Piccolo, perché ha voluto essere amato

Cari amici, auguro a voi tutti Buon Natale con le parole usate da Francesco all’inizio del suo discorso per gli auguri alla Curia romana. Parole che non sono finite sui giornali come altre di quel discorso. Parole che non hanno suscitato polemiche. Ma che rappresentano il cuore del messaggio cristiano del Natale: senza questo sguardo ogni riforma, ogni iniziativa ecclesiale, ogni progetto finisce per essere – quando va bene – inconcludente. Oppure persino controproducente e dannoso, quando sostituisce lo stupore per il Dio che si fa Bambino con l’efficientismo e il funzionalismo.

Ha detto il Papa: «Contemplando il volto del Bambino Gesù, sant’Agostino esclamò: “Immenso nella natura divina, piccolo nella natura di servo” . Anche san Macario, monaco del IV secolo e discepolo di sant’Antonio abate, per descrivere il mistero dell’Incarnazione, ricorse al verbo greco smikruno, cioè farsi piccolo quasi riducendosi ai minimi termini: “Udite attentamente: l’infinito, inaccessibile e increato Dio per la sua immensa e ineffabile bontà ha preso un corpo e vorrei dire si è infinitamente diminuito dalla sua gloria“».

«Il Natale, quindi, è la festa dell’umiltà amante di Dio, del Dio che capovolge l’ordine del logicamente scontato, l’ordine del dovuto, del dialettico e del matematico. In questo capovolgimento sta tutta la ricchezza della logica divina che sconvolge la limitatezza della nostra logica umana (cfr Is 55,8-9). Scrive Romano Guardini: “Quale capovolgimento di tutti i valori familiari all’uomo – non solo umani, ma anche divini! Veramente questo Dio capovolge tutto ciò che l’uomo pretende di edificare da sé“. Nel Natale noi siamo chiamati a dire “sì”, con la nostra fede, non al Dominatore dell’universo e neppure alle più nobili delle idee, ma proprio a questo Dio, che è l’umile-amante».

«Il beato Paolo VI, nel Natale del 1971, affermava: “Dio avrebbe potuto venire vestito di gloria, di splendore, di luce, di potenza, a farci paura, a farci sbarrare gli occhi dalla meraviglia. No, no! È venuto come il più piccolo degli esseri, il più fragile, il più debole. Perché questo? Ma perché nessuno avesse vergogna ad avvicinarlo, perché nessuno avesse timore, perché tutti lo potessero proprio avere vicino, andargli vicino, non avere più nessuna distanza fra noi e Lui. C’è stato da parte di Dio uno sforzo di inabissarsi, di sprofondarsi dentro di noi, perché ciascuno, dico ciascuno di voi, possa dargli del tu, possa avere confidenza, possa avvicinarlo, possa sentirsi da Lui pensato, da Lui amato … da Lui amato: da Lui amato guardate che questa è una grande parola! Se voi capite questo, se voi ricordate questo che vi sto dicendo, voi avete capito tutto il Cristianesimo“».

«In realtà, Dio ha scelto di nascere piccolo, perché ha voluto essere amato . Ecco come la logica del Natale è il capovolgimento della logica mondana, della logica del potere, della logica del comando, della logica fariseistica e della logica causalistica o deterministica».

Buon Natale a tutti i naviganti!

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Piccolo, perché ha voluto essere amato

  1. Ricambio con Ratzinger:

    “ciò che Giovanni chiama “il Verbo” in greco significa anche “il senso”. Quindi potremmo, senz’altro tradurre l’espressione di Giovanni dicendo: “Il senso si è fatto carne”. Ma questo senso non è semplicemente un’idea generica che si introduce nel mondo. Il senso è rivolto a noi. Il senso è una parola, un appello destinato a noi. Il senso ci conosce, ci chiama, ci guida.”

  2. Pinco scrive:

    Grazie! Buon Natale a tutti!

  3. Fileno scrive:

    E l’altro giorno, al Te Deum, il Papa che si inginocchia davanti al confessionale, davanti all’icona della Madonna a Santa Maria Maggiore, davanti agli ultimi nella lavanda dei piedi (e in tutti questi casi fa bene), ancora una volta non si inginocchia davanti al S.S.Sacramento, come è possibile che nessun giornalista chieda spiegazione di questo che è un vero e proprio scandalo? Non giudico le vostre coscienze, ma non rilevare questa cosa straordinaria per un cattolico , non è una condotta da giornalisti cattolici.

  4. Pinco scrive:

    Veramente al Te Deum del 2015 papa Francesco si era inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento. Bisogna dire che il papa manifesta sempre alcuni problemi fisici nell’eseguire quel gesto, infatti, da quando è papa, viene spesso aiutato dai suoi vicini collaboratori (soprattutto a rialzarsi).
    Il far finta di non vedere questi suoi problemi è un comportamento che si commenta da sé.