Poste-Telepass, quando le inefficienze si sposano

Cari amici, racconto questo piccolo episodio personale. Per motivi familiari nei mesi scorsi ho dovuto viaggiare spesso, e ancora adesso devo farlo, dalla Lombardia al Veneto (usando le autostrade Brebemi e Milano-Venezia). Da svariati anni uso il Telepass, che avevo attivato presso Poste Italiane con il mio conto Bancoposta. Lo scorso 7 ottobre al casello il Telepass fa cilecca. Qualche altra rara volta in passato era accaduto e si era sempre trattato di piccoli incidenti transitori. Ritento il fine settimana successivo, e niente, il Telepass sembra proprio andato. Inutilizzabile. Ieri, 16 ottobre, ricevo una “raccomandata” (le virgolette sono d’obbligo) da Poste italiane, speditami dalla sede centrale di Roma lo scorso 2 ottobre, che mi avvisa: “Con riferimento al Servizio Telepass Family BancoPosta attivato a seguito della richiesta presentata presso l’Ufficio Postale…. Le facciamo presente che lo stesso è revocato con decorrenza dal 3/10/17ˮ.

Ma come? Revocate il Telepass con decorrenza 3 ottobre e datate la comunicazione il 2 ottobre, facendomela arrivare con una raccomandata che ci mette la bellezza di 14 giorni (cioè più o meno il tempo che ci avrebbe messo un postino a piedi da Roma a Milano)? Non potevate pensarci prima? E magari avvisarmi con una di quelle oscure diavolerie moderne che si chiamano email o SMS (sì, care Poste Italiane, avevate questi dati e avevate pure la possibilità di mandarmi almeno un avviso in bacheca sul conto BancoPosta cointestato a me e a mia moglie)? Nulla di tutto questo. Decidono che il mio Telepass è da cambiare (non discuto nel merito, ovviamente) ma se ne accorgono un giorno prima di togliermi il servizio e per comunicarmelo – che Poste Italiane sarebbero sennò – ci mettono la bellezza di due settimane, cioè un po’ più di quanto ci avrebbe messo a piedi un atleta allenato ai tempi dei greci e dei romani, molto di più di quanto ci avrebbe messo nel Medio Evo un postino a cavallo.

Ma, attenzione, mal comune mezzo gaudio. Poste Italiane non è un esempio solitario di inefficienza nel panorama italiano. Telepass sembra proprio volerle fare concorrenza. Infatti nella lettera ricevuta (e spedita con tutta calma) mi si raccomandava “di non proseguire nell’utilizzo dell’apparato Telepass” – e fin qui dopo due prove andate a vuoto, c’ero persino arrivato da solo – invitandomi a “provvedere alla restituzione dell’apparato presso i Punti Blu o bei Centri Servizio di Autostrade, entro 20 giorni dalla data di revoca del servizio, così come previsto dall’art. 6. 3° comma delle Norme e Condizioni Sottoscritte in sede di adesione al servizio in questioneˮ. Chissà se il comma prevedeva anche l’obbligo per Poste Italiane di avvisare per tempo i clienti…

In ogni caso, visti i tempi stretti, decido di recarmi subito (il Telepass mi serve!) presso il Punto Blu di via Larga a Milano. Certo di poter risolvere la questione: restituire il vecchio Telepass e ritirare il nuovo. Ma qui trovo la seconda sorpresa: al Punto Blu si restituisce il vecchio, ma non si ritira il nuovo. Un impiegato non particolarmente in vena di gentilezze, che mi fa sentire un po’ ebete, mi dice: “Deve andare a ritirarlo in Posta!ˮ. Ma perché allora non si poteva anche riconsegnare il vecchio apparecchio in Posta?

Sta di fatto che nell’era delle comunicazioni online, ti viene bloccato un servizio senza che tu lo sappia (e senza che tu abbia commesso infrazioni o ritardi nei pagamenti) e per riattivarlo devi recarti in due uffici diversi: da una parte riconsegni e dall’altra ritiri. Attenzione alla parola “ritiriˮ: prendetela col beneficio di inventario. Non so se davvero alla prima visita all’ufficio postale sarò davvero in grado di “ritirareˮ il nuovo Telepass: viste l’efficienza da manuale e la cura della clientela dimostrata da entrambe le società mi aspetto di non trovare il sospirato apparecchio o di essere rinviato a un terzo ufficio (che so, quello dell’Unione Sindacale Lavoratori degli Autogrill o del Controllo di qualità del segnale al Casello). Se accadrà, aspettatevi un Post Scriptum…

Post Scriptum
Non avrei voluto continuare, ma davvero non c’è fine al peggio. Stamattina vado all’ufficio di Poste Italiane i via Fantoli a Milano, dove avevo stipulato il contratto per il Telepass legandolo al conto BancoPosta. Dico che mi hanno mandato a ritirare qui il nuovo Telepass, dopo la consegna del vecchio al Punto Blu. L’impiegato mi guarda poi si rivolge ai superiori. E’ una signora, non la direttrice, che un po’ scocciata gli dice (lo sento attraverso il vetro): “Noi non abbiamo Telepass da consegnare”. Faccio notare che sono state Poste Italiane, con proverbiale celerità, a recapitarmi una raccomandata in 14 giorni per informarmi della revoca del servizio Telepass DOPO avermelo revocato. Mostro la lettera, ripeto che dal Punto Blu mi hanno detto di rivolgermi a Poste Italiane. La dirigente mi ripete che – consultato il manuale – loro non hanno Telepass da consegnare, e mi fa notare che la lettera diceva di restituirlo, non di venirne a riprendere uno nuovo. Ricapitoliamo: Poste Italiane mi informa due settimane dopo che mi ha revocato unilateralmente un servizio, ma non mi spiega il perché e se si prova a chiedere spiegazioni, si infastidiscono. Al Punto Blu ritirano il Telepass (“perché è vecchio”, mi rivelano), ma non te ne danno uno nuovo. Ecco, immaginate voi quante di queste cose accadono ogni giorno a persone che magari hanno difficoltà che io non ho…

Post-Post Scriptum
Ecco la puntata finale: mi chiama sul cellulare la dirigente di Poste Italiane (ufficio di via Fantoli), che ha potuto verificare che cosa è accaduto e la ringrazio per questo. Al momento dell’addebito della bolletta Telepass (particolarmente salata a motivo dei tanti viaggi che per motivi non piacevoli ho dovuto fare in Veneto nei mesi scorsi) il mio conto Banco Posta è andato sotto di 20 euro. Questo ha determinato l’automatico blocco del mio Telepass e l’automatica comunicazione dell’avvenuto blocco da parte di Poste Italiana. Senza che nessuno – né Autostrade per l’Italia né Poste – comunicasse alcunché. Lo scoperto è durato per un lasso di tempo breve. Nessuno si è fatto sentire o ha avvisato del problema (ma quando devono proporti assicurazioni o prodotti finanziari chiamano, eccome). Né il problema (già peraltro risolto) era segnalato nella raccomandata delle Poste. Come pure l’indispettito impiegato del Punto Blu di via Larga a Milano mi ha detto alcunché delle motivazioni relative al blocco e al conseguente ritiro del Telepass. Morale della favola: ho deciso di chiudere il conto BancoPosta. Purtroppo al Telepass non esiste un’alternativa concorrente. Sono andato nella mia banca (Cariparma-Credit Agricole) dove mi hanno già consegnato un apparecchio nuovo e mi hanno tranquillizzato: per qualsiasi problema, prima di bloccare, chiudere, etc. mi faranno un colpo di telefono!

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Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

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