religiosa ribaltando tutti quei preconcetti dell’uomo verso la divinità in quanto, seppur lontana nel tempo e nello spazio, veniva a contatto con l’uomo attraverso un uomo da lui creato, un riferimento palese che portava un messaggio spirituale per essere la divinità della stessa forma e non piu’ comportamenti ed azioni da adottare sulla terra come era nel paganesimo, ovvero riti propiziatori, ascolto delle profezie e loro interpretazione.

    In sintesi il cristianesimo porta con sè un messaggio chiaro ed identificabile, spirituale in quanto riferito ad una vita successiva non terrena, che sancisce la libertà sulla terra dell’uomo ma nello stesso tempo chiede il riconoscimento di valori universali dell’uomo e quello che la propria vita proviene da un essere superiore che così ha voluto perchè la Sua esistenza può manifestarsi solo se qualcuno porta con sè il ricordo di Lui.
    Dio è in funzione del ricordo dell’uomo senza il quale vi è il nulla esistenziale.
    Così come L’uomo si ricorda di Lui, così Dio si ricorda dell’uomo in una interconnessione di intenti spirituali vicendevoli che permettono di superare la fine terrena della vita trasformando il ricordo in una nuova realtà, una nuova vita da spendere eternamente.

    Quando senti parlare di transustanziazione, come esempio, ritorniamo inequivocabilmente a quei riti propriziatori in favore dell popolo (credente) dimenticando che nel messaggio di Dio ciò è superato ed annullato da un rapporto diretto che ogni credente ha con Dio, la preghiera.

    Un saluto.

  48. Sal scrive:

    @ mauro
    Permettimi di allargare le mie povere conoscenze alla luce delle tue utili argomentazioni che condivido quasi sempre, in questo caso non riesco a comprendere il senso del tuo – “In sintesi il cristianesimo porta con sè un messaggio chiaro ed identificabile, spirituale in quanto riferito ad una vita successiva non terrena”.

    E’ quel “riferito ad una vita spirituale non terrena” che non mi torna, perché se è vero che “per mezzo di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e la morte per mezzo del peccato, e così la morte si estese a tutti gli uomini” (Romani 5.12) significa che prima la morte non esisteva. Non era prevista nel progetto della creazione, ma ne divenne parte operante solo dopo la cacciata dal giardino, tanto è vero che se non avessero mangiato del frutto dell’albero del bene e del male, la morte non avrebbe signoreggiato l’uomo. (Genesi 2.17): – “Nel Giorno che ne mangerai positivamente morrai” e se non ne avessero mangiato ? ci sarebbe ancora il giardino ?

    Questo ci porta a considerare cos’è la morte. Quando si muore ? quando non circola più il sangue perché il cuore si è fermato ? o quando l’attività celebrale è ferma ? Certo siamo in presenza della morte clinica, ma perché Isaia ci dice: “ Egli effettivamente inghiottirà la morte per sempre, e il Sovrano Signore Geova certamente asciugherà le lacrime da ogni faccia. E toglierà il biasimo del suo popolo da tutta la terra, poiché Geova stesso ha parlato.” (Isaia25.8) e perché anche Paolo dimostra di credere a questa profezia ?

    (1Corinti 15.24) – “Poi, la fine, quando avrà consegnato il regno al suo Dio e Padre, quando avrà ridotto a nulla ogni governo e ogni autorità e potenza. Poiché egli deve regnare finché [Dio] non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. Come ultimo nemico, sarà ridotta a nulla la morte”

    E se non ci sarà più la morte cosa mai ci sarà ? Un nuovo giardino ?
    Un saluto

    p.s. perché avendo più di 500 discepoli Gesù aveva solo 12 apostoli ?

  49. mauro scrive:

    Caro Sal, è un piacere corrispondere con te su questo blog perchè entrambi registriamo perplessità quando ci troviamo a leggere qualcosa che non suona con le nostre conoscenze o con qualcosa che ci appare in evidente contrasto.

    Parto da Isaia 25,8 che mi appare piu’ attinente per risolvere i problemi che ti poni. Egli prefigura la salvezza del proprio popolo voluta da Dio (Is 25,9) esecutore di grandi progetti concepiti da tempo, fedeli al suo volere e reali (Is 25,1).
    Ciò vuol dire che la salvezza era stata perduta e/o proprio non esisteva ancora ma se consideriamo che Adamo ed Eva vivevano originariamente nel giardino dell’Eden, vicino a Dio, dobbiamo renderci conto che essere con Dio è salvezza per l’uomo e non esserlo è l’estremo opposto, ovverosia una vita non eterna (e perciò finita) ed un traguardo ancora da raggiungere (la salvezza).
    Quindi Adamo ed Eva nel giardino terrestre non avevano alcun bisogno di raggiungere alcuna salvezza potendo vivere eternamente con Dio.

    Ma c’è di mezzo l’albero della conoscenza riservato a Dio che va a mutare tutto lo scenario. Se io Adamo (ed anche Eva) intendo non solo tentare ma anche voler conoscere ciò che è riservato a Dio equivale a voler carpire e capire l’essenza spirituale di Dio ed essere come lui pur sapendo che io Adamo sono stato fatto di carne ed ossa e non mi è stato assegnato da Dio alcun potere di cambiare la condizione umana in spirituale.

    Da qui l’eterna punizione per li porta ad assumere la condizione contraria, essere mortali e doversi riguadagnare la salvezza, prima dell’anima (che ci lega a Dio), poi del corpo (che ci lega all’essenza umana) riconquistando quella pienezza precedente con Dio ma che non viene concessa subito perchè l’ira di Dio per quell’atto di superbia ha bisogno di tempo per scemare ma si può star certi che lo farà perchè Dio asciugherà le lacrime su ogni volto strappandoli alla morte (Is 25,8).

    Su quel voler carpire e capire l’essenza spirituale di Dio può intendersi anche come divieto di voler eccellere sugli altri quando si è nella medesima condizione umana nella considerazione che facendosi uguale a Dio di certo Dio non contrasterebbe chi gli è pari sapendo che la vittoria non arriderebbe a nessuno dei due.

    1Corinti 15,24 esemplica che il compito del cristianesimo (esemplificato nell’opera compiuta da Gesu’ ma che verrà rinnovata da altri in Suo nome) è di sottomettere ogni governo, autorità e potenza sulla terra che gli si opponga, il cui ultimo oppositore sarà la morte che verrà annullata, al fine di permettere che Dio vi regni.

    La terra sarà un nuovo giardino, evidentemente.

    Può essere che mi sia perso qualcosa dal tuo scritto, poi mi dirai se manca qualche mia risposta.

    Un saluto.

  50. mauro scrive:

    Caro Sal, vorrei fare una considerazione su cosa sia il Giardino dell’Eden.

    E’ un luogo appartato, tolto all’arbitrio della natura che si sottrae al suo destino di decadenza.

    Ma dov’è e cos’è l’Eden in cui il giardino era posto? Deriva dal sumerico edin/eden che indica la steppa sconfinata ai margini delle terre coltivate di Sumer con l’eccezione straordinaria che essendo ben fornita di acqua tutto vi cresceva rigogliosamente.
    L’Eden rappresenta un ricordo atavico di straordinaria potenza di un’epoca in cui l’uomo era libero da qualsiasi schiavitu’ del lavoro e dei vincoli sociali, in cui era sufficiente allungare la mano per ottenere tutto ciò che la terra offriva spontaneamente. Frutti selvatici, cacciagione, acqua dai fiumi e dalla pioggia erano offerti dall’ambiente senza bisogno di coltivare allevare o scavare pozzi. L’Eden è la rappresentazione stereotipata ma anche idealizzata dello stile di vita mesolitico, quando l’uomo, pur nell’estrema precarietà della sua esistenza, viveva nel mondo con la stessa leggerezza e semplicità degli altri esseri viventi. Precario sì ma profondamento libero.

    Proviamo allora a sintetizzare ed idealizzare ancor di piu’ riportando il tutto nell’ambiente edenico prospettato da Genesi 1 e 2 e ci accorgiamo che Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden erano estremamente felici perchè potevano soddisfare il loro bisogno di rimanere in vita con estrema facilità avendo tutto quello che a loro serviva, ma, c’è sempre un “ma” che rovina tutto, la presenza di acqua e di cibo è di per sè contradditoria ma poi ci accorgeremo che non è assolutamente vero.

    Mentre l’acqua è simbolo di vita, il cibo lo è della morte e della precarietà della vita.

    Benchè sia ovvio che due contraddizioni non possano coesistere, almeno dal nostro punto di vista terreno, possiamo invece considerare che esse siano una posteriore all’altra, in successione ed affermare che l’umana esistenza ha due valenze, prima una umana e finita (prodotto della creazione) e poi un’altra spirituale ed eterna (voluta da Dio per l’uomo) ma anche che nel giardino dell’Eden potevano e possono coesistere perchè sappiamo che in un non determinato momento vi sarà anche la resurrezione dei corpi, ovvero il corpo si ricongiungerà con l’anima.

    Perchè allora la cacciata dal Giardino dell’Eden? Perchè Adamo ed Eva si sentivano inferiori a Dio per quel loro corpo che aveva bisogno di continuo nutrimento e pensavano che i frutti dell’albero della conoscenza avrebbe loro permesso di superare quella schiavitu’ e la “mela” che presero e mangiarono dall’albero della conoscenza è posto a simbolo della “liberazione da una schiavitu’” (Levitico 25:25; Ruth 4:4-6).
    Il guaio è che nel giardino dell’Eden le cose, come ho già detto, vanno diversamente per essere la parte umana coesistente a quella spirituale ma anche la parte umana sostenuta da quella spirituale (Dio che aveva predisposto il nutrimento per Adamo ed Eva – Genesi 1 e 2) perciò il cibarsi del frutto dell’albero della conoscenza corrisponde ad un rifiuto di Dio e di ciò che Lui aveva predisposto per loro che porterà alla caduta della parte spirituale che li sosteneva ed alla perdita del Giardino rimanendo vincolati alla parte umana che abbisognava di nutrimento.

    Io ho letto che il voler mangiare la famosa “mela” fosse un atto di superbia contro Dio ma trovo che le cose siano andate diversamente e che sia la stessa Genesi che dia un riscontro contrario a questa considerazione che ritengo essere una lontanissima ed improbabile ipotesi.

    E’ piu’ ovvio considerare che non capissero quale fosse la loro condizione nel Giardino dell’Eden (aprirono gli occhi dopo aver mangiato il frutto) e per poter essere liberi dalla schiavitu’ del cibo
    abbandonarono ciò che Dio aveva predisposto per loro rivolgendosi a quell’albero che sapevano che li avrebbe portati alla libertà. Perchè è indubbio che la libertà l’abbiano raggiunta ma anche che per riottenere quella parte spirituale che li sosteneva dovessero sudarsi una nuova “mela” quella che tiene in mano Gesu’ bambino, simbolo della redenzione.

    Un saluto

  51. Sal scrive:

    @ mauro
    Ringrazio mauro per la considerazione che ricambio, e provo a commentare questo pensiero:

    “Ma c’è di mezzo l’albero della conoscenza riservato a Dio che va a mutare tutto lo scenario. Se io Adamo (ed anche Eva) intendo non solo tentare ma anche voler conoscere ciò che è riservato a Dio equivale a voler carpire e capire l’essenza spirituale di Dio ed essere come lui pur sapendo che io Adamo sono stato fatto di carne ed ossa e non mi è stato assegnato da Dio alcun potere di cambiare la condizione umana in spirituale.”

    Più che voler capire -l’essenza di Dio- che naturalmente è cosa impossibile ad un essere umano, io penso che la questione dell’albero stava a significare la fedeltà nell’ubbidienza alle direttive che Dio aveva impartite.

    Non aver rispettato il comando sta ad indicare la voglia di indipendenza da Dio, voler assumere una forma di autogoverno indipendente, quasi a suggerire che il modo di governo umano sia migliore di quello proposto dal Dio.

    Ergo la domanda, chiedendo l’ubbidienza a Lui, :D io sta privando l’uomo di qualcosa a cui ha diritto? Era vero che il modo di Dio per l’uomo è migliore o l’uomo può gestirsi in modo indipendente ?

    Non credo che la questione si possa intendere nel voler capire “l’essenza spirituale di Dio” perché anche se nel giardino la coppia, udiva la voce di Dio, non lo vedeva, ma ne udiva i passi “durante l’ora in cui soffia la brezza”. La risposta di Adamo fu: “ho udito la tua voce e mi sono nascosto” pensa debba intendersi un modo di udire attraverso la coscienza e non attraverso l’orecchio perché non essendo Dio materiale il suo parlare non mette in moto le vibrazioni che colpiscono il timpano. (Ugualmente il serpente)
    Adamo e compagna non avrebbero potuto penetrare l’essenza di Dio, quanto il loro farsi uguale a Dio può leggersi solo in modo da divenire dio a se stessi stabilendo la loro condotta indipendentemente dall’ubbidienza alle disposizioni di Dio reclamando per se stessi una indipendenza e una autonomia che Dio ha concesso loro cacciandoli ma che si è dimostrata perdente e dannosa per tutti i discendenti.

    Questo essere un autonomo perdente include anche il modo in cui l’uomo si è inventato una forma di adorazione diversa da ciò che Dio ha richiesto e che danneggia l’uomo rendendolo schiavo di paure e superstizioni.

    Convengo su tutto il resto.

  52. Sal scrive:

    @ mauro
    Replico anche al secondo post, e mi risulta che la questione “mela” in effetti era il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.

    Mi pare di poter dire che non si possa parlare di volersi liberare di un “mangiare” fisico ma del rifiuto di un “cibo spirituale” il rifiuto di accettare che sia Dio a decidere cosa è bene e male. O Meglio se il nostro modo di giudicare il bene e il male è conforme a quello di Dio avendo ormai assimilato questa capacità avendolo “mangiato” con un atto di disubbidienza.

    E’ una questione che coinvolge il mondo della psiche non del fisico. Condivido che l’atto di superbia è una spiegazione semplicistica dato che non spiega in che cosa si caratterizza quella superbia. Condivido che “aprirono gli occhi” dopo aver mangiato il frutto, ma essendo un frutto non materiale, non poteva essere una liberazione dal cibo. Il frutto di quell’albero non era un cibo fisico ma era la liberazione da una condizione di sottomissione e ubbidienza.

    E’ stata una ingenua decisione di autonoma gestione indipendente, fatta da persone senza esperienza che sono cadute facilmente nella trappola del serpente che non ha avuto le stesse facili opportunità con chi era già dotato di esperienza sufficiente per resistergli.

    Infatti con Gesù non ha avuto lo stesso successo. Questo indica che l’uomo ha bisogno di “auto-imparare” e lo fa attraverso le sue stesse esperienze che col tempo divengono parte di se. Da ciò la dichiarazione di Pietro : “ Dio non ha tenuto conto dei tempi di tale ignoranza” (Atti 17.30). Questo conduce ai “fissati tempi delle nazioni” – fissati – perché Dio ha stabilito di dare tempo all’uomo per perfezionare quella conoscenza che è ormai parte della sua condizione mentale, un tempo per imparare, esaminare e verificare il risultato:
    - “In quel tempo quelli che avevano timore di Geova parlarono gli uni con gli altri, ciascuno col suo compagno, e Geova prestava attenzione e ascoltava. E si cominciò a scrivere dinanzi a lui un libro di memorie per quelli che avevano timore di Geova e per quelli che pensavano al suo nome.” (Malachia 3.16) – “perché siamo divenuti uno spettacolo teatrale per il mondo, sia per gli angeli che per gli uomi “ (1 corinti 4.9) – “ In queste cose gli angeli desiderano penetrare con lo sguardo.” (1 Pietro 1.12)

    Una coppia ingenua e inesperta è stata indotta a contaminarsi con qualcosa che non era capace di gestire, è stato concesso del tempo affinché i discendenti potessero imparare ad usare quella caratteristica che li fa essere “simili” a Dio ma non indipendenti da Lui anche se alcuni continuano a dimostrare la loro ingenuità e voglia di indipendenza dicendo a Dio che deve essere adorato come loro hanno deciso senza tenere conto di ciò che Lui ha deciso.
    Saluti

  53. mauro scrive:

    Caro Sal,

    il mio secondo intervento su cosa fosse il Giardino dell’Eden si riallaccia a quello precedente e cercare libertà dal cibo è non essere dipendenti da Dio che già ce lo fornisce anche se non ho parlato di disubbidienza per ovvi motivi che poi dirò.
    Quando ho parlato di essere come Dio si riallaccia sempre a quella indipendenza cercata e che Dio dimostrava di possedere in quanto indipendente da ogni cosa.

    E’ indubbio che oggi l’uomo possieda la propria indipendenza, e non parlo di cibo, e ciò appare evidente dal fatto che aprirono gli occhi dopo aver mangiato la mela.
    Ma l’indipendenza cercata e voluta li ha sottratti dall’appoggio spirituale che avevano nel Giardino dell’Eden e si sono loro stessi posti al di fuori del Giardino e come ben sai è l’uomo che decide il proprio destino, non certo Dio che punisce in quanto Egli solo giudica i nostri comportamenti. Quindi non parlerei e non ho parlato di disubbidienza perchè intendo che sentissero il desiderio di liberarsi da quella schiavitu’ in quanto umani dotati di un corpo che richiedeva cibo.
    Considererei piu’ giusto un voler violare la loro stessa condizione per raggiungere una posizione non corrispondente alla loro natura umana ma i “due” come potevano capire se avevano gli occhi chiusi che senza l’appoggio spirituale di Dio avrebbero dovuto rinunciare a tutto ciò che loro provvedeva ed anche che si sarebbero resi liberi e responsabili di ogni loro azione?

    Nella realtà tutto il racconto della Genesi 1-2 per spiegare l’uomo e l’interconnessione che ha con Dio non sta in piedi perchè ci parla di due autentici progenitori che non avevano la capacità di rendersi conto di ciò che facevano, incapaci di intendere e volere, ma che con una azione scellerata che neppure sapevano cosa fosse (avevano ancora gli occhi chiusi) hanno condannato tutta la specie umana a soffrire fuori dal Giardino dell’Eden e quindi ad essere indipendenti e responsabili.
    Sarebbe sufficiente il Vangelo per considerare il tutto piu’ propriamente in quanto rispondente ad una situazione ben precisa e storica, ovvero documentata.

    E su questa traccia “originale e nello stesso tempo incoerente” della Genesi basa il proprio fondamento la Chiesa Cattolica quando ritiene che l’uomo abbia ancora gli occhi chiusi e debba essere lei stessa ad aprirglieli. Non ci sarebbe nulla da eccepire se non che gli occhi li ha già aperti, accettando le proprie responsabilità, e che la Chiesa Cattolica glieli sta chiudendo volendo far apparire quello che non è come un sogno da vivere sulla terra.

    Mi pareva che esistesse un libro dal titolo “il Paradiso perduto”. Mi pare rispondente alla situazione altrimenti avrebbero scritto “Il Paradiso dimenticato” se avessero voluto che l’uomo vi ritornasse.

    Un saluto

  54. pietro. scrive:

    Non condivido la possibile nomina del Cardinale Ravasi ad Arcivescovo di Milano per 2 motivi che mi sembrano ovviamente semplici. Il primo è che non è giovane, ossia ha già 68 anni finiti,quindi non avrebbe nemmeno il tempo di indire una Visita Pastorale alla Diocesi,dato che fino all’anno venturo probabilmente resterà ancora in carica il Cardinal Tettamanzi, e se poi a 75 anni dovrà dimettersi lo spazio degli anni è molto breve. Il secondo è che in caso di nuovo Conclave ci sarebbero 2 Cardinali di Milano,dato che il Cardinal Tettamanzi compirà gli 80 anni nel 2014. A milano ci vuole un’Arcivescovo più giovane se si vuole che abbia il tempo necessario per ben lavorare.

  55. Sal scrive:

    @ mauro
    Hai ragione mauro, sapevo che c’era un libro con quel titolo, ma credo che sia molto vecchio e non più in uso.
    Non avrebbero potuto titolarlo “il Paradiso dimenticato” perché in effetti il nuovo non potrà più essere quello di prima. Quello è perduto oltre che dimenticato dato che non c’è più nessuno a ricordarlo. Il nuovo è quello di Isaia 11.6-9 del quale si sa poco.

  56. marco scrive:

    Il progressismo
    Cardinal Giuseppe Siri
    da «Rivista Diocesana Genovese» – gennaio 1975

    http://www.doncurzionitoglia.com/CardinalSiri_Il%20progressismo.pdf

  57. peccatore scrive:

    La gente si chiede come la varietà di razze esistenti possa derivare da un’unica coppia di progenitori. In realtà questa differenziazione non è molto diversa da quella che riguarda due fratellini che abbiano un colore di capelli differente da papà e mamma, poniamo entrambi castani. Oggi nessun individuo dispone di tutto il patrimonio genetico possibile, ma questo era disponibile nei nostri due unici progenitori. Oggi è vero che tutte le razze sono portatrici degli stessi geni di base, ma non ogni singola razza contiene ogni varietà dei geni disponibili, con ciò differenziandosi dalle altre. Darwin credeva che la razza bianca fosse la più evoluta: il suo razzismo non ha alcunché di scientifico. Ciò che impropriamente è chiamato “evoluzione” non è altro che l’espressione fenotipica di geni sempre esistiti, differenziatisi nei vari ambienti popolati da individui confinati. Chiunque sia alto di statura porta con sé i geni di persone basse: prima o poi qualcuno basso tra i discendenti ci sarà. Nella cosiddetta “micro-evoluzione”, rigorosamente “intraspecie”, questa differenziazione è visibilissima. Ma ciò non presuppone ne’ postula, ne’ dimostra un’evoluzione “macro”, interspecie. Non c’è la minima evidenza scientifica che mutazioni casuali, dovute a cause ambientali (es le radiazioni), possano determinare sopravvivenza dell’organismo geneticamente mutato, e tanto meno riproduzione a dare specie diverse. Piuttosto una mutazione genetica è quasi sempre patologica e mortale. Senza dimenticare che un ipotetico “essere-ponte” non sarebbe né carne né pesce per un tempo sufficientemente lungo per essere eliminato dagli individui “normali”, perfettamente adattati all’ambiente. La selezione naturale è un argomento clamorosamente contro le teorie di Darwin, anche se poi torna utile all’ideologia darwinista. Invece una espressione genetica intraspecie è possibilissima (es. il colore dei capelli di un uomo che è e resta sempre un uomo). Quindi le varietà biologiche sono il fenotipo di geni esistenti e non l’espressione di nuovi geni. Senza dimenticare che una mamma senza un dito genererà figli con tutte le dita: non bisogna pensare che tutto ciò che accade al genitore sia trasmesso geneticamente alla generazione futura! Solo le variazioni a livello di gene possono essere trasmesse. E solo quelle che stanno nelle cellule uovo e negli spermatozoi. Le altre non contano. E’ semplice biologia. All’interno di una specie, i geni ci sono già tutti, anche se non tutti gli individui li hanno tutti. La “selezione” aiuta ad adattarsi ad un ambiente, esprimendo i geni più consoni alla bisogna. Ma seleziona tra ciò che è disponibile, esprimendo una “razza”, senza creare nulla di nuovo nella specie umana. L’uomo non discende da nessuna scimmia. E nulla succede “per caso”. Il cosiddetto “junk DNA” non è junk (spazzatura) proprio per niente, ennesima smentita per chi aveva ciarlato inutilmente sulle riviste “scientifiche”. Questi segmenti “non codificanti” di DNA sono utili, persino essenziali nella regolazione dell’espressione genetica ferreamente intraspecie. E’ una pura credenza quella di chi si appella al caso. Tanto meno la scienza ha nulla da dire per provarne una fondatezza. I veri creduloni sono certi “scienziati”.

    Peccato che oggi su Avvenire ci siano vescovi che senza molto sapere avvalorano l’evoluzione tutta intera, senza uno straccio di distinguo.
    Qui si capisce perchè tutto questo discorso non è OT e perché la diocesi di Milano vada rimessa in carreggiata e non ulteriormente sbandata, in ossequio alla “cultura”. I cristiani possono vantare scienziati del calibro di Lamarck e Mendel: perchè abbassarsi a Darwin, inseguendo Odifreddi e la Hack con chi fa loro Eco?

  58. peccatore scrive:

    La gente si chiede come la varietà di razze esistenti possa derivare da un’unica coppia di progenitori. In realtà questa differenziazione non è molto diversa da quella che riguarda due fratellini che abbiano un colore di capelli differente da papà e mamma, poniamo entrambi castani. Oggi nessun individuo dispone di tutto il patrimonio genetico possibile, ma questo era disponibile nei nostri due unici progenitori. Oggi è vero che tutte le razze sono portatrici degli stessi geni di base, ma non ogni singola razza contiene ogni varietà dei geni disponibili, con ciò differenziandosi dalle altre. Darwin credeva che la razza bianca fosse la più evoluta: il suo razzismo non ha alcunché di scientifico. Ciò che impropriamente è chiamato “evoluzione” non è altro che l’espressione fenotipica di geni sempre esistiti, differenziatisi nei vari ambienti popolati da individui confinati. Chiunque sia alto di statura porta con sé i geni di persone basse: prima o poi qualcuno basso tra i discendenti ci sarà. Nella cosiddetta “micro-evoluzione”, rigorosamente “intraspecie”, questa differenziazione è visibilissima. Ma ciò non presuppone ne’ postula, ne’ dimostra un’evoluzione “macro”, interspecie. Non c’è la minima evidenza scientifica che mutazioni casuali, dovute a cause ambientali (es le radiazioni), possano determinare sopravvivenza dell’organismo geneticamente mutato, e tanto meno riproduzione a dare specie diverse. Piuttosto una mutazione genetica è quasi sempre patologica e mortale. Senza dimenticare che un ipotetico “essere-ponte” non sarebbe né carne né pesce per un tempo sufficientemente lungo per essere eliminato dagli individui “normali”, perfettamente adattati all’ambiente. La selezione naturale è un argomento clamorosamente contro le teorie di Darwin, anche se poi torna utile all’ideologia darwinista. Invece una espressione genetica intraspecie è possibilissima (es. il colore dei capelli di un uomo che è e resta sempre un uomo). Quindi le varietà biologiche sono il fenotipo di geni esistenti e non l’espressione di nuovi geni. Senza dimenticare che una mamma senza un dito genererà figli con tutte le dita: non bisogna pensare che tutto ciò che accade al genitore sia trasmesso geneticamente alla generazione futura! Solo le variazioni a livello di gene possono essere trasmesse. E solo quelle che stanno nelle cellule uovo e negli spermatozoi. Le altre non contano. E’ semplice biologia. All’interno di una specie, i geni ci sono già tutti, anche se non tutti gli individui li hanno tutti. La “selezione” aiuta ad adattarsi ad un ambiente, esprimendo i geni più consoni alla bisogna. Ma seleziona tra ciò che è disponibile, esprimendo una “razza”, senza creare nulla di nuovo nella specie umana. L’uomo non discende da nessuna scimmia. E nulla succede “per caso”. Il cosiddetto “junk DNA” non è junk (spazzatura) proprio per niente, ennesima smentita per chi aveva ciarlato inutilmente sulle riviste “scientifiche”. Questi segmenti “non codificanti” di DNA sono utili, persino essenziali nella regolazione dell’espressione genetica ferreamente intraspecie. E’ una pura credenza quella di chi si appella al caso. Tanto meno la scienza ha nulla da dire per provarne una fondatezza. I veri creduloni sono certi “scienziati”.

    Peccato che oggi su Avvenire ci siano vescovi e cardinali che senza molto sapere avvalorano l’evoluzione tutta intera, senza uno straccio di distinguo.
    Qui si capisce perchè tutto questo discorso non è OT e perché la diocesi di Milano vada rimessa in carreggiata e non ulteriormente sbandata.
    In fondo i cristiani possono vantare scienziati del calibro di Lamarck e Mendel, più che teologi come Darwin. Perchè dunque assecondare (senza nemmeno far capire di capirci qualcosa) buontemponi come l’Odifreddi e la Hack, o chi fa loro Eco?

  59. john coltrane scrive:

    Chiedo scusa x l’o-t-, ma insomma, male non ci stà.

    Il 29 novembre di 9 anni fà lasciava la realtà materiale George Harrison, ex chitarrista dei Beatles, e poi solista (il suo lavoro + famoso: All things must pass-Ogni cosa deve passare).

    Traggo da Wikipedia questa bella testimonianza:

    Poco dopo la morte, la moglie Olivia rilasciò alla stampa la seguente dichiarazione:
    «Ha lasciato questo mondo come aveva vissuto: consapevole di Dio, senza paura della morte ed in pace, circondato dalla famiglia e dagli amici».
    Spesso ripeteva: «Tutto può attendere, non la ricerca di Dio e amatevi l’un l’altro».

    “Tutto può aspettare, ma non la ricerca di DIO”:
    parole che sono la + bella eredità che un uomo possa lasciare ai suoi simili.

    Grazie.

  60. john coltrane scrive:

    Mr Meis, desculpame ma vi scrivo su questo T. xchè l’alrto non si apre, non fino al fondo.
    mah, un filo d’erba,dovrebbe essere sufficiente x comprendere l’esistenza di un DIO Creatore.
    L’universo non ha in sè la ragione di sè, tant’è che non sappiamo cosa esso sia.
    E xò è xfetto affinchè si verifichi un mondo in cui viva un essere cosicente di sè.
    Basterebbe che il sole fosse lontano un centesimo luce e la vita qui non sarebbe possibile.
    Ma anche le stelle + lontane,miliardi di anni luce sono funzionali alla Terra: ecco una cosa fuori del senso comune che Einstein ha realizzato: “l’universo è logico”, ha scoperto nei suoi studi.

    E’ porta a un Essere ordinatore, Eterno ed Increato.
    D’altronde xchè mai non dovrebbe esistere DIO?
    Questa è la parte ‘scientifico.razionale’.

    Invece il xchè ci sia dolore, ingiustizia, amarezza, solitudine, è solo Gesù a rivelarlo.

    Mr Meis, o’ fatto è che il p. dell’io oscura, fà fuori, il P. di DIO; questo vuol dire essere fuera de la Realidad.

    Gesù non fa altro che prendere i nostri pensieri, le nostre domande, e condurci al pensiero che può vedere DIO.

    Se voi pensate che le vostre obiezioni siano assolutamente valide, a prescindere dalle risposte che vi propone Gesù, io vi auguro ogni bene, stasera e x il futuro.

    Buona notte, mister.