Europa, che cosa ci si aspetta dai cristiani

Cari amici, vi invito a leggere l’intervista con il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, pubblicata sulla Stampa e su Vatican Insider ieri. In ogni risposta ci sono elementi interessanti sui quali riflettere, dall’inquietudine di cui sono segno i populismi che merita risposte non elusive, alle sottolineature sulle cause del terrorismo.

Qui mi vorrei soffermare sulle parole del cardinale contenute nell’ultima risposta, riguardante le radici cristiane dell’Europa e il contributo che i cristiani possono dare nel tempo presente e in futuro:

“Queste radici sono la linfa vitale dell’Europa. Basti rileggere i discorsi che i protagonisti del 25 marzo 1957 tennero in Campidoglio, per scoprire come essi vedessero nel comune patrimonio cristiano un elemento fondamentale sul quale costruire la Comunità economica europea. Poi è subentrato un lento processo che ha cercato di relegare sempre più il cristianesimo all’ambito privato. È stato così necessario ricercare altri denominatori comuni, apparentemente più concreti, ma che hanno condotto a quel vuoto di valori cui accennavo prima, con gli esiti che abbiamo dinanzi agli occhi di società sempre più frammentate. In questo contesto ritengo che i cristiani siano chiamati a offrire con convinzione la loro testimonianza di vita. ‘L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri’, diceva Paolo VI. Dai cristiani non ci si aspetta che dicano cosa fare, ma che mostrino con la loro vita la via da percorrere”.

Mi hanno colpito soprattutto queste ultime parole: sai cristiani non ci si aspetta che dicano cosa fare, ma che mostrino con la loro vita la via da percorrere. In fondo è davvero ciò di cui c’è bisogno. Il Vangelo si è diffuso non perché c’erano cristiani che facevano proclami, o magari cristiani che litigavano, si scomunicavano o si scannavano tra di loro gareggiando non solo su chi fosse il più bravo, ma anche su chi sapesse risultare dialetticamente più furbo, più sarcastico o più accanito nel far esami di dottrina agli altri, papi e vescovi compresi. Il Vangelo si è diffuso comunicandosi da persona a persona perché i cristiani si volevano bene tra di loro e volevano bene a coloro che incontravano. Una bellezza attraente. Quella bellezza che difficilmente si coglie nella “muscolosa” e autoreferenziale presenza sul web di coloro che credono di testimoniare il Vangelo pontificando e dando addosso ai fratelli nella fede non allineati con loro.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Europa, che cosa ci si aspetta dai cristiani

  1. I grandi temi dei grandi uomini della grande Chiesa italiana …

    (Parla di “radici cristiane” e invece di citare San Giovanni Paolo II ci parla di politica -ma lui è un politico forse più che prete, e in questa chiesa conta più la politica che la santità probabilmente. E poi lo capisco, San Giovanni Paolo II tempi attuali non è poi tanto di moda… lui ci teneva troppo a certi temi oggi accantonati, meglio dimenticare.
    Allora cita Paolo Vi (che alla politica pure ci teneva assai – a quella “alta”)
    (Ma tanto per l’otto per mille ho già scelto, non si affannino…)

    • cuba_libre scrive:

      Guardi che Wojtyla e’ stato uno dei papi piu’ politici di tutta la storia moderna della chiesa!: oppure si pensa che Solidarnosc sia nato cosi’ dal nulla per merito di un allora sconosciuto elettricista polacco, e non per i molto cospicui finanziamenti da parte dello IOR, con certe procedure che di “cristiano” avevano ben poco?