L'arcivescovo vota per il Partito Democratico

[photopress:pierro22.jpg,full,alignleft]Non sono state solo le suore, religiosi, parroci e rettori di collegi romani a votare per le primarie del Pd. Lo ha fatto anche l’arcivescovo di Salerno, Gerardo Pierro. Sulle colonne del Giornale, nell’intervista pubblicata la scorsa settimana, il Segretario della Cei Betori aveva espresso la sua delusione per le suore e i preti che si erano recati alle urne, perché, aveva detto, “non non partecipiamo alla vita dei partiti”. Dal mio punto di vista, la partecipazione dell’arcivescovo è diversa e molto più discutibile: ognuno è libero di pensarla come vuole e di votare per chi vuole. Ma se vedo il vescovo della mia città che partecipa alle elezioni del segretario del Partito Democratico (non dubito che lo abbia fatto animato dalle migliori intenzioni, per favorire la componente cattolica), come fedele quel pastore mi appare “di parte”. Ovviamente scriverei le stesse cose nel caso di un vescovo che partecipasse ad eventuali future primarie per il partito unico del centrodestra.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print
Pubblicato il da Andrea Tornielli Questa voce è stata pubblicata in Varie. Contrassegna il permalink.

222 risposte a L'arcivescovo vota per il Partito Democratico

  1. Francesco scrive:

    Sì, è sbagliato.
    Preti, suore, religiosi e vescovi stiano fuori da tutti i partiti. Per carità.

  2. Vincenzo scrive:

    No, “non si è…sbagliato”… . S.E. lo ha fatto con piena avvertenza e deliberato consenso. Con tutto quello che, da ciò, ne consegue, per Lui e, ahimè, per tantissime … Pecorelle che, dopo simili esempi, (veri “Tzu-mani” per la serenità degli animi cattolici…)veri esempi di “rottura”, nemmeno chiaramente spiegati nella loro “ermeneutica”, dovranno vedersela, ancor più da soli, con gli interrogativi della propria coscienza. L.J.C.

  3. Giuseppe scrive:

    e va bè, non mi pare che sia così clamoroso…non capisco la tragicità di Vincenzo!

  4. Ester scrive:

    Negli affari interni di un partito, un vescovo – che deve essere pastore di tutti – non può e non devo entrarci. È prerogativa dei laici. Altrimenti, Pierro & Co. chiedano lo stato laicale e si iscrivano al PCI-PDS-DS-PD. E pensare che sino milioni di vescovi morti nei gulag!…

  5. Ribadisco: per i preti innamorati della politica , come in passato Romolo Murri e don Sturzo, si dovrebbe riaprire Castel S. Angelo.

  6. Francesco scrive:

    E’ ovvio che il divieto deve essere declinato con la stessa perentorietà rispetto a tutte le parti politiche.
    Non è che le suorine romane e Pierro hanno sbagliato perchè si tratta del PD.
    Hanno sbagliato e basta.
    Valga anche per qualche consacrato che partecipa alle assemblee della Lega o ai raduni di Forza Italia.
    E non mi si dica che c’è differenza culturale e politica.
    C’è ma loro devono astenersi comunque.

  7. annarita scrive:

    Bisogna assolutamente che il Papa ripristini l’uso della sua Autorità, nonostante lo sforzo che sta facendo i suoi non lo ascoltano, vige l’anarchia.

  8. Lorenzo scrive:

    Il discorso fede e politica non è facile da affrontare perchè, anche se uomini di chiesa, sono pur cittadini… quindi se esprimono una loro opinione politica non ci vedo niente di male. Sono uomini, come gli altri.

  9. fra' Cristoforo scrive:

    … ma il Presidente della Conferenza Episcopale Campana, il caro card. Sepe, non ha nulla da dire a Costui?
    Mons. Pierro come ha giustificato la sua scelta?
    Ecco! Questo potrebbe essere cambiato con qualche santo Vescovo della Cina…

  10. gianni scrive:

    beh..ferma restando l’opportunita’ di astenersi a me appare molto più grave se trescano con la sinistra, con coloro che da sempre hanno in odio la Chiesa, la patria e la famiglia, ostacolano la libera scuola cattolica, promuovono aborto e matrimonio omosessuale, sono libertini e relativisti nei confronti di ogni morale oggettiva.

  11. fra' Cristoforo scrive:

    Visto che il Papa è lì a qualche Km da Salerno e che Pierro è sicuramente al seguito della visita Papale, qualcuno può suggerire a Benedetto XVI di far capire come stanno le cose a questo Presule di S.R.C.?

  12. Raffaele Savigni scrive:

    Sono perplesso anch’io, soprattutto se il presule l’ha fatto in modo da dare pubblicità alla sua scelta: poteva evitare di partecipare alle votazioni o farlo con maggiore riservatezza. Concordo comunque con Francesco che dice: “E’ ovvio che il divieto deve essere declinato con la stessa perentorietà rispetto a tutte le parti politiche”. Mi indigna però la faziosità di certi interventi (soprattutto di chi invoca sanzioni drastiche, evoca a sproposito il fantasma del comunismo o accomuna del tutto impropriamente don Sturzo a Murri): le critiche alla scelta di questo vescovo debbono valere anche nei confronti di mons. Maggiolini, amico dei leghisti; di Baget Bozzo, Gelmini e di tanti altri vescovi e monsignori che frequentano ambienti di centro-destra, non escluso mons. Fisichella, che ha parlato recentemente a Lucca ad una conferenza organizzata dall’associazione “Occidens”, fondata dal senatore Pera.E anche mons. Betori potrebbe essere più discreto su temi politici (preferisco la sobrietà di mons. Bagnasco).O tutto il clero (ai vari livelli) evita frequentazioni politiche, oppure ognuno fa liberamente la propria scelta (senza imporla ai propri fedeli), ma tutti debbono comunque sapere che la Chiesa in quanto tale non si identifica con l’una o l’altra parte politica.Non esiste più oggi un “partito cristiano” per il quale i credenti debbano votare uniti: se la sinistra è criticabile per le posizioni prevalenti su temi come la famiglia e il diritto alla vita (ma c’è anche chi si oppone e cerca di fare argine alla tendenza dominante), la destra è altrettanto criticabile su temi altrettanto importanti come la pace (vedi il sostegno alla “guerra preventiva” di Bush, criticata da Giovanni Paolo II), l’immigrazione, il diritto al lavoro (vedi il discorso di Benedetto CVI swulla precarietà). Ciò che occorre assolutamente evitare è un uso strumentale della religione.

  13. Raffaele Savigni scrive:

    Ricordo a Guardia Svizzera (che evidentemente non conosce la storia)che per Sturzo, sempre obbediente alla Chiesa anche in tempi difficili, è stata avviata la causa di beatificazione, mentre Romolo Murri, scomunicato per aver continuato l’impegno politico nonostante il divieto della S. Sede, e per certe frequentazioni moderniste, si riconciliò con la Chiesa solo al termine della sua vita travagliata (e comunque degna di rispetto). O forse la Guardia Svizzera rimpiange i bei tempi del fascismo (che nel 1931 perseguitò persino l’Azione cattolica)?

  14. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Raffaele, a mio avviso non si possono mettere sullo stesso piano le simpatie leghiste di Maggiolini o la partecipazione a un convegno di Fisichella con l’andare a votare per le primarie del Pd. Sono due cose diverse: il fatto che un vescovo partecipi a un convegno, anche se di una fondazione legata a un politico, di per sé non mi scandalizza. Diverso è l’andare a votare e dunque iscriversi (perché questo prevedeva il voto alle primarie) a un partito. Che è ben diverso.

  15. Caro Savigni ha fatto umilmente intender d’ esser, a noi bloggisti, un docente ed inoltre oggi, se mai non fosse stato chiaro, un cattocomunista. Pertanto la pena del contrappasso sara’ doppia: la costringero’ a legger braccia conserte ad imparare la Storia quella vera, non quella del Villari. Franco e Pinochet agirono in stato di palese necessita’.Circa Pinochet è stato recentemente pubblicato un libro politicamente scorrettissimo di Mario Spataro, “Pinochet, le scomode verità” (edizioni Settimo Sigillo).
    Allende arrivato al potere con il 36% dei suffragi, chiarì subito di non sentirsi il presidente di tutti i cileni, ma di Unitad Popular, la coalizione che l’aveva sostenuto e che annoverava, accanto ai partiti d’ispirazione marxista, i cattolici di sinistra. Per prima cosa, rivolse le sue attenzioni alla stampa: “Dovere supremo di un giornalista”, disse, “è servire non la verità ma la rivoluzione”. Cercò quindi di espropriare El Mercurio, il principale quotidiano del Paese. Non gli riuscì, nonostante che l’editore, per sottrarsi all’arresto, fosse stato costretto a riparare all’estero, accusato, tra l’altro, di irregolarità fiscali (i metodi, come si vede, restano sempre gli stessi). Per decreto, l’esclusiva di tutta la pubblicità venne affidata a quattro agenzie, ciascuna controllata da uno dei partiti della sinistra, che beneficiavano soltanto i giornali amici. Siccome neppure questo bastò, nel 1972 furon
    o introdotte norme che vietavano la diffusione di notizie che non fossero state approvate dalla Officina de Radiodifusion de la Presidencia de la Republica, cioè dalla censura. Al contrario della stampa straniera, quella interna continuò a resistergli, al prezzo di arresti, violenze e repressioni.

    Lo stesso fecero la stragrande maggioranza dei cileni, e a ragion veduta. All’indomani della sua elezione una folla di piccoli risparmiatori terrorizzati corse in banca per ritirare i propri risparmi. Aveva presagito quel che sarebbe accaduto, se le promesse della campagna elettorale fossero state mantenute. Lo furono. Con il voto favorevole dei democristiani, Allende fece approvare una modifica costituzionale che facilitava le nazionalizzazioni forzate, anche per “eccessivi profitti”. Meno di un anno più tardi, lo Stato controllava il 90% delle miniere, l’85% delle banche, 84% delle imprese edili, l’80% delle grandi industrie, il 75% delle aziende agricole e il 52% delle imprese medio piccole. La produzione crollò, l’inflazione raggiunse il 400% medio, con punte del 700%. Cominciarono a scarseggiare, insieme ai beni di consumo, anche quelli di prima necessità, che vennero razionati.
    Il Mir, Movimento de Izquierda Revolucionaria, qualcosa di simile alle nostre Br, s’impadronì con la violenza di case e negozi, oltre che di circa 2000 aziende agricole.

    La commissione parlamentare incaricata di far luce sul fenomeno venne sciolta d’autorità.
    In poco più di un anno l’intero Paese, esclusa ovviamente la nomenklatura del regime, fu alla miseria e alla fame, in preda alle continue violènze delle formazioni paramilitari. Allende ricevette il premio Lenin per la pace. Aveva mostrato di aver appreso a puntino la lezione, come ci racconta Spataro con dovizia documenti. Per reprimere lo scontento, aveva sull’esempio cubano istituito i Jap, le Juntas de abastecimiento popular comitati locali che avevano lo scopo di “segnalare il rispetto dei prezzi controllati”, ovvero una rete di commissari politici, circa 15 mila, che tutto potevano controllare, oltre, naturalmente, a denunciare i comportamenti controrivoluzionari.

    Nonostante la repressione durissima, esercitata soprattutto dalle squadracce del Mir, il popolo, quello vero, riuscì a far sentire la propria voce: la marcia delle casalinghe do sciopero degli autotrasportatori lasciarono chiaramente intendere che la collettivizzazione avrebbe incontrato più difficoltà del previsto. Allende cercò allora l’appoggio dell’esercito, facendo entrare nel governo tre ministri mffitari. Il tentativo si concluse, dopo cinque mesi, con le loro dimissioni. Era il marzo ’73. “Quando capimmo che l’opposizione conservatrice ci avrebbe impedito d’impadronirci dello Stato”, dichiarò il leader comunista Luis Corvalan, “intensificammo i nostri preparativi per la lotta armata”.

    Allende si trovò nella condizione di scegliere se subire, o guidare, un rivoluzione più radicale di quella che egli aveva tentato. O la dittatura militare, o la dittatura del proletariato: altre vie non erano rimaste. In parlamento aveva già perso la maggioranza, l’esercito non faceva mistero dei propri malumori, i cileni erano allo stremo.

    Nel mese di luglio,la Democrazia Cristiana offrì al presidente il proprio appoggio, a patto che venissero sciolti i gruppi paramilitari della sinistra. La proposta venne respinta. L’11 settembre, i carri armati del generale Augusto Pinochet, comandante in capo delle forze armate, portarono l’attacco ai centri del potere. Allende, asserragliato con i suoi nel palazzo della Moneda, resistette, rifiutando la via dell’esilio. Quando vide che tutto era perduto, diresse verso di sé la mitraglietta con la quale avrebbe voluto difendersi. Appena la notizia si diffuse, alle finestre delle case apparvero bandiere,esposte in segno di gioia.

    In pochi anni, l’inflazione venne sconfitta, la spesa sociale aumentò, e il Cile divenne il più prospero tra i Paesi dell’ America latina. Il governo Pinochet dovette, soprattutto nei primi anni, disarmare il terrorismo di sinistra. Fu una guerra civile durissima, e le guerre civili, come ammonisce il presidente Mao, non sono pranzi di gala. Completata la transizione alla democrazia, il generale lasciò il potere, costume insolito trai dittatori. Ma l’odio dell’Europa nei suoi confronti non è mai scemato, fino ad arrivare al parossismo del giudice Garzon, che cercò d’arrestarlo con l’accordo dell’Inghilterra socialdemocratica. Neppure il ben più sanguinano Pol Pot ha mai avuto una così cattiva stampa, né da destra né da sinistra.
    Quello che per i cileni fu un incubo, da noi rappresentò il sogno per il quale i salotti democratici hanno continuato a trasalire di sdegno e di speranza. Arrivare cioè a risultati cubani passando dalle urne, dopo aver celebrato la sacra unione di cattolici e marxisti.
    Oremus

  16. mele scrive:

    mi sembra un’altro episodio della serie CPL, Cattolici in Prima Linea, come l’hanno definita Gnocchi e Palmaro in “Io speriamo che resto cattolico”…
    Lo speriamo anche per i vescovi, e speriamo che il Figlio dell’uomo trovi ancora fede sulla terra

  17. fra' Cristoforo scrive:

    W Sepe… o’ Re di Napoli!

  18. Anche se quel viaggetto a Cuba evidenziato negativamente , durante il soggiorno di sua eminenza , da quella struggente richiesta d’ aiuto da parte dei locali (ignorati da qualsiasi trattativa o riferimento nell incontro amabilissimo col Lider maximo)detenuti Cattolici , fece storcere il naso a molti….

  19. Fra' Diavolo scrive:

    Scommettiamo che lo stesso clero che non disdegna l’attività partitica (=di parte), non osa poi avventurarsi in quella politica (=valori)?

  20. Charlie scrive:

    Purtroppo siamo ancora ” impestati ” della cultura radical-marxista, dilagata dal ’68 in poi, che ha scardinato la coscienza, la sensibilità e la tradizione
    cristiana.
    Basti ricordare le pessimistiche considerazioni di quel grande Papa, che fu Paolo VI, sul ” fumo del diavolo ”
    insinuatosi nella Chiesa stessa e la profezia sull’imminente ” scatafascio ” di quel colosso di santità che fu ed è Padre Pio, da lui pronunciata poco prima della sua consapevole dipartita nel 1968.
    Difficile recuperare adesso, umanamente impossibile.
    Con l’aiuto di Dio no, ma a duro prezzo.
    Grazie dell’opportunità.

    Charlie

  21. Francesco scrive:

    Concordo con Andrea, partecipare alle primarie è ben diverso dal simpatizzare per un’area politico-culturale.
    Certo, c’è sempre Baget Bozzo che non si limita a simpatizzare, ma è un’autorevole mente di un partito politico. Ma si tratta di un’eccezione ormai quarantennale, e di una personalità particolare.
    Anni fa c’era poi un prete-deputato del MSI, Olindo Del Donno. Anche lui, non so con quale situazione personale rispetto alla Gerarchia.

    Quanto alle differenze culturali, è chiaro che ve ne sono, tra Sinistra e Centro o Destra.
    Ma il discorso si farebbe complesso e assai scivoloso.
    Per me i preti, le suore e (tantopiù) i Vescovi devono essere al servizio dell’unità di tutto il gregge. Devono accogliere comunque tutti. Devono stare al di fuori delle parti partitiche. E essere prudenti – certo – anche rispetto alle attività culturali collaterali.
    Sobrietà, astensione da pronunciamenti immediati se non su singoli problemi, coraggio della parola profetica.
    Questo è il loro compito, e la condizione della loro credibilità.

  22. DANTE PASTORELLI scrive:

    Del Donno fu sospeso a divinis come Baget Bozzo quando si fece eleggere deputato europeo.
    Sinceramente non vedo niente di male ove un sacerdote offra ad una parte politica non in contrasto con la Chiesa suggerimenti che alla dottrina della Chiesa si ricolleghino.

  23. Vincenzo scrive:

    La”perplessità”del Prof.Savigni è,questa volta anche da me condivisibile. Quanto, però, all’eventualità futura, che un Antìstite diocesano,invece di esibirsi andandosene “publice” a votare,(ergo nei fatti dichiarando di essere stato un elettore dell’Ulivo,oppure di voler essere elettore del futuro PD,e e contestualmente versi l’obolo richiesto), poi lo faccia, mettiamo, alle primarie di AN, ci metterei, quasi, la mano sul fuoco, sicuro che non accadrà. Quanto alla possibilità che,qualcuno dei nostri “amici progressisti”, apprezzi nella giusta misura, lo sforzo che Guardia Svizzera ha fatto,fornendo il dettagliato, eppure scarno elenco, delle “cose” che hanno portato il Cile, ad affidarsi ai Militari per essere liberati dalla pazzìa “rossa” che stava dilagando, non ci conto. Al proposito, nessuno, mai, mi farà cambiare opinione sul fatto che, Pinochet, fu “necessitato” ad intervenire. Fu, pressocchè implorato dalla Comunità moderata internazionale … io, non ho ancora dimenticato! Ricordo bene, di avere visto e sentito alla TV, con i miei occhi e con le mie orecchie, “Narizòn”-Frei,il Leader dei D.C. Cileni,auspicarla prima e salutarla dopo,l’avvenuta defenestrazione del “Fantoccio”Allende… e la caduta della “tirannìa rossa”………. altro che chiacchere da salotto, quelle col “dialogo”(a senso unico) sempre sulle labbra. I “rossi”, quando prendono davvero il potere, svegliano anche i morti, con la loro crudeltà e, i vivi(dissenzienti),li fanno subito morti. Perciò, non mi piace, che un Vescovo, vada a votare per un Partito zeppo di “rossi”. L.J.C.

  24. Imerio scrive:

    Come già rilevato da più parti, l’esplicita adesione di un Vescovo ad un partito politico, costituisce un atto moralmente assai grave, salvo che nel caso limite ed assolutamente eccezionale in cui quel partito politico – e lui solamente – perfettamente rappresentasse l’immediata trasposizione, sul piano civile, della “morale cattolica”, o, ancora (ma la correttezza dell’ipotesi viene a farsi qui più dubbia), in funzione di necessaria indicazione di quale sia il “male minore”, a fronte dell’ineluttabile verificarsi di “mali maggiori”, qualora i principi informatori di quel partito politico – ad eccezione di quelli, assolutamente incompatibili, di tutti gli altri – si rivelassero sostanzialmente concordanti rispetto alla “morale cattolica”.

    A mio sommesso avviso, al di fuori di queste ipotesi, un atto congenere giunge a sostanziare una davvero singolare interpretazione della missione episcopale che, anziché mantenere unito nella Fede il gregge affidato dalla Divina Provvidenza, contribuirebbe a dividerlo a seconda di opzioni del tutto soggettive e temporali; ciò, a seguito della consumazione di un atto inequivocabilmente partigiano che, a sua parziale scusante, altro non potrebbe probabilmente invocare se non un’altrettanto bizzarra dicotomia schizofrenica fra gli atti che conseguirebbero lecitamente dalla “morale soggettiva” del Vescovo in quanto uomo, e quelli che, invece, rettamente conseguirebbero dalla sua “morale oggettiva” di Pastore d’anime. In estrema sintesi, ravviserei qui il ricorrere di una inusitata figura di “Vescovo a mezzo servizio”, che, in vario modo, dividerebbe la sua attività, liberamente decidendo quanto destinare alle cura pastorale delle anime e quanto, invece, all’attivismo partitico.

    Di tutt’altro tenore, a mio parere, le semplici adesioni a manifestazioni che si atteggiassero come un – sia pur episodico – sostegno in favore di una pratica soluzione di singole proposizioni tematiche che si appalesasse come pienamente congruente rispetto al Magistero della Chiesa (tutto ciò, sarebbe, in fondo, quanto meno riconducibile alla teoria del “male minore” più sopra accennata). Anche in questo caso, tuttavia, la liceità di un tale comportamento rimarrebbe comunque condizionata; nel senso che anche la semplice presenza di un Vescovo non potrebbe reputarsi come moralmente giustificabile o giustificata, qualora la formazione politica propositrice (o la sua maggioranza), esplicitamente professasse, nella contestualità dei suoi programmi ufficiali, elementi confliggenti rispetto a quelli che si sono recentemente definiti come “valori irrinunziabili”.

    Alla luce di queste mie, pur soggettive, opinioni (se qualcuno le ritiene logicamente incoerenti, o non conformi rispetto alla retta Dottrina, mi usi la Carità Cristiana di indicarmi in quale passaggio si radichi il mio errore) temo che il giudizio circa l’atto consumato dal Prelato in questione, appaia (purtroppo) assai chiaro ed inequivocabile …

  25. Leonardo scrive:

    Concordo con chi ritiene che la scelta di mons. Pierro sia gravemente inopportuna. Vorrei far notare anche il suo carattere assolutamente superfluo e privo di qualunque ragione: che bisogno c’è, da qualunque punto di vista ci si collochi, di una manifestazione del genere?

  26. Ester scrive:

    Pierro non è stato l’unico vescovo a iscriversi al PCI-PDS-DS-PD. Anche Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia, ha votato alle primarie. Ha votato per Rosy Bindi, in quanto – definita da lui stesso – “cattolica matura”. Il cattolico adulto e maturo è colui che se ne frega del Vangelo?

  27. Mauro W. Fuolega scrive:

    Torno sempre a ripetermi perché la storia non cambia: sanzioni canoniche!

  28. franco scrive:

    preti che vogliono le donne , monsignori gay,vescovi che votano alle primarie, chiesa divisa sulla liturgie quella ordinaria e quella straordinaria………..che dire ? che fare ? ..personalmente prego lo Spirito perchè soffi come un uragano …scusate ma tutte queste cose fanno male all’uomo della strada

  29. Marcello scrive:

    E’ sempre molto difficile parlare di questioni che hanno a che fare con la politica senza creare divisioni, anzi è impossibile.
    Grazie al dot. Tornielli, gentilissimo padrone di casa, che nell’ospitarci da sempre un’impronta e una linea molto corretta e autorevole.
    Al post n° 14 fa molta chiarezza e da la giusta linea interpretativa.
    Personalmente stimo moltissimo Mons. Maggiolini Vescovo emerito di Como, uomo si di parte, ma dalla parte della Verità e dotato di un realismo che può urtare molti che magari trovano indigeste le sue analisi, ma che non può essere messo in relazione a nessuna parte politica. Se poi qualche politico o qualche partito ne riprende alcune analisi non si può etichettare il Vescovo di partigianeria.
    I tempi che stiamo vivendo sono gravidi di pericoli mortali per la nostra civiltà, il tacerli o il nasconderli dietro analisi ottimistiche, sperando che tutto si aggiusti, mi pare sbagliato e indice nella migliore delle ipotesi di ingenuità.
    Grande stima anche per Mons. Fisichella, autorevolissimo uomo di Chiesa, le persone come lui mi danno speranza, sono convinto che in futuro assumerà più alti incarichi che le sue grandi doti gli consentiranno di assumere. Forse non è tanto simpatico a tanti per la sua amicizia con Oriana Fallaci, una grandissima italiana che ha stupito il mondo con i suoi scritti e che ha messo tutto l’Occidente in guardia davanti al pericolo mortale che sta correndo, si possono condividere in tutto o in parte oppure non cndividerle affatto le sue tesi, ma si deve riconoscerle una grande onestà intellettuale e uno spirito di sacrificio altissimo. Ella è giunta a trascurare la sua malattia per comporre la trilogia che ci ha messi tutti davanti alla realtà delle cose.
    Divisioni nella Chiesa ci sono sempre state e sempre ci saranno, tutti ci auguriamo che in futuro siano meno devastanti cosi come lo sono state e lo sono purtroppo ancora dalla fine del Vaticano II fino ancora ai nostri giorni.

  30. Luca scrive:

    Scusi dottor Tornielli, chi sarebbero i sacerdoti e rettori di collegi che hanno partecipato alle primarie del PD?

  31. Luca scrive:

    I cattolici italiani s’interrogano sul loro impegno nella società

    di Stefano Fontana

    Tratto da “L’Occidentale” il 18 ottobre 2007

    Si apre oggi la Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Pisa-Pistoia fino al 21 ottobre. E’ la Settimana del centenario, perché la prima si tenne proprio in quelle città nel lontano 1907.

    Il tema generale è Il bene comune oggi, un impegno che viene da lontano. Potrà essere una passerella di relazioni e riflessioni oppure potrà essere un evento importante se i cattolici avranno il coraggio di affrontare il vero nodo della questione, senza delegare questo compito al Papa e così nascondere a se stessi le divisioni interne. Potrebbe sembrare che la Settimana sociale debba affrontare un tema politico – il bene comune, appunto – mentre alla base c’è un altro nodo da risolvere di tipo teologico. Lo aveva detto il vescovo Crepaldi al convegno preparatorio di Treviso nel gennaio scorso: «Il bene comune ha bisogno di una ragione pubblica che non escluda la verità della fede cristiana. Ha bisogno di cattolici che non riducano la propria fede a buoni sentimenti, ma anche ne testimonino il carattere veritativo. Ha bisogno che carità e verità si incontrino per un servizio intelligente all’uomo, espressione di “quel grande sì che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua storia”».

    Ora, i cattolici per primi non sono tutti convinti che il bene comune abbia bisogno di loro, o meglio del cristianesimo. Molti di essi ritengono che si possa costruire la società anche senza la fede cristiana. Anzi, il cristiano, quando entra nella scena pubblica dovrebbe mettere da parte la sua fede e adoperare solo argomenti di ragione. I cattolici, come dice Padre Sorge, non devono contrapporre «la propria visione a quella degli altri esasperando il confronto», non devono pretendere di “imporre” agli altri le loro visioni influendo sulle leggi dello stato, rinunciando così di fatto alla difesa di valori non negoziabili.

    Nel cattolicesimo italiano sono ancora presenti due modalità diverse di intendere il rapporto dei credenti con la società e la politica, quella della diaspora e quella della presenza, quella dell’anonimato e quella dell’identità, quella della ricerca e del dialogo senza punti irrinunciabili e quella della ricerca e del dialogo ma a partire da alcuni punti irrinunciabili, quello della democrazia come fine e quello della democrazia come strumento. Se la Settimana sociale non affronta questo nodo è destinata a rimanere inefficace. Le Settimane sociali, infatti, non sono convegni di studio o passerelle accademiche, ma luoghi di produzione di pensiero da mettere alla concreta disposizione della nazione. Se dalla Settimana sociale non emerge una “linea” e delle “proposte” dei cattolici al paese si può dire che non serva a nulla.

    La questione decisiva è quindi se il cristianesimo sia solo “utile” alla società o anche “indispensabile”. I cattolici democratici pensano che sia solo utile, ma l’insegnamento di Benedetto XVI dice invece che è indispensabile, perché senza Dio “i conti non tornano”. Da queste due posizioni discendono due linee di lavoro per il bene comune molto diverse. I primi diranno che una cosa è la coscienza e un’altra la legge e il credente non può imporre per legge agli altri quanto gli dice la sua coscienza. Ne consegue che il bene comune è inteso come compromesso, o come male minore. I secondi diranno che esiste una verità della coscienza che io devo rispettare proprio per non ridurre il bene comune a compromesso su elementi fondamentali per l’uomo, compromesso che trasformerebbe il massimo bene comune nel minor male comune.

    Senza la pretesa di essere – nonostante loro stessi – portatori di questa “salvezza” i cristiani possono fare ben poco per il bene comune e lo stesso utilizzo della Dottrina sociale della Chiesa trova piena e adeguata espressione dentro una simile prospettiva, altrimenti essa è sempre in pericolo di trasformarsi in semplice etica sociale.

  32. aldo scrive:

    Se suore, monache, preti e religiosi si tirassero fuori dalla politica , pur mantenedo il loro personalissimo convincimento, ne trarremmo tutti un gran giovamento! Questo non per spirito anticlericale ma perchè la loro vocazione deve rispondere a Qualcuno al di sopra delle miserie umane. Il Signore si è sacrificato per TUTTI non solo per quelli che votano a Destra o per quelli che votano a Sinistra, non solo per quelli che si professano conservatori o che si professano progressisti. La Salvezza Universale non è un lascia-passare generale è invece la sottomissione di ogni singolo individuo al Giudizio Divino
    dopo il periodo purgante che San Giovanni Evangelista nell’Apocalisse definisce la Grande Tribolazione.
    Non vorrei apparire Blasfemo però proprio nell’Apocalisse
    il Signore Iddio porrà i Giusti alla Sua Destra ed i Capri alla Sua Sinistra.

  33. don78 scrive:

    Innanzitutto grazie per l’ospitalità. Tuttavia, dati i plaesi indirizzi politici di questo giornale, del blog e della maggioranza dei commenti, vorrei permettermi un commento fuori dal coro. Perchè questo gran baccano per il vescovo e le suore che partecipano alle primarie del partito democratico? Vorrei ricordare ai cari cattolici di destra che i cattolici stanno LEGITTIMAMENTE anche dall’altro lato… vorrei pregarli di non trasformare il cattolicesimo Italiano in un fenomeno teocon all’americana (se qualcuno ha visto ieri sera la CNN c’era un’inchiesta interessantissima sul fenomeno)… il cattolicesimo Italiano, grazie a Dio, è molto di più di questo e spendiamoci perchè questo pluralismo rimanga! Del resto… per un vescovo che va alle primarie del PD si sa benissimo che ce ne sono 100 con altre simpatie…. e chiaramente … al momento sono quelli che sono ai vertici dell’organizzazione ecclesiastica. Le inchieste dimostrano che se i vescovi tendono più a destra… il “basso clero” (quelli come me) … tendono più a sinistra… I laici cattolici (soprattutto quelli di destra) non si scnadalizzino se i preti leggono i giornali e hanno un’opinione politica. Il cattolicesimo Italiano è ricco e vario… e prego perchè resti così!

  34. Grisostomo scrive:

    Insomma, questo qui è andato a votare per eleggere il segretario di un partito politico (già eletto da altri …. ed anche questa, per un vescovo, è una bella buccia di banana). Questo partito è formato da uomini e donne che sostengono l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, il matrimonio omosessuale, l’islamizzazione dell’Italia.
    Se non c’è altro direi che è abbastanza: ed anzi troppo, almeno per me.
    Quale autorità morale residua a questo vescovo?

  35. DANTE PASTORELLI scrive:

    Nessuna.
    Autorità giuridica, ahimé, sì, quella del vescovo.
    Però… si possono baciare le mani d’un vescovo peccatore, anche pubblico; ma s’egli con l’esempio e la parola porta fuori della retta via – dottrinale e morale – il suo gregge è da riprendere pubblicamente: S. Tommaso è chiarissimo.

  36. Raffaele Savigni scrive:

    Caro Andrea, c’è differenza, lo ammetto, tra votare alle primarie ed aderire una manifestazione: ma c’è tutta una gamma di sfumature che fa sì che non risulti facile tracciare un confine chiaro tra ciò che non è opportuno e ciò che è ammissibile. Io temo che si usino due pesi e due misure. In ogni caso io ritengo che un vescovo, un prete, una suora dovrebbero anzitutto parlare di Dio, lasciando le valutazioni politiche ai laici.Mi sembra però grave che qualcuno attacchi un uomo come Sturzo e difenda un dittatore sanguinario come Pinochet (che ne pensa poi la Guardia svizzera di quel cappellano militare argentino che appoggiava i torturatori?): Giacomo Matteotti, vittima del fascismo ma non certo comunista, disse giustamente che “non si può appoggiare una dittatura per combattere un’altra dittatura”.All’articolista de “L’occidentale” replicherei dicendo che le posizioni non sono soltanto due (la cultura della diaspora e quella della presenza), ma ce n’è una terza, nella quale mi ritrovo anch’io (con padre Sorge, che non ha mai teorizzato la diaspora culturale dei cattolici): la cultura della mediazione, ossia l’atteggiamento di chi partecipa al dibattito pubblico partendo dalla propria cultura, ma cercando anche punti di convergenza con chi muove da altre premesse, per realizzare nella storia il bene comune concretamente possibile, sapendo che il bene totale è proprio del Regno di Dio, che non è di questo mondo. Non sono quindi affatto dell’idea che il cattolico non debba come tale partecipare al dibattito pubblico sui valori (ho seguito con interesse il discorso di Ratzinger ed il suo dialogo con Boeckenfoerde e Habermas).Aggiungo che non sopporto l’abuso del termine “cattocomunista”, troppo spesso utilizzato da chi è a corto di argomenti per attaccare chi non è di destra: quel termine poteva essere se mai applicato alla “sinistra cristiana” di Franco Rodano, o a certi teologi della liberazione (non tutti); non certamente a chi dialoga con la sinistra partendo da una cultura diversa ed originale. Chi l’ha detto che essere clericofascista è un merito? Lo ripeto per i sordi: non sono mai stato comunista, sino al 1994 ho sempre votato DC o partito popolare o patto Segni, mai il PCI, PSI o altro.Nell’attuale sistema bipolare (che ha molti difetti), lo confesso, preferisco il centro sinistra, con i suoi difetti (tra cui l’eccessivo laicismo), alla destra (di cui non amo l’ultraliberismo economico, le tendenze plebiscitarie, la politica estera subalterna agli Stati Uniti di Bush), ma nel contempo faccio una battaglia culturale sui valori senza complessi di inferiorità nei confronti di alcuno.

  37. Federico scrive:

    Mi scusi, Savigni, penso che il punto oggi sia un altro.
    E’ chiaro che entrambi gli schieramenti hanno pregi e difetti rispetto ai temi cristiani
    Il problema è diverso. Ed è che un certo modo di intendere il cristianesimo, sicuramente negativo – comunitarismo esasperato, falsa tolleranza, pauperismo di bassa lega, remissività e debolezza di fronte ai grandi temi tipo aborto, disinteresse per la preghiera e per tutto ciò che appartiene alla tradizione della Chiesa, superficialità dottrinale, ecumenismo banale e mancanza di reale spirito di evengelizzazione etc.. – troppo spesso è sbandierato da persone che votano centrosinistra.

  38. mauro scrive:

    Concordo con il post (e col commento 14): per quanto fosse in buona fede, monsignore ha fatto un gesto poco avveduto, IMHO.
    Confrontarsi con chiunque, ma lasciare ai laici l’impegno diretto in politica, ormai è da tempo questo l’orientamento della Chiesa cattolica.
    Don Sturzo (del quale ho grande stima) visse in un’epoca ben diversa.

  39. don78 scrive:

    cortesemente un’informazione: che significa che il mio commento è ancora in attesa di moderazione?

  40. Francesco scrive:

    Cultura della presenza e cultura della mediazione.
    Una disputa che ha fatto il suo tempo, e che ha davvero condizionato in tanti modi negativi la vita ecclesiale e il ruolo culturale, sociale e politico dei cattolici.
    Io pure sono per una terza via, direi alla Savigni, ma senza gli stessi esiti.
    La terza via è un massimo di convizione culturale cattolica declinata col massimo della laicità nel dibattito pubblico: mai per fede, ma solo per persuasione logica, razionale, dialettica.
    La fede è un terreno comune solo per chi la ha, non certo per gli altri.
    Non sono iscritto al PD, e credo che lo spazio culturale dei cattolici sia dall’altra parte.
    Ma proprio per rappresentare un’originalità e una differenza italica, in un Paese in cui il cattolicesimo politico ha impedito (e per fortuna) la formazione di un Destra borghese, conservatrice e liberista che io combatto e combatterei come il socialismo europeo, soprattutto nella sua odierna versione radical-libertina.
    Proprio perchè non sono di sinistra, quindi, come cattolico non sopporterei mai e a maggior ragione di andare a braccetto con clerico-fascisti e maurrasiani di vecchio e nuovo conio. Non mi piacciono nemmeno i partitini ultra-cattolici che la fine della DC ci ha regalato, e che parlano solo facendo eco all’Osservatore Romano.
    Il cattolicesimo politico italiano è un’altra cosa, e mi rifiuto di pensare che la sua essenza sia rappresentata da una disputa tra cristiano-sociali ex Ds e sanfedismi destrorsi (di recente assai ringalluzziti).
    Occorre fare ben altro.

  41. Michele scrive:

    Avevo già postato la notizia su questo blog in altra discussione e chiedevo se qualcuno avesse notizie di Nogaro, perchè sembra strano che Pierro viene colto con le dita nella marmellata e Nogaro che fa incetta di nutella non presenti neanche un segno di cioccolata. Effettivamente c’é qualcosa che non quadra, rigore, grande rigore per sacerdoti e vescovi.

  42. fra' Cristoforo scrive:

    a Torino le suore del Cottolengo sono andate a votare per le primarie, alcuni sacerdoti di buon mattino alla preghiera dell’Ufficio Divino, nel giorno ottavo, hanno preferito il seggio delle primarie… e se lo sapesse il Vescovo? Non importa! Questi sì che sono i cattolici impegnati per il bene del paese… del paese dei balocchi!!!

  43. lycopodium scrive:

    Per Francesco (37) + Raffaele Savigni (34).
    A modo di battuta e come “fucino autocritico ma non pentito”, offro queste citazioni, in ordine assolutamente autobiografico.
    1. «L’immediatezza è sempre derivata …: tutto comincia con una mediazione» (M. Ferraris)
    2. «Della mediazione peraltro si ha un sacro orrore, come se, quando non ci si limiti ad affermare che essa non è niente di assoluto e non si trova nell’assoluto, si debba rinunziare alla conoscenza assoluta. Ma, in effetto, quel sacro orrore deriva dall’ignoranza della natura della mediazione e della stessa conoscenza assoluta. Infatti la mediazione non è altro che la moventesi eguaglianza con sé o la riflessione in se stesso, il momento dell’Io che è per sé, la negatività pura o abbassata alla sua pura astrazione, il Divenire semplice. L’Io o il divenire in generale, questo atto del mediare, in virtù della sua semplicità è appunto l’immediatezza che è in via di divenire, nonché l’immediato stesso» (Hegel)
    3. «Nulla vi è, nulla nel cielo o nella natura o nello spirito o ovunque sia, che non contenga tanto l’immediatezza quanto la mediazione» (Hegel)
    4. «La struttura originaria è l’essenza del fondamento. In questo senso è la struttura anapodittica del sapere e cioè lo strutturarsi della principialità, o dell’immediatezza. Ciò comporta che l’essenza del fondamento non sia un che di semplice, ma una complessità, o l’unità del molteplice» (E. Severino).
    5. «Poiché ogni mediazione presuppone la “ovvietà” di una immediatezza da mediare, la mediazione – se intesa in modo assoluto, e cioè separato dalla immediatezza – si trasforma in una immediatezza pericolosa, perché quanto più è incompresa come immediatezza tanto più è illusoria come mediazione. Questa unilateralità del pensare e dell’ agire – che ritiene di aver già fatto i conti una volta per tutte con il mediato e con l’immediato – è la parte più decisiva della cecità teologica dell’ epoca (post)moderna» (Andrea Grillo).
    6. «La “presenza” è la “persona”» (don Giussani).

  44. Antoine scrive:

    Caro Lycopodium, che volevi dire? È vero che ti sei rivolto a due interlocutori qualificati, ma nel blog sequenziale ci passano tutti cercandovi qualcosa di significativo. Io della tua conferenzina parafilosofica non ci ho capito niente di significativo in merito al tema del blog. Più o meno come con la Guardia Svizzera che, in libera uscita, forse, anche con le idee, ci scodella lenzuolate di storielle rancide per dimostrare a chissà chi che lui non è digiuno di storia universale. Povero Tornielli che ci deve sopportare tutti, anche quando gli si chiudono gli occhi dal sonno…

  45. Silvano scrive:

    tratto da Petrus:

    Don Gianni Baget Bozzo contro il Meeting di Napoli: “Servirà solo a disorientare i cattolici legati alla tradizione”

    CITTA’ DEL VATICANO – “Scusatemi, ma vado controcorrente: non ho nulla di personale contro la Comunità di Sant’Egidio, ma a Napoli stanno facendo un Forum che non porterà da nessuna parte e solleverà di sicuro solo un polverone”: come al solito, Don Gianni Baget Bozzo (nella foto) non le manda a dire.

    Don Gianni, ci parli delle sue riserve sul Forum di Napoli…

    “Guardi, ho letto dai giornali che già al pranzo d’onore, il Papa ha dovuto far da paciere tra islamici ed ebrei. Questo è ampiamente sintomatico del clima che animerà il Forum. D’altronde, si mettono assieme teste diverse, idee diverse, religioni diverse… E poi credete davvero che due giorni riescano a risolvere problemi di fondo così radicati come quelli esistenti tra i vari credi? Non diciamo eresie, per favore! Io non amo la retorica della pace”.

    Nello specifico, cosa la rende particolarmente scettico?

    “Fare della pace una religione. Che scoperta fanno? Mi trovi una religione che formalmente predichi la guerra. Non la troverà. Ci sono religiosi che predicano la guerra, ma è un altro conto. Io non credo, non ho creduto nè mai crederò a queste adunate, si tratta solo di polveroni”.

    Esiste un rischio sincretico?

    “Guardi, per il Forum di Napoli non uso il termine sincretismo. Affermo che i cattolici veri, quelli legati alla tradizione, potrebbero sentirsi disorientati. Ci sono dei valori distinti, particolarmente cari al cattolicesimo e propri di questa religione, che mai troveranno  affinità con l’Islam e con il mondo ebraico. Ma non dico questo in chiave anti-ebraica o anti-islamica. Nel contempo, molti cattolici cosiddetti progressisti cercano il dialogo a tutti i costi con ebrei e muslmani. Mi sta bene. Ma sarebbe opportuno, tanto per fare le cose concrete, concedere nei Paesi islamici ai cattolici gli stessi diritti: esiste un principio di reciprocità. Quando mai lei ha visto, per esempio, un cattolico mettere il naso nella liturgia o nelle  preghiere islamiche? Mai, eppure  il campo della liturgia cattolica è stato invaso più di una volta”.

    Lei ha accennato all’episodio del pranzo papale di Napoli…

    “Scusi: se si arriva a litigare, sia pur non in modo vistoso davanti al Santo Padre, vuol dire che proprio non esiste la disponibilità al dialogo. Io non credo, per essere franco, in questa iniziativa, anche se esprimo ogni stima personale ai partecipanti. Sa, che vuole, da cattolico legato alla tradizione, trovo assolutamente inaccettabile creare la religione della pace, fare della pace un idolo. La pace  si ricerca con i fatti, non con i convegni”.

    In conclusione, Don Gianni, riassuma le sue posizioni…

    “Con molto dispiacere, ma vado controcorrente: non mi piacciono le manifestazioni di massa, soprattutto quando possono creare disorientamento e confusione tra i cattolici”.

                 (b.v.)

  46. Guardia Svizzera scrive:

    La lenzulata rancida , mon chèr monsieur Antoine, è semplicemente la Storia . Lei e’ liberissimo d’ignorarLa e pertanto si condannera’ da se’ nel ripeterla.
    Qualora poi avesse saputo leggere , notera’ che ho con quel lungo post dovuto rispondere al sig. Savigni il quale mi accusava d’ esser a digiuno della piu’ nominata ma ahime’ piu’ misconosciuta fra le Discipline . Spero d’ averlo così pasciuto. Che Clio V’assista !

  47. Guardia Svizzera scrive:

    Ah dimenticavo, mon chèr Antoine:mi potrebbe spiegare come possa esser rancido un lenzuolo? Le sarei percio’ grato in eterno.
    Ah , se mai avessero lasciato intatta la Riforma Gentile!

  48. DANTE PASTORELLI scrive:

    Guardia, ma non hai studiato in Svizzera?

  49. Mauro scrive:

    Oramai il processo di luteranizzazione della Chiesa di Roma è irreversibile e anche dimostrato da questi fatti.
    Chi pensa di servire questa casta vescovile Cristo o Walter Nutella & Co.?
    Il Vangelo è esplicito sul non poter seguire due padroni.
    Che cosa direbbe il povero Cardinal JOZSEF MINDSZENTY?
    Un’altro motivo per non dirci cattolici-vaticani, ma veri cattolici!

  50. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ubi Petrus ibi Ecclesia.

  51. Raffaele Savigni scrive:

    Non condivido affatto le posizioni di Baget Bozzo, da parecchi anni del tutto ostile al dialogo interreligioso ed in particolare con l’Islam. Io sto con Andrea Riccardi e con lo “spirito di Assisi”, richiamato anche dal papa. Non capisco cosa c’entrino i vescovi e le suore che votano alle primarie con Lutero e col card. Mindzenty: ma certuni fanno d’ogni erba un fascio…

  52. Francesco scrive:

    Io sono per il dialogo interreligioso onesto, alla Ratzinger maniera. Ciascuno porti sè stesso dentro un franco scambio di opinioni, e con la volontà di cercare le comuni ragioni di una collaborazione per il bene dell’umanità.
    Senza dissimulare l’essenziale del proprio credo.
    Non temo il sincretismo come scelta, lo temo un pò come effetto. Quel tipo di sincretismo che diventa poi relativismo, che diventa pensiero comodo, pura suggestione.
    La “grande Chiesa che va da Che Guevara a Madre Teresa”, per dirla alla Jovanotti.
    Ecco, questo no.
    Però lo sforzo di incontro va fatto, e per gettare un seme di profezia occorre pure rischiare qualcosa.
    Lo sapeva bene Wojtyla, che volle gli incontri di Assisi, e non credo per fare baracconate spettacolari.
    L’insistenza invece sui “cattolici legati alla tradizione” (come ripete anche Don Gianni) la trovo ossessiva, inutile e controproducente in ogni senso e ambito.

  53. Vincenzo scrive:

    Caro Prof.Savigni, proprio per i motivi che glielo fanno tanto aborrire, tanti, come me (che non “voto” FI)rispettano e tengono in conto le posizioni e le opinioni di Don Giovanni Battista Bozzo. L.J.C.

  54. Luca scrive:

    Per don78: lei e’ proprio sicuro che i vescovi stiano a destra e il “basso clero” stia a sinistra? E’ sicuro che questa specie di lotta di classe infraecclesiale sia corrisponmdente alla realta’ (oltre che al piano divino)? Non crede invece che, mentre tanti ecclesiastici cinquantenni e piu’ sono ancora legati alle mitologie anni ’70, tanti piu’ giovani, della mia e della sua eta’, stanno tentando di ricostruire il legame vitale con la tradizione della Chiesa, che per un cristiano, membro del Corpo Mistico, e’ essenziale?

  55. Luca scrive:

    Per gli esaltatori della “mediazione”: perche’ don Camillo e Peppone sarebbero superati e invece Moro, Berlinguer e De Mita no?
    I segni dei tempi sono ben altri… Ricordiamoci di quando La Pira parlo’ contro l’introduzione del divorzio, dicendo che sembrava una cosa innocua, limitata, e invece avrebbe finito col diventare un tumore che si sarebbe moltiplicato distruggendo il tessuto sano della societa’. Ecco, in questo La Pira fu realmente profetico. E non a caso, nelle recenti commemorazioni, nessuno ha ricordato quella sua osservazione (ne’ c’e’ da meravigliarsene, se uno dei commemoratori e’ stato Veltroni!). Io ricorderei queste cose, ai vescovi come mons. Pierro.
    Per il resto, non c’e’ da meravigliarsi che al Sud credano ancora ai miti degli anni 70. Arrivano sempre con qualche decennio di ritardo, da quelle parti, e lo dice uno con origini meridionali alle quali tiene moltissimo. Quando l’Italia si uni’, la’ era pieno di borbonici. Quando si affermo’ il fascismo, la’ si era in pieno notabilato paraliberale. Quando venne la Repubblica, la’ era pieno di nostalgici dei Savoia o del fascismo. Adesso e’ pieno di nostalgici delle clientele partitocratiche e del compromesso storico.

  56. aldo scrive:

    Meraviglia che i cattolici polemizzino tra loro, non riguardo ai valori trasmessi da Cristo fino ad oggi dalla Chiesa, ma suoi modi e suoi termini della loro applicazione prescindendo dall’appartenenza alla Chiesa Cattolica ma valutando prodromicamente se uno è di destra o di sinistra vale a dire dal Suo personale orientamento politico, un ancoraggio al potere temporale della Chiesa. E’ vero che ciascun Tempo ha dato i suoi frutti, ma è anche vero che oggi i frutti maturi sono pochi. Perchè si vede la Chiesa come la madre degli Assistenti Sociali? Compito primario della Chiesa è la SALVEZZA delle anime, non dei nostri corpi, non dei nostri toni o modi di vita.Alfonso Maria de’ Liguori, Il Santo Curato d’ARS, Padre Pio da Pietralcina sono stati dei GIGANTI perchè pensavano solo alla SALVEZZA delle anime ” soffio di Dio in ciascuno di noi”.

  57. don78 scrive:

    per Luca: il fatto che il basso clero fosse di tendenze progressiste ricordavo di averlo letto su qualche rivista, in effetti ho trovato su internet i risultati di un’indagine promossa dalla CEI nel 2006: ‘Indagine su sacerdoti e i seminaristi del clero diocesano in Italia’. I preti intervistati si dicono 32% di centro, 27% di centro-sinistra, 10% si dice di centro-destra… le interpretazioni possono essere varie.. anche se la maggioranza si dichiara di centro (e non mi stupisce… anch’io potrei dirmi di centro) alla fine devono pur scegliere uno dei due poli, e fatto sta che i preti tendono piu facilmente a dirsi di centro-sinistra che di centro-destra.
    Per i vescovi non ci sono inchieste, credo, ma basta vedere i commenti politici dopo ogni dichiarazione della presidenza o delle segreteria della CEI per capire dove stanno i vertici della Chiesa Italiana oggi.
    Per tornare alle sue domande interessanti: NO, non credo si possa parlare di lotte di classe intra-ecclesiali.. si chiama piuttosto pluralismo, varietà, libertà di pensiero, ricchezza, diversità.. ma veramente lei sogna una chiesa “intruppata”, monolitica, militarizzata, del pensiero unico e del controllo del opinione interna?! Spero proprio di no.. altrimenti sarebbe un guaio per il futuro della nostra amata Chiesa che è nelle nostre mani.. dato che credo abbiamo più o meno la stessa età.
    A proposito di età, su questo le do’ ragione: ho il sentore che la nuova generazione di preti sia tendenzialmente più conservatrice… sì mi spiace.. chiamiamo le cose col loro nome.. il “legame vitale con la Tradizione della Chiesa” è un’altra cosa… non sono le nostalgie del tempo andato, non sono i colletti romani usciti in gran splendore dagli armadi, non sono le messe in latino, non sono le leadership (parrocchiali)autoritarie.. ma come dice lei sono il legame col Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa, una fantastica immagine dell’età Patristica ( e di San Paolo!) riscoperta soprattutto nel Vaticano II (anche Pio XII ne parlava) insieme a quella di Popolo di Dio.. quale allora la tradizione? Quelle della Chiesa centralizzata della riforma Gregoriana medievale o quella del primo millennio della Chiesa? Chi è più fedele alla tradizione? Chi si rifà all’ecclesiologia di San Paolo (o meglio ecclesiologieE)e dei Padri o a l’ecclesiologia di Bellarmino? Non nascondiamo i facili rifugi nelle risposte sempre uguali in un mondo che inevitabilmente cambia con la fedeltà alla tradizione.
    Ritornando ai preti giovani quindi, sì, secondo me lei ha ragione, sono più conservatori dei preti sessantenni.. ma io felicemente mi tiro fuori dal coro.
    E per quello che riguarda le mitologie poi.. non ci sono quelle solo degli anni ’70… ci sono altre mitologie altrettanto pericolose degli anni 2000… dell’identità non dialogante, del rifugio nel nazionalismo, dello scontro di civiltà etc.
    Che il Signore ci liberi… da tutte le ideologie… ma anche dalla tentazione di incasellare il Vangelo in UNA di queste!

  58. DANTE PASTORELLI scrive:

    FRANCESCO,Giovanni Paolo II non voleva, credo, baracconate: ma l’offesa a Cristo nelle chiese cattoliche avvenne: effetto, come dici tu ed insipienza o malizia degli organizzatori.
    Nessuno nega la possibilità di “dialogare”: anche se forse il termine dialogo è inflazionato. Per il bene dell’umanità: si tratti di temi concreti, ma tenendo pure conto che le soluzioni necessariamente saranno di compromesso perché provengono da concezioni religiose, morali, di vita diverse. Sicché occorre esser cauti.
    Attenzione poi a quel non dissimulare “L’ESSENZIALE DEL PROPRIO CREDO”.
    La dottrina dei “punti fondamentali e non fondamentali” del “credo”, cioè della dottrina, è stata condannata in modo drastico da Pio XI nella “Mortalium Animos”: nella nostra fede non sono ammesse queste distinzioni.
    L’enciclica di Pio XI, caratterizzata dalla nota dell’infallibilità (“La coscienza del nostro compito apostolico ci ammonisce di non lasciar circonvenire il gregge da fallacie pericolose…)perché condanna dottrine erronee (uguaglianza delle religioni, pancristianesimo ecc)e propone il vero ecumenismo cattolico. Sulla scorta di questa enciclica, lo ha detto anche Ratzinger, va interpretato il vaticano II quando affronta tale argomento.
    Poiché mons. Lefebvre trovava in alcuni documenti conciliari un allontanamento dalla dottrina della Mortalium Animos, gli si rispondeva che, invece, il concilio procedeva su quella strada.
    Dunque, cerchiamo di non deviare.

  59. Francesco scrive:

    Dante, “l’essenziale del proprio credo” era qui un’espressione generica.
    Non saprei citare le fonti esatte, ma mi pare che anche Ratzinger, in diverse interviste e soprattutto quando parla a braccio liberamente con i giovani, coi preti, ecc., non sia estraneo a questo riferimento.
    L’essenziale è ciò che ci caratterizza alla radice, e occorre saper distinguerlo dalla sovrastruttura, dalla parola umana che è importante, ma che cambia inevitabilmente in base ai diversi stadi di comprensione del Vangelo.
    Tu citi poi i documenti del Magistero, e va bene.
    Ma mi pare che li selezioni sempre in base a epoche e periodi di preferenza.
    Per me, invece, tutti insieme concorrono a formare la Tradizione, anche i Concili, anche il Vaticano II.
    La Tradizione non è che si ferma a un certo punto, ma si determina appunto per discernimenti successivi e sempre ulteriori.
    Invece, se noi prendiamo la Tradizione e la fermiamo – chessò – al Vaticano I, la scambiamo con la Fissità, cioè ne restituiamo una versione fossile.
    Il problema vero, allora, non è lo scontro sulla Tradizione, ma quello sulla Memoria ecclesiale, su come la si definisce, la si eredita e la si fa vivere oggi.
    Infatti io ho sempre pensato che lo scisma lefebrviano non sia tanto sulla Tradizione, ma sulla Memoria.

  60. don Gianluigi Braga scrive:

    Caro don78 consento con te su gran parte della tua riflessione, ma dissento quando accomuni con le nostalgie del tempo passato (in senso deteriore) anche la messa in latino.
    La liturgia, di cui la messa è il culmine, non può staccarsi dal passato, ma deve rimanere fedele al sensus fidei della chiesa di sempre. Noi preti del 2000 siamo stati defraudati di questo patrimonio di fede celebrata.
    Tu parli di messa in latino, ma non è il latino l’elemento decisivo della liturgia, è lo spirito della liturgia. Né tu né io siamo in grado di celebrare la messa tradizionale, anche se fosse in italiano, perché richiede uno stile diverso, gesti diversi, attenzioni diverse.
    Ti consiglio il libro: La reforme liturgique anglicane, di Michael Davies, ed. Clovis, 2004, che mostra chiaramente come la chiesa inglese abbia abbracciato il protestantesimo, con l’arcivescovo Cranmer, non mediante predicatori, ma con una riforma liturgica anodina, che, partendo dalla lingua, passò a cambiare gli altari, a dare la comunione in mano, a modificare poco alla volta il rito.
    Ciò che mi ha impressionato è la somiglianza con la liturgia di oggi, Addirittura la modifica delle parole della consacrazione della nostra messa è uguale a quella di Cranmer. Il “Misterium fidei” abolito nella Messa di Paolo VI, era stato abolito da Cranmer.

    Fortunatamente la riforma post conciliare si è fermata ad un certo punto, mentre quella anglicana è arrivata alle estreme conseguenze. E noi possiamo ancora celebrare una messa pienamente cattolica, ma un vulnus alla tradizione, con la T maiuscola, c’è stato. Ti prego di non giudicare come una mania quella di chi si sente legato alla tradizione liturgica, è un desiderio sincero di celebrare il mistero di Dio che ci salva nella passione e morte di Gesù e non le nostre qualità sacerdotali.

    Poi la tradizione della chiesa, se permetti, non è fatta di episodi, ma è una continuità di vita e di pensiero della chiesa, saltare, come mi sembra che voglia fare tu, al primo millennio mi sa un po’ di quell’archeologismo condannato da Pio XII nella Mediator Dei.
    Memento

  61. don78 scrive:

    un consiglio a Dante per aggiornare le sue letture teologiche e magisteriali: sulla gerarchia delle verità di fede nel Vaticano II vedi “Unitatis redintegratio” n. 11. Saluti.

  62. Maurizio scrive:

    Se i nostri Vescovi hanno una preferenza politica,questa si può (si deve) espletare nel segreto dell’urna senza darne pubblica evidenza,perchè questo atteggiamento divide il gregge ed allontana chi non la pensa come loro.Se vogliono aiutare le pecorelle lo facciano con la predicazione della Parola di Dio che può aiutare a discernere il bene dal male e quindi anche a scegliere il partito che più si avvicina agli insegnamenti di Cristo e quindi dargli il voto.
    Personalmente trovo allucinante scegliere una parte politica che, proprio per quello che ho sopra detto, va contro la Chiesa ed i suoi insegnamenti.

  63. don78 scrive:

    Caro don Gianluigi, ti ringrazio per il commento e rispetto sinceramente le tue posizioni (come dicevo vorrei che nella chiesa ci fosse sempre rispetto per le posizioni diverse.. seppur nella dialettica e nel dibattito). Io non giudico la tua una mania per il passato e mi sforzo di comprenderti e sono sinceramente convinto delle tue intenzioni.
    Cmq non posso tacere quello che penso:
    Il problema della Summorum Pontificorum non è il latino, anzi! Io non ho nessun problema a dire la Messa di Paolo VI in latino.. se le circostanze lo richiedessero.. inoltre penso che il gregoriano sia fantastico e che vada insegnato alla gente anche nel terzo millennio. Il problema è la teologia che sta dietro la Messa tridentina, non posso dilungarmi qui in analisi dettagliate (basta leggere i numerosi articoli, anche su riviste di nota divulgazione pastorale e liturgica in Italia, di liturgisti che si sono strappate le vesti per questo Motu proprio), in breve: se la riforma liturgica è figlia del Vaticano II e soprattutto della sua ecclesiologia.. con la messa tridentina non ci stiamo sbugiardando il Vaticano II e tutta la sua teologia?? Lo so che il Papa ha detto che non è così… ma… excusatio non petita…
    In questo veramente non mi sento di essere fuori dal coro: c’è una pletora di vescovi (anche in italia, per non parlare della Francia) liturgisti, preti e laici che hanno sostenuto questa tesi con argomenti molto più dettagliati di questo mio breve commento.
    Una cosa sul salto nelle tradizione: anch’io sono convinto che c’è continuità nello sviluppo della tradizione, e nessuno vuole saltare al primo millennio della chiesa.. ma anche dimenticarlo mi sembra un vulnus! Del resto i Padri Conciliari del Vaticano II che cosa hanno fatto se non riscoprire le radici teologiche della Scrittura e dei Padri della Chiesa nella loro riforma ecclesiologica e liturgica?? Se riscoprire le radici è archeologismo… mah… non è che qualcuno è troppo affezzionato al modello di chiesa medievale, alla societas christiana, alla centralizzazione dell’amministrazione ecclesiale perchè ha troppa paura di mettersi in discussione? La tradizione è vivente perchè sempre si transforma nei secoli… sfido chiunque a trovarmi una, dico una cosa (verità, legge ecclesiastica etc.), che non sia cambiata in 2000 anni (anche per sistemare la dottrina della Trinità ci hanno messo tre-quattrocento anni). Questo è relativismo? Non credo, è solo uno sguardo sereno sulla storia e sul nostro futuro.
    Un’ultima cosa sulla tua tesi che la liturgia del Vaticano II è “protestantizzata”. Anche se il termine è tosto.. sono d’accordo con te… ma a differenza tua.. non mi scandalizzo affatto. La riscoperta della Bibbia, del sacerdozio comune, della partecipazione dei fedeli, della comunione sotto le due specie.. sono tutte cose per cui 400 anni prima si finiva inquisiti nella Chiesa Cattolica… salvo poi averle assunte nel Vaticano II e armonizzate, molto sapientemente credo, con la nostra tradizione cattolica (per dirla con un esempio, mica ci siamo giocati la “presenza reale”). Il che va a favore dell’interpretazione della tradizione come sviluppo e, perchè no, anche accoglienza di alcuni temi dove altri Cristiani sono arrivati prima di noi. Protestantizzazione? No, ma tradizione vivente sì.
    Con stima fraterna. Saluti.

  64. don78 scrive:

    don Gianluigi, dimenticavo una cosa: il mistero che celebriamo nell’Eucarestia e che ci salva è di passione, morte e RISURREZIONE. Non dimentichiamo la terza parte. Memento.

  65. aldo scrive:

    La Messa detta di Paolo VI scaturì dalla Riforma Bugnini Tale riforma non tenne in alcuna considerazione quanto stabilito nei documenti conciliari è inutile continuare ad indicarLa come voluta dall’Assise conciliare questo è un FALSO STORICO. I documenti conciliari non possono essere disinvoltamente interpretati o applicati altrimenti è la FEDE stessa a soffrirne. Per quanto riguarda poi la diversità della Teologia che stava dietro il Concilio Vaticano I e quella del COncilio Vaticano II, bisogna affermare senza paura che la Teologia è una scienza umana e non di origine divina e quindi suscettibile di errori mentre ciò che scaturisce dal Concilio è sì apparentemente frutto degli Uomini ma sotto la diretta assistenza dello Spirito Santo.

  66. don78 scrive:

    Mi sembra ovvio che il Messale non lo hanno scritto i Padri conciliari, tuttavia a mio parere rispecchia le fondamenta teologiche della riforma liturgica della Sacrosantum Concilium (mi stupisco come si possa.. in maniera un pò naive (o forse pregiudizialmente ideologica)… affermare così convintamente e vementemente il contrario..). Fatto sta che tale Messale è stato promulgato da Paolo VI, quindi si può benissimo chiamare di Paolo VI.
    Un’altro appunto tanto buffo quanto ovvio: con tutta l’assistenza delo Spirito Santo qualcuno pensa che i Padri Conciliari possano decidere qualcosa senza i teologi (anche vescovi teologi) che scrivono, correggono e propongono i documenti?? Qualcuno pensa che ci sarebbe stato un Vaticano II senza, prima, decenni di rinnovamento telogico e liturgico (costato anche caro a teologi coraggiosi esiliati ed umiliati per le loro idee innovative)?? Mi chiedo se si possa essere così ingenui.

  67. DANTE PASTORELLI scrive:

    DON78, non sono così arretrato, anche perché il Concilio l’ho vissuto, data la mia età. Non so se altrettanto si possa dir di Lei. Sull’Unitatis Redintegratio, a proposito di aggiornamento, c’è un magnifico saggio di mons. Brunero Gherardini,in DIVINITAS 2005, N.2.
    Il punto che Lei cita è proprio uno di quelli controversi: se esistono punti fondamentali e punti non fondamentali (dottrina condannata senza riserve da Pio XI) nella dottrina, si elenchino: il documento resta nel vago di un’affermazione non corroborata dalla citazione di nessun documento del precedente magistero in tal senso.
    Per Lei, potrebbe esser meno importante l’Immacolata Concezione, per me l’Assunzione, per Lei l’esistenza dell’inferno, per me quella del purgatorio ecc.
    Perché il Concilio non ha fatto un elenco, indicandone la precisa gerarchia, di tutte le verità della Chiesa? Era pastorale… Faceva affermazioni, ma non definiva.
    Davanti a situazioni del genere , come diceva S. Vincenzo di Lerino, attenersi all’antico.
    Quanto agli argomenti da lei affrontati, è semplicemente scandaloso affermare che s’è felici della protestantizzazione della Chiesa; sostenere che gli altri son arrivati prima di noi, a cosa? alla rovina? Alla negazione dei dogmi? La Verità, tutta la Verità è nella Chiesa Cattolica, a cui niente manca: non è da perfezionare nella Verità, e nessuno può perfezionarla, se non lo Spirito Santo facendole disvelare verità ancora seminascoste nello scrigno del Deposito che solo Essa possiede integro, verità che non possono essere in contrasto con quelle già disvelate; può e deve perfezionarsi nei costumi e nella pietà per meglio rispondere alla sua missione.

    Sul Motu Proprio lei ripete pedissequamente le posizioni dei vari Farinella e addirittura s’erge contro il Papa, al quale avrebbe senz’altro steso il tappeto se avesse abolito l’indulto.
    Addirittura Lei parla di centralizzazione della Chiesa, dimenticando che il Suo Fondatore l’ha voluta gerarchica.
    Le sue altre osservazioni da queste discendono: il tipico sacerdote (?: mancando nome e cognome non so chi Lei sia: io non mi nascondo sotto comodi pseudonimi: perché tanta paura?) da comunità di base, magari ex-prete (per quanto si possa esser ex…Comunque meglio un ex-prete: nuoce meno alla Chiesa.

  68. DANTE PASTORELLI scrive:

    A Suo parere, DON 78, un parere che non conta nulla: per noi conta il parere della Commissione Cardinalizia dell’86 ed il parere dei dicasteri vaticani e del Papa.
    Sull’argomento abbiamo già scritto: mi dica quali suggerimenti della Sacrosanctum Concilium non fossero già presenti nel Messale del 1964-65. Bugnini e compagni (legga l’intervista del can. Rose) procedettero per la loro strada infischiandosene dei suggerimenti del Concilio.
    Suggerimenti, non imposizioni.

  69. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro FRANCESCO, ho capito quel che volevi dire: ma parlare di punti essenziali ed altri meno, se non per te per altri è un grimaldello per distruggere la Chiesa.
    Io non mi fermo affatto al Vaticano I. Forse che sull’infallibilità Pontificia s’è dichiarato solennemente qualcosa di diverso e contrario successivamente?
    Se nel Concilio si sono definite dottrine – e ripeto dottrine, dogmi, verità – diverse da quelle tradizionali me le si indichino.
    Chi contesta l’Humanae Vitae, o la Mysterium Fidei, o il Credo del Popolo di Dio di Paolo VI? Io o i novatori?
    Chi contesta, che so, l’Ecclesia de Eucharistia di Giov. Paolo II? Si tratta di documenti in linea con l’insegnamento tradizionale. La tradizione è vivente non perché un Papa si possa inventare nuove verità, ma perché il Papa, grazie allo Spirito, scopre e illustra verità ancora conosciute in nuce o ribadisce quelle note ed imprescindibili.
    Vorrei sapere quali nuove verità sono state disvelate dagli ultimi papi che non fossero già note. Parlo di Verità, non di atteggiamenti.

  70. don78 scrive:

    Mi limito a qualche pacato spunto verso le “furiose” reazioni dei venerabili commentatori che riflettono una certa intolleranza verso le posizioni altrui.. che fanno ritornare alla mente tempi molto bui della nostra Chiesa o contemporanei regimi teocratici. Evidentemente prendo atto della differente visione teologica sulla Tradizione, la Chiesa, l’interpretazione del Concilio etc., non me ne faccio un gran problema e non grido all’eresia, proprio per tutti i miei argomenti sul pluralismo nella chiesa.. tuttavia un pò più di pacatezza e serenità non nuocerebbe.
    Suppongo che il Concilio non abbia fatto la lista dei dogmi più importanti proprio perchè l’era della “Pascendi” era finita così come quella dell’irrigidimento dogmatico.. lo so che Loro non saranno d’accordo .. ma tant’è…
    Mi sembra anche inutile rispondere sulla concezione della Verità che non cambia mai nella Chiesa Cattolica.. perchè basta la storia a smentire..
    Anche se la mia opinione conta quanto la Loro, spero che, in onore alla Loro fedeltà al pensiero del Papa.. spero che almeno rispettino quella del Papa Paolo VI che quel Messale decise di promulgare.. se così non fosse, ciò non farebbe che rafforzare la mia idea che dietro il felice saluto del ritorno della Messa tridentina si nasconde molto di più che una semplice predilezione liturgica.. ma un vero e proprio desiderio di dissesto teologico di tutto il Vaticano II…
    E cmq, mi spiace deluderla, ma non sono un ex-prete. E comunque capisco l’amarezza dei sacerdoti di una certa età che si sono visti sfaldare una societas christiana che non
    c’è più.. e che sognano di riconquistare un passato con il rigidismo e l’intransigenza.. purtroppo questo aiuterà solo ad aumentare il distacco tra Chiesa e mondo, tra Vangelo e società. Grazie a Dio il futuro è nelle Sue mani…
    Cordiali saluti

  71. don Gianluigi Braga scrive:

    Caro don78, ti ringrazio delle tue parole sincere, ma permettermi di scandalizzarmi, sentendo il tuo apprezzamento per le innovazioni della liturgia di tipo protestante. Sono convinto anch’io che fosse necessaria una riforma liturgica con una maggior partecipazione del popolo, ma che necessità c’era di cambiare l’offertorio, il canone, la consacrazione, parti che sono del sacerdote.
    Come si può pensare che ciò che la chiesa considerava eretico nel XVI secolo oggi non lo sia più? Allora è cambiata la dottrina? Non si tratta di quisquilie, ma della sostanza.

    Non mi sono dimenticato della Risurrezione, ma la Messa non è memoriale della Risurrezione, ma della Passione e Morte di Gesù, perché ne rinnova il sacrificio. La redenzione sta in questo, la Risurrezione ne è una conseguenza.
    Paolo dice: 1Cor.11,26 «Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga». E il Concilio di Trento ribadisce:
    Sess.XVII
    «Celebrata, infatti, l’antica Pasqua, – che la moltitudine dei figli di Israele immolava in ricordo dell’uscita dall’Egitto -, istituì la nuova Pasqua, e cioè se stesso, da immolarsi dalla chiesa per mezzo dei suoi sacerdoti sotto segni visibili, in memoria del suo passaggio da questo mondo al Padre, quando ci redense con l’effusione del suo sangue, ci strappò al potere delle tenebre e ci trasferì nel suo regno».

    Oggi si fa confusione su questo punto. Anche l’orazione prima della benedizione eucaristica è ambigua: in latino si dice: “Deus, qui nobis sub sacramento mirabili passionis tuæ…”, in italiano è stato tradotto: “Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua…”

    Come vedi qualche problema c’è.
    Che la Sede della Sapienza ci illumini.

  72. Sergio Rizzitiello scrive:

    Ma se la Verità, tutta la Verità è solo nella Chiesa Cattolica, che la cerchiamo a fare la Verità?
    Attendiamo, eseguiamo, ma non cerchiamo.
    Ricordo che Gesù stesso disse a certi discepoli che rimproveravano chi seguiva i suoi precetti senza essere della loro cerchia, che chi non è contro di noi è con noi.
    La verità è lecita cercarla anche indipendemente dalla Chiesa Cattolica e anzi essa stessa deve essere aperta a chiunque ha da dare Verità.
    Un saluto don78, ha la mia simpatia.

  73. Francesco scrive:

    Caro Dante, non so se tratti di verità o di atteggiamenti, ma credo che conoscerai meglio di me – ad esempio – i documenti del Vaticano II sulla libertà religiosa, o sul rapporto con l’ebraismo.
    Non saprei dire, ripeto, se si tratti di nuove verità, di modificazioni delle vecchie, di semplici rimodulazioni di cose che già sapevamo, o altro.
    Tu mi dirai che non si tratta di articoli di fede.
    Forse no, ma certo si tratta di cose insegnate dalla Chiesa per secoli, con conseguenze assai significative sulla cultura, sulla vita sociale, sugli atteggiamenti del popolo, sul mondo in senso lato.
    Su questi temi una discontinuità si è prodotta eccome, e credo sia il frutto avvertito e maturo di una migliore comprensione del Vangelo.
    Quindi il modo di comprendere il Vangelo cambia eccome, e lo diceva proprio Giovanni XXIII.
    Oh, questi sono solo esempi, io non sono un cantore dello spirito del Concilio, sia chiaro.

  74. don78 scrive:

    Caro don Gianluigi, innanzitutto grazie per la pacatezza dei tuoi toni, che ancora di più mi convincono della sincerità della tua fede e della bontà delle tue intenzioni.
    Permettimi però ti ricordarti che il Vaticano II dice chiaramente che la liturgia attua l’opera della salvezza della “morte e risurrezione” del Figlio di Dio (SC 6). E sull’Eucarestia: “Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione” (SC 47).
    Va bene il riferimento a Trento… ma, insomma, il Vaticano II c’è stato o non c’è stato?

    E poi sulla “protestantizzazione”… io l’avevo chiamata così, in maniera un po’ provocatoria, solo per il tuo riferimento agli anglicani. Io credo che la riforma liturgica sia piuttosto stato un salutare e provvidenziale “aggiornamento” in stile conciliare. E continuo a non scandalizzarmi se la comunione sotto le due specie 400 anni prima era causa di eresia e poi è stata adottata anche da noi; del resto è lapalissiano affermare che prima del canone tridentino ce ne erano molti altri in vigore nella chiesa per circa 1500 anni… perchè non ci scandalizziamo allora anche della riforma tridentina?

    Detto questo, grazie ancora per il tuo contributo, e condivido con te la preghiera affinchè Dio ci illumini e guidi nel fare la sua volontà.
    Fraternamente ti saluto.

  75. don78 scrive:

    Grazie sergio, simpaticamente ricambio.

  76. Imerio scrive:

    “…Mi sembra anche inutile rispondere sulla concezione della Verità che non cambia mai nella Chiesa Cattolica.. perchè basta la storia a smentire…”
    ===============================

    Mi scusi Reverendo, ma il Suo è relativismo etico allo stato puro …

  77. DANTE PASTORELLI scrive:

    Si tratta di atteggiamenti, di comportamenti, se vogliamo di “pastorale”, non di dogmi o verità modificate.
    La Verità può essere meglio presentata, illuminata, resa più piena, ma “eodem sensu eademque sententia”. Quindi nella Chiesa la Verità mai è cambiata. S’è cambiata non era una verità, il che non può darsi. O chi l’ha cambiata è un eretico. Per me la Verità mai è cambiata nella Chiesa, in certi suoi membri senz’altro: tra gli Apostoli ci fu Giuda che tradì Nostro Signore, e Pietro lo rinnegò, figuriamoci se do per scontata l’ortodossia di tutti i fedeli e di tutti i preti. Me compreso.
    Nessuno nega che Paolo VI avesse il diritto di promulgare un nuovo rito della Messa, in cui delle espressioni ambigue, comunque, furono notate e pubblicamente riprese sin dal suo apparire. Io non ho mai sostenuto che il Novus Ordo sia eretico, ho sempre e soltanto ripetuto quel che Paolo VI disse a Guitton e che è riportato anche da Bugnini: che il nuovo messale cercava di levar le pietre d’inciampo nel dialogo coi luterani? E quali erano le pietre d’inciampo? Indovinate un un po’. Cosa divide la Messa dalla cena protestante? Quindi cito anche Paolo VI.
    Se l’attuale Papa, dopo anni di meditazione e di osservazione della realtà, non solo ha deciso di reintrodurre il rito antico mai giuridicamente abrogato (ma proprio questo s’era fatto credere, da qualcuno in buona fede, da altri forse in mala fede, non so) e si propone di riformare il Novus Ordo per ricostruire la sacralità che è scomparsa dal nuovo rito, e di questo tutti possiamo esser testimoni ogni giorno, evidentemente ci sono motivi assai gravi alla base.
    Quanto alle eresie, a Terento non si condannava sic et simpliciter la comunione sotto le due specie, si condannava chi affermava che nel solo pane ci fosse interamente il corpo e il sangue di Cristo e per questo pretendeva la comunione col pane ed il vino. Per evitare che tale eretica tesi trovasse credito s’impose – anche per motivi di praticità – la comunione solo con l’ostia.
    I tempi bui nella Chiesa, ahimé, li producono sempre e soltanto gli eretici col loro orgoglio che porta divisione dottrinale e morale.
    La riforma di Pio V lasciò in vigore i riti vecchi di almeno 200 anni perché sicuramente ortodossi ed immuni da ogni ombra di protestantesimo.
    Nessuno vieta che si introducano nuovi canoni, purché inequivocabilmente ortodossi, in cui sia chiarissma la volontà del sacerdote di offrire il sacrificio redentivo come “alter Christus” operando la transustanziazione e realizzando la presenza reale. Come appunto in modo perfetto avviene nel canone romano.
    Quanto alla Messa, come presentata dalla Sacrosanctum Sacframentum 47, dico che la definizione riprende, in modo incompleto, il Canone Romano, e precisamente l’ “Unde et memores” del Canone Romano, preghiera che segue immediatamente la consacrazione: “Unde et memores, Domine, nos servi tui, sed et pleps tua sancta, eiusdem Christi Filii Tui Domini nostri TAM beatae Passionis, NEC NON et ab inferis resurrectionis, SED ET in caelos gloriosae ascensionis…”: nella Sacrosanctum Concilium Passione (e Morte) e Resurrezione sono unificate, nel Canone Romano distinte (Tam, Nec non, Sed et): la Messa rinnova, ripresenta, attualizza in forma sacramentale la Passione e Morte di Cristo, il Sacrificio, ma non può sacramentalmente rinnovare la Resurrezione e l’Ascensione: di esse si fa memoria: la resurrezione e la seguente ascensione sono la conseguenza del Sacrificio.
    Errore? No, ma chi voglia dare alla parola memoriale il significato di puro ricordo a quella definizione può appellarsi per negare la realtà sacramentale del sacrificio. E continua la protestantizzazione.

  78. don78 scrive:

    quello che lei chiama riprese incomplete del canone sono riformulazioni teologiche adottate dal Concilio che sposa una teologia del mistero pasquale(sviluppatasi nel secolo scorso) che sottolinea l’unicità dell’evento di morte e di risurrezione… completanto e migliorando l’ottica parziale espressa dalla Messa tridentina… vede che le cose cambiano? se ne faccia una ragione.

  79. don78 scrive:

    Non si scusi Imerio, se è quello che pensa.. mi permetto tuttavia di dissentire.. un pò di storia della Chiesa aiuterebbe ad essere meno rigidi.

  80. don78 scrive:

    e cmq sig. Dante non se la prenda con me ma con i 2147 Padri conciliari che votarono favorevolemente la SC (contro 4 contrari) dove sta scritto, ripeto, che l’Eucarestia è il “memoriale della morte E risurrezione” (SC 47).

  81. DANTE PASTORELLI scrive:

    La verità non cambia. La teologia può progredire e sforzarsi di far meglio comprendere la verità.
    Mistero pasquale: la Chiesa non ha mai celebrato la Morte scissa dalla Resurrezione, né una Resurrezione avulsa dalla Morte: ma la Resurrezione è frutto della morte.
    Non è redentiva la Resurrezione, ma il Sacrificio: questo è l’unica causa meritoria, per il Sangue versato al Padre per riscattare gli uomini.
    Chi legga, come Lei sembra fare, la Sacrosanctum Concilium come un documento dogmatico sganciato dal Magistero precedente, anzi in contrasto con esso, devìa dalla retta dottrina mai modificata dalla Chiesa.
    Son tutte conseguenze d’un concilio pastorale che per esser considerato portatore di verità dev’esser inquadrato in ogni suo aspetto nella Sacra Tradizione.

  82. don78 scrive:

    Si, mi sa che deve continuare a prendersela coi 2147 Padri concililiari: “il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno del Padre” (SC 6)… la sua teologia è chiara ma datata.
    In linea di principio potrei anche essere d’accordo sul fatto che la Verità non cambia (nel senso generale e fondamentale del termine: per esempio non cambia il fatto che Gesù Cristo ci ha salvato, l’accento ora sulla morte ora sulla risurrezione fa parte dello sviluppo teologico).. ma questo non si applica alle forme liturgiche che sono sempre cambiate, cambiano e continueranno a cambiare. E questo il modo di essere fedeli alla Verità: il modo del Concilio di Trento e il modo del Vaticano II, grazie ad una teologia che si aggiorna e non rimane inchiodata al passato, camuffando la pigrizia e la paura con la fedeltà.

  83. aldo scrive:

    I teologi a volte sostengono forse involontariamente le eresie.

  84. don Gianluigi Braga scrive:

    Torno ora da un funerale e penso che S.Paolo non sia un pincopallino qualunque e se affida alla morte di Gesù il potere di redimere la nostra morte è perché nel suo Sangue Gesù ci ha redenti e la messa è memoriale della morte di Cristo (1Cor.11,26 «Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga».). Tuttavia come ha giustamente ha ricordato Dante, già nel canone romano si faceva memoria, conseguentemente, della risurrezione e ascensione. Questo perché l’evento salvifico della morte rinnovandosi nella messa, ci dona Gesù tutto “intero”, vivo (risorto) e rende presente tutta la vita di Cristo con i suoi misteri: risurrezione, ascensione, ma anche nascita, battesimo, trasfigurazione ecc. tant’è vero che ognuna della feste del Signore si celebra con una s.messa nel giorno assegnatole.E in un certo senso penso di poter dire che tutta la vita di Cristo è salvifica.

    Certo il Concilio Vat.II ha messo in evidenza l’unità del mistero pasquale di morte e risurrezione, ma sarebbe un’enormità credere che possa aver cambiato la dottrina sulla messa.

    Comunque grazie a tutti voi per questo appassionante dibattito.

  85. DANTE PASTORELLI scrive:

    Le forme liturgiche possono anche cambiare, ma la verità deve rimanere intatta. Si continua a citare una Costituizione pastorale discorsivo-teologica e non esplicitamente dogmatica.

  86. DANTE PASTORELLI scrive:

    A PROPOSITO DI COMUNIONE SOTTO LE DUE SPECIE.
    Facciamo un pochino di chiarezza.
    Questa pratica nella Chiesa latina si può dir finita prima dell’XI secolo. Ce lo testimonia S.Tommaso (S.Th.III,q,80 a12,c). Non mancò chi tentò di ripristinar l’antico uso, come i Taboriti e Calistini, gruppi hussiti,i quali ritenevan sacrilega la comunione sotto una sola specie.
    Il Concilio di Costanza condanno questo errore (DH 1200: chi si ostina a sostenere il contrario sia trattato da eretico). Martino condannò le stesse posizioni di Hus e Wyclif (DH 1258, più o meno le stesse espressioni). Il Concilio di Trento parlò di giusti e ragionevoli motivi che hanno indotto la Chiesa a non dar più la comunione sotto le due specie motivi. Cfr DH 1729 e can.3 Sul Sacramento dell’Eucaristia: “Se qualcuno negherà che nel venerabile sacramento dell’eucaristia, il Cristo tutto intero è contenuto in ognuna delle due specie e in ogni parte di ciascuna specie, quando venisse divisa: sia anatema” (DH 1653).
    Quindi è chiara la volontà di condannare soltanto gli eretici.
    Ma c’erano anche i motivi giusti e ragionevoli che vengono espressi nel Catechismo Romano: riassumo: 1) difficile evitare che il Sangue di Cristo cadesse in terra specie quando v’è una gran folla; per portarla ai malati l’eucaristia dev’esser pronta sempre: e il vino non si può conservare a lungo ed è di più difficoltoso trasporto; 3) molti non tollerano neppure l’odore del vino; 4) in molti paesi v’è penuria di vino e il trasporto è lungo e dispendioso; 5) volontà d’estirpare l’eresia sopra condannata.

    Dunque motivi dottrinali e motivi pratici che, a parte il n.4, persistono a tutt’oggi: non solo una volta ho visto cascar le gocce del Sangue, anche perché non s’obbedisce più alle prescrizioni secondo cui l’uso del piattino è obbligatorio.
    Certo, ci sono i celiaci: molto bene oggi s’è provveduto con apposite istruzioni: nella mia chiesa, infatti, ad un ragazzo celiaco viene somministrata la comunione solo col calice. Ovviamente ci sono anche particole per celiaci, che contengono una minima parte di frumento, ma non tutti i malati son disposti a rischiare.
    Il Vaticano II ha concesso ai chierici ed anche, in casi determinati, ai laici la facoltà (non il diritto) di comunicarsi sotto le due specie, a giudizio del vescovo. Ma… “FERMI RESTANDO I PRINCIPI DOTTRINALI STABILITI DAL CONCILIO DI TRENTO” (SC 55, C IC 925)

    Allora, è cambiata la dottrina, la Verità?

  87. Imerio scrive:

    ” … questo non si applica alle forme liturgiche che sono sempre cambiate, cambiano e continueranno a cambiare. E questo il modo di essere fedeli alla Verità …”

    ===========================

    Ergo, giacché (sino a prova contraria) la “Lex orandi” e la “Lex credendi” risultano due inscindibili aspetti della “Verità della Fede”, superiamo la pigrizia e la paura di attenerci devotamente alle prescizioni del Magistero (che, in un domani, potrebbero – rectius, dovrebbero – anche cambiare), giacché esse sono, in via principale, estrinsecazione di mere esigenze “storiche”, salvo per ciò che attenga alle “Verità fondamentali” che, pure, oggi ci appaiono tali, ma che, forse, in un domani, una più attenta riflessione teologica, “melius re perpensa”, potrebbe anche ritenere non più così “fondamentali”.

    No, no Reverendo, pur con tutto il rispetto che la Sua consacrazione nell’Ordine m’impone (io rimango, purtroppo, un cattolico pavido e pigro, non me ne voglia), su questa china non riesco proprio moralmente a seguirLa; nemmeno alla luce di un più approfondito studio della Storia della Chiesa.

    Non La prenda per una critica diretta alla Sua persona, ma La ringrazio davvero per avermi fatto tastare con mano la vera fortuna che mi è toccata, facendomi incontrare un discreto numero di sacerdoti (alcuni, fra l’altro, molto giovani) che, poggiandosi su ben differenti interpretazioni ecclesiologiche e teologico-morali, mi impediscono di sentirmi, forse “adulto”, ma certamente orfano e derelitto sulla strada dell’esistenza spirituale e terrena.

  88. don Gianluigi Braga scrive:

    Caro don78, io sono don55, forse per questo mi spaventa questa idea di chiesa sempre in fieri, di una liturgia che non è mai uguale a se stessa (da un paese all’altro, oltre che da un’epoca all’altra), di una teologia che può mutare i concetti e approvare ciò che prima respingeva.
    Che ecumenismo si può cercare su questa strada con la chiesa ortodossa che conserva la liturgia immutata da più di mille anni ed è ancorata in modo inossidabile al suo passato. Per andare incontro ai protestanti ci allontaniamo dagli ortodossi e non sappiamo più chi siamo.

    Io come Imerio ho bisogno di sentire che le mie parole, i i miei gesti di sacerdote siano quelli della chiesa di oggi, di ieri e di domani, non inventati da me, né da un liturgista discutibile che attinge dai libri e non dallo spirito orante della chiesa.

  89. don78 scrive:

    Nessuno pensa che S.Paolo sia un pinco pallino… ma far dedurre 2000 anni di teologia sull’Eucarestia da una frase della Bibbia mi sembra riduttivo, mica siamo testimoni di geova! Grazie a Dio le frasi si mettono insieme e si riflette alla luce di 2000 anni di Magistero e riflessione teologica. D’altro canto ci sono almeno 3 versioni bibliche delle parole dell’istituzione dell’Eucarestia… e nonostante questo le parole che usiamo oggi (e che si usavano nella messa di Pio V) seguono una forma sola.. quindi… o siamo fondamentalisti biblici o non lo siamo.
    Un’enormità pensare che il Concilio abbia cambiato la dottrina sulla Messa? Che significa cambiare la dottrina della Messa? E poi.. il Concilio menziona chiaramente e solo morte e risurrezione… (non ascensione, battesimo o natività) non capisco questo accanimento contro l’unicità del mistero pasquale nel memoriale eucaristico, e poi su, sta scritto proprio su tutti i manuali di teologia che accanto all’aspetto sacrificale della Messa il Vaticano II ha introdotto (o vi va meglio sottolineato?) il valore conviviale dell’Eucarestia (SC 47)… e poi… la partecipazione dei fedeli così marcatamente voluta (48-49) è un cambiamento di forma o di sostanza? di dottrina o di pastorale? Io non sarei così convinto che fossero solo orpelli … altrimenti.. se proprio doveva rimanere tutto com’era… per quale motivo tutte quelle discussioni e quei vescovi da tutto il mondo?

    Mi unisco al ringraziamento di don Gianluigi, anche se i toni potrebbero essere più pacati…

  90. don78 scrive:

    Caro Imerio, se le mie parole la turbano non ne tenga affatto conto… ma questo non mi esime da seguire Gesù anche nel terreno sconosciuto del pellegrino in ricerca.. forse una scelta che comporta smarrimenti ed errori… ma che non si appoggia su risposte sicure e pre-confezionate… questo è il mio modo di essere fedele al Signore, al suo Regno e al suo Popolo, che è la Chiesa.
    Detto questo, le auguro tanti anni di vita, salute e serenità spirituale. Di cuore. Don78

  91. un fedele scrive:

    E pensare che siamo partiti da “l’arcivescovo vota per il partito”… si direbbe che alcuni nostri fratelli soffrono di ossessioni….. liturgiche.

  92. don Gianluigi Braga scrive:

    È vero siamo andati fuori tema, ma qui c’è in gioco il cuore della nostra fede.
    Ho invidia per la sicurezza che mostra don78, ma al contempo mi spaventa che tanti miei fratelli preti non capiscano i limiti di una visione irenica della situazione attuale in tutti i campi ecclesiali.

    La messa per me è essenziale come l’aria che respiro, e voglio capirla e gustarla sempre meglio. Mi rincresce sentire i miei fratelli preti che ignorano lo stravolgimento della riforma e che giustificano tutti i cambiamenti.

    Quando dico che sono arrivati a toccare la forma della consacrazione, è detto tutto. I miei confratelli non lo sapevano nemmeno. E ora che lo dico a don78 che le variazioni copiano quelle dell’eretico (negava la transustanziazione) Cranmer, e mi sento rispondere che va tutto bene che è la nuova ecclesiologia. Sono molto proccupato, perché il pericolo di allontanarsi dalla fede cìè eccome.
    Io ho cercato d’imparare la messa tradizionale e l’ho proposta ai miei parrocchiani. Alcuni, vecchi, l’hanno rifiutata subito, altri, più giovani, mi hanno chiesto: ma perché hanno cambiato così tanto? era così semplice capire che si andava a ricevere il Signore e mi hanno chiesto di continuare, così ho dovuto reimparare e sto imparando a celebrare e vi assicuro che è un grande arricchimento.

  93. Che tristezza veder dei preti in “ricerca” come don 78. La ricerca di cosa? Di una vera Vocazione? Costoro confondono l’ Alter Chrstus magari con un operatore nel sociale.
    Ecco il risultato del CVII.
    Mi consolera’ la lettura , questa sera, della biografia di un sacerdote che invece aveva trovato Tutto! Il rev. Pio Edgardo Mortara . Quel ragazzo “rapito” dal Beato Pio IX.
    Oremus

  94. DANTE PASTORELLI scrive:

    CONGRAG AZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
    RISPOSTE AI QUESITI
    Primo quesito: Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha forse cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa ?

    Risposta: Il Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato tale dottrina, ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente.
    Proprio questo affermò con estrema chiarezza Giovanni XXIII all’inizio del Concilio[1]. Paolo VI lo ribadì[2] e così si espresse nell’atto di promulgazione della Costituzione Lumen gentium: “E migliore commento sembra non potersi fare che dicendo che questa promulgazione nulla veramente cambia della dottrina tradizionale. Ciò che Cristo volle, vogliamo noi pure. Ciò che era, resta. Ciò che la Chiesa per secoli insegnò, noi insegniamo parimenti. Soltanto ciò che era semplicemente vissuto, ora è espresso; ciò che era incerto, è chiarito; ciò che era meditato, discusso, e in parte controverso, ora giunge a serena formulazione”[3]. I Vescovi ripetutamente manifestarono e vollero attuare questa intenzione[4].

    DUNQUE LA DOTTTRINA NON E’ CAMBIATA: COME IO HO DETTO LA VERITà SI PUO’ MEGLIO ILLUMINARE, NON MODIFICARE.

  95. DANTE PASTORELLI scrive:

    Ricerca di cosa? pellegrino con quale meta? Quali smarrimenti e quali errori? Un sacerdote che non ha certezze ma le insegue, corre dietro le favole.
    Il sacerdote è stato ordinato per il sacrificio della Messa e per essere guida dei fedeli ai quali non può donare smarrimenti ed errori.
    La fede della Chiesa, le sue Verità che son quelle di Cristo le sembrano pre-confezionate? E chi le ha pre-confezionate, se non il Dio uno e trino? Chi se non Cristo e, dopo di Lui gli Evangelisti, e la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica da Lui fondata per trasmettere il Deposito? “O Timoteo, cusotodisci il deposito”. Timoteo non doveva ricercar niente: chi ha Cristo ha tutto; chi è nella Chiesa ha tutto.
    Il problema è che il soggettivismo prende il sopravvento ormai sulla Verità rivelata, la verità assoluta.
    Anche l’esistenza di questa verità oggi è messa in discussione: esistono tante verità quante sono gli uomini.
    Soggettivismo, relativismo e… che Dio salvi i fedeli dall’esser guidati da sacerdoti che non han la Verità.
    Io comprendo i dubbi, le crisi, il tormento di alcuni sacerdoti che erano miei amici. Non il rifiuto della Verità donataci gratuitamente. Alla don S antoro, tanto per intenderci.

  96. Antoine scrive:

    Proprio così, caro Fedele. I reverendi teologi, vecchi e giovani, son finiti ben lontano dall’argomento del blog. Trattano di questioni importanti, soprattutto per chi celebra la Messa tutti i giorni, ma un po’ meno per un semplice fedele, che alla Messa ci va solo la domenica, e inizia a leggere i post in questo blog per tentare di cavarci un orientamento per le (speriamo) prossime scelte elettorali. Figurarsi che non trova più il coraggio d’intromettersi persino Guardia Svizzera (al quale chiedo scusa, se l’ho offeso personalmente). Un cordiale saluto a tutti.

  97. lycopodium scrive:

    Per Antoine # 44.
    Effettivamente i testi inseriti non sono semplicissimi, chiedo venia (peraltro li ho citati “ironicamente”).
    Sul fatto che siano irrilevanti, non direi.
    Francesco (# 37) e Raffaele Savigni (# 34) ripropongono, da par loro e con notevole competenza, la questione della “presenza” e della “mediazione” come modalità di porre l’impegno politico (e non solo) dei cristiani.
    Le citazioni – in particolare quelle n° 3/5/6 – sono solo spunti autocritici, che privilegiano un tema più radicale:
    “chi” è il cristiano?

  98. DANTE PASTORELLI scrive:

    Eh, sì, don78, è davvero un’enormità affermare che il Concilio abbia cambiato la dottrina della Messa, perché questo significa che ha cambiato la Messa che è e resta, checché Lei ed i Suoi maestri possiate pensare, il sacrificio di Cristo che si rinnova sacramentalmente: sacrificio di lode alla Trinità, sacrificio satisfattorio e propiziatorio per i vivi e i defunti.
    Il concilio ha introdotto la nozione di “convito”? Via, reverendo! Ma quali libri di teologia ha mai letto! Ho qui sottomano il Dizionario di teologia Dommatica del Piolanti: “la Messa non è che la ripetizione dell’ultima Cena, secondo il comando del Signore:”fate questo in memoria di me”.
    Lei dovrebbe saper meglio di me che se la Messa è sacrificio sacramentale che ripresenta la passione e morte di Gesù, l’ultima Cena fu Sacrificio che preannuncia, realizzandolo sacramentalmente, l’imminente immolazione.
    Dunque la nozione di “convito” sacrificale è sempre stato elemento essenziale della Messa come intesa dalla Sacra Tradizione.
    L’ha mai letto il rito antico? Lei pensa che manchi l’aspetto di convito? Certo non c’è la baraonda di oggi in chiesa, ma l’altare è calvario e mensa.
    “Supplices te rogamus, Omnipotens Deus: jube haec perferri per manus sancti Angeli tui in sublime altare tuum, in cospectu divinae majestatis tuae: UT QUOTQUOT EX HAC ALTARIS PARTECIPATIONE SACROSANCTUM FILII TUI CORPUS ET SANGUINEM SUMPSERIMUS, OMNI BENEDITIONE CAELESTI ET GRATIA REPLEAMUR…”; “LIBERA ME PER HOC SACROSANCTUM CORPUS ET SANGUINE TUUM AB OMNIBUS INIQUITATIBUS MEIS…”; “PANEM CAELESTEM ACCIPIAM…; “DOMINE NON SUM DIGNUS UT INTRES SUB TECTUM MEUM…”; “QUOD ORE SUMPSIMUS PURA MENTE CAPIAMUS”; “CORPUS TUUM , DOMINE, QUOD SUMPSI, ET SANGUIS QUEM POTAVI ADHAEREAT VISCERIBUS MEIS…” ecc.

    MEMORIALE DELLA MORTE E DELLA RESURREZIONE.
    S’è già parlato della Resurezione come conseguenza della morte. La redenzione è frutto della morte; la resurrezione è conseguenza della morte e annuncio della nostra resurrezione.
    Se memoriale significa ricordo, non ho problemi ad accettare quella definizione. Ma si riduce la mesa a cena protestante.
    Se per memoriale intendiamo il rinnovamento sacramentale è evidente ch’esso è riferito alla morte.
    Tra i sette sacramenti c’è l’Eucaristia, non c’è la Resurrezione. Ne inventiamo uno nuovo?
    In quella definizione il termine memoriale ha una duplice valenza: sacramentale sacrificio per la morte, ricordo e celebrazione per la resurrezione. Se non si interpreta in tal modo, quella definizione, che pecca di chiarezza, peccherebbe anche di precisione e completezza.

  99. DANTE PASTORELLI scrive:

    PER ANTOINE E FEDELE
    Credo che abbiate ragione: ma io sono entrato a discussione iniziata e davanti ad affermazioni inaccettabili ho ho sentito il dovere di rispondere.
    Però queste discussioni non dovrebbero far male ad un fedele (come sono io): dovrebbero almeno suscitargli l’interesse per certi problemi che sono fondamentali per la vita del cristiano.
    Mi dispiace d’avervi annoiato.

  100. Francesco scrive:

    Per Antoine: giusto il richiamo a mantenersi sul semplice, anche se – fossi in Andrea Tornielli – non sarei così felice di sapere che c’è gente che legge queste pagine per cercarvi orientamenti elettorali. Questo sì mi pare francamente fuori contesto, ma è solo una mia opinione.

    Penso che occorra tutti essere più semplici e meno specialistici, anche se un blog aperto è un luogo di discussione e confronto, non un’occasione di pratica devozionale.
    Nella Chiesa accade un pò anche questo: che per timore e soffocamento di dibattito se ne perde la pratica e lo spirito giusto, mettendosi poi a spaccare tutto sulle cose essenziali.
    Abituamoci ad ascoltarci fraternamente e in comunione, sono certo che la stessa fede ne guadagnerà molto.

  101. Guardia Svizzera scrive:

    Certo che Ti perdono caro Antoine . Siamo o non siamo tutti fratelli in Christo?

  102. DANTE PASTORELLI scrive:

    Nessuno, mi sembra, sta qui facendo pratica devozionale. Si discute su argomenti importanti, ma in modo abbastanza abbordabile per chiunque abbia una pur modesta conoscenza della sua religione. Qualcuno userà un linguaggio più specialistico, qualcun altro un linguaggio più parlato: è questione di attitudine e abitudine.
    Il resto, soffocamento, spaccare l’essenziale ecc. m’è un po’ oscuro. La comunione può esistere se si è in comunione di fede, cum Petro e sub Petro. E non a caso uso il nome Petrus.

  103. Sergio Rizzitiello scrive:

    Cari don dogmatici e don in ricerca,
    umanamente sono più vicino a chi ricerca la verità, che a chi pensa di averla già in tasca.
    Solo una cosa vorrei sapere,dai don dogmatici:è più importante il dogma oppure la verità? Se essa arriva a contraddire il dogma, chi ha la precedenza?
    E se la priorità è comunque del dogma, perchè diciamo di amare la verità?
    Ai don in ricerca: se la verità è nella chiesa, che libertà ha la ricerca individuale, solo quella di una ratifica già concordata?
    E se la ricerca personale mi ponesse in disaccodo con la Chiesa, fermo la mia ricerca? Oppure auspico che la Chiesa l’accolga? E se non l’accoglie? Che faccio?
    Qual’è il margine della libertà individuale e la sua ricerca della verità? L’eresia è inevitabile? Si può mettere in discussione tutto, oppure le premesse sono incontestabili?
    E se sono incontestabili, non è solo una ragione strumentale alla teologia? E serve questa ragione limitata, non sarebbe meglio centrare tutto sulla fede, sulla carità, sull’amore del prossimo?
    Un problematico e interrogativo saluto.

  104. Sergio Rizzitiello scrive:

    Mi scuso subito, prima che qualche don sarcasticamente me lo faccia notare, per quel qual’è scritto con l’apostrofo, ah… benedetta ignoranza!

  105. Renato Riccioni scrive:

    Ho letto tutto questo blog: anche se sembra che si sia andati fuori tema, mi sembra che esso dia una indicazione eloquente a chi (forse) si lascia un po’ troppo coinvolgere dalle contingenti problematiche di Cesare trascurando (forse) il piano eterno di Dio.
    1) Dovremmo lamentarci se qualcuno (almeno fuori tema!) parla della presenza reale di Dio tra noi, e riflette su quanto ciò vale e su quanto ciò è costato? Forse ne siamo già troppo consapevoli? Proviamo a domandare quanti, tra quelli che chiacchierano continuamente in chiesa, in festoso clima di fraternità, hanno pensato pur un solo istante che al loro incontro fraterno sia concretamente presente anche Dio in persona.
    2) Anche se so che i temi sopra trattati risultano difficili per la maggioranza dei fedeli, sono edificato dall’impegno di chi dimostra di aver tentato di scandagliare in profondità i temi (cosa che non si fa in dieci minuti o assistendo pigramente da telespettatori). Io penso che non ci sia penuria di ignoranti, in questo mondo, ma di persone mature e preparate, pronte e anche capaci di rendere conto della propria fede; tanto più credibili, ovviamente, se la conoscenza dottrinale è condita con la pratica di una vita coerente. E’ vero, Lo sforzo di semplicità fa parte della carità, ma l’uva sarà sempre acerba per chi non vi arriva.
    Se dovessimo svalutare ogni riflessione al di sopra del livello medio di istruzione (e a volte di pigrizia), molti Padri e Dottori della Chiesa dovrebbero essere relegati tra le persone più inutili della terra. Ma se fosse così, non ci resterebbe che andare ad ascoltare i ciarlatani, le fattucchiere e tanti politici di tutte le sponde che sanno proporre solo fumo riciclato. …E di fronte al MISTERO DELLA FEDE (cioè di fronte alla realtà più decisiva per il significato della vita e il destino dell’uomo) si dimostrano analfabeti dello spirito; miseramente analfabeti, spacciatori di fumo riciclato.
    E c’è ancora chi riesce a credere che i ciechi, di qualunque sponda, possano offrire indicazioni utili.
    Come mai?

  106. mele scrive:

    Caro Tornielli,
    so che non è lo spazio adatto, ma abbiamo bisogno di un tuo contributo al proposito:

    http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_24/luzzatto.shtml

  107. Luisa scrive:

    Aspettando da Andrea Tornielli un commento, ecco un articolo di Bruno Volpe che intervista il direttore di “Teleradio Padre Pio”.

    http://www.papanews.it/

  108. Andrea Tornielli scrive:

    Cari amici, mi chiedete un commento sull’articolo di oggi del Corriere della Sera su Padre Pio e l’acido fenico? Ma io ne ho scitto ieri con grande evidenza sul Giornale, anticipando la notizia e mostrando come si trattasse di accuse del tutto infondate. Cliccate sotto la mia foto, “Tutti gli articoli di Andrea Tornielli” e leggete l’ultimo, richiamato sulla prima pagina di ieri del nostro quotidiano. Lì c’è già tutto…

  109. ggraceffa scrive:

    Io invece vi chiedo come poter arrivare alla mail del direttore del Corriere per inoltrargli la mia protesta. Qualcuno di voi la conosce? Può farmela avere?

    Padre Pio per me e per la mia Famiglia ha fatto tanto (una volta intervenni caro Tornielli in diretta su Radio Maria ad una sua trasmissione) e voglio far sentire la mia voce in difesa del Santo Protettore dei miei bambini, chiedendo al Corriere di pubblicare un contadittorio.

  110. mele scrive:

    Chiedo venia…
    perlomeno un post dove poterci difendere da questo ennesimo attacco. Grazie

  111. annarita scrive:

    Per chi è ancora in ricerca della verità, vorrei sapere dove la state ricercando. Certo che se uno la cerca nelle parole ed atti di Gesù Cristo, che afferma di se di essere la VIA, LA VERITA’ E LA VITA, ha una buona probabilità di trovarla. Ma se uno cerca ovunque, fuorchè nelle verità rivelate da Nostro Signore e nella Chiesa Cattolica da lui fondata (proprio per trasmettere intatta questa Fede rivelata), beh, è difficile che trovi la Verità al massimo qualche errore travestito da verità. Sinceramente non ho mai conosciuto ricercatori incalliti della Verità, che si allontanino dalla Chiesa perchè hanno scoperto finalmente la Verità, ho conosciuto solo qualche persona che con la scusa di ricercare la Verità, si è allontanato dalla Chiesa Cattolica, perchè altrimenti non era libero di fare tutto ciò che gli pareva, così si è convinto che le verità sono: UNA, NESSUNA, CENTOMILA. Nel Credo ( o simbolo apostolico), sono presenti i misteri e le verità di fede rivelate da Dio e trasmesse dagli apostoli, a cui dobbiamo credere per essere cattolici. Siamo consci che il nostro intelletto non può disvelare completamente i Misteri, anche se l’aderirvi non va contro la ragione. Perciò non bisogna avere l’orgoglio di pensare di trovare la Verità da soli, chissà su quali manuali, o chissà dove. Se non siamo uniti a Dio nella Fede e nella Grazia, ci perdiamo nel bosco delle nostre idee e passioni e magari siamo facile preda del lupo cattivo(il relativismo).

  112. don78 scrive:

    Caro Sergio,
    le sue domande interessanti sono l’unica ragione per cui torno a scrivere in questo blog. Sapevo di entrare in un contesto con idee diverse dalle mie, perche pensavo (e penso ancora) che il confronto con chi ha opinioni diverse è sempre arricchente, percè l’intelligenza è sinonimo di curiosità e ricerca, perchè il dialogo è l’unico antidoto contro lintolleranza. Ma mi devo arrendere dinanzi all’evidenza che per dialogare bisogna volerlo in due, e qui qualcuno scade troppo presto in attacchi personali (ex-prete, prete da comunità di base, danno per la chiesa, operatore sociale, prete sbandato alla ricerca della propria vocazione etc.) perchè evidentemente a corto di argomenti o perchè troppo arroccati nelle proprie sicurezze.
    La mia ricerca a cui facevo riferimento è almeno di due tipi: 1) la ricerca esistenziale, quella di ogni uomo che cerca il senso della sua vita e di ogni cristiano che cerca il volto di Dio.. non sentirsi in ricerca ma credere di possedere tutta la verità e tutta la divinità è all’origine di ogni totalitarismo ideologico e religioso (ricordate? “Gott ist mit uns”). Onestamente è difficile dialogare con personaggi che sembrano un mix tra il venerabile Jorge de “Il nome della rosa” e il maestro talebano di una scuola coranica in Afghanistan (non se la prenda Sig. Dante… una punta d’ironia finale in confronto ai suoi insulti… mi sembra poca cosa). 2) la ricerca teologica. Quella degli addetti ai lavori che sanno benissimo che c’è progresso anche in teologia e che la libertà di ricerca è la prerogativa di qualsiasi scienza se vuole andare avanti. Giusto degli esempi brevemente: quelli che citano il Credo come se fosse uscito dalla direttamente dalla bocca di Dio (alla maniera un po’ islamica) forse non sanno che senza il genio innovativo di teologi come i Padri Cappadoci non si sarebbe arrivati a quella formulazione, grazie alla loro capacità di sviluppare la loro ragione insieme alla loro fede, alla temerarietà di importare termini dalla filosofia greca (quali “persona”, “natura”, “sostanza”) nella riflessione cristiana. Oppure il genio innovativo di San Tommaso, che seppe, di nuovo, introdurre nuovi concetti (prendendoli dalla filosofia pagana di Aristotele e mutuandoli attraverso dei filosofi islamici) e regalarci quelle geniali formule che hanno saputo presentare il mistero della “transustanziazione”, della “forma” e della “sostanza” dei sacramenti etc. Tutti termini tanto cari a chi ama richiamarsi alla tradizione, ma che derivano dallo spirito e dalla ragione di chi, illuminati dalla fede con l’aiuto di Dio, seppe usare al meglio la propria testa e seppe osare. Questi sono i fatti, che piacciano o meno, possono anche far paura ma la paura non cambierà il fatto che, insieme al mondo e col passare dei secoli, inevitabilmente anche la chiesa cambia. Impauriti di questo? Ma cosa sorregge la nostra fede, il nostro rapporto personale e vivente con il Signore? O la fissità delle forme e la rigidità delle regole?
    Fatta questa premessa, che mi attirerà le filippiche di chi so già oltre anche ad argomentazioni contrarie che già immagino .. cmq mi sembra anche inutile continuare la discussione perchè è la nostra concezione stessa di teologia che ci divide.. quindi, rispondere a suon di magistero, come chi ha orecchie spero abbia inteso nella mia premessa, non è un argomento… Quindi se proprio qualcuno vuol farsi alzare la pressione si sfoghi pure citando documenti che già immagino… ma il discorso qui è più ampio e veramente complesso: riguarda la libertà di ricerca teologica, che c’è sempre stata nella chiesa (vedi innovazioni citate) ma che sempre è stata contestata e attaccata da qualcuno, e continuerà ad esserlo… dato che lo spirito inquisitorio e censorio non è ancora sopito… ma alla lunga.. se pur post-mortem… i teologi coraggiosi la vincono (quasi) sempre.
    Tornando alla domanda di Sergio: innanzitutto bisogna vedere di quale dei due tipi di ricerca sta parlando: 1)il ricercatore teologo deve avere un ampio margine di libertà nel suo lavoro accademico 2) anche il ricercatore esistenziale, il cristiano, l’uomo della strada deve ricercare, perchè il limite ultimo della sua ricerca esistenziale è la sua coscienza: prega, studia, leggi, interroga i tuoi pastori, leggi la Bibbia il Magistero e la teologia, fatti interpellare dalla vita e dal mondo, dai tuoi problemi quotidiani, dalle scoperte scientifiche e dai problemi dell’umanità… e chiedi a Dio la luce per trovare una risposta, oggi, in questo mondo, una decisione del quale l’ultimo responsabile sarà la tua coscienza. Perchè quando alla fine della vita saremo presentati dinanzi all’Amore di Dio per il nostro rendiconto finale e ci verrà chiesto su quanto abbiamo creduto, sperato ed amato nella nostra esistenza terrena, l’argomento “me l’aveva detto il parroco” o “me l’aveva detto il Papa” non sarà un argomento valido.
    Tolgo il disturbo e chiedo scusa per la cacofonia causata dalla mia voce nel coro di questo blog .. ma ogni tanto uscire dall’orticello di chi la pensa come noi, aiuta… provateci (anche se sono sicuro che molti altri lettori di questo blog già lo fanno). Saluti.

  113. DANTE PASTORELLI scrive:

    Chi si dichiara cattolico, e soprattutto se è sacerdote, la verità l’ha bell’e pronta nella Rivelazione: Sacra Scrittura e Sacra Tradizione. Altra verità per lui non può esistere.
    Parlo ovviamente di verità religiosa,le verità scientifiche sono al di fuori del mio discorso.
    La “ricerca” può essere intesa come approfondimento, come acquisizioni di dati razionali a supporto delle verità possedute.
    Vi può essere un cammino di interiorizzazione, di perfezionamento personale, di santificazione.
    Una cammino di ricerca della Verità, no. La Verità o si ha o non si ha. Chi la cerca non l’ha.
    A chi non l’abbia è ovvio che gli auguriamo tutti che la sua ricerca raggiunga lo scopo.

  114. DANTE PASTORELLI scrive:

    Fa bene a lasciare il blog, DON 78, PRETE (?) ignoto, comodamente nascosto dietro un nick (si vergogna del suo nome? ha paura che Le sospendano lo stipendio?) non per me – francamente le Sue parole non scalfiscono un’acca della mia fede – ma perché quel che scrive è contro la Fede cattolica, contro la Chiesa e contro Chi la Chiesa ha fondato. Lei osa addirittura affermare che, in fondo, il Credo non è uscito dalla bocca di Dio! Ma non è uscito da qualche concilio dogmatico assistito dallo Spirito Santo, confermato dalla Chiesa nel suo supremo potere magisteriale, insomma dallo stesso Dio, che si esprime tramite il magistero solenne della Chiesa?
    Ché se poi gli studi teologici abbian portato contributi significativi ha scarsa importanza: importanza storica, non dottrinale: quello che han confermato i Cappadoci era già presente nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.
    Nozioni, purtroppo, che Lei dimostra di ignorare o che volontariamente nasconde in cantina.
    La teologia serve la Chiesa non viceversa: la Verità si può approfondire attraverso gli studi, ma la Verità preesiste nella Scrittura e nella Tradizione.
    Il resto del suo discorso è un inconcludente blabla con cui tenta di difendere la sua mancanza di Fede Cattolica.
    Io sono arroccato, sì, nelle mie certezze, e ne son grato a Dio ed alla Chiesa. Lei, sacerdote (?), queste queste certezze non le ha. E stia tranquillo, non la manderò al rogo, né le taglierò la gola come fanno i Suoi amici islmici.
    Dunque, farebbe bene a non coinvolgere altre anime nel suo deserto spirituale e nel suo cammino deviante.
    E quando saremo davanti a Dio nel Giudizio universale, a me chiederà conto di cos’ho ho fatto della mia vita di insegnante, di marito, di padre, oltre che di fedele.
    A Lei chiederà: Cosa ne hai fatto della grazia sacerdotale che ti ho donato? Cosa risponderà? “Ho trasmesso i miei dubbi”? Non dovrebbe, invece, rispondere: “Tradidi quod et accepi”? “Ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto”?.
    E l’amore? l’Amore di cui Le sarà chiesto conto non è l’amore delle cose terrene, ma l’Amore di Dio, che si trasforma in ampre del prossimo, la diffusione esatta della Sua parola per la salvezza delle anime, conformemente al Magistero dei Vicari di Cristo, l’amore per il popolo che Lei avrebbe dovuto educare anche a piegare il capo dinnanzi all’insondabile. “Restate umana gente al quia/ che se possuto aveste veder tutto,/ mestier non era parturir Maria”.
    La risposta dovrà darla Lei, non io. Io tremo già per la risposta che devo dare io, che non ho la responsabilità del Suo magistero.
    Quindi non s’atteggi a vittima dei talebani. I talebani del niente sono quelli come Lei che aggrediscono chi si mantiene fedele alla Chiesa.
    Anche le sue nozioni circa i grandi teologi riabilitati post mortem sono molto precarie. Post mortem sono stati riabilitati e santificati coloro che han difeso la Fede autentica, come Atanasio, Ilario, Giovanna d’Arco ecc.
    Quanto alla coscienza, don78, dovrebbe ben sapere che essa
    può esser certa o erronea. Il suo giudizio dev’esser illuminato dalla retta ragione, che si trova solo in Dio.
    Che Dio Le faccia luce nella strada che deve percorrere.
    Ma l’addio, reverendo, lo dia con i suoi dati anagrafici: così, post mortem, potremo (meglio,potranno) riabilitarLa.

  115. Mauro W. Fuolega scrive:

    Oggi il Papa ha dedicato la Sua catechesi a Sant’Ambrogio.
    Fra le altre cose ha detto – cito testualmente -: Chi educa alla fede non può rischiare di apparire una specie di clown, che recita una parte «per mestiere». Che parlasse di Tettamanzi e dei suoi accoliti?
    Saluti.

  116. Francesco scrive:

    Per DON 78

    Non sono il padrone di casa, e non entro nel merito delle dispute tra te, Dante e gli altri.
    Ma mi permetto di invitarti a restare qui. Le cose che sostieni sono interessanti e – a mio avviso – animate dallo spirito giusto, da quell’approccio che – soprattutto in un prete – deve avvicinare gli altri, soprattutto i lontani dalla fede.
    Poi è chiaro che tutti abbiamo sensibilità differenti, e nella Chiesa siamo tanti!
    Ma – anche per la tua giovane età – il tuo contributo è sapiente e – almeno a me – piacerebbe non perderlo.

  117. Sergio Rizzitiello scrive:

    Caro don 78,
    io la stimo umanamente, e se ci fosse un motivo per avvicinarmi al cristianesimo, penso che lo farei incontrando persone come lei.
    Dico sempre che al di là dei contenuti, che per carità pure hanno la loro importanza, quello che conta è ciò che si trasmette, l’atteggiamento.
    E lei trasmette un caldo sentimento religioso, anche sofferto, ma mai rivestimento di crudeltà, superbia, ipocrisia.
    Ho sempre pensato un grave limite considerare l’amore per Dio generato dall’angoscia e dalla paura della morte o della vita stessa. L’amore di Dio nasce dalla profonda libertà di sentirsi una sua creatura, dal profondo mistero che ti unisce a tutto l’esistente, dalla verità che ti fa conoscere e comprendere ogni cosa pur nel tuo limite finito. Più conosco me stesso in verità, più conosco gli altri e amo Dio.
    San francesco disse che l’unica cosa che noi potevamo donare a Dio che lui già non avesse è la nostra sofferenza.
    Però noi possiamo donare la nostra gioia, la nostra felicità e libertà. Per me il senso di compassione non è solo quando il prossimo sta male, anche, è quando sento vibrare nelle persone quella luce accecante di gioia che è il dono divino e che con loro potrei partecipare nell’amore.
    Quanti riescono ad amarti se sei felice?
    Quanta invidia nei loro occhi!
    Alcuni amano il sofferente perchè lo sentono inferiore, intimamente lo disprezzano, ma ipocritamente caritatevoli gli danno una carezza che non sa celare un profondo disgusto.
    Caro don78 non abbandoni questo blog, non è giusto verso le persone che apprezzano un tipo di religiosità come espressione d’amore e non fatta di vuoti formalismi ripetuti a pappagallo.
    Con grande affetto.

  118. DANTE PASTORELLI scrive:

    I lontani dalla fede non accettano guide che sbandano, che non hanno certezze, che non hanno un centro che animi tutti gli aspetti della loro ed altrui esistenza.
    Si confonde, molto spesso, l’amore, cioè la carità, amore soprannaturale, col vacuo sentimentalismo, con la pacca sulla spalla.
    Un mio amico prete, peraltro bravissimo giovane, (oddio ora è oltre i quaranta) ai fidanzati che avevan sistematicamente rapporti prematrimoniali non diceva mai loro che era peccato: io gli chiesi perché. Se dico che è peccato, loro non vengono più in chiesa, mi rispose. Ma ti rendi conto, ribadii, che è tuo dovere avvertirli della loro condizione e che in tale condizione di peccato non possono far la comunione? Rispose: e come fo? Li ferisco! E’ meglio fare un cammino insieme. Chiedevo: ma ti rendi conto del sacrilegio? Silenzio.
    Nostro Signore ha ammonito che se l’occhio o la mano son cvausa di peccato è meglio cavarsi l’occhio e tagliarsi la mano: megli orbo o monco in paradiso, che con due occhi e due mani nell’inferno.
    Oggi la religione è diventata un puro e semplice atteggiamento consolatorio tipico degli psicologi da settimanali gossip. Cristo era duro, ma affascinava le folle: la sua durezza si scioglieva davanti all’innocenza e al pentimento dei peccatori.
    Quanto alla morte, vorrei sapere chi può, pensandovi seriamente, gioire nell’aspettativa del giudizio che detrerminerà la vita eterna. Dio è misericordioso ma anche giusto. Quale uomo può ritenersi immune da colpe e meritevole del premio?
    Solo gli incoscienti o gli atei non han paura del giudizio di Dio.
    Initium sapientiae timor Domini.

  119. Francesco scrive:

    “Signore, donaci pastori che sappiano inquietare la falsa pace delle coscienze”.
    Recita così una preghiera ambrosiana, che mi pare fu riportata in auge da Martini.
    Direi che si tratta di questo, caro Dante.
    Altro che psicologismo, altro che preti operatori sociali.
    Ce ne sono sin troppi, è vero. Anche io ho questa sensazione, quando vado a cercarne uno magari per una confessione.
    Ma la falsa pace delle coscienze la si inquieta se si suscita in esse una domanda esistenziale. La fede oggi non esiste più grazie a circostanze culturali, grazie a regimi sociali e politici di cristianità.
    Le coscienze sono addormentate, spesso, e si tratta di trovare la chiave non per conquistarle, ma per rivitalizzarle, per trasmettere ad esse la curiosità sulle domande fondamentali della vita. Solo dopo questo può arrivare una proposta di fede.
    Ecco perchè ci vuole un approccio esigente, onesto, leale, ma anche dialogante, di condivisione. Il prete deve essere uno che mi dice che c’è un’altra dimensione, un’altra istanza di vita, che vive dentro un più grande mistero di amore. Un mistero che non è tutto disvelato, perchè anche Cristo dubita e ha paura nell’Orto degli Ulivi, e proprio in quel momento io lo sento vicino a me.
    Ci vuole un prete che mi presenti questa come una possibilità, e mi mette nella condizione di sceglierla con piena avvertenza.
    Questo è già un compito molto difficile, e ne avessimo di giovani sacerdoti con tale disposizione e pazienza!
    Mi pare l’unica strada percorribile nelle condizioni di oggi.
    Il resto, datemi retta, è tutto successivo.

  120. don78 scrive:

    Ringrazio sinceramente Francesco e Sergio, non avevo dubbi che tra i frequentatori di questo blog ci fossero persone aperte sinceramente al dialogo, pur non avendo (credo molto probabilmente) le mie stesse idee in materia di fede, chiesa e politica (perchè piaccia a no, esse sono tante quante gli abitanti di questa terra). Nelle loro parole leggo una onesta e sincera apertura all’altro e allo’Altro.
    Il loro desiderio di confronto mette in crisi la mia decisione di non scrivere ulteriori commenti su questo blog… da un lato mi chiedo perchè dovrei sopportare insulti di ogni genere che denotano una radicata e stagionata mancanza di civiltà e umanità.. (figuriamoci quindi di fede… ma quel giudizio (finale) lo lasciamo volentieri alla misericordia e alla giustizia di Dio).. dall’altro lato mi piange il cuore a lasciare il monopolio d’interpretazione della Buona Novella e di 2000 anni di Tradizione cristiana a qualche “pappagallo” (per dirla con Sergio) arrabbiato col mondo intero (sarà l’età..)… che non ha nè il cuore nè la testa del pastore (come le altre sue scelte vocazionali testimoniano..).. per non parlare dell’esperienza del pastore (quella è di pochi anni anche per me).. ma che quel suo amico prete sicuramente aveva.
    Credo che, per questo, se ci saranno discussioni interessanti mi farò vivo (ero intervenuto qui per discutere del vescovo che aveva partecipato alle primarie del PD.. non avevo certo pensato d’imbarcarmi in disquisizioni teologiche e liturgiche.. e chiedo cmq scusa dei tecnicismi a volte ostici dei miei interventi a tal proposito)… con buona pace di chi non ama sentire opinioni diverse dalle sue.

  121. Luca scrive:

    Caro don78, scusi se solo ora ho modo di risponderle.
    Mi limito solo a tre osservazioni:
    1. stia attento a non essere vittima, come molti preti giovani, di ricostruzioni storiche elaborate da gente estranea all’esperienza della Fede e della Chiesa. I manuali scolastici sono generlamente fuorvianti, e ormai chi entra in seminario viene gia’ da un cursus studiorum fatto nelle scuole laiche con insegnanti generalmente digiuni di storia o proni ai luoghi comuni; d’altra parte nei seminari la preparazione culturale richiesta e’ spesso carente;
    2. una conferma di cio’ sembra essere – non si offenda – il fatto che Lei dichiara che Pio XII accenno’ al Corpo Mistico. Ora, la dottrina del Corpo Mistico fu elaborata proprio sotto Pio XII, che vi dedico’ un’enciclica, di cui non ricordo le parole iniziali.
    In ogni caso io mi limitavo a descrivere la Chiesa come l’insieme soprannaturale di fedeli sulla terra e oltre la terra, quindi alludevo alla comunione dei santi e alla -vera – solidarieta’ che ne deriva;
    3. io non voglio una Chiesa dove tutti seguano ipocritamente lo stesso modello. Voglio una Chiesa attenta ai veri segni dei tempi, che ormai sono quelli di una scristianizzazione dilagante e dunque – DUNQUE – una disumanizzazione dilagante. E’ la concezione dell’essere umano che e’ stata falsata dalla pseudocultura da quarant’anni a questa parte. Veda il libro di M. Fforde “Desocializzazione. La crisi della postmodernita’” edito da Cantagalli nel 2005, per una accuratissima descrizione della spaventosa realta’ delle societa’ occidentali. Di fronte a questa realta’, constatabile nella vita quotidiana, non ha nessun senso accusare chi la denuncia e ne soffre, dicendogli che e’ “apocalittico”, e ripetere ancora i ritornelli degli anni 70 sul progresso, i cattolici “adulti”, vogliamoci tanto bene, non facciamo vedere che siamo cattolici senno’ si spaventano, tanto siamo tutti bravi ragazzi e cosi’ via.
    La Chiesa non e’ un’associazione di volontariato per il tempo libero, dev’essere la comunita’ gioiosa dei salvati da Cristo, che salva tuttora, e’ vivo e operante, non e’ il frutto di elaborazioni filosofiche o di ricostruzioni storiografiche. Il resto serve solo ai nemici di Cristo per seminare zizzania.

  122. don78 scrive:

    L’enciclica era la Mystici Corporis.. ma non ho capito che c’entra con la preparazione scarsa nei seminari (e di conseguenza anche mia)…

  123. don78 scrive:

    Che abbia interpretato la comunione nel Corpo Mistico non solo come comunione dei santi (tra vivi e morti) ma anche comunione dei santi (tra vivi e vivi), dice solo che non intendevamo la stessa cosa che intendeva lei… non che una delle due sia sbagliata… e ci risiamo col ritornello: “chi non la pensa come me.. non ha studiato abbastanza..” mah!

  124. don78 scrive:

    Sul terzo punto è chiaro che esprimiamo, come qualcuno ha già ben detto in questo blog, due modi diversi di pensare la presenza del cristiano nella società e la lettura dei segni dei tempi. Ovviamente, non sono d’accordo con le sue analisi. Onestamente, non mi scandalizzo. Mica dobbiamo stare tutti allo stesso modo nel mondo… come Lei diceva… non vuole neanche Lei una chiesa mono-modellare. cordiali saluti e grazie per la risposta.

  125. DANTE PASTORELLI scrive:

    Questo sarebbe il prete del dialogo. Questo sarebbe l’insultato. Il lupo che si fa agnello? Le sue frecce avvelenate sarebbero una punta d’ironia?
    Ripetere la parola della Chiesa, nel suo magistero solenne e quella della Sacra Scrittura, significa esser pappagalli?
    E quali sarebbero gl’insulti? quello di aver detto che le sue idee rispecchiano quelle di Farinella e di tanti preti o ex preti che ritrovano intorno a certi siti internet (noi siamo chiesa, il dialogo ecc), capaci soltanto di ergersi contro la loro Madre ed il Vicario di Cristo?. Io non vi ho visto differenza.
    Don78 prepone alla parola di Dio e della Chiesa, da cui non può prescindere, il suo personale pensiero connotato di corrosivo, estremo soggettivismo modernistico-protestantico.
    Libero d’esserlo, ma non può pretendere che lo si accetti e non lo si contraddica, soprattutto perché afferma d’essere un ministro della Chiesa Cattolica.
    Io potrei comprenderlo e sentirlo vicino se parlasse d’una sua crisi, della sua volontà di trovare una strada che ora ancora non vede, d’un suo tormento interiore da cui può nascere l’alba di una nuova vita. Gli consiglierei, ovviamente, di parlar con persone più sagge e competenti. Ma lui presenta una religione a sua immagine e somiglianza, come diversi altri preti che ruotano intorno a quesi sopra ricordati, assai lontana dalla cattolica, come la Chiesa la presenta.
    Io a questa resto vincolato. E alla Verità che non muta, con sua buona pace.
    Lo aveva previsto S. Paolo, quando a Timoteo (II lettera) aveva comandato di continuare la battaglia a difesa del Deposito, perché sarebbero venuti i tempi in cui gli uomini non avrebbero più accettato la vera dottrina ma sarebbero corsi dietro falsi maestri che a ciascuno avrebbe detto quel che voleva sentirsi dire.
    Non sentirsi titillare la vanità ma, al contrario, scontrarsi non con convinzioni personali, sibbene con l’esposizione di tesi non inventate ma per secoli predicate dalla Chiesa, fa male.
    “Ma nondimen, rimossa ogni menzogna/ tutta tua vision manifesta;/ e lascia pur grattar dov’è la rogna. /Ché se la voce tua sarà molesta/ nel primo gusto, vital nodrimento/ lascerà poi, quando sarà digesta”. (PD XVII)
    Io, salvo mia precisazione in senso contrario, ho sempre e soltanto espresso la posizione della Chiesa.

    Vedi, FRANCESCO, a te, soprattutto se fossimo a quattr’occhi, anche virtuali, e non in un “luogo” pubblico dove non si deve dar scandalo, potrei parlare con maggior dolcezza, e capiresti quanta ve ne sia in me. Chi mi conosce lo sa benissimo, anche alcuni che ora ho reincontrato in questo blog, e che ben sanno quanti ragazzi in ricerca mi scrivevano e continuano a scrivermi. La situazione è diversa, molto diversa.
    Seminar dubbi, sentenziar che la Pascendi è superata, che è finita l’epoca di Trento o del Vaticano I grazie al Vaticano II, che niente ha definito, è gravissimo: è la verità che quei concili han definito ad essere affossata, mentre si dà al Vaticano II, che il Papa (i Papi, anche Giovanni XXIII e Paolo VI: se n’è parlato) dice non aver niente di nuovo definito, un valore che non può avere se non alla luce dei precedenti, come lo stesso Giov. Paolo II aveva fatto scriver al card. Ratzinger nel protocollo di riconciliazione con mons. Lefebvre.
    La vera umiltà non è quella di belare, ma quella di abbassar la testa, dinnanzi alla Verità imposta dalla Chiesa in nome di Cristo, mortificando l’orgoglio del proprio pensiero.

  126. Vincenzo scrive:

    Le dotte dissertazioni che ci hanno zittito, dimostrano nei fatti che, sul “tema” iniziale, dopo la “sfuriata” generale dei primi giorni, tutto è stato detto. Il Monsignore ha compiuto un passo “politico” che, soprattutto nella direzione data, non è ammissibile in un Uomo di Chiesa, del suo livello “Gerarchico”… . Nell’ottica (per me, distorta, e distorcente) che ha mosso il Monsignore in oggetto, e anche secondo tanti interventi (“non tradizionalisti”, per semplificare) si sarebbe potuto, per assurdo, verificare che, essendo il Papa “Vescovo di Roma”, sarebbe potuto
    anch’Egli andare alle “Primarie”, e, bel bello, votare per Uòlter, il Sindaco di Roma… “ma anche”… Segretario del PD … “ma anche” … prossimo Leader del Sinistra -Centro… “ma anche” … Missionario in Africa…”ma anche” … “cine(b)asta”! Che incubo!! L.J.C.

  127. DANTE PASTORELLI scrive:

    Nella Chiesa sono state sempre ammesse scuole teologiche diverse – basti pensare a francescani e domenicani, molinisti e bannesiani – ma la Verità era quella e non altra. Ed il modo di esprimerla era chiaro ed inequivocabile. E chi non l’accettava, la Verità intendo, si poneva fuori della Chiesa ed almeno aveva il coraggio di affermare le proprie idee a viso aperto e non mascherato.
    Il sessantottismo in ritardo con i ferri vecchi ed arruginiti tenta ancora la presa, ma acchiappa le mosche: colpi di coda del neomodernismo che il Papa ha confessato di non aver avuto il coraggio di combattere come avrebbe dovuto. E lui era prima vescovo e poi cardinale, con molte responsabilità: ma in quegli anni la maggiore responsabilità era nelle mani di papi che piagnucolavano sull’autodistruzione che guardavano progredire senza intervenire.
    Finalmente ora si cominciano a riscoprir le vere fondamenta della Chiesa, quelle immarcescibili, cementate col sangue dei martiri, poggianti sulla Pietra angolare Prima e su quella per partecipazione.
    Di spazio comincia ad essercene poco per i profeti d’una Chiesa non compiuta, d’una verità mutevole, d’una Chiesa che, benché fondata da Cristo, che è Dio, dev’essere perfezionata da Budda o Maometto.
    Ai pesci fuor d’acqua comincia a mancar l’aria: ritornino nell’acqua battesimale e di quel sacramento, come di quelli successivi ricevuti, rinnovino le promesse e ritroveranno anche l’aria per vivere e donar vita.

  128. DANTE PASTORELLI scrive:

    Vincenzo, il voto di quel vescovo, e non è il solo, è il segno della decadenza della Chiesa, d’una visione d’essa che si proietta nel sol…del passato. Se alla base non ci fosse una falsa concezione di Chiesa, certi episodi non si verificherebbero. Lascia che i morti, anche col pastorale, seppelliscano i morti.

  129. Vincenzo scrive:

    Egr.D.Pastorelli-post 128)…ha ragione, non dovrei prendermela troppo: Purtroppo, però, non mi riesce, di”digerire” che questo “Pastore”, per un voto,alla fin fine insignificante,getti alle ortiche i propri “Voti”, quelli sì, ben più ponderosi (… anche se, orami, parrebbero non più “ponderati”)… In ogni caso, seguendo il saggio consiglio del Prof.di cui sopra, non parlerò più di questa faccenda. Iam satis de hoc. L.J.C.

  130. Sergio Rizzitiello scrive:

    Vi sono due modi per intendere qualcosa, alla lettera e proiettato nell’infinito.
    Chi interpreta alla lettera lo spirito lo uccide.
    Per lui è più importante il Sabato che l’Uomo che l’ha istituito.
    Chi interpreta proiettandosi nell’infinito, dà l’unico senso nobile, pregno di significati, a ciò che interpreta, perchè non lo svilisce in un morto passato, né in un presente effimero, ma lo lancia nel domani , lo lancia verso il futuro, lo lancia verso Dio.

  131. annarita scrive:

    Io vorrei sapere cosa ha spinto don78 a diventare sacerdote: la vocazione? Il desiderio di fare del bene? Non riesco bene a capire, ero convinta che quando un uomo prende una decisione così importante e così definitiva abbia almeno alcuni punti fermi nella propria vita, cioè sappia perchè è al mondo( per conoscere, amare e servire Dio nella speranza poi di goderlo nell’eternità). Non capiso pertanto perchè debba ancora cercare il senso della vita(alla Bonolis?). Poi quando uno si accinge a diventare sacerdote sarà pur convinto che la Verità sta negli insegnamenti di Gesù, trasmessi dalla Chiesa Cattolica, perchè allora è ancora in ricerca, di cosa? Forse non era bene che prima di prendere una decisione così importante, si chiarisse un po’ le idee? Se poi ora dopo tanto ricercare si convince che la Verità non sta nella Chiesa Cattolica cosa fa? Penso che prima di prendere decisioni così grandi bisogna avere alcune certezze; questo vale per il sacerdozio, come per il matrimonio: perchè se uno si sposa, poi pensa che deve rimanere in ricerca, per capire il senso del suo matrimonio, beh, è difficile che le cose funzionino bene. Mi scusi, ma rimango perplessa difronte a tutta questa insicurezza, posso capire che nessuno può essere sicuro di salvarsi, o di essere un buon cattolico, capisco che dobbiamo ricercare la santità, dobbiamo migliorarci, perchè siamo e rimaniamo peccatori, questa deve essere la ricerca costante, quella di vincere noi stessi. Ma se non abbiamo nessun punto fermo, nessuna certezza, quale sarà il faro che dovremmo seguire, per arrivare alla Meta, sempre se poi sappiamo qual è la Meta? Almeno, lo sa dove vuole arrivare, tramite la sua vocazione?

  132. DANTE PASTORELLI scrive:

    ANNARITA, in “foro interno” non possiamo giudicare: lì vede solo Dio. Noi possiamo prendere atto soltanto di comportamenti e dichiarazioni e confrontarli con l’insegnamento della Chiesa, coi doveri che impone il proprio stato.
    Se un padre desse ad un neonato un biberon di grappa, come lo definiremmo?
    Se un sacerdote offre ai propri fedeli una parola diversa da quella della Chiesa di sempre come dobbiamo considerarlo?
    Se legge con attenzione l’intervista di Papa Ratzinger, vedrà ch’egli asserisce che nella gerarchia della Chiesa, nel dopo Concilio, non v’era chiarezza, v’era confusione.
    Chi ha generato quella confusione? Chi doveva riportare ordine? Chi ha lasciato imperar le tenebre?
    Son domande legittime.
    In questa confusione si son formate generazioni di preti che, a loro volta, hanno allevato generazioni di cattolici senza autentica fede.
    Nessuno è incolpevole, a qualsiasi livello, tranne coloro che han denunciato i mali ed indicato i rimedi ed hanno continuato quest’opera per decenni, tra scherno ed irrisione e persecuzioni.
    Ora le tenebre cominciano a dissolversi.
    Aiutiamo il Papa che, pentito del suo silenzio passato, ora cerca di salvare il salvabile.
    Ma ricordiamoci che la forza maggiore per la nostra fede vien dalla preghiera e dalla certezza che la Verità trionfa sempre. L’Auxilium Christianorum ci sorregge.

  133. Sergio Rizzitiello scrive:

    Ma non viene mai il dubbio che se Cristo potesse tornare sulla Terra farebbe con certa chiesa Cattolica quello che ha fatto con Scribi e Farisei?

  134. don78 scrive:

    Certo che il dubbio viene, ma non cediamo alla tentazione e non cadiamo nell’errore dei nostri detrattori: il metodo per non essere “scribi e farisei” oggi? Non pensare che quelli che hanno idee diverse dalle nostre siano tutti “scribi e farisei”.

  135. annarita scrive:

    Cristo tornerà certo sulla terra alla fine dei tempi, come giudice e penso che farà giustizia in base alle nostre opere, alla nostra fedeltà, specialmente alla nostra Carità. Certo che certa chiesa cattolica verrà da Lui rinnegata, ma non sarei troppo sicura che gli Scribi e i Farisei si trovino nella Chiesa Cattolica che pensa Sergio Rizzitello. Il mio post di prima non voleva essere un giudizio personale, solo Dio conosce intimamente i cuori delle persone, ma un capire il perchè un sacerdote oggi possa avere così grandi insicurezze sul senso della vita e sulla Verità, da non riconoscerle nel proprio ministero.

  136. don78 scrive:

    stia tranquilla Annarita, nessuna grande insicurezza sul senso della vita e sulla Verità, ma la sana inquietudine di chi ha incontrato Cristo nella sua vita e cerca di trasmettere la bellezza di questo incontro agli altri, non insegnando a memoria delle formule ma comunicando il Tesoro trovato ma mai totalmente posseduto, chi può dire del resto di possedere in toto e una volta per tutte un così grande Tesoro e Mistero? In analogia è come l’amore in una coppia (immagino), chi può sedersi sugli allori e dare tutto per scontato in un rapporto d’amore? forse solo chi non riesce a meravigliarsi mai di un nuovo sguardo negli occhi della persona amata.

  137. don78 scrive:

    e poi, Annarita, sul suo primo punto: certo, i farisei sono sempre gli altri…

  138. Francesco scrive:

    Abbiamo bisogno di preti che comunichino l’Amore, e la grandezza insondabile di questo Mistero.
    Che lo testimonino anche con l’inquietudine, se del caso.
    L’Amore non è sentimentalismo, ma ciò che ti prende dentro e ti scuote, ciò che non ti fa riposare mai del tutto.
    Questo è l’esatto contrario del sociologismo anche cattolico, ma è ben diverso pure dall’idea manualistica della religione, o dalla visione prevalente del Dio-Giudice.
    Non sottovalutiamo il problema della comunicazione dell’Annuncio, molto dipende anche da quello.
    La coscienza contemporanea è allergica ai formulari, o – se li cerca – può trovarne di assai più accattivanti rispetto a quelli cristiani.
    Noi testimoniamo Cristo agli uomini di oggi solo se ne trasmettiamo il senso di Bellezza implausibile e esigente, mai del tutto disvelata. Si tratta di una verità che cerchiamo incessantemente, sapendo sì di averla trovata, ma solo “per speculum et in aenigmate”, come dice San Paolo.
    Ecco perchè credo che l’approccio di DON 78 sia complessivamente più convincente, come pure trovo assai belle le sue parole sull’amore di coppia.
    Bravo DON, da dove scrivi?

  139. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il tesoro è tutto nella Chiesa per volontà di D io che ad essa l’ha dato a custodire. E’ difficile che io o Lei posssiamo possederlo, per nostra indegnità. Ma io so che lì c’è tutto. E questa certezza mi consola della mia pochezza. Invece ci sono coloro che dubitano che quel tesoro sia tutto nella Chiesa. Il problema comincia da qui. Maggiormente grave, vera tragedia, quando il dubbio è avanzato da sacerdoti che dubbi suscitano nei fedeli che dovrebbero seguirlo come guida sicura.

  140. Luca scrive:

    Don78, guardi che anch’io intendevo ovviamente il Corpo Mistico fra vivi e vivi e fra vivi e morti! E’ tutta una cosa, mi sembra ovvio. Volevo mettere in risalto che anche cose che lei apprezza vengono da prima del Concilio Vaticano II, che non e’ dunque sorto dal nulla o da un’epoca buia dove tutti i cattolici erano scemi, come purtroppo si tende a descrivere in molte scuole e seminari.
    Quello che invece sottolineerei e’ che dal Corpo Mistico (ma gia’ da quanto ci dice il Vecchio Testamento, a partire dal peccato originale) consegue naturalmente una nozione corretta di solidarieta’, che non e’ “datemi i soldi e per il resto faccio quello che mi pare e non devo rendere conto a nessuno”: solidarieta’ vuol dire che tutti i nostri atti e le nostre scelte hanno conseguenze anche sugli altri, dunque per un cristiano non esiste una “vita privata” dove puo’ fare quello che gli pare (es. aborto, fornicazione, insulti al prossimo). Diceva una grande credente laica francese: “Un’anima che si eleva, eleva il mondo”. Vale anche al rovescio, purtroppo. Dunque la mentalita’ da Partito Democratico per cui, per esempio, dovremmo fare la pappetta agli immigrati clandestini e poi avere tranquillamente rapporti sessuali con chiunque non ha niente di autenticamente cristiano. Non e’ che siccome uno dice di essere contro la guerra ma poi e’ a favore dell’aborto e delle droghe possa vantare nobili motivi: e’ contro la guerra solo perche’ gli impedisce di farsi i cosiddetti “cavoli propri”. E ancora: non ha senso strillare contro il licenziamento di un dipendente e poi ammettere tranquillamente il divorzio, l’adulterio o scaricare un fidanzato o fidanzata, magari dopo aver avuto rapporti sessuali. C’e’ una schizofrenia in tutto cio’ e un cristiano non puo’ non accorgersene.
    Se poi lei vede la societa’ circostante come un parco di divertimenti, dove la gente ride a crepapelle e tutti sono contenti, che vuole che le dica? Io vedo soprattutto nevrotici, gente che soffre di solitudine e allo stesso tempo e’ incapace di avere rapporti interpersonali normali (che sarebbero quelli fondati sulla generosita’), tipi invidiosi, mediocri che fanno carriera, bulli e prepotenti che si giustificano dicendo che cosi’ si divertono (perche’ l’importnante e ‘ divertirsi, no? Come se la felicita’ e il divertimento fossero la medesima cosa). E non mi sembra che la situazione accenni a migliorare: quello che trapela dalle scuole e’ eloquente. Forse questa mia lunga disquisizione le sara’ di maggior utilita’ che non tanti sproloqui saccenti di “cattoliconi” che mi hanno preceduto qui sopra.

  141. DANTE PASTORELLI scrive:

    Oggi non si fa altro che parlare d’amore. Tutto è amore. Ma guarda caso l’amore dev’essere accettato e corrisposto. L’amore spinge Dio a farsi uomo per riscattare gli uomini con la sua Passione e Morte di Croce.
    L’amore è accettazione completa, anche in quel che non siamo capaci di comprendere, della Sua parola e dei Suoi comandamenti, e l’accettazione di chi la Sua volontà in terra incarna ed interpreta.
    L’amore, però, può essere anche tradito o rifiutato. E guai a chi invita o induce, con più o meno sottili argomenti, gli altri a rifiutarlo in tutti i suoi aspetti: tra cui v’è quello della giustizia. Non esiste amore senza giustizia. Dove e quando oggi si parla più di peccato nelle omelie, nella catechesi ad es.? Perché il opeccato richiama il tema della giustizia.
    Ecco perché Cristo verrà a giudicare i vivi e i morti: il giudizio nasce dall’amore donato e ricevuto e si conclude col premio e col castigo a seconda dei meriti.

  142. don78 scrive:

    mmmm… vediamo… schizofrenia… sbaglio o Casini si risposa sabato prossimo al comune di Siena? Non sarò certo io a condannarlo, ma pensare che tutta la coerenza è il cristianesimo stanno da una parte politica… mah.., oltre che peccare forse di un po’ di ingenuità, a me qualche interrogativo lo suscita.

  143. don78 scrive:

    pardon. “e” senza accento. svista.

  144. don78 scrive:

    e cmq grazie FRANCESCO :-)

  145. DANTE PASTORELLI scrive:

    Lei parla di comportamenti di una persona incoerente. Ma questa persona non lotta contro la Chiesa ed i suoi insegnamenti. Viola questi insegnamenti, ma ne riconosce la santità.
    Del suo comportamento darà conto a Chi di dovere.
    Non il parito di Casini ma altri partiti nella loro ideologia portano l’odio, l’immoralità e la volontà di distruggere la Chiesa.
    Circostanze un po’ diverse, un tempo ben note anche ai bambini del catechismo.

  146. Imerio scrive:

    Casini

    =================

    A prescindere dal corretto rilievo di Dante che precede, Casini coerentemente rivendica la sua essenza “democristiana”; ora il “democristianesimo” rappresenta una delle più evidenti trasposizioni in ambito politico dell’eresia modernista (fra la ragguardevole bibliografia in questo senso, citerei solamente due testi che mi ritrovo sotto mano: A.A. V.V., Questione Cattolica e Questione Democristiana, ed. Cedam, Padova, 1987 e Catellano, De Christiana Republica, ed. Esi, Napoli, 2004), in quella sua versione ravvisabile nel pensiero del primo Maritain (per intenderci, quello anteriore alla sua – per altro piuttosto tadiva ed incompleta – ritrattazione operata attraverso l’opera “Il Contadino della Garonna”). In questo senso, democristiane erano le firme dei ministri che, nell’ordine, introducevano, ad esempio: il divorzio, il nuovo diritto di famiglia, l’aborto, la Legge sul cambiamento del sesso e quant’altro.

    Ciò posto, al contrario del Rev. don 78, riterrei l’atto di Casini perfettamente coerente ed in linea rispetto a quel suo passato politico, del quale l’ex ministro non fa certamente mistero, ma mena vanto.

  147. Sergio Rizzitiello scrive:

    L’amore, più che la giustizia, ha bisogno della libertà.
    Come si fa a dire che tutto il tesoro è nella Chiesa?
    Posso capire che si dica un po’ nella chiesa, una buona parte, ma completamente, totalmente, a me pare atto di superbia.
    Ricordo che lo stesso Pietro ha rinnegato Gesù.
    E lo stesso Gesù diceva di non impedire, ostacolare chi seguiva i suoi insegnamenti pur non essendo tra i suoi discepoli.
    Il feticismo dell’istituzione è stato condannato dallo stesso Cristo.
    Ama il prossimo tuo come te stesso indica di amare gli altri nello stesso modo come ci si ama.
    Spesso la Chiesa ha esortato ad amare gli altri sul sacrificio personale.
    Però io non sono contro la Chiesa.
    Per me è lecita come lo sono io, il suo rapporto con Dio è lecito come quello di un Pinco Pallino qualsiasi.
    Non si può avere l’esclusiva di Dio.
    L’anima è un dono, e per chi crede veramente sinceramente profondamente, non ci dovrebbe essere qualcuno che abbia un’anima più “donabile” di un’altra.
    Neanche fosse quella della Chiesa.

  148. un fedele scrive:

    Non è mia intenzione polemizzare. Mi rattrista veder utilizzare parole sante come armi.

  149. Imerio scrive:

    Casini
    ==============

    La differenza fra chi, nella sua umana debolezza, pecchi e chi, invece, pur personalmente non peccando, pubblicamente promuova la liceità del peccato (con ciò ulteriormente inducendo in tentazione la fragilità altrui e, di coerenza, spingendo alla perdizione anche molte anime che probabilmente si sarebbero potute salvare) mi parrebbe costituire un fatto più che evidente; facilmente remissibile – anche in caso di semplice “attrizione” – il primo dei casi, pressoché “demoniaco” e, di coerenza, più difficilmente remissibile (probabilmente, solo in caso di effettiva “contrizione”) il secondo, ma, circa la questione, mi rimetto all’eventuale parere di chi, più di me, possa vantare appropriati titoli di teologia morale.

    Quanto a Casini, d’altra parte, sarebbe opportuno sottolineare come egli si sia ripetutamente dichiarato fiero della sua “democristianità”; vale a dire di appartenere a quella linea ideologica che, anche secondo una diffusa trattazione (fra i molti, mi limito a citare un paio di saggi che mi ritrovo al momento fra le mani: A.A. V.V., Questione Cattolica e Questione Democristiana, ed. Cedam, Padova, 1987 e Castellano, De Christiana Republica, ed. Esi, Napoli, 2004) costituirebbe una delle più evidenti trasposizioni politiche dell’eresia modernista; nel caso di specie in quella sua versione conseguente alla linea di pensiero del primo Maritain (che, in seguito – seppure, a parere di alcuni, tardivamente e parzialmente – lo stesso ebbe a riformare ne “Il Contadino della Garonna”). In questo senso, ad esempio, sempre furono coerentemente “democristiane” le firme dei Ministri competenti, in ordine all’introduzione per via legislativa, nell’ordine di tempo, di: divorzio, nuovo diritto di famiglia, aborto, mutamento di sesso e via dicendo …

    Ciò atteso, tutto ed il contrario di tutto si può affermare circa l’On. Casini, salvo l’addebitargli di non essere coerente con le sua essenza di “democristiano” (l’essere cristiano è costituisce certo tutt’altra cosa!), fatto questo del quale il sullodato mai ha fatto alcun mistero, considerandolo, altresì, un’esplicita ragione di legittimo vanto …

  150. Imerio scrive:

    Non so perché, ma tento di postare un messaggio, terminate le operazioni relative il medesimo non mi appare sullo schermo (neppure nella forma di “in attesa di moderazione”) tento di ripostarlo e scatta un avvertimento automatico che il messaggio è già stato postato … Nessuno potrebbe dirmi quale errore ho commesso?

  151. Imerio scrive:

    E’ stata – a parer mio con poca conferenza – evocata la figura dell’On. Casini, in relazione a certi suoi comportamenti morali.

    La differenza fra chi, nella sua umana debolezza, pecchi e chi, invece, pur personalmente non peccando, pubblicamente promuova la liceità del peccato (con ciò ulteriormente inducendo in tentazione la fragilità altrui e, di coerenza, spingendo alla perdizione anche molte anime che probabilmente si sarebbero potute salvare) mi parrebbe costituire un fatto più che evidente; facilmente remissibile – anche in caso di semplice “attrizione” – il primo dei casi, pressoché “demoniaco” e, di coerenza, più difficilmente remissibile (probabilmente, solo in caso di effettiva “contrizione”) il secondo, ma, circa la questione, mi rimetto all’eventuale parere di chi, più di me, possa vantare appropriati titoli di teologia morale.

    Quanto a Casini, d’altra parte, sarebbe opportuno sottolineare come egli si sia ripetutamente dichiarato fiero della sua “democristianità”; vale a dire di appartenere a quella linea ideologica che, anche secondo una diffusa trattazione (fra i molti, mi limito a citare un paio di saggi che mi ritrovo al momento fra le mani: A.A. V.V., Questione Cattolica e Questione Democristiana, ed. Cedam, Padova, 1987 e Castellano, De Christiana Republica, ed. Esi, Napoli, 2004) costituirebbe una delle più evidenti trasposizioni politiche dell’eresia modernista; nel caso di specie in quella sua versione conseguente alla linea di pensiero del primo Maritain (che, in seguito – seppure, a parere di alcuni, tardivamente e parzialmente – lo stesso ebbe a riformare ne “Il Contadino della Garonna”). In questo senso, ad esempio, sempre furono coerentemente “democristiane” le firme dei Ministri competenti, in ordine all’introduzione per via legislativa, nell’ordine di tempo, di: divorzio, nuovo diritto di famiglia, aborto, mutamento di sesso e via dicendo …

    Ciò atteso, tutto ed il contrario di tutto si può affermare circa l’On. Casini, salvo l’addebitargli di non essere coerente con le sua essenza di “democristiano” (l’essere cristiano è costituisce certo tutt’altra cosa!), fatto questo del quale il sullodato mai ha fatto alcun mistero, considerandolo, altresì, un’esplicita ragione di legittimo vanto …

  152. annarita scrive:

    Ringrazio don78, per la spiegazione.

  153. Luca scrive:

    Tratto da “Avvenire” del 24 ottobre 2007

    Parla poco e non ama i riflettori. Attraverso gli strumenti della filosofia, che insegna a Paris I (PantheonSorbona) e in Germania, all’università LudwigMaximilian di Monaco, si sforza di pensare la civiltà occidentale nel suo legame con la Bibbia, il Medioevo e l’islam. Nel 1992 il suo Europa, la via romana rivelava al grande pubblico un non-conformista che decripta gli ancoraggi filosofici dei valori europei e l’articolazione tra religione e società. Nella sua ultima opera, Au moyen du Moyen Age («In mezzo al Medioevo», ma anche «Al modo del Medioevo» o «Per mezzo del Medioevo»), ci invita a guardare con occhi diversi un periodo troppo spesso disprezzato dai nostri contemporanei. Spiritoso e impassibile, appassionato di letteratura umoristica inglese, Brague ha il gusto della provocazione. Gli piace scovare «le derive oscurantiste della modernità», così come una certa «ingenuità» nel dialogo dei cristiani con l’islam.

    Innanzitutto la vita. Qual è il suo percorso?
    «Sono cresciuto nella periferia parigina, ma ho radici nella Nièvre, in Borgogna. Non ho mai conosciuto mio padre, ucciso in Indocina. Quanto agli studi, ho esitato a lungo tra filosofia e storia. Alla fine sono entrato all’Ecole normale supérieure, poi ho insegnato filosofia in un istituto tecnico. Sono stati quattro anni difficili. Ma sono convinto che i docenti universitari che non hanno fatto questo tipo d’esperienza restano sempre un po’nel loro mondo. Ho imparato a insegnare davvero, e non solo a stupire la platea con belle frasi… Specialista di filosofia greca, ho discusso la tesi su Aristotele. Ma poiché volevo esplorare l’aspetto biblico, ho imparato l’ebraico. All’inizio non ero interessato ai filosofi musulmani, ma all’ebreo Maimonide. Solo in un secondo momento, lavorando su testi ebraici tradotti dall’arabo, ho cominciato a studiare quella lingua. E in seguito sono stato chiamato a occupare una cattedra di filosofia araba e medievale».

    In Occidente si ha una visione piuttosto negativa del Medioevo, visto come periodo buio della storia…
    «È vero. Per definire un massacro, ovunque sia accaduto, i giornalisti parlano di ‘barbarie da Medioevo’. Ma quando si esce da un secolo che ha inventato, tra le altre cose, la Shoah, il gulag, la carestia artificiale in Ucraina nel 1932 e i khmer rossi, mi chiedo dove stia la barbarie! Si è creato in maniera ideologica un ‘Medioevo’, per contrapporlo ai cosiddetti tempi ‘moderni’. La cosa più bizzarra è che si fanno iniziare questi tempi da una data fissa (come il 1492, scoperta dell’America) quasi il progresso ci fosse caduto addosso un bel giorno. Il rifiuto del Medioevo traduce, in epoca illuminista, la volontà di rottura con il cristianesimo. Il nostro problema è credere che prima dei Lumi non ci fosse nulla, nessuna intelligenza. Eppure è stato il cristianesimo a rendere possibile la democrazia. Sono stati gli ordini religiosi cristiani a inventarla».

    …e non la società ateniese?
    «Ad Atene si tiravano a sorte gli adulti maschi e liberi. Gli esseri umani non erano tutti uguali. Dire che bisogna dare la stessa scheda elettorale a Einstein e allo scemo del villaggio, dire che hanno lo stesso valore, presuppone una trascendenza, una fonte ultima che fondi tale valore. Questa fonte è Dio. Bergson ha ragione a sostenere che ‘la democrazia è, nella sua essenza, evangelica’. Essa non è possibile senza l’idea di coscienza, ossia senza l’idea che Dio parla nella coscienza. Rousseau la chiama ancora ‘istinto divino’».

    Lei fa parte di quei cristiani fortemente critici della modernità?
    «Solo i cristiani sono rimasti lucidi. La modernità è vista come avanzamento perpetuo. I nostri contemporanei, che non credono più in nulla, come bambini di quattro anni s’immaginano che esistano dei folletti che, di notte, riparano i danni creati dal nostro sfruttamento sfrenato della natura. E cicogne che ci porteranno i figli che rifiutiamo di mettere al mondo. Si fa quel che si vuole e si pensa che alla fine tutto andrà per il meglio. La verità è che potrebbe finire malissimo…».

    È necessario che il cristianesimo denunci senza sosta questa crisi di valori?
    «Sì. Dio ha detto al profeta Ezechiele: ‘Se le persone muoiono nel peccato senza che tu le abbia avvertite, è a te che chiederò conto’. Si vorrebbe mascherare l’immensa crisi di fiducia dell’Occidente, evidentissima, con la sola gestione del vivere comune, mentre la nostra sopravvivenza passa attraverso la scoperta di una verità ultima sulla vita, legata alla trascendenza. Facciamo un esempio di questa crisi gravissima: il modo in cui la società parla del bambino. Ci si rallegra della natalità francese, che è un po’meno catastrofica di quella dei nostri vicini, dicendo che avremo chi ci pagherà le pensioni…».

    Il cristianesimo è vittima di un’aggressione? L’impressione è che prevalga l’indifferenza. A parte Michel Onfray…
    «Vedo soprattutto simpatici becchini, atei benevoli che si rendono conto che i cristiani comprano molti libri e dunque non bisogna essere loro ostili. Così dicono che il cristianesimo ha fatto cose buone, e lo si può seppellire con incensi e ghirlande. Lusingano il cristiano mostrandogli al tempo stesso che la sua fede non è più attuale».

    Lei ha scritto spesso che, tra cristiani e musulmani, è difficile dialogare. Perché?
    «Ma no! Con i musulmani è possibile e necessario dialogare. Semplicemente, bisogna partire dalla ragione che ogni uomo possiede. E non basarsi su elementi religiosi comuni, perché sono falsati. L’islam si definisce per principio un postcristianesimo che sostiene che ebrei e cristiani hanno alterato i testi sacri. Per i musulmani, gli ebrei sarebbero infedeli a Moussa (Mosè) e i cristiani a Issa (Gesù). Di conseguenza ne deducono di essere loro i veri discepoli di Gesù e Mosè. Per loro il cristiano adora tre divinità, ha perso il treno quando non ha ricevuto la rivelazione di Maometto. È difficilissimo far capire ai musulmani che essi non conoscono il cristianesimo e l’ebraismo. Dal punto di vista dell’islam, il cristiano crede di essere cristiano ma non lo è veramente… Il cristianesimo accetta di essere secondo rispetto all’ebraismo, mentre l’islam non si sente secondo rispetto al giudeo-cristianesimo. Da un lato, il cristianesimo include l’Antica Alleanza, riprendendo la Bibbia ebraica senza tagli. Dall’altro, l’islam assorbe e fa scomparire il giudeocristianesimo quasi digerendolo. I cristiani poi tendono ad applicare la loro visione di Dio ad Allah. Hanno difficoltà a riconoscere il posto occupato da Maometto nelle società islamiche. Secondo l’islam tradizionale, poiché Dio è immensamente al di sopra degli esseri umani, è meno grave essere blasfemi contro Dio che prendersela con Maometto, poiché in tal caso si scalza il fondamento della società musulmana, il suo legislatore. Altro esempio d’ignoranza: spesso si sente dire che, di fronte alla violenza, tutte le religioni si equivalgono. Per quanto riguarda il cristianesimo si citano le Crociate e l’Inquisizione. Ma si rifiuta di vedere che il rapporto con la violenza nell’islam e nel cristianesimo non è identico. Certo, nel Corano si trovano versetti pacifici; ma altri versetti, che richiamano alla guerra, li contraddicono. La regola islamica vuole che questi versetti più recenti abroghino i più antichi, e perciò talvolta è difficile accettare il fatto che l’islam legittimi la violenza verso gli infedeli».

  154. Raffaele Savigni scrive:

    Esprimo la mia solidarietà a don 78 contro la faziosità di chi (ad es. Dante Pastorelli) è pronto a giudicare gli altri, sentendosi interprete del “vero” cristianesimo (ma chi l’ha autorizzato a svolgere tale ruolo? non è un semplice fedele come me e gli altri?). A Imerio osservo che non si può assolutamente ricollegare il pensiero democristiano al modernismo: la DC del secondo dopoguerra (come il PPI di Sturzo) non derivano affatto dalla DC di Murri. Non si può poi dimenticare la fondamentale distinzione tra impegno ecclesiale ed impegno politico, riconosciuta dal Vaticano II: per questo io sto con Sturzo, De Gasperi, Moro, non con Gedda. A cent’anni dall’enciclica “Pascendi” sarebbe il caso di aprire un serio dibattito sul modernismo, sulle sue differenze interne e sulla reazione antimodernista, che fu troppo dura, tanto che bloccò per alcuni decenni il rinnovamento degli studi biblici e teologici. Occorre distinguere i veri modernisti (come Loisy o Buonaiuti) da chi fu accusato ingiustamente di modernismo, ed anche da personaggi fortemente attratti dall’impegno sociale e politico ma dalle idee un po’ confuse, come Romolo Murri (che fu scomunicato ma alla fine si riconciliò con la Chiesa).Gli eccessi della reazione antimodernista portarono alcuni all’errore opposto, l’integrismo (vedi l’”Action française”, che fu condannata da Pio XI), dal quale non a caso derivano i lefevriani.Il compianto professor Pietro Scoppola dedicò al modernismo un importante volume (Crisi modernista e rinnovamento cattolico), uscito all’inizio degli anni ’60.

  155. Marco Iacolettig scrive:

    Vorrei intervenire sui post di don78 e di Savigni.
    Mi sembra che nel momento in cui noi parliamo di “dialogo” intendiamo un esercizio soft durante il quale ognuno debba esprimere le proprie opinioni curandosi però di non ferire l’altro.
    Personalmente non credo a un simile esercizio, lo ritengo falso poichè ti impedisce di dire ciò che pensi realmente per paura di “perdere” l’interlocutore.
    Penso che una relazione vada costruita a partire dalla propria storia, dalle proprie convinzioni, ma soprattutto bisogna accettare il fatto che un altro la pensi diversamente da me e mi faccia oggetto di proprie considerazioni anche molto forti.
    Mi pare che il sig. Pastorelli stia solo esprimendo le sue convinzioni in modo argomentato. Se non le si condividono si usino ulteriori argomenti per smontare tali assunti.
    Cominciare a parlare di faziosità, di tradizionalismo non mi pare corretto. Così come dire che l’altro non vuole dialogare.
    Io ho un amico che la pensa esattamente come don78 mentre io sono più vicino alle posizioni del sig. Pastorelli. Ogni volta che ci incontriamo è una violenta battaglia a suon di citazioni, documenti, ecc. Ma alla fine ognuno torna a casa con le sue idee. Quella che rimane è l’amicizia.

  156. Silvano scrive:

    Scoppola compianto ? ….iabadabaduuuuu ( moderatorelli, veda di censurare anche Savigni quando scrive vergognosità)

  157. Vincenzo scrive:

    Su questa faccenda del “Vescovo alle Primarie del PD”, segnalo un pertinente articolo su “IL PORTICO” Settimanale dell’Archidicesi di Cagliari che, a pag.3, con “lo spillo” di A.Porcu punge, ben bene, chi si è intruppato a votare per quelle “Primarie”cosiddette. Se qualcuno (Guardia Svizzera?)è tecnicamente capace di farlo, perchè non “lo trasferisce” su questo Blog? Sarebbe pertinente come argomento e, almeno a mio parere, alquanto “istruttivo”, soprattutto per certi versi. Tenuto poi conto del …”contesto locale”, l’ho trovato… rivoluzionario. L.J.C.

  158. Raffaele Savigni scrive:

    Se viene meno anche la “pietas” verso i defunti, credo che stiamo dimenticando una parte essenziale della nostra fede. Io posso discutere con qualcuno ed accalorarmi, ma, come ha detto Marco, “resta l’amicizia”; e se non restasse neppure quella, deve restare almeno la pietà per i defunti, che si traduce in preghiera per loro.

  159. DANTE PASTORELLI scrive:

    Questi post m’erano sfuggiti.
    Ringrazio MARCO IACOLETTIG per la sua comprensione.
    Sino a prova contraria ho usato parole sempre ispirate all’insegnamento della Chiesa: mi si dimostri che quel che sostengo urta col Magistero bimillenario.
    I neo-modernisti davanti agli argomenti esplicitanti la Sacra Tradizione non sanno rispondere e si rifugiano nelle offese gratuite.
    O non son loro che han rivalutato (credon di aver rivalutato)il ruolo dei laici nella Chiesa? L’autorizzazione me l’han data loro, no? O l’han data solo a chi gli pare, ai loro compagnucci di strada?
    In realtà il popolo di Dio c’è sempre stato: e chi ha difeso i pochi vescovi fedeli contro la stragrande maggioranza dei vescovi ariani?
    Qualcuno ancor oggi il sensus fidei, nonostante il lavaggio del cervello durato 40 anni, lo conserva.
    Se son fra costoro, ringrazio Iddio: perché mai un’anima ho traviato con le mie parole ed ho sempre invitato anche i ragazzi che a me si son rivolti di affidarsi a sacerdoti capaci.
    Inoltre io parlo sempre di Cristo e di Chiesa, di cattolicesimo, quindi: raramente di cristianesimo che può comprendere il vero ed il falso.
    Qui, tra neo-modernisti e sedevacantisti tornati in vita, ad esser sincero comincio a trovarmi a mio agio.
    Quanto al “tradizionalismo” è un’etichetta che mi sta di molto stretta, perché assai elastica e variopinta.

  160. Caterina scrive:

    Mi permetto di riportare il thread iniziale del Dr. Tornielli sul caso che ha dato origine a questo spazio:

    ” Non sono state solo le suore, religiosi, parroci e rettori di collegi romani a votare per le primarie del Pd. Lo ha fatto anche l’arcivescovo di Salerno, Gerardo Pierro. Sulle colonne del Giornale, nell’intervista pubblicata la scorsa settimana, il Segretario della Cei Betori aveva espresso la sua delusione per le suore e i preti che si erano recati alle urne, perché, aveva detto, “non non partecipiamo alla vita dei partiti”. Dal mio punto di vista, la partecipazione dell’arcivescovo è diversa e molto più discutibile: ognuno è libero di pensarla come vuole e di votare per chi vuole. Ma se vedo il vescovo della mia città che partecipa alle elezioni del segretario del Partito Democratico (non dubito che lo abbia fatto animato dalle migliori intenzioni, per favorire la componente cattolica), come fedele quel pastore mi appare “di parte”. Ovviamente scriverei le stesse cose nel caso di un vescovo che partecipasse ad eventuali future primarie per il partito unico del centrodestra”.

    ****************

    Ringraziandola (che è sempre poca cosa) per la sua onestà professionale….vorrei completare la sua riflessione con le parole del Papa a Verona le quali, nel caso da lei riportato, sottoscrivono le perplessità denunciate anche dal Segretario della CEI e sottoscrivono l’indignazione dei fedeli che dovrebbero vedere nel proprio Vescovo una persona al disopra delle parti e QUALE SEGNO DI CONTRADDIZIONE all’interno di una politica sempre più di parte, inquieta, ambigua ed inconcludente….

    Dice il Papa:

    Sappiamo bene che questa scelta della fede e della sequela di Cristo non è mai facile: è sempre, invece, contrastata e controversa. La Chiesa rimane quindi “segno di contraddizione”, sulle orme del suo Maestro (cfr Lc 2, 34), anche nel nostro tempo.

    (…)

    Un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà. Da questa sollecitudine per la persona umana e la sua formazione vengono i nostri “no” a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi “no” sono piuttosto dei “sì” all’amore autentico, alla realtà dell’uomo come è stato creato da Dio.

    (…)

    Il vostro Convegno ha giustamente affrontato anche il tema della cittadinanza, cioè le questioni delle responsabilità civili e politiche dei cattolici. Cristo infatti è venuto per salvare l’uomo reale e concreto, che vive nella storia e nella comunità, e pertanto il cristianesimo e la Chiesa, fin dall’inizio, hanno avuto una dimensione e una valenza anche pubblica. Come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est (cfr nn. 28-29), sui rapporti tra religione e politica Gesù Cristo ha portato una novità sostanziale, che ha aperto il cammino verso un mondo più umano e più libero, attraverso la distinzione e l’autonomia reciproca tra lo Stato e la Chiesa, tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio (cfr Mt 22, 21). La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un valore universale, particolarmente necessario nel mondo di oggi, ha qui la sua radice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico. La fede cristiana, infatti, purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio se stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente indispensabili le energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato: qui di nuovo c’è per la Chiesa uno spazio assai ampio, per radicare queste energie nelle coscienze, alimentarle e irrobustirle. Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo.

    http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/october/documents/hf_ben-xvi_spe_20061019_convegno-verona_it.html

    appare pertanto evidente che l’invito del Papa alla partecipazione politica è PER I LAICI i quali EDUCATI alla Dottrina Sociale della Chiesa, hanno il compito arduo di vivere nella politica con la testimonianza cattolica….
    Non mi sembra così corretto quello che ha fatto questo vescovo insieme ad altre suore, e religiosi vari….
    E’ compito del vescovo infatti evitare anche le STRUMENTALIZZAZIONI delle sue azioni quando queste sono specialmente pubbliche….ben sapendo che in tal modo non ha fatto altro che LEGITTIMARE una sola scelta politica quando il Papa ci invita ad una visione più ampia della politica proprio per evitare UNA CHIUSURA ideologica all’interno di un partito (sia esso di dx o sx che sia….)

    Faccio altresì notare che mentre Veltroni se la spassava per diventare il nuovo ducetto dell’Italia…Roma sta degradando a tal punto che ieri l’ennesima violenza sessuale in un quartiere DEGRADATO E ABBANDONATO A SE STESSO, ci riconferma che nulla sta cambiando, che nulla è cambiato e che là dove uno Stato non è più in grado di difendere i ceti deboli quali sono donne, bambini e anziani, è uno Stato che fallisce nella sua missione…
    Certi vescovi, invece di scendere a compromessi con il MALE, si diano da fare per PROTEGGERE i quartieri più a rischio senza falsità caritative, senza compromessi caritativi….senza ambiguità PASTORALI….

    Fraternamente CaterinaLD

  161. DANTE PASTORELLI scrive:

    Nel post precedente nel rimaneggiamento mìè rimasto un assurdo “di affidarsi” retto da “invitare”. Leggasi, pertanto, “ad affidarsi”.
    Buona discussione, io vo ai Vespri solenni.

  162. Vincenzo scrive:

    Post156) Ciò che il post citato dice diffusamente e documentatamente, è esattamente ciò che ho potuto ritrovare nell’articolo cui alludevo nel mio ultimo-157. In più, ne “il Portico”,ho trovato un’interessante ipotesi di “evoluzione” della faccenda, secondo la quale, a quel Monsignore “votatore”, che col suo fare li ha indirettamente autorizzati, potrebbero ispirarsi, a loro volta i Sacerdoti incardinati nella Sua Diocesi. Costoro, potrebbero infatti andare in futuro a votare pubblicamente, sì, ma anche per altro schieramento… col risultato, implicito ma incontestabile, di una sconfessione del proprio Antistite che, però, a quel punto … come potrebbe redarguirli per aver seguito il di Lui “ardito” esempio?. L.J.C.

  163. Vincenzo scrive:

    160, Post 160, e non post156. Già altra volta, i numeri progressivi sono “cambiati”, è possibile?

  164. mario scrive:

    E’ abbastanza sorprendente che un giornalista come lei, sig. Tornielli, non sia informato che partecipare alle primarie del PD non implicava in alcun modo l’iscrizione al partito… era scritto ovunque.
    E siccome trattasi di nuovo esperimento politico, coraggioso si, ma anche molto d’azzardo, volendo tenere insieme “il diavolo e l’acqua santa”, non posso che apprezzare il coraggio di tutti quei cattolici, vescovo in testa,che hanno voluto pubblicamente dare il proprio sostegno all’inizio di questo cammino, immagino non certo con l’intenzione di diventare dirigenti di partito, ma semplici sostenitori della componente cattolica, senza la quale, il PD diverebbe solo l’ennesima mutazione post-comunista.
    Un’ultima osservazione circa quei “tori” che vedono sempre rosso – e ne sono angosciati – continuando ad associare gli (ex) ds con i comunisti. La realtà è che ormai nel quadro politico italiano chi si professa ancora e utopicamente comunista ha una sua area partitica ben definita di riferimento (pdci – prc – “verdi”…).
    A destra invece la maggior parte dei “post” fascisti somo ancora lì, dentro AN, incapaci di fare outing e così perdere la “cadrega” che l’ottimo politico Fini gli ha messo sotto il culetto.

  165. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Mario, è abbastanza sorprendente che lei immagini che qualcuno partecipi al voto delle primarie del Pd senza condividere ideali e progetto politico di quel partito. Ve benissimo che lo facciano i cattolici che si sentono di farlo partecipando alla costruzione del nuovo soggetto politico. Non va assolutamente bene che lo faccia un vescovo: andando a votare mons. Pierro a detto a tutta la diocesi dove “pende” il suo cuore politico. Lo faccia nel segreto dell’urna alle politiche, ma il padre comune della diocesi non si può e non di deve esporre così pubblicamente. Rimango della mia idea, dunque. Come si sarebbe sentito se il suo vescovo avesse partecipato al voto di segretario e delegati di un partito di centrodestra? Forse in quel caso avrebbe condiviso le mie osservazioni…

  166. don78 scrive:

    concordo con Tornielli sul fatto che andare a votare per le primarie significa chiaramente schierarsi: i pastori, vescovi per le loro diocesi e noi preti per le loro parrocchie, dovrebbero evitare tali esposizioni (da una parte e dall’altra!) e affidare le loro convinzioni politiche, legittimamente differenti, al segreto dell’urna durante le elezioni. Una soluzione, per salvaguardare la libertà del cittadino-religioso di partecipazione passiva alla vita politica del suo Paese, potrebbe essere andare a votare fuori zona e non con abito ecclesiastico… per un vescovo la vedo più difficile. D’altro canto, però, mi piacerebbe che l’onestà intellettuale dei cattolici simpatizzanti per il centro-destra esprimesse un sussulto di fronte a frasi che accostano la simpatia per il centro-sinistra ad alleanze col Male (?!)… se la smettessimo di vedere leoni ruggenti, lupi, anticristi e diavoli in tutti quelli che non la pensano come noi… ne guadagneremmo tutti.

  167. Andrea Tornielli scrive:

    Mi associo a questa sua richiesta: parlare di alleanze col Male e di Anticristi, come qualcuno ha fatto anche su questo blog, a me pare del tutto fuori luogo…

  168. mario scrive:

    In realtà sono in linea generale d’accordo col fatto che il clero non si debba esporre nella vita politica. L’impegno politico ha che fare necessariamente con la divisione, mentre i pastori di anime per ministero devono essere aperti ad accogliere tutti, questa è la loro missione.
    Certo, in quest’ottica convengo che il vescovo si sia esposto in maniera inopportuna.
    Se però, come sollecita don78, si riuscisse a non demonizzare chi non la pensa come noi, forse si potrebbe cogliere il lato positivo del gesto del vescovo, come per altro lei, Tornielli, ha evidenziato nell’introduzione: sostenere la componente cattolica del nuovo partito e – visto che un programma ancora non c’è – non sarebbe una cosa tanto malvagia.
    E’ questo quello che come laico cattolico impegnato in politica nella mia piccola realtà locale, vorrei trovare nel clero: un sostegno, un incoraggiamento a fare dell’impegno politico un vero e proprio luogo dove esercitare la carità evangelica, non altro.
    Sa, vedere preti come Baget Bozzo che ritengono Berlusconi l’”unto” mi fa tristezza, oltre a disorientarmi. Ancora di più mi fa tristezza vedere alcuni preti che conosco che, anzichè incoraggiarmi nel mio impegno politico da cattolico, fatto in maniera il più possibile coerente, storcono il naso quando dico loro che il gruppo consigliare a cui appartengo è di centrosinistra…

  169. DANTE PASTORELLI scrive:

    In genere troppi preti storcono il naso a sentir parlar di Berlusconi, Bossi e Fini. Che cominci un’inversione di tendenza?

  170. marco sanna scrive:

    gentile Tornielli:
    Mi associo a questa sua richiesta: parlare di alleanze col Male e di Anticristi, come qualcuno ha fatto anche su questo blog, a me pare del tutto fuori luogo

    non posso che essere assolutamente daccordo con lei
    cordialmente

  171. mario scrive:

    Gent. sig. Pastorelli, come temevo, qui si continua a fare il muro contro muro tra schieramenti, dividendosi pure tra cattolici.
    Se un prete storce il naso al nome di Berlusconi e Fini (divorziati devoti) o di Bossi (che adora il dio po), non mi sorprendo… così come non mi sorprendo se storcono il naso al nome di Pannella, Bertinotti, etc.
    Il mio discorso era diverso: se sei cattolico e hai deciso di impegnarti in politica e lo stai facendo militando comunque in una parte, ma in maniera coerente, forse da un prete che ti conosce, ti aspetteresti sostegno.
    Altrimenti delle due l’una: o quel prete è convinto che ti comporti personalmente male, oppure a priori ritiene che esiste solo una parte politica dove si deve militare, ma questo non va bene.

  172. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il problema è che la grande maggioranza dei preti è di sinistra.
    Quanto al centro-destra si fa questione di uomini con le loro colpe ed anche con i loro comportamenti che dovrebbero esser quanto meno più discreti: tanto per capirci, ad es., il matrimonio civile di Casini.
    In linea generale, a parte il folclorismo di Bossi, non ci sono attacchi alla Chiesa nel suo magistero e nella sua funzione.
    Nella sinistra c’è una concezione della vita (mi riferisco ai rimasugli del paleocomunismo che son decisivi per la vita del governo) che è in chiara opposizione a quella cattolica. Collaborare coi marxisti impenitenti ad un cattolico dovrebbe ripugnare. Come anche andar a braccetto con le forze, o debolezze, che coltivano e propagano una concezione morale dissoluta e dissolventre in conflitto con la morale cattolica.
    Liberissimo ciascuno di schierarsi politicamente dove e come vuole: in mancanza di un partito cattolico – che ormai non risorgerà aklmeno nella forma che abbiamo conosciuto – la scelta pluralista non mi scandalizza affatto. Purché questa scelta non significhi positiva o passiva collaborazione con coloro che voglion distruggere la Chiesa.
    Se si è in grado di operare liberamente per il trionfo di Cristo anche nel centro-sinistra, ben venga questo impegno.
    Quando però si vedono cattolici o sedicenti tali favorevoli ai Dico et similia, qualche dubbio mi viene: incidono o sono incisi?

  173. mario scrive:

    Mi scusi, ma il suo discorso “pende” in maniera evidente.
    Piaccia o non piaccia, non esiste in Italia un partito che appoggia tout court la dottrina sociale della chiesa.
    Ne segue, che tanto di qua, quanto di là, bisognerà accettare di collaborare con chi non la pensa come noi.
    L’unica alternativa sarebbe quella di farsi il partitino “integralista”, come qualcuno continua a fantasticare, che alla fine dovrebbe comunque andare alla ruota di qualcun’altro, visto che non siamo maggioranza in questo paese.
    Il riferimento ai problemi di collaborazione a sinistra l’ha fatto lei… per la destra le chiederei soltanto: c’è un partito che propone una concezione di vita cattolica? Forse il liberismo spinto di certa Forza Italia rappresenta il pensiero cattolico sulla società e la solidarietà? E allora, anzichè continuare a parteggiare di qua o di là, forse bisognerebbe evitare di dileggiare come fa lei chi sta dall’altra parte.
    Il discorso sulla morale poi è fuori luogo. Anche qui la morale cattolica non viene sostenuta da nessun partito e allora che gusto c’è a rinfacciarsi le mancanze e debolezze dei rispettivi alleati. Magari su questi temi è più conveniente organizzare fronti trasversali.
    La risposta all’ultima domanda la lascio a lei: per quanto mi riguarda non sono mia stato comunista e mai lo sarò. Questo non significa che mi ripugna fare con chi si rifà a quella ideologia dei pezzi di strada insieme, se questo serve a sviluppare politiche condivise e condivisibili dai cattolici.

  174. marco sanna scrive:

    Ma scusate, non è forse l’UDC il partito che meglio rappresenta i valori cristiani (a parte la questione di coerenza di certi politici, ma questo è un’altro discorso che non vorrei toccare, per evitare inutili polemiche)? mi sembra che le campagnie almeno sul piano etico siano in linea con i vostri valori, o sbaglio?

  175. DANTE PASTORELLI scrive:

    Veramente non mi sembra di aver dileggiato nessuno ma lasciato ad ognuno la libertà di scelta. Il che non mi esime dal giudicar negativamente chi favorisce i Dico e schifezze simili. Il problema della morale personale non l’ho introdotto io (Berlusconi e Fini “divorziati devoti”, l’ho scritto io o Lei?. Semmai io ho criticato Casini che avrebbe potuto risposarsi con minor clamore mediatico. E visto che Lei mi mette da questa parte, io so criticare quelli di tale parte.
    Per me Lei faccia i pezzi di strada con chi vuole: attento alle buche.
    Quando al pendere del discorso il Suo è già nel piatto di sinistra: completamente. Ormai tocca terra.

  176. mario scrive:

    Magari fosse così semplice! Non basta avere il nome “cristiano” nel simbolo per dare garanzia di “cattolicità”. La DC, nelle sue infinite correnti, insegna.
    Ritengo che esistano tre quattro partiti dove un cattolico può impegnarsi in maniera più o meno coerente. La scelta per l’uno o per l’altro può dipendere dalla propria sensibilità e orientamento nel declinare i valori in cui si crede.
    Ripeto comunque che in un caso o nell’altro, bisogna scendere a taluni compromessi (intesi in senso buono ovviamente).
    Perchè non sto con l’UDC, posto che non interesserà nessuno, ci porterebbe fuori tema.
    Sia chiaro comunque che di motivi ne ho e ben precisi. Ciò non significa che un cattolico UDC per me è un compagno d’avventura da incoraggiare non da demonizzare perchè non sta dalla mia parte.

  177. mario scrive:

    Pastorelli, ci ha portato fuori pista, non ho intenzione di polemizzare ulteriormente.

  178. marco sanna scrive:

    (scusate il mio intervento è che cercavo di capire cosa non votare… prima che mi assaliate.. sto scherzando:) è una battuta per sdrammatizzare un po’ :) so’ bene che nel panorama italiano è davvero difficile trovare un partito che davvero rappresenti i propri valori (vale lo stesso anche per i non credenti :)

  179. DANTE PASTORELLI scrive:

    Mario mi sembra uno di coloro che gettano il sasso e nascondon la mano: introduce personalizzazioni e le addebita ad altri. Ora addirittura lo porterei fuori pista. Ma ho già detto che ognuno può scegliere da che parte andare, perché non esiste un partito cattolico che rapprsenti varie esigenze, ed avere i suoi “compagni d’avventura”: la politica d’un cattolico ridotta ad una’avventura. Mah, una volta era una cosa seria. Segni dei tempi.

  180. DANTE PASTORELLI scrive:

    SANNA, sono perfettamente d’accordo: è un periodo di crisi di identità delle forze politiche. Dov’è la destra e dov’è la sinistra? E dove il centro?

  181. marco sanna scrive:

    vede Dante PAstorelli, che su qualcosa siamo daccordo :)

  182. DANTE PASTORELLI scrive:

    Sì, ma senza molte illusioni: m’attraggon poco (per mia insensibilità) buona parte dei mistici cattolici, figuriamoci i mistici del razionalismo.

  183. mario scrive:

    Pensavo che questo fosse un luogo dove poter discutere e non scambiarsi offese e stupide ironie. vorrei evitare di fare polemiche, ma pastorelli lei deve evitare gli attacchi personali senza conoscere nulla dei suoi interlocutori. chi ha letto i miei interventi in buona fede, avrà certamente capito cosa intendevo dire col termine “avventura”. non creda che per me l’impegno politico sia un passatempo divertente. anzi sapendo i sacrifici che ooggi si devono affrontare per fare politica con spirito di servizio, senza accettare scorciatoie, tante volte c’è la tentazione di lasciar perdere. per questo il suo intervento mi offende e rattrista. d’altra parte se il suo obiettivo è unicamente quello di andarmi contro, avrà sempre buon gioco a travisare qunto scrivo. arrivederci

  184. DANTE PASTORELLI scrive:

    Se vuole essere “conosiciuto” Mario cominci col mettere in chiaro chi è, a cominciare da nome e cognome.
    Non attribuisca ad altri cose che lui stesso ha scritto.
    Infine, riconosca d’aver usato un’espressione del tutto incongrua che fornisce un concetto di politica estremamente ambiguo.
    Può capitare a tutti, basta abbassar la cresta e riconoscer l’errore.
    Ognuno fa i sacrifici che ritiene di fare: ma nessuno è obbligato a farli.

  185. mario scrive:

    Mi scusi, mi arrendo.
    Avrei voluto evitare scontri a due, ma lei continua a punzecchiare…Di quale errore dovrei riconoscere la colpa? Che cosa di mio avrei attribuito ad altri? e poi: incongruo, ambiguo, nascondo la mano, faccio sacrifici non richiesti,etc… ma si rende conto di continuare a viaggiare sul limite dell’offesa e travisare quanto scrivo?
    Non è stato lei che ha fatto riferimento a noti politici che verrebbero colpiti dalle invettive della maggior parte dei preti, che – dice lei – sarebbero di sinistra (che triste questa definizione! Per un prete è prete e basta)? Io ho semplicemente esplicitato le più comuni critiche che ho sentito riferire da preti che conosco a questi politici, osservando che non vedevo nulla di strano in queste osservazioni, essendo oggettive. Così come pure non mi stupisco ovviamente delle critiche della chiesa mosse agli anticlericali di sinistra.
    Per il resto lei minimizza le discordanze coi cattolici a destra come piccoli problemi di morale da gestire discretamente nel privato(i vari divorziati di cui abbiamo detto) e comunque senza nessun attacco diretto alla Chiesa (Basta portare la coda alla “religione civile” teorizzata a suo tempo senatore Pera per stare de facto dalla parte della chiesa o ci vuole anche qualcos’altro?), mentre non ha remore ad affermare che un cattolico dovrebbe vergognarsi di collaborare con marxisti impenitenti.
    Si rende conto che in questa maniera ci si divide tra cattolici (è qui che la posso catalogare?), anzichè lavorare insieme per certi valori, pur se in schieramenti diversi e in più si fa il gioco del “meglio del peggio”, indicando ognuno le brutte cose che farebbero gli alleati dell’altro e giudicando meno peggio quello che fanno i propri?
    Le faccio un esempio, prendendo volontariamente spunto dalle semplificazioni offerte dal quadro politico. “A sinistra vogliono sfasciare il matrimonio”, “a destra sostengono che sia giusto non pagare le tasse”. Posto che, ripeto, sono semplificazioni grossolane, ammettiamo che un cattolico debba scegliere. Possiamo dire in coscienza che una è meglio dell’altra? Che una è meno anticattolica di un’altra? Con uno sforzo di obiettività forse bisogna ammettere che un cattolico non può accettare nè l’una nè l’altra. Dopodichè, dovendo scegliere, sceglierà in base alla propria sensibilità.
    Comunque, ho iniziato a scrivere nel blog, cercando di esprimere il mio desiderio di esser sostenuto nell’impegno politico dal clero, senza essere giudicato perchè appartenente ad uno schieramento o ad un altro,ma solo perchè cattolico impegnato in politica. Mi creda, non avrei voluto ridurmi a fare discussioni da bar, molto generali ma che non dicono proprio niente di noi stessi.
    A quest’ultimo riguardo e riferendomi al suo monito a farmi conoscere… Beh, mi pare apputo di aver detto di me – forse inopportunamente – in pochi interventi molto di più di quanto abbia fatto lei nei suoi, pieni di sentenze e verità sacrosante da libro stampato.
    D’altra parte, pensi pure che per me farmi conoscere sia un sacrificio e… – com’è che dice? – “ognuno fa i sacrifici che ritiene di fare ma nessuno è obbligato a farli”.

  186. DANTE PASTORELLI scrive:

    Il discorso sulla vita privata dei politici non l’ho iniziato io. Di politica come avventura ha parlato Lei. E non mi meraviglia data la Sua collocazione.
    Quanto alle simpatie della gran parte del clero per la sinistra non credo che sia novità.
    Nel centro-destra non esistono posizioni pregiudiziali contro la Chiesa o deliberatamente anticattoliche. I Dico e schifezze simili son patrimonio della sinistra anche cosiddetta cattolica.
    Lei mi può catalogare dove vuole, certo non tra le mosche cocchiere dei comunisti d’ogni scheggia.
    La sua presunzione è tale che pensa d’aver dimostrato in un due post più di quanto abbia dimostrato io in tutto quel che ho scritto su vari argomenti a carattere religioso e morale.
    Le ho detto: la cresta bisogna abbassarla.
    Quel che io ho scritto risponde sempre all’insegnamento della Chiesa da cui mai mi sono allontanato. Mi citi un solo passo, al di là di qualche battuta scherzosa che dimostri il contrario.
    Ma per comprender “i libri stampati” bisogna anche saper eleggerem, aver sufficienti conoscenze per capir quello che si legge, e non parlo di capacità.

  187. DANTE PASTORELLI scrive:

    PS. Sì, e con questo concludo, coi comunisti impenitenti è vergognoso collaborare.

  188. mario scrive:

    Anch’io concludo di fronte a tanta sapienza, ma soprattutto perchè preferisco operare indegnamente per il regno di Dio piuttosto che perdere tempo a fare il saputone moralista su un blog che ospita gente come lei.
    Una cosa: il fatto che la cresta bisogna abbassarla è una minaccia o altro? Perchè sa, da quando sono nato ho una irrefrenabile tendenza a fare il contrario di quello che mi si impone senza un minimo di ragionevolezza.
    Un’”ultima” cosa: non basta scrivere secondo l’insegnamento della Chiesa per avere il patentino della verità e della ragione su tutti i fronti. Non le è mai venuto questo dubbio?
    Un cristiano dovrebbe avere anche la capacità del dialogo con chi la pensa diversamente. Poi si potrebbe anche accogliere chi scrive per la prima volta in maniera più adeguata. Ma forse questo non è dato conoscerlo ai sapienti…
    Ho iniziato con toni sicuramente più pacati di lei, non ho mai insultato nessuno, ma alla fine – ammetto – mi sono lasciato condurre sul terreno, certo a lei congeniale, della polemica sterile.
    Un consiglio: non dica tanto in giro che sta dalla parte della Chiesa, la pubblicità che ne riceviamo sarebbe controproducente…

  189. mario scrive:

    PS. Gli integralisti che non accettano un confronto con una parte – fossero anche i tremendi comunisti impenitenti – senza neppure accettare l’idea che, magari, forse, chissà, può uscire anche una piccola cosa buona su qualche tema specifico, mi fanno paura, non hanno la mia misera stima, fanno – ribadisco – un cattivo servizio alla Chiesa dell’accoglienza e dell’universalità (quella cattolica appunto).

  190. Andrea Tornielli scrive:

    Caro Mario, qui ci sarà sempre posto anche per i comunisti impenitenti come ce n’è per tutti gli altri. Il tema della Chiesa e la politica accende gli animi, ma non è vero che qui non si accetta un confronto. Con il post su monsignor Pierro ho espresso il mio sconcerto per il fatto che un vescovo abbia preso parte a un atto che è interno a un partito. Sappia che personalmente ho più di un dubbio sull’insistenza con cui si guarda all’alleanza con gli “atei devoti”, così come – devo dire – non mi piace l’idea della “religione civile”. Tutte cose rispettabilissime, ma che hanno poco a che fare con il cristianesimo e molto a che fare con una costruzione culturale (ripeto: rispettabilissima e importante). Non mi piace il cristianesimo strumentalizzato da sinistra, non mi piace il cristianesimo senza Cristo degli “atei devoti”. Continui a visitare questo blog e a intervenire.

  191. DANTE PASTORELLI scrive:

    Io ho scritto che è vergognoso COLLABORARE coi comunisti impenitenti, vale a dire con coloro che voglion la distruzione della Chiesa, a cominciar dalla famiglia, creandone di artefatte e immorali perché contronatura. E non ritiro l’affermazione che rispecchia la mia piena convinzione.
    E ribadisco che il discorso sulla vita privata dei politici (ecc. ecc.) non l’ho iniziato io.
    Io sono ospite del blog e pertanto non posso far minacce di sorta: questo non mi esime dal constatare come in ogni suo post spiri un’aria di piagnisteo peraltro non confacente con l’impegno politico che altra tempra presuppone.
    Il fatto poi che io abbia contestato alcune sue affermazioni non credo sia la morte di nessuno. Quanti contestano le mie? Domani potrebbe scrivere cose interessantissime e sarei il primo ad applaudire. Per ora non ho letto niente di condivisibile.
    Sugli apprezzamenti un po’ bizzosi di cui mi gratifica sorvolo perché non mi tangono: sarebbe continuare un’inutile polemica. Lei mi definisce integralista, qualche altro spirito ameno mi pone all’altro capo della scala di giudizio.
    Caro TORNIELLI, perfettamente d’accordo con Lei: io il peana per la Fallaci – al di là del rispetto per una brava giornalista – o altri atei devoti non l’ho mai levato, anche se talvolta ricordano ai cattolici d’onde derivino certi pericoli.

  192. don78 scrive:

    Caro sig. Mario, coraggio e in bocca al lupo per il suo impegno da cristiano e cattolico in politica. La chiesa italiana è piena di pastori che potranno guidarla e incoraggiarla in questo cammino difficile ma necessario, sempre nel rispetto della sua libertà di laico nel mediare i valori cristiani nella complessità del mondo in cui viviamo. Non si scoraggi per le reazioni intolleranti di alcuni: sono sacche minoritarie e integraliste del variegato uiverso cattolico italiano. Sono certo che il centro-destra è pieno di cattolici intelligenti e umili che apprezzerebbero il dialogo e la collaborazione con lei.
    Auguri sinceri.

  193. mario scrive:

    Accolgo con sollievo l’intervento pacato di Tornielli. L’accenno alla religione civile l’ho fatto proprio perchè personalmente ero rimasto inizialmente affascinato dagli interventi di Pera che avevano fatto seguito alla pubblicazione del noto libro scritto in condivisione col Papa.
    In realtà, ammaliato dal suo chiaro sapere scrivere, tipico di chi per professione è abituato ad avere che fare con idee e concetti complessi e spiegarli al pubblico, non mi ero reso conto del rischio di strumentalizzazione della religione che si celava dietro certi schemi. Appunto: una lode al cristianesimo, che alla fine veniva privato di Cristo, riducendosi a substrato culturale utile alla coesione sociale. Teorizzazione apprezzabile, come lei stesso dice, ma decisamente altro rispetto a quello che orienta la vita di un credente.
    Come cristiani impegnati in politica credo dobbiamo essere sempre all’erta per non rimanere incastrati in letture interessate della dottrina della Chiesa, sia che vengano dall’altro schieramento, ma – io per primo ne sono consapevole – soprattutto se vengono, magari anche più subdolamente, dal proprio.

  194. mario scrive:

    E ancor più felicemente accolgo l’incoraggiamento del don.
    Mi creda, le difficoltà da superare a volte sono notevoli e spesso ci si sente soli e tentati di mollare tutto.
    Mi piace pensare ai miei preti come a dei padri presso i quali poter tornare per trovare un sostegno in questi momenti difficili.
    Ops, scusate il tono da piagnisteo, che non piace a qualcuno…

  195. F. Pernice scrive:

    A questo punto non spiacerà se esprimo la mia simpatia per la posizione assunta in questo dibattito da Dante Pastorelli. Non senza aggiungere, tuttavia, che il discorso sulla vita privata dei politici non è affatto secondario, trattandosi appunto di politici, cioè di uomini pubblici. Di discrasie tra il predicato e l’agito ne abbiamo viste anche troppo negli ultimi decenni: ci si lamente che la gioventù (ma non solo) sia priva di ideali e manchi di un senso della direzione; perché sorprendersi se a pretendere di incarnare l’idealità sono i sepolcri imbiancati? Si vogliono seminare ideali nel cuore della gioventù (e, ancora una volta, non solo)? Si offrano exempla, paradigmi di serietà, rettitudine, frugalità e rigore. Ecco quello di cui si avverte un gran bisogno: esempi, esempi vivi e tangibili! Tra un fariseo che predica la buona legge e un fariseo che predica il farisaismo non c’è alcuna differenza: entrambi sono farisei, e farisei restano. Certo cattolicesimo ha marciato e prosperato a lungo sull’idea che in nome della Chiesa si potesse commettere qualsiasi illecito. Ancora oggi si verificano con frequenza episodi in cui personalità pubbliche di estrazione cattolica trescano in varia forma con l’Avversario e poi credono di impetrare una sorta di assoluzione automatica in virtù di qualche servizietto, anch’esso pubblico, reso alla Chiesa. Lo fanno molti politici, ma anche altre personalità nominalmente cattoliche operanti nella sfera pubblica. Uomini d’affari, alte cariche istituzionali, docenti universitari, giornalisti, ecc. Cosa pensare, per esempio quando ci si imbatte in giornlisti che imbastiscono trasmissioni per vellicare i più bassi istinti (e fare audience) e poi, di quando in quando, mostrano alla plebe vitalica il loro lato devoto mediante una serata su questo o quel tema religioso? Non è questione di fare l’anima bella, ma di avere coerenza e dirittura morale. Ah, che San Carlo Borromeo guardi giù!

  196. Guardia Svizzera scrive:

    Che significa “dialogo”? Forse con cio ‘ s’ntenda una sintesi fra Il Vangelo ed altre politiche teorie “salvifiche” che chiaramente escludono la regalita’ di Cristo? Sia il nostro parlare: “Sì , sì no,no! Il “dialogo” sia volto alla conversione delle anime.
    Oremus

  197. DANTE PASTORELLI scrive:

    Caro PERNICE,perfettamente d’accordo per quel che riguarda la vita dei politici: un po’ più in su ho criticato l’esposizione mediatica di Casini novello sposo. Però un errante che combatte contro l’errore (famiglie di fatto, divorzio ecc) sarà incoerente e senz’altro esempio da non seguire, ma è pur sempre meno dannoso di chi certe leggi sovvertitrici della morale divino-naturale propone, approva e licenzia.

  198. F. Pernice scrive:

    Dante, vi è del vero in quanto lei viene costì affermando. L’errore però non si presenta soltanto nella fattispecie macroscopica dell’equiparazione tra unioni innaturali e unioni naturali o della legalizzazione di aborto, eutanasia, eugenetica, ecc. Ci sono comportamenti anticristiani che sebbene non siano oggetto di azione legislativa recano grave pregiudizio alla tenuta della società civile. La pratica diffusa della bustarella, quella della raccomandazione, quella della cooptazione, quella del nepotismo (in genere il nepote, oggi, è un idiota, secondo la formula empiricamente certificata: una scarpa, una ciabatta, uno zoccolo), quella del consumo di stupefacenti e del giacersi con meretrici e garzoncelli…, oltre a quella della menzogna, di cui l’Avversario è principe, e quella dell’ipocrisia indifferenziata dietro cui tutto questo pattume viene mascherato. Tutto questo andrebbe stigmatizzato, una buona volta. Ciò detto, ça va sans dire, un politico sedicente cattolico che si presenta all’elettorato dopo avere sottoscritto un programma dai patenti indirizzi anticristiani, non dovrebbe raccogliere neanche un voto tra i cattolici di retto intendimento. Il problema è che quest’ultimo purtroppo è merce sempre più rara, come ha osservato lei in più di un intervento e come dimostrano certe prese di posizione a maglia larghissima riscontrabili anche tra le voci di questo blog.

  199. DANTE PASTORELLI scrive:

    PERNICE, sono ben convinto di quanto affermato nel post di cui sopra e lì dove s’è sentita la mia voce questa stigmatizzazione è stata senza riserve.
    Purtroppo oggi s’è perduta la nozione e la coscienza del peccato: il quale non solo è un disastro morale ed anche psico-fisico per chi lo commette, ma per tutta la società. Come il bonum, anche il malum è diffusivum sui.

  200. F. Pernice scrive:

    Ha ragione, caro Dante, il malum, come il bonum, “è di sé diffusivo e moltiplicativo” (per usare le parole di un frate filosofo indebitamente usucapito dal fronte anticattolico). Quello del malum è un diffondersi caotico e mimetico, proprio per questo tanto più insidioso e devastante. Così, commisti ai fondi di bottiglia dell’edonismo nichilista e dell’ideolgia materialista, ecco i bizzarri – ma non rari – tipi antropici del cristiano non cattolico e del cattolico non cristiano. La risposta non è affidata alla prestidigitazione della politica, ma all’inesausta virtù della preghiera: “adveniat Regnum Tuum, fiat Volutas Tua”.

  201. Renato Riccioni scrive:

    Se cominciamo ad elencare le incoerenze personali dei politici – cioè di coloro che comunque propongono se stessi come rappresentanti e, in qualche misura, garanti dei valori cui dicono di ispirarsi – gli elenchi potrebbero mandare in crisi la memoria dei nostri computer… e ciò non assicurerebbe un servizio sempre rispettoso della verità. Comunque, dato che certe incoerenze inequivocabilmente pubbliche lasciano pure un segno, nessuno può disprezzare chi, altrettanto pubblicamente, prende le distanze da ciò che non può condividere.
    Ciò premesso, dato che sono stati fatti degli esempi (forse anche per cercare di intenderci meglio) mi sembra opportuno che, chi non può accettare il principio morale sotteso dal matrimonio civile praticato dall’on. Casini, manifesti la propria disapprovazione e il proprio imbarazzo se non sdegno, per il semplice motivo che la sua pubblicizzazione come momento lieto di vita familiare mina uno di quei valori irrinunciabili indicati dala Conferenza Episcopale Italiana. (E non meno pericoloso è il coinvolgimento a testimonio di nozze civili da parte di un alto esponente dello stesso Partito, quasi ne condividesse il principio giustificatore). Veramente, in questo caso, è difficile relegare l’atto tra quelle incoerenze personali che però non metterebbero direttamente in discussione i valori. Non ho letto come tale personaggio ha presentato (e giustificato?) il proprio atto, ma comunque credo che sarebbe molto più utile, per l’UDC, che certi elementi prendessero il largo con la loro vela ben spiegata al vento: sapessero quanti voti hanno fatto perdere, essendo stato l’incoerenza Casini (ora qualificabile scandalo, mi sembra) uno degli argomenti di forza usato dalle sinistre per riequilibrare l’evidente scandalo provocato da certe posizioni in evidente contrasto con la morale cattolica, assunte da cattolici di sinistra al governo.

    Si tratta, allora, di chiedere alle destre e alle sinistre o ai centri di specificare bene le loro posizioni circa l’adesione all’insegnamento della Chiesa, specialmente sull’adesione o meno ai cosiddetti valori irrinunciabili, e poi di chiedere loro coerenza, almeno a livello legislativo. E lì si aprirà un dibattito senza via di uscita se non ci si riferirà a un Magistero ben definito, in cui il Papa sia Pietro, e non altri.
    …Ma a conclusioni oggettivamente certe, si dovrebbe pur arrivare. O siamo ormai rassegnati al relativismo, così ben servito dagli scandali pubblici?

  202. F. Pernice scrive:

    Siamo decisamente un popolaccio. Siamo talmente abituati al malcostume e alle “incoerenze personali” degli uomini pubblici che ormai le consideriamo una venialità. Ma sì, “siamo tutti umani, siamo tutti fragili!”. Scuse! Scuse imbastite per tenersi le mani libere di sporcarsi. Nessuno dice che certi politici del passato, De Gasperi per esempio, siano stati santi, ma certamente il loro profilo di coerenza era ragionevolmente alto. L’episodio opportunamente ricordato da Renato Riccioni è uno dei casi eloquenti: Casini, per il suo stato di pubblico concubino, è per lo meno inadatto a rappresentare gli ideali cattolici in politica. O siamo diventati di tal bocca buona da ingollar di tutto a patto che si facciano gli interessi di certi traffici preteschi (che non sono la Chiesa)? Evidentemente ci siamo assuefatti al malaffare che ha ghermito la Vitalia (ripristino il digamma perché oggi siam proprio la terra dei vitelloni, dei manzi, dei capi di bestiame con l’anello al naso). Il provveditore cattolico nominato per vie traverse (= illecite, illegali e immorali) salva la scuola del figlio preside cattolico nominato per vie traverse, il quale promuove insegnanti cattolici nominati per vie traverse, ecc. Un meccanismo, ancora una volta, diffusivum sui. L’onorevole cattolico eletto anche grazie a voto di scambio (= in modo illecito, illegale e immorale) favorisce interesse della sua corruttrice clientela cattolica e si dedica – a titolo privato, si capisce – a ogni sorta di abuso: lo vediam girsene per le vie della capitale circondato dai suoi bravi, uscire da auto blu non sottoposte ai controlli prescritti dalla legge (tasse non pagate: proprio in tempi recenti Benedetto XVI è stato chiaro anche su questo punto), interloquire con soubrette pornocratiche in qualche sabba televisivo (salvo poi copulare con loro nelle alcove di retropalazzo). Divertente, vero? Il programma di Cristo sulla società, se mai ve n’è uno, passa anche dallo sradicamento di questo genere di erbaccia. So bene che sto esprimendo concetti orticanti, ma ogni tanto è necessario farlo. La via della santa intransigenza passa anche da qui.

    Troppa indulgenza su questi fenomeni.

  203. Renato Riccioni scrive:

    Mi sono accorto che ho accusato incoerenze del partito cui per ora do il mio voto. Sono impazzito? Oppure sono solo stanco della logica dei politicanti che hanno sempre ragione perché non hanno mai torto perché se avessero torto qualche volta potrebbero avere anche qualche volta ragione?
    Forse è ora di imparare a fare autocritica, specialmente noi cattolici che siamo bersagliati più di tutti, e non sempre a sproposito… In fondo gli altri sentono che dovremmo dare di più. Lo pretendono perché è nostro compito. Fatto ciò, anche gli altri potranno scoprire che tocca a loro di scoprire il loro vero compito.
    Allora tutti avremo diritto di lanciare tutte le pietre che vogliamo, a quattro mani.
    Nel frattempo, pensiamo a noi.
    Ci sia “maestro”, proprio in questi giorni in cui ha scavalcato la morte, qualcuno che si è conquistato il titolo sul campo: DON ORESTE BENZI un onesto sacerdote,
    veramente amante della Chiesa Cattolica e di tutti gli altri.
    Nel suo intervento pronunciato il 19 ottobre u.s. alla Settimana sociale dei cattolici italiani, ha esordito così:
    “Mi chiedevo, mentre ascoltavo gli splendidi oratori: ma come realizzare il bene comune? Io ho visto, penso e credo che il nemico – perdonate la parola – del bene comune è… siamo noi cattolici. In che senso? Ovunque ci si gira si è persa, si è sbriciolata e poi scomparsa la coscienza di essere popolo, popolo di Dio, con una missione di salvezza da portare.”

    Già, caro Don Benzi. Ci insegni Lei a recuperare questo senso della nostra responsabilità. Solo allora potranno finire le polemiche tra noi – sterili perché ipocrite – e troveremo il tempo per guardarci meglio allo specchio. E quando ci saremo accorti che non è lo specchio ad essere sporco, correremo a lavarci la faccia.
    Dpo, ma solo dopo ciò, avremo diritto (e capacità) di parlare non solo per partito preso.

  204. Raffaele Savigni scrive:

    Concordo con Andrea Tornielli (post 90): non mi piacciono le “teologie politiche” di vario segno, né la “religione civile” (che è altra cosa dal riconoscere le indubbie radici giudaico-cristiane dell’Europa).Il discorso su Dio va tenuto distinto dalle possibili convergenze che i cristiani possono trovare su singoli valori con le diverse componenti politico-culturali. Ad esempio io mi sento più vicino all’UDC sui temi della bioetica; più vicino al Partito democratico sui temi della giustizia sociale e della politica estera (ad es. mi sembra scandaloso che non si possa processare il soldato americano che ha ucciso Calipari). Inoltre oso dire una cosa “scandalosa”: non vedrei male, anche se non credo sia realizzabile, una “larga intesa” tra Pd e UDC, ed un isolamento delle forze radicali dei due schieramenti, che sostengono rispettivamente gli evasori fiscali e i “no global”). Ma nell’attuale situazione bisogna accettare di avere comunque “compagni di strada” che su temi anche importanti la pensano diversamente da noi. L’importante comunque è che non perdiamo la consapevolezza di un progetto, di una direzione da prendere: a questo dovrebbero servire ad esempio le Settimane sociali, al di là delle diverse opzioni partitiche.

  205. Federico scrive:

    Vorrei dire sui cosiddetti “atei devoti”.
    Non credete siano molto meglio loro piuttosto che gente come Prodi, la Bindi e Melloni, che hanno negli anni sostenuto l’aborto, il divorzio e oggi i PACS … che continuano a preferire i comunisti piuttosto che i cattolici di destra… che, con i loro amici importanti, rendono la Chiesa una specie di agenzia di assistenza del tutto asservita alle lobby, che non deve parlare mai di Cristo ma solo del sociale e di tasse … che parlano solo di dialogo, dialogo, dialogo (con chi vogliono loro, perchè con i cattolici tradizionalisti guai!)… che sono del tutto asserviti alla sinistra … ma sono i primi a fare la morale, a fare i clericalotti (a cercare posizioni di potere…) … e sono, il più delle volte, anche umanamente privi di carica (che noia quando parla un cattocomunista!) … che la menano sempre con il sociale, il sociale, il sociale e non fanno mai niente di concreto (se non una raccoltina di qualche euro)… che piangono quando pensano che nel mondo c’è ancora la pena di morte per gente che ha magari ammazzato bambini (sig!) … che parlano sempre di evangelizzare l’Africa, di portale la Parola ovunque, ma poi non hanno il coraggio di parlare seriamente di Cristo nemmeno al vicino di casa – per non offendere la sensibilità altrui… che rinnegano il passato della Chiesa (tipo la liturgia antica)… che non vogliono sentire dire la parola inferno ma nemmeno quella di paradiso perchè non è ecumenica … che fanno i finti poveri per non esercitare i loro doveri di carità cristiana … che, se fanno i politici, non sanno difendere i cittadini e fanno buonismo sterile … che, se si parla di storia, amano dare le colpe di tutti i mali del mondo all’occidente, inteso ovviamente come quello conservatore … che ti dicono di votare il centrosinistra perchè è più attento al sociale e il governo, poi, non fa niente per la famiglia e per i più poveri ma preleva più soldi a chi lavora per distribuire agli amici … che, per non offendere la sensibilità dei non credenti, scrivono Cristo con la minuscola (e guai a parlare di qualche cosa che può dividere!) ma la Costituzione guai a chi la tocca … che considerano per l’appunto la Costituzione come una seconda rivelazione … che parlano e dicono sempre un sacco di cose ma poi, alla fine, non si capisce mai niente?
    Evviva gli atei devoti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  206. DANTE PASTORELLI scrive:

    Va bene tutto, Federico, ma hai commesso un errore: il paradiso esiste, non ne parlano, ma lo presuppongono come porto finale di tutti: sia i fedeli di Cristo sia i suoi nemici. Il fine ultimo dell’ecumenismo (falso) è proprio questo. Bene e male diventano un unicum nella gloria dei cieli.

  207. Raffaele Savigni scrive:

    Ho sentito almeno due volte (dopo aver letto il libro “Senza radici”) il sen. Pera, e debbo dire che non mi ha convinto. Mi sembra che non abbia veramente approfondito la riflessione sulla fede cristiana e che cerchi soprattutto di accaparrarsi i voti dei cattolici mostrandosi amico del papa (la cui prospettiva mi sembra però diversa).Al limite mi sembra più interessante e sincero Giuliano Ferrara su LA 7. Melloni non mi piace; la Bindi mi ha un po’ deluso sui DICO, ma si impegna seriamente per le famiglie a basso reddito, per cui continuo a preferire lei (ma ancor più i “teodem” Bobba e Binetti; e Monticone, Riccardi, Pezzotta) ai “teocon”. Non mi pare proprio che la Bindi e Prodi abbiano mai votato per il divorzio l’aborto! I cattolici democratici che frequento non hanno mai scritto “Cristo” con l’iniziale minuscola né votato per l’aborto (sul divorzio il discorso è in parte diverso, in quanto non si elimina una vita umana). La Costituzione non è un dogma di fede, ma rimane comunque una tavola di valori fondamentale per la nostra convivenza civile, e non dovremmo dimenticare che è anche (se non soprattutto, per certe parti) frutto del lavoro di molti cattolici ai quali dovremmo dire grazie (quelli che si erano formati negli anni ’30 alla scuola di Montini, come Moro, nonché La Pira ecc.).

  208. Raffaele Savigni scrive:

    A Dante Pastorelli: le religioni non sono tutte uguali, ed il vero ecumenismo non dice questo; ma ciò non toglie che (come dice il Concilio) anche persone non esplicitamente cristiane possano essere associate in qualche modo (per vie che solo Lui conosce) al mistero pasquale, e quindi conseguire la stessa mèta ultraterrena. Non dobbiamo essere gelosi della generosità del Padre celeste, che chiama in ore diverse e in modi diversi.Mi pare questo il messaggio del recente incontro interreligioso di Napoli, che ho molto apprezzato.Salvaguardia della retta dottrina ed apertura ecumenica non sono incompatibili: il papa stesso lo sta dimostrando.

  209. DANTE PASTORELLI scrive:

    Io ho parlato di “nemici di Cristo” e le parole hanno un senso, caro SAVIGNI. “O con me o contro di me”.
    La dottrina cattolica, ripetiamolo ancora una volta, che non è mai mutata, sostiene che ci si possa salvare anche nonostante o nelle false religioni purché si segua la legge divino-naturale e la morale che ne deriva e si sia intimamente disposti ad accolgiere la Verità ove essa viene incontrata. Da qui il carattere missionario della Chiesa che è il vero ecumenismo: diffondere la parola di Cristo e convertire con la testimonianza e l’educazione.
    Quanto al “Mistero Pasquale” bisogna star molto attenti al significato che gli si attribuisce, perché spesso viene usato per attribuire alla Resurrezione il valore redentivo che è solo del Sacrificio.
    Pertanto si deve intendere il Mistero Pasquale come il mistero della Morte e Resurrezione, in cui la redenzione è operata dalla Passione e Morte di Cristo mentre la Resurrezione ne é il frutto. La salvezza, insomma, dipende dal Sacrificio, la gloriosa Resurrezione è la promessa della nostra resurrezione.

  210. DANTE PASTORELLI scrive:

    PS: ho parlato anche di ecumenismo falso.

  211. mario scrive:

    Vorrei dare sostegno alle osservazioni di Savigni, che condivido.
    Inoltre, vorrei osservare che se si arriva a sostenere coi toni usati sopra i non cattolici (nel caso specifico gli atei devoti di federico) a scapito di cattolici di altro fronte, secondo me si fa comunque un cattivo servizio alla comunità ecclesiale. Mi vien da dire: se si va più d’accordo con altri che con gli “amici”, forse non si è così tanto amici.
    Termino con una riflessione sui partiti.
    E’ accettato da tutti che non esiste più il partito con la patente di cattolicità e la gerarchia ecclesiale non da più le indicazioni univoche di una volta: ovvia conseguenza del crollo delle ideologie.
    Ci rimangono però gli ideali (si spera perlomeno), ma soprattutto le persone che li portano avanti. Poste queste premesse, un cattolico che cerchi collocazione politica, piuttosto che utilizzare i rigidi e semplicistici schemi di scelta di una volta, seconde me dovrebbe approfondire la conoscenza dei candidati e scegliere quello/i che secondo lui rappresentano meglio i propri ideali e pensano che li perseguano con più efficacia nel contesto in gioco. In questa maniera, credo, potremmo avere piacevoli sorprese da una parte, e magari amare ma necessarie disillusioni dall’altra.

  212. Federico scrive:

    A Savigni
    “Non mi pare proprio che la Bindi e Prodi abbiano mai votato per il divorzio e l’aborto!”
    Come no! Guardi, basta spulciare un pò in internet…
    Poi, senta: i teodem non contano niente politicamente e voglio proprio vederli nel PD (non penso potranno entrarci…): sono solo un’ancora di salvataggio per consentire ai cattolici di non votare il centrodestra, niente di più…

  213. DANTE PASTORELLI scrive:

    Gerardo Bianco (detto anche Jerry White) ha già in qualche inrervista dichiarato che mai entrerà nel PD.

  214. mario scrive:

    Vorrei spezzare questo gioco del “i miei amici sono meno peggio dei tuoi”.
    Se, come dice federico, prodi e bindi, che si professano cattolici e a cui ultimamente è andato pure il mio voto, hanno sostenuto in qualche maniera l’aborto, il primo ad esserne preoccupato sono proprio io. Per cui ci dia indicazioni più precise, perchè – come dicevo nel mio intervento precedente – è necessario informarsi delle persone per sostenerle col proprio voto.
    Dopodichè, dire che alcuni politici non contano niente, in maniera così generica, mi pare solo offensivo nei loro confronti: penso che nessuno faccia il proprio lavoro, pensando che non conta nulla. Anche qui, inviterei a valutazioni più circostanziate.

  215. Federico scrive:

    A Mario.
    Io penso invece che si faccia un buon servizio alla Chiesa… a dire che oramai è finita l’epoca in cui ci si può dire vantare di essere cattolici perchè si è iscritti a qualche associazione etc… ci vogliono i fatti!
    E i fatti dicono che i c.d. cattolici democratici (io non li giudico come cattolici, ma come cittadini e politici) su molti temi sono peggio di persone che, magari, non credono (a volte, a causa proprio dell’occupazione dei democratici della Chiesa) e sono peccatori (come lo siamo tutti, anche i cattolici democratici) ma sono sinceramente interessati a Cristo e alla sua radicalità (non al latte e miele democratico)…E chiaro, poi, che bisogna evitare di ridurre il cristianesimo ad una religione civile…ma non è forse quello che hanno già fatto i cattocomunisti (o cattolici democratici) riducendo Cristo a un mix di socialismo e sentimentalismo ecumenista?

  216. DANTE PASTORELLI scrive:

    Quando leggo che il cattolico Parisi afferma che il PD va troppo a destra, son costretto a non votarlo mai, né lui né i suoi compagni.

  217. Federico scrive:

    Ma il mio dire che non contano niente è un giudizio politico non umano!
    Non contano niente, specifico, nel senso che in un governo di centrosinistra e nel pd non sono in grado(numericamente) di opporsi a nulla e di proporre alcunchè che non sia anche voluto da altri.
    Sul fatto di Prodi e Bindi mi conforta molto che Lei abbia detto di averli votati ma di non sapere nulla di questo … ma è chiaro, lo nascondono (o forse, è meglio dire che non parlano)! Però se si può nascondere il passato, il presente parla chiaro … forse che Prodi e Bindi, quando si parla di revisione della legge sull’aborto, spezzino qualche lancia in favore? E poi i DICO, anche questi parlano chiaro …

  218. mario scrive:

    Faccio fatica a comprendere varie affermazioni di cui al messaggio 215 di federico.
    Non capisco il riferimento alle associazioni, o meglio, se lo intendo bene, afferma una cosa su cui abbiamo abbondantemente convenuto, soprattutto se tra le associazioni possiamo includere i partiti, magari anche quelli che usano il nome “cristiano”.
    Non capisco come intendere “il contano niente” dei cattolici democratici. Che non sia un giudizio umano lo credo e spero bene. Che si limiti al piano politico, continuo a ritenerlo un giudizio troppo generico. Che i cattolici in Italia siano politicamente minoranza è un dato di fatto; così come è un dato di fatto che siano minoranza sia a destra sia a sinistra. Il peso che riescono a rappresentare credo vada misurato su temi e battaglie specifiche. Non certo con giudizi bianco/nero senza neanche un numerello che faccia un pò statistica. Vede, la Bindi avrà fatto poco, lei dirà – legittimente – nulla, ma senza la sua presenza ora si starebbe parlando di Pacs e non Dico. Dall’altra parte, quando lo stimato e mio concittadino Volontè dell’UDC ha portato avanti la battaglia sulla legge 40, il buon Berlusca se ne è lavato preventivamente le mani, lasciando i suoi a scelte di coscienza. Come vede, non mi pare che da una parte o dall’altra i laici si facciano in quattro per aiutare i cattolici se la battaglia non fa “cassetta”.
    Non capisco a chi si riferisca quando parla di non credenti che però sono sinceramente interessati a Cristo e alla sua radicalità. ma che vuol dire? Che relazione hanno col discorso in gioco? E poi queste persone stanno tutte dalla stessa parte politica? O qui si gioca il libero arbitrio?
    Rileggendo gli interventi precedenti, ho letto che qualcuno ha fatto notare l’”uso di parole sante come spade”. Beh, mi sembra abbia colto nel segno. Vedo troppa ostilità in certi interventi. Ricordiamoci che siamo concittadini, mi par di capire che condividiamo la stessa fede; allora perchè attaccarsi così.
    Lei sembra tenere molto alla verità, rinfaccia a quelli che spregevolmente definisce cattocomunisti di porre troppa attenzione ai risvolti sociali. Ma conviene tutti ricordare che se credenti, saremo giudicati sull’amore.
    Un’ultima cosa: quando dicevo di preoccuparmi del fatto che Prodi e Bindi avessero sostenuto l’aborto, era una manifestazione si sincera, ma serio era anche l’invito a fornire chiarimenti, sennò rimaniamo sul piano delle dicerie da bar. Mi dica la circostanza, dove trovare informazioni, etc.

  219. marco scrive:

    Sono in tanti i cattolici che hanno preso parte attivamente alle primarie del Pd. E questo è un bene. Per esempio ecco un po’ di nomi di persone vicine all’Azione Cattolica che si son date da fare… http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&id=39093

  220. Cosimo De Matteis scrive:

    grazie marco, indipendentemente dalle tue intenzioni(che conosce solo Dio)hai fatto un servizio a tutti noi. Personalmente conoscevo quel sito (ma,sinceramente,non vi entravo mai per non farmi venire-come dicono Gnocchi e Palmaro-mal di fegato). Cmq ti dico grazie,perchè nella economia della salvezza, siamo tutti strumenti e (omnia in bonum) Dio si serve (persino) delle nostre storture per operare il Bene. Nessun commento,perchè servirebbe solo ad esacerbare gli animi e DAVVERO ciò non serve.

  221. Cosimo De Matteis scrive:

    Tuttavia, fra Giovanardi e Lapo Pistelli,non avrei alcun dubbio nello scegliere chi mi rappresenta meglio in Parlamento. Lo dico per non apparire un indeciso o tacciabile di colpevole attendismo (alla- MI SPIACE TANTISSIMO DIRLO- Buttiglione). per quanto riguarda questo spazio di riflessione: PRONTISSIMO ad obbedire ad eventuali richiami all’ordine,sia del bloggisti e -a maggior ragione- di Andrea Tornielli. Per la cronaca qui a brindisi fa un leggero nevischio(la neve da noi è un evento,quindi comprendete la curiosa divagazione)

  222. marco scrive:

    ad obbedire ad eventuali richiami all’ordine? di chi? ci che?