Critiche al Papa, se s’indigna il popolo

L’episodio in sé non va certo enfatizzato. Domenica scorsa, nel giorno della celebrazione delle Palme, un viceparroo di origini indiane in una parrocchia di Montesilvano, in provincia di Pescara, ha criticato dal pulpito Papa Francesco. Non era la prima volta che accadeva. Don Edward Pushparaj, invece di commentare il Vangelo della Passione, si è prima lamentato del fatto che il Pontefice fin dal suo primo Giovedì Santo abbia incluso una donna e una donna musulmana (in un carcere minorile) tra le persone alle quali ha lavato i piedi, facendo memoria del gesto compiuto da Gesù. Com’è noto, con un apposito decreto della Congregazione del Culto divino la possibilità (non certo l’obbligo) di includere delle donne è stata ufficializzata dalla Santa Sede.

Il sacerdote non si è limitato a questo ma ha aggiunto che “in questi quattro anni Francesco ha fatto solo del male alla Chiesa”. Ora, nel web di preti che criticano il Papa – l’attuale e i predecessori – se ne trovavano e se ne trovano anche diversi. Don Edward però lo ha fatto dal pulpito, durante l’omelia della messa delle Palme in parrocchia.

La notizia – ed è il motivo per cui vi dedico queste righe – è però un’altra. La gente, i fedeli presenti a messa non hanno sopportato in silenzio come accade spesso durante le celebrazioni. Non ce l’hanno fatta a sopportare e hanno cominciato a contestare il prete contestatore chiedendogli di smettere. Alcuni si sono alzati e sono usciti dalla Chiesa.

Certo, non è mai bello che una celebrazione liturgica venga interrotta. Ma il troppo è troppo. E anche il “santo popolo fedele di Dio”, come lo chiama Papa Francesco, ha diritto di indignarsi un po’ e di chiedere al prete di non scandalizzare i semplici fedeli usando l’omelia per attaccare il Pontefice. E’ una piccola notizia che dà speranza. Sì, perché di fronte a certe elucubrazioni, a certe campagne mediatiche, ai complottismi senza ritorno ormai di stampo blasfemo messi nero su bianco da chi faceva l’iper-papista fino a quattro anni fa; di fronte all’insistenza con cui si cerca di confondere la gente per poi dire – dopo aver seminato confusione – che le persone sono confuse, l’unica vera risposta è una reazione pacata ma ferma. Una reazione sdrammatizzante dal basso. Servono a poco o a nulla le controdeduzioni sul web o sui social, il batti e ribatti nei circoli autoreferenziali di chi vive occupandosi esclusivamente di quale cartuccia mediatica sparare contro il Papa. Nel caso di don Edward non si è trattato di tifoserie manipolate o “gestite” da qualcuno, non erano truppe cammellate venute lì per contestare un povero prete “resistente”.

No, era gente comune, che andando a messa la Domenica delle Palme non ha tollerato di sentire un prete che dal pulpito attaccava il Papa. L’arcivescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, ha invitato il sacerdote a prendersi qualche giorno di riposo lontano dalla parrocchia. E pare gli abbia espresso un pensiero riassumibile in questo modo: io sono nato quando il Papa era Pio XII. A me hanno insegnato a voler bene al Papa e ho voluto bene a Pio XII, a Giovanni XXIII, a Paolo VI, a Giovanni Paolo I, a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI e ora a Francesco.

Un prete ha tutto il diritto di avere delle obiezioni su questa o quella decisione dell’attuale Vescovo di Roma come dei suoi predecessori. Ha diritto di esprimerle, di scriverle, etc. Ma il popolo di Dio, a messa in parrocchia, ha tutto il diritto di indignarsi e di gridare un liberante “Basta!” se il prete usa il pulpito per sparlare del Papa. Un liberante “Basta!” dei semplici fedeli ci salverà.

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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