Correzioni “filiali” e lingua italiana

Premetto di non voler in alcun modo fare polemica con i firmatari dell’ormai nota “correzione filiale” verso Papa Francesco (inviata al Pontefice l’11 agosto e resa nota poco più di un mese dopo perché il Successore di Pietro non aveva risposto). Mi limito a riportare le parole pronunciate dai due più autorevoli sostenitori del documento.

Il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dello IOR, ha dichiarato al telefono al sottoscritto domenica scorsa: «Condivido il documento ma non ho firmato come banchiere: è un richiamo fatto da intellettuali. I laici hanno diritto di esporre le loro critiche. L’unico intento che ho è il bene della Chiesa e di Papa Francesco, per il quale prego tutti i giorni nella messa. Io voglio bene al Papa, sono fedele alla Chiesa. Io non do dell’eretico al Papa, non lo penso neanche lontanamente. Sarei stupido se lo facessi, non sono un teologo».

Leggo ora che don Antonio Livi, il quale invece teologo lo è, anch’egli firmatario della “correzione filiale”, ha dichiarato a un blog: «Lui (Papa Francesco, ndr) non è personalmente e formalmente in eresia, non ne ha dette in modo palese. Lui non proclama cose che risultino eretiche, però le fa dire agli altri senza correggerle o smentirle, pertanto avallandole. Penso che sia quantomeno un peccato contro la prudenza ed è una prassi pastorale dannosa. Noi cerchiamo di farlo ravvedere sia nella prassi sia nella dottrina che risente negativamente del modernismo».

Ora, io, nonostante qualche studio classico, non ho la preparazione di Gotti Tedeschi né tanto meno quella di monsignor Livi e dunque può essere che mi sfuggano significati reconditi delle parole della lingua latina e anche della nostra lingua italiana. Ma nella “correzione filiale” resa nota la notte tra sabato e domenica leggo testualmente (in latino):

His verbis, actis, et omissionibus, et in iis sententiis libri Amoris Laetitia quas supra diximus, Sanctitas Vestra sustentavit recte aut oblique, et in Ecclesia (quali quantaque intelligentia nescimus nec iudicare audemus) propositiones has sequentes, cum munere publico tum actu privato, propagavit, falsas profecto et haereticas

Che tradotto (non traduco io, eh! uso la versione italiana “autentica” che campeggia nella prima pagina web del sito ufficiale della “correzione formale”):

Per mezzo di parole, atti e omissioni e per mezzo di passaggi del documento Amoris laetitia, Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato.

Molto “filiale”, certo, ma anche molto duro. Ripeto, io sarò tardo di comprendonio e chiedo venia in anticipo, ma come fanno il dottor Gotti Tedeschi e il professor Livi a sostenere pubblicamente che loro non hanno dato dell’eretico al Papa e persino di non ritenere che il Papa abbia detto in modo palese eresie? Delle due l’una. O hanno firmato un testo senza leggerlo con attenzione – il che non è neppure da pensare, data l’autorevolezza e la competenza di entrambi, per di più nel caso di un documento così delicato e dirompente – oppure si sono resi conto di aver commesso un passo, diciamo, un po’ falso, e tendono a sminuire ciò che loro stessi hanno firmato.

Quello che faccio difficoltà ad accettare è l’insulto all’intelligenza dei lettori, scaricando come sempre la colpa su noi giornalisti e comunicatori, incapaci di capire i testi e di riportare fedelmente ciò che dicono: eppure gli estensori del documento, per essere sicuri che l’accusa di propagare eresie fosse ben scolpita con parole non interpretabili a piacimento da parte di chi legge, hanno pensato bene di metterle nero su bianco nella lingua di Cicerone. Per mezzo di parole, opere e omissioni, e per mezzo dell’esortazione Amoris laetitia il Papa ha sostenuto proposizioni false ed eretiche e le ha propagate con il suo ufficio papale: questo io capisco, questo c’è scritto. Se Gotti Tedeschi e Livi avevano in mente altro, forse non dovevano firmare e oggi potrebbero dissociarsi. Se avevano in mente questo, dovrebbero avere il coraggio di sostenerlo senza sofismi e giri di parole. Sempre con quell’amore “filiale” che pervade tutto il documento, s’intende, ma senza lanciare il sasso (firmando) per poi nascondere la mano (negando di aver dichiarato che il Papa ha pronunciato e propagato “eresie”). A meno di non cambiare il significato delle parole nei vocabolari di lingua latina e italiana.

* POST SCRIPTUM
Questa mattina (27/09) il professor Livi su La Nuova Bussola Quotidiana dedica molte righe per giustificare il suo diritto di firmare il documento sulle 7 eresie papali e prendersela con quanti lo hanno attaccato dicendo che non doveva firmarlo o quanti si sono soffermati di più sugli schieramenti conservatore-progressista invece di parlare dei rilievi in sé mossi all’attuale Pontefice. Livi afferma che il documento “contrariamente a come è stato presentato da commentatori poco attenti o inclini al sensazionalismo, non intende accusare il Papa di eresia ma lo richiama rispettosamente a non favorire ulteriormente la deriva chiaramente ereticale che inquina la vita della Chiesa”. Ora, visto quanto scritto più sopra, certamente il sottoscritto appartiene alla categoria dei poco attenti o inclini al sensazionalismo. Ribadisco: non ho la “sapientia cordis” né la vasta cultura del prof. Livi. Non sono teologo. Leggo soltanto il latino e l’italiano. E cerco di comprendere ciò che c’è scritto. Ebbene, nella sua non breve autodifesa sulla Nuova Bussola, presentata con il sobrio titolo “La verità che i lettori meritano”, il noto teologo correttore “filiale” del Successore di Pietro guarda caso non cita mai, ma proprio mai, la frase che trovate virgolettata qui sopra che attesta l’accusa al Papa di sostenere con le sue parole e le sue opere, e con il suo ufficio papale, in modo diretto e indiretto, proposizioni false ed eretiche. Chissà come mai non l’ha citata. Forse perché avrebbe avuto qualche difficoltà a spiegarla a noi ignoranti continuando ad affermare di non aver mai dato dell’eretico al Papa? Non mi permetterei mai di giudicare le intenzioni del teologo Livi né il grado di consapevolezza con il quale ha firmato (quali quantaque intelligentia nescimus nec iudicare audemus). Ma gli chiederei di non prendere in giro la nostra (nel mio caso, ahimè, assai limitata) intelligenza, cambiando le carte in tavola. Ha sottoscritto o no anche quella frase?

Il caso, peraltro, se non fosse serio (i “filiali correttori”, anche quelli che ora smentiscono ciò che hanno firmato, hanno compiuto un gesto drammaticamente importante) avrebbe i suoi risvolti umoristici. Se persino una frase latina della “correctio” si presta a essere così variamente interpretata (nonostante il senso a me paia piuttosto chiaro), quanto più deboli sono le affermazioni eretiche che i firmatari virgolettano come se il Papa o chi per lui le avessero pronunciate, mentre invece di tratta di loro personali deduzioni. Ora, a me sembra di ricordare che i canoni di condanna delle eresie prima di essere promulgati – anche a garanzia del presunto eretico – debbano accertare esattamente e senza dubbio alcuno il contenuto ereticale chiarendo inequivocabilmente ciò che è stato pronunciato e il senso in cui è stato pronunciato. Esattamente il contrario di ciò che accade nel documento “filiale”. Che ciò fosse ignoto a blogger, saggisti, docenti di materie varie e banchieri mal consigliati, lo si può capire. Non poteva essere ignoto a un teologo dogmatico del calibro di Livi, che ha dedicato parte dei suoi studi a discernere la vera dalla falsa teologia.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

55 risposte a Correzioni “filiali” e lingua italiana

  1. Alberto scrive:

    “Sustentavit” è voce del verbo “sustento”, che significa tra le altre cose “alimentare” ( https://www.dizionario-latino.com/dizionario-latino-italiano.php ). Anche il verbo italiano sostenere può avere un’accezione simile. Quindi una interpretazione possibile è che l’accusa sia di aver incoraggiato (magari involontariamente) opinioni eretiche, non di averle credute e volontariamente difese e propagate. Se parte dei firmatari affarmano che questo è il senso con cui intendono il documento che hanno firmato, probabilmente è questo il significato con cui va letto.

  2. Sara scrive:

    Io faccio sinceramente fatica a capire cosa costava al Papa incaricare la cdf di redigere un documento chiarificatore. Papa Ratzinger in occasione della revoca di scomunica ai lefebvriani e per il pro multis ha preso lui stesso carta e penna per spiegarsi: cosa ci sarebbe di male?
    Invece e’ nata una guerra tra bande con cardinali che si insultano e padre Spadaro che da del vermiquo in giro, se provi a dire A ti bloccano e ti mettono a tacere: siamo tutti impazziti?
    Spero che il prossimo Papa riporti un po’ di pace perché così il fedele normale soffre.

    • Pinco scrive:

      Sara, il suo invocare chiarificazioni a riguardo di questo documento ne presuppone la sua disapprovazione. Questa lettera, a differenza di lei, non esprime (solo) dubbi, ma (alcune) gravi certezze! Non a caso questo documento viene definito “correzione filiale”. Allora penso sarebbe più coerente da parte sua, Sara, chiedere piuttosto chiarificazioni su come si sia potuti arrivare a simili gravi certezze.

    • Pinco scrive:

      Sara, il suo invocare chiarificazioni a riguardo di questo documento ne presuppone la sua disapprovazione. Questa lettera, a differenza di lei, non esprime (solo) dubbi, ma (alcune) gravi certezze! Non a caso questo documento viene definito “correzione filiale”. Allora penso sarebbe più coerente da parte sua, Sara, chiedere piuttosto chiarificazioni su come si sia potuti arrivare a simili gravi certezze.

      • Sara scrive:

        Non è solo questione mia: sono state avanzate domande ben precise non vedo perché non rispondere.
        In ogni caso non vedo perché non voler dare indicazioni più precise che non accenni ad un vago discernimento, capisco il Papa non voglia rivangare la vecchia casuistica ma come si fa quando si parla di caso per caso a non ricaderci?
        A questo punto dai la comunione a tutti e via, ad oggi in pratica dipende da chi hai davanti come sacerdote non mi pare tanto cattolico.

        • Pinco scrive:

          Sara, Civiltà Cattolica ci riporta alcune indicazioni del papa, avute in un incontro con alcuni gesuiti colombiani, per aiutarci a capire meglio l’Amoris Laetitia. Qui http://www.laciviltacattolica.it/articolo/la-grazia-non-e-una-ideologia/ le può trovare.

          • Sara scrive:

            Spadaro no dai, e’ troppo schierato, e non è nemmeno un teologo.
            E poi il dibattito l’ho seguito non mi deve convincere, semplicemente non mi pare un percorso così concluso da non poter accogliere qualche critica in attesa di una sistemazione teologica più solida e raffinata.

          • Pinco scrive:

            Papa Francesco no, Spadaro neppure, la sistemazione teologica non è abbastanza solida e raffinata… Mi scusi, Sara, ma lei chi è???

      • PetrusLXXVII scrive:

        Quanto meno riconosce che è una certezza la diversa interpretazione che di AL danno le diverse conferenze episcopali nel mondo? Questo non merita almeno una richiesta di chiarimenti, e la richiesta una risposta? Così, giusto per capire quali CE hanno applicato AL, se non bene, almeno in conformità con gli intendimenti papali!

        • Pinco scrive:

          Non crede che forse meriti un difficile ma sano approfondimento dell’Amoris laetitia?

          • PetrusLXXVII scrive:

            Dato che di AL c’è chi capisce A e chi capisce B, chi meglio del suo estensore potrebbe dispiegarne pienamente il senso?! E per questo che ci si è rivolti a lui per ottenere chiarimenti! In fondo, rientra tra i compiti del Papa dipanare i dubbi dei fedeli per confermarli nella fede. Non ci vedo nulla di male se rispondesse ai dubia, anzi, gliene saremmo grati.

          • Veronica scrive:

            @PetrusLXXVII

            Condivido pienamente il suo pensiero. Non capisco cosa ci fosse di male nel rispondere ai Dubia (cosa che, tra l’altro, alcuni teologi hanno provato a fare, rispondendo a tutti i Dubia negativamente e cercando di conciliare AL con Familiaris Consortio e Veritatis Splendor – lo stesso Vatican Insider ne aveva dato notizia temporibus illis). Ebbene: non avrebbe potuto fare lo stesso anche la CdF su incarico del Papa? Perché mai tutto questo silenzio? Cosa gli costava rispondere ai Dubia? Ai vescovi argentini di Buenos Aires non ha forse scritto in via informale (cito a memoria): “l’unica interpretazione possibile di AL è quella di poter dare la Comunione ai divorziati-risposati”? E se ha risposto così ai vescovi argentini, non poteva rispondere così anche a quattro cardinali?

          • Pinco scrive:

            Dato che di AL c’è chi capisce A e chi capisce B, forse è bene cercare di capirla meglio. Non ci vedo nulla di male nel cercare di dipanare i dubbi seguendo le indicazioni del papa.

          • PetrusLXXVII scrive:

            Mi perdoni, ma si rende conto che la sua è una risposta che non risponde? Resteranno sempre A e B.
            Sant’Agostino non diceva forse “Iam enim de hac causa duo concilia missa sunt ad Sedem Apostolicam: inde etiam rescripta venerunt. Causa finita est: utinam aliquando finiatur error!”?

          • Pinco scrive:

            E’ la soluzione per A e B che non ci accomuna.
            Aggiungo, visto che il linguaggio dovrebbe servire a comunicare e non a pavoneggiarsi, di lasciar perdere il latino e di comunicare i in italiano, così se dalla sua bocca dovesse uscire qualcosa di saggio ne potrà fare tesoro anche chi colto non è.
            Al limite ci aggiunga la traduzione (sempre che la conosca).

          • PetrusLXXVII scrive:

            «Su questo argomento sono stati già inviati gli Atti di due Concili alla Sede Apostolica, di cui ne abbiamo ricevuto anche i rescritti. La causa è finita: possa così aver fine anche l’errore».
            Forse la conosce nella sua forma volgarizzata: “Roma locuta, causa finita”!
            Per inciso, Agostino si riferiva ai concili indetti per affrontare l’eresia pelagiana, le cui controversie furono risolte dal definitivo pronunciamento pontificio. (Faccio notare peraltro che, tra le altre cose, il “misericordismo” a buon mercato che dilaga oggi, ha dei tratti comuni con l’antico pelagianesimo!)
            In sintesi, dice Agostino: nel dubbio, è il papa che dirime la questione! Comprende?

          • Pinco scrive:

            Credo sia lei a non aver ben compreso il perché di quella mia risposta! Lo si deduce bene dal finale di quest’ultima!

  3. Michele scrive:

    voglio fare un commento a latere : leggendo alcuni di questi siti ( bussola quotidiana,basta bugie,età) mi sembra di cogliere un atteggiamento, come una teologia negativa : noi siamo stati abbandonati dal Salvatore, se ne è andato, ci ha lasciati soli. A noi non resta altro che difendere quello che rimane della fede. Magari mi sbaglio, ma quei siti, quelle note di correzione “fraterna” trasudano di un totale scetticismo, di difesa dei “bei vecchi tempi”,quando la salvezza era possibile. Oggi tutti, sacerdoti chierici, pseudo-fedeli, sono tutti traditori. Io credo che non sia mai esistito un momento in cui fosse facile essere fedeli, i bei vecchi tempi esistono per lo più nella mente e non nei fatti. Io mi sento chiamato oggi ad essere fedele ed a testimoniare di fronte a tutti quale è la fonte della mia speranza, della mia gioia. La lettera di correzione fraterna trasuda di risentimento astio e sfiducia in Pietro stesso.

  4. flavio scrive:

    Credo che la questione linguistica sollevata da Tornielli sia in realtà abbastanza semplice. La versione italiana traduce “sustentavit” con “ha sostenuto”. Che ci può stare, se per “sostenere” si intende il suo significato primario, etimologico, di “dare sostegno” e non quello di “affermare, dire”. Anche le altre versioni (inglese, tedesco, portoghese, quelle che ho guardato; la francese non traduce la parte in latino e la spagnola … non c’è) usano verbo il cui significato primario non è “affermare”

  5. andrea santini scrive:

    Credo che queste polemiche fra cattolici, indeboliscono progressivamente il principio della indissolubilità del matrimonio. Occorre più chiarezza e “Prudenza”. Altrimenti la Chiesa rischia di dividersi. E ciò sarebbe gravissimo.

    Andrea

  6. Pinco scrive:

    Credo sia lei a non aver ben compreso il perché di quella mia risposta! Lo si deduce bene dal finale di questa sua risposta!

    • PetrusLXXVII scrive:

      Se la logica non è un’opinione, va da sé che non può considerare la conversazione informale con i suoi amici colombiani una risposta che impegna la sua autorità magisteriale ai dubbi sollevati da tantissimi fedeli.. se è questo che vuole dire! Quella risposta non ha valore vincolante, non trattandosi di pronunciamento ufficiale.. oltre ad essere nebulosa e non esplicativa! Si vagheggia.. Quindi, sono ancora in piedi i Dubia, tant’è che anche il segretario di stato Parolin e l’ex prefetto della CdF invitano (anche il Papa) ad un dialogo che faccia chiarezza e non rimandano certo a cercar risposte alla chiacchierata colombiana del Papa.

  7. PetrusLXXVII scrive:

    Dalle mie parti un linguaggio ambiguo che si presta ad una interpretabilità variabile genera dubbi e non certezze! Non saprei dalle sue..!?!!

    • Pinco scrive:

      Allora sarà completamente d’accordo con l’articolo di Tornielli e in totale disaccordo con tutti quei blog che definendosi “tradizionalisti” accusano il papa di eresia. Sul fatto che per simili accuse servirebbero certezze siamo d’accordo, no?

      • PetrusLXXVII scrive:

        Si, in questo suo commento ritengo che Tornielli abbia ragione. Dalla forma sintattica della “correzione filiale” sembra potersi leggere un’accusa di eresia. Al di la di quel che può sembrare però, io penso, come peraltro diversi firmatari dicono di aver inteso, che tale documento non vada interpretato come “un’accusa di eresia” al Papa, ma come “un’accusa di prestarsi al rischio di incorrere in eresia”, comunque mai oggettivamente formulata! Qualora gli estensori non l’avessero inteso in tal senso, io personalmente preferirei intenderlo così, e in ogni caso ritengo più importante l’invito a rispondere ai Dubia mosso dai cardinali.
        La certezza dunque, se vuole ancora una volta una risposta, ribadisco, è l’ambiguità di AL. Questa ambiguità sì, va corretta, possibilmente dal Papa, con un pronunciamento chiaro, formale e soprattutto non soggetto ad interpretabilità. Da questa necessità sono nati i Dubia. In caso di mancata risposta dal Papa, necessariamente la correzione dovrà partire da altri soggetti, possibilmente investiti di autorità apostolica, quindi dai cardinali. Comprende?

  8. Pinco scrive:

    “In caso di mancata risposta dal Papa, necessariamente la correzione…” Correzione??
    Lei ritiene che in caso di mancata risposta del papa i dubbi diventeranno errori? Bizzarra logica la sua!

    • PetrusLXXVII scrive:

      Non io, ma il dato oggettivo che AL viene letta in modo diametralmente opposto da africani, tedeschi, polacchi, maltesi. Questo non è certo un buon segno! Capisce?

  9. Pinco scrive:

    Senta, c’è correzione se c’è errore! Si decida se per lei AL contiene errori (certezze) o solamente ambiguità (dubbi). Non può contraddirsi ogni due minuti. Capisce?

  10. PetrusLXXVII scrive:

    Ad un problema di matematica non è possibile dare soluzioni in contrasto tra loro.. una sarà vera e l’altra sarà falsa, oppure sono stati forniti dati insufficienti o inesatti per trarre le conclusioni. Così, allo stesso modo, se un argentino applica alcune indicazioni di AL in un certo modo e uno statunitense condanna quel che per l’argentino sarebbe cosa accettabile, significa che in alcune sue parti AL contiene indicazioni insufficienti e/o inesatte (cioè ERRATE) e, in quanto tali, generatrici di “Dubia”! Cosa c’é illogico in questa ovvietà?

  11. PetrusLXXVII scrive:

    Dunque lei sta sostenendo che ciò che é ambiguo può restare tale, poiché non essendo definibile errato, non necessità di correzione. Io invece ritengo che l’ambiguità sia generata da un vizio di forma, se non di sostanza e, quindi, va corretto.. altrimenti rimane inutilizzabile! Capisce?

  12. Pinco scrive:

    E’ evidente che tra l’affermare che ci SONO degli errori e che ci POTREBBERO ESSERE degli errori, ovviamente, ci sia una grande differenza. Nel primo caso occorre correggere gli errori, nel secondo verificare prima se ci siano. Perciò prima di invocare una correzione, perché gli insegnamenti di AL vi fanno sorgere dei dubbi, accertatevi che gli errori ci siano veramente. Mi pare tutto logico, no?

    • PetrusLXXVII scrive:

      Ripeto, la dimostrazione della natura defettibile di AL è dimostrata dalla diversa interpretazione data da più parti. E questo è un dato reale, concreto, oggettivo, indiscutibile. Se per lei questo non è un problema, allora è impossibile comunicare. Ci rinuncio.

      • Pinco scrive:

        Non mi sembra complicato capire la differenza di ciò che E’ da ciò che POTREBBE ESSERE. Temo proprio che non sia un bel segno il fatto che lei non riesca a manifestare in modo limpido la sua opinione. Ci pensi.

      • Pinco scrive:

        Rileggo adesso, PetrusLXXVII, i suoi commenti con più calma e mi rendo conto che con la fretta di prima, non avendo nemmeno letto alcuni suoi passaggi, non li avevo capiti. Me ne scuso.
        Con il termine correzione si riferiva alla forma di AL che, sempre secondo lei, si presta a diverse interpretazioni per la forma ambigua con cui sarebbe scritta. Secondo me il fatto che venga interpretata in modi diversi non dimostra questa sua ambiguità, ma bensì la sua profondità. Anche il Vangelo se non viene compreso in profondità alle volte sembra contraddirsi. Io credo che dobbiamo fidarci di papa Francesco e provare a meditarla secondo i suoi consigli (uno schemetto che ne spieghi tutti i suoi profondi aspetti le sembra possibile?).
        Ricordiamoci però che non è possibile ritenersi cristiani e scagliarsi contro il papa per dei soli dubbi.

        • PetrusLXXVII scrive:

          Certo che “uno schemetto che ne spieghi tutti i suoi passaggi è possibile”. Sarebbe sufficiente che il Papa rispondesse a 5 domande con un SI o con un NO e lo schema sarebbe bello e pronto e comprensibilissimo!

          • Pinco scrive:

            Me le fa conoscere queste cinque domande?

          • PetrusLXXVII scrive:

            Sono di pubblico dominio, vada a cercare i Dubia dei cardinali e si sarà dato risposta!

          • Pinco scrive:

            E queste sarebbero le domande a cui rispondere con un semplice sì o no? Le pare possibile che sia possibile rispondere a delle domande che abbracciano mille sfumature con un semplice sì e no senza cadere in mille interpretazioni?

          • PetrusLXXVII scrive:

            Forse sta confondendo con la “correzione filiale”! I Dubia sono domande, nella correzione vi sono considerazioni correttive!
            Può provare nel link di seguito se non sa come cercarli. Le domande sono ben circostanziate e richiedono semplicemente una risposta affermativa o negativa.. evangelicamente SI SI, NO NO

            http://www.lanuovabq.it/it/cinque-domande-su-cui-si-gioca-la-morale-cattolica

          • Pinco scrive:

            Le risulta che qualcuno si sia azzardato a provare a rispondere con dei semplici sì o no?

          • PetrusLXXVII scrive:

            Sono rivolte al Papa le domande, lui solo ha l’autorità di poter rispondere per affermare o riaffermare in modo definitivo il credo della Chiesa.
            Comunque è tradizione propria della formula dei dubia la richiesta di una risposta semplicemente affermativa o negativa, e non argomentata, alle domande poste. Del resto basta leggere le domande per rendersi conto che la domanda richiede solo che si dica SI o NO. Ogni spiegazione ulteriore sarebbe superflua..

          • Pinco scrive:

            Si ricorda la domanda che i farisei fecero a Gesù sul poter ripudiare la propria moglie? Avrebbe potuto Gesù rispondere semplicemente con un sì o un no senza innescare mille domande? E si ricorda la risposta di Gesù? Per le domande rivolte ad AL credo proprio che non bastino dei semplici si o no, ma siano necessarie approfondite spiegazioni. Credo che queste spiegazioni le si possano trovare, se ben meditata, all’interno di AL .

          • PetrusLXXVII scrive:

            Il paragone con l’episodio evangelico non credo calzi in alcun modo in questo caso. Per fare una analogia con AL, la domanda rivolta a Gesù dagli aspiranti lapidatori non sarebbe dovuta essere se è lecito o no giustiziare l’adultera, come leggiamo nel Vangelo, ma se la prescrizione della pena fosse o no riportata nella Legge. Questa è si paragonabile alle domande dei Dubia, e la risposta non poteva essere che si, perché se è scritto e scritto, non si può negarlo.
            In ogni caso non stiamo parlando di lapidazione, ma stiamo parlando di non legittimare l’accesso ai sacramenti per chi sceglie consapevolmente di continuare a vivere more uxorio la nuova relazione, proprio contro l’indicazione data dal Signore nel passo evangelico da lei citato: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Capisce? Gesù la perdona, ma le chiede anche di non continuare la sua relazione adulterina!

          • Pinco scrive:

            E dopo aver verificato che quella prescrizione era riportata nella legge non crede che avrebbero chiesto conto a Gesù del suo perdono? La risposta di Gesù ci spiega invece il drammatico motivo di quella prescrizione!
            Io non entro nel merito di quando sia o meno legittimo l’accesso ai sacramenti, vorrei però invitarvi a riflettere che se non è bene in taluni casi l’accesso a questi sacramenti, in altri può essere un male negarli. Preghiamo piuttosto perché la Chiesa sappia avere il giusto discernimento.

          • PetrusLXXVII scrive:

            Consentire l’accesso ai sacramenti a chi mostra di non voler abbandonare lo stato di peccato, equivarrebbe a moncare il perdono che Gesù offre all’adultera («Neanch’io ti condanno…») dell’invito a cambiare vita («…va’ e d’ora in poi non peccare più»). Non possono essere in alcun caso legittimate sacramentalmente le relazioni extraconiugali. Speriamo che la Chiesa non si lasci trascinare dai costumi e dalle fragilità del mondo e continui a seguire Nostro Signore!

  13. Sara scrive:

    Senta Pinco non è che uno deve concoradare con i tradizionalisti o essere entusiasta. Io non concordo affatto con questa lettera non l’ho nemmeno letta, nello stesso tempo ho la sensazione che AL contribuirà a dare la spallata finale all’indissolubilità del matrimonio, non solo per quello che dice ma anche per la risposta mediatica che ha generato.
    Non so io mi sarei aspettata una riflessione in grado di valorizzare il Matrimonio come
    Sacramento , non serve ribattere punto a punto per questo.

    • Pinco scrive:

      Sara, non si possono trasformare le sensazioni in convinzioni! Anch’io ho la sensazione che dietro il suo nome si nasconda un uomo, ma non posso trasformarla in certezza.

      • Sara scrive:

        Se lei pensa che io sia un uomo sono problemi suoi, io parlo cuore in mano, il Papa non avrà bisogno di persone che gli danno dell’eretico, ma nemmeno di difensori in sevizio permanente.

        • Pinco scrive:

          Credo che il papa, ogni papa, abbia bisogno di persone corrette e oneste.
          Noto comunque che lei non ha negato di essere un uomo.

  14. Andrea Tornielli scrive:

    Dunque prendiamo atto che ci sono modi diversi di interpretare il testo latino! Dunque la correzione filiale di presunte eresie che il Papa non ha mai pronunciato, secondo un’interpretazione tutta da dimostrare, è un testo ambiguo che può essere interpretato (e tradotto) in modi molto diversi e può significare: 1) che il Papa ha diffuso, propagato, sostenuto eresie (dunque è eretico); 2) che il Papa ha alimentato con parole e omissioni un’interpretazione eretica dei contenuti di un suo documento sostenuta da altri. Chi corregge i filiali correttori?

    • Veronica scrive:

      Gentile dottor Tornielli, premesso che non sono esperta in teologia, il documento mi pare abbastanza chiaro, e contiene entrambe le accuse (che non si escludono a vicenda): sia il Pontefice viene accusato di eresia(1), sia il Pontefice viene accusato di aver alimentato interpretazioni eretica(2). Limitandosi alle sole prime due pagine del documento si colgono una serie di affermazione e in un senso e nell’altro.

      -“Siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità.” (2)

      -“È stato dato scandalo alla Chiesa e al mondo, in materia di fede e di morale, mediante la pubblicazione di Amoris laetitia e mediante altri atti attraverso i quali Vostra Santità ha reso sufficientemente chiari la portata e il fine di questo documento.” (1)

      -“Santo Padre, il ministero petrino non Le è stato affidato perché imponga strane dottrine ai fedeli” (1: qui addirittura è accusato di imporre strane dottrine ai fedeli)

      -“Le rivolgiamo questa correzione, piuttosto, al fine di proteggere i nostri fratelli cattolici sperando di prevenire una diffusione di maggiore di dottrine che tendono per se stesse alla profanazione di tutti i sacramenti e alla sovversione della Legge di Dio.” (2).

      Sono dunque due accuse quelle del documento, entrambe di una portata a dir poco inimmaginabile, su cui tutta la Chiesa, italiana e cattolica, tace come se non ci fosse nulla di straordinario ad accusare il Papa di eresia e di favorire la diffusione di eresie.

    • PetrusLXXVII scrive:

      Con tutto il rispetto dottor Tornielli, per quanto possa profilarsi la necessità di “correggere i correttori”, sia ai sensi dell’ipotesi 1) che ai sensi dell’ipotesi 2) da lei avanzate, non le pare che rimane senza dubbio prioritario che il Papa corregga la deriva che si sta profilando su quanto attiene alla materia trattata da AL?

  15. Sara scrive:

    In pratica lei per difendere il Papa mi sta dicendo che sono uomo e non sono onesta.

    • Pinco scrive:

      Eh??? Come conclusione è assai sconclusionata! Ho solamente fatto un esempio di come non si possa trasformare una sensazione in una certezza.