About

Sono Andrea Tornielli, vaticanista, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano. Lavoro per il quotidiano La Stampa.

26 risposte a About

  1. Max scrive:

    Salve Dott. Tornielli,
    mi permetto si segnalare il mio modestissimo lavoro software, che però è una novità nel panorama internet attuale, dove solamente si trovano software per la ricerca del testo nella Bibbia, ma non in un archivio di testi cattolici più vasto.

    http://dedaloprg.altervista.org/

    Grazie per l’attenzione, arrivederla e buon lavoro.
    Max

  2. Francesco Saccaggi scrive:

    mi permetto di contattarla per sapere se mai fosse parente con la Contessa Valeria di Borgomanero. Se vuole mi contatti pure, grazie

    • Andrea Tornielli scrive:

      Gentile Francesco Saccaggi,

      non sono parente della contessa di Borgomanero. Il ramo dei Tornielli a cui appartengo ha origine circa a metà dell’Ottocento da un figlio avuto da uno dei nobili con una delle sue colf, il quale fu affidato alle suore. Il padre non volle riconoscerlo, e dunque anche se il mio cognome è identico a quello nobiliare, non appartengo a quel ramo…

  3. Filippo Mandelli scrive:

    Buongiorno dott. Tornielli, sono Filippo Mandelli e la seguo sempre nei suoi passaggi televisivi ed ho letto quasi tutti i suoi libri.
    Le scrivo per un pensiero che da molto tempo mi “tormenta” e riguarda il modo di essere Chiesa.
    Premetto che nella domanda che le farò non deve leggerci neppure un filo di critica o di polemica, vorrei soltanto capire, per quanto possibile, come stanno le cose.
    Ho già parlato di questo con alcuni sacerdoti ma sembra di parlare … al muro, non ricevendo alcuna risposta in merito in quanto aggirano completamente la questione.
    Il Signore nei Vangeli ci ha chiesto di fare come faceva lui e ci ha dato come esempio quello che facevano i primi apostoli nei fatti riportati negli “Atti degli Apostoli”.
    In pratica come funzionava: loro, come faceva Gesù, predicavano la Parola di Dio e questa era confermata e in un certo senso “certificata” con guarigioni e liberazioni straordinarie.
    Ma così ci ha detto di fare il Signore quando nel Vangelo dice “… e questi saranno i segni che accompagnano quelli che credono …”.
    Ora mi chiedo come mai, a parte in alcuni gruppi come il Rinnovamento Carismatico, nessun sacerdote parla mai di questo? Eppure è un “comando” del Signore, e sono doni dati a ‘tutti quelli che credono’ per l’edificazione della Chiesa ma sembra che questi doni appartengono solo a pochissimi Santi come Padre Pio ecc.
    Ho l’impressione che tanti sacerdoti, bravissime persone, puntino più a raggiungere lo scopo cercando di lavorare e sforzandosi di “fare qualcosa” con la loro sapienza per avvicinare persone a Dio piuttosto che far intervenire direttamente lo Spirito Santo con i suoi doni per convertire le persone (basti pensare all’ “ignorante” San Pietro che con un discorso ha convertito 3000 persone … ma probabilmente dava spazio a qualcun altro e non alla sua sapienza) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: le chiese si svuotano sempre di più e le poche persone che rimangono hanno tutte una certa età e sono sicuro che se intervistassi un po’ di persone dopo la Messa non saprebbero neppure dirmi di cosa trattava l’omelia; solo in certi gruppi dove viene data libera circolazione allo Spirito Santo c’è un fiorire di conversioni, soprattutto di tanti giovani.
    Mi scusi lo sfogo, ma da parte mia è solo un voler capire, se possibile, come mai ad esempio alcune parti dei Vangeli, anche se proposte fra le letture della liturgia domenicale, non vengono mai commentate e messe in pratica.
    Con questo non mi permetto assolutamente di criticare nessuno, e sicuramente il fatto che quello che dico non si attua avrà certamente delle validissime ragioni che io, con la mia incompetenza, non riesco neppure a comprendere.
    Grazie
    Filippo

  4. Donda scrive:

    Egregio e caro dottore, è mai possibile che il Cardinale Segretario di Stato, non si renda conto delle figuracce, l’ultima vedi affaire cattolica, che sta facendo fare al Santo Padre. Compirà 77 anni a dicembre è l’ora di andare in pensione!

  5. Caro Tornielli: ho smarrito l’indirizzo email personale.
    Pertanto Le allego qui una locandina che potrebbe interessarLa (mi han detto che non sa che fare nel tardo pomeriggio del prossimo gioved’ 19 maggio…).
    Cordiali saluti.
    Laudetur Jesus Christus.
    PMB
    Ma come si fa ad allegare?…

  6. MAURO scrive:

    ci siamo sentiti 2 anni fa,nn capisco una cosa.l’impedimento a persone transessuali di essere ordinate nella chiesa,è diritto canonico?o è una regola messa alcuni anni fa dal cardinale ratzinger?oppure è una regola della chiesa che esiste da sempre?i sacerdoti dicono che nn succedera’mai,in quanto questo vorrebbe dire ordinare anche femmine biologiche a diventare preti o frati,sposare in chiesa persone transessuali e omosessuali etc.lei cosa ne pensa?pensa che col prossimo papato queste cose potrebbero cambiare?

  7. Diego Baratono scrive:

    Gentile Dottor Tornielli, mi permetto d’inviarle questo recentissimo articolo inerente al battesimo dell’America. Spero possa essere di suo interesse. Cordiali saluti, Diego Baratono.

    La riscoperta del Nuovo Mondo: la potenza dimenticata del sacro nome “America”
    È da almeno cinquecento anni, ossia da quando si è scoperto il “Nuovo Mondo”, che si cerca di capire perché a queste terre “nuove” sia stato affibbiato proprio il nome America. Le soluzioni avanzate da quei numerosi studiosi che si sono cimentati nell’impresa, sono molte, tutte interessanti, tutte discordanti, nessuna in grado però di dirimere chiaramente l’annosa questione. Ultimamente due studiosi italiani, Diego Baratono e Claudio Piani, ricercatori indipendenti, liberi pensatori, sono riusciti a fornire una decifrazione razionalmente credibile al mistero. Americu, Americo, Amerigen, Americam, Americi, America: queste sono le incerte declinazioni utilizzate nell’anno 1507, dai “savants” del cenacolo di Saint Dié des Vosges, località della Francia nord-orientale (Alsazia, Lorena) dove si è stampata una tra le carte geografiche più importanti che la Storia ricordi, per cercare di denominare, anzi, proprio per “battezzare” liturgicamente, per la prima volta il “Nuovo Mondo”, forse appena scoperto. La questione di fondo è che per essere coerenti con il resto della toponomastica, con le denominazioni geografiche accettate, i sapienti di Saint Dié dovevano individuare per prima cosa un nome femminile che “legasse” in qualche modo con gli altri toponimi già esistenti di derivazione ellenica, ossia Asia, Africa ed Europa. Sono questi i tre nomi a tutti noti, che il “Vecchio Mondo” adotta per i suoi tre continenti, prestando fede al testo più autorevole conosciuto, ossia la Bibbia. Si deve ricordare, infatti, che la tripartizione terrestre, viene indicata proprio nel Testo Sacro: Sem, Cam e Jafet sono i rispettivi destinatari di quelle poche terre emerse dopo la terrificante esperienza del Diluvio Universale. Insieme all’Arcobaleno, sono questi i tre territori concessi da Dio a suggello della sua prima alleanza con l’uomo. Semiti, Camiti e Giapeti saranno così le popolazioni discendenti a loro volta dai tre figli di Noè e saranno inoltre coloro che colonizzeranno rispettivamente i continenti d’Asia, Africa ed Europa. Per le credenze correnti all’epoca era quanto bastava sapere. Era tutto ciò a cui si doveva prestar fede. Era il “Vecchio Mondo”. Per la Bibbia, per i teologi, per gli uomini comuni, non potevano esistere pertanto altri territori all’infuori di questi tre. È chiaro, quindi, che per gli eruditi di Saint Dié, a questo punto si prospettava un ulteriore arduo compito: far accettare ideologicamente, teologicamente e quindi fideisticamente la scoperta “controcorrente” di un “Nuovo Mondo”. Le terre emerse di questo nuovo spazio appena trovato, esistevano “fisicamente”, su questo nessun dubbio. Ora, di conseguenza, non c’erano più soltanto tre parti di terraferma a stendersi sopra il Globo terrestre. Ora ne esisteva una quarta parte che la Bibbia sembrava non aver indicato. Era un bel problema, soprattutto per la Chiesa, o meglio, per gli uomini che nel periodo formavano la Chiesa. Anzi. Era proprio un enorme problema di fede, che poteva essere dirompente se mal interpretato, soprattutto se mal comunicato. Si correva il rischio di mettere in discussione l’autorevolezza della Bibbia, con tutto il portato che ne conseguiva. Non dimentichiamoci che si è nel 1507, il Medio Evo è appena terminato. In Europa, in Italia, nella Firenze neoplatonica dei Medici era il Rinascimento. È periodo storico ricchissimo di straordinari fermenti culturali questo, che porterà gli splendidi frutti che si conoscono, ma era anche epoca dominata da ossessive visioni non ancora propriamente scientifiche. Il clima intellettuale particolarmente vivace era nondimeno coartato dal potere di una Chiesa decisa a mantenere l’antico “status quo”. Sono del 1492, ossia proprio l’anno della scoperta del “Nuovo Mondo”, gli editti emanati dai “re cattolici” spagnoli Ferdinando II d’Aragona e Isabella I di Castiglia, finalizzati all’espulsione di ebrei e musulmani dai loro territori. Di qui in poi sarà conclusa la “reconquista”, e per tutti la Spagna filopapale, diventerà la “cattolicissima” Spagna. Non soffermiamoci su quanto storicamente la Spagna regalò al resto del Mondo in nome di questa sua presunta cattolicità. La “Conquista” proprio del “Nuovo Mondo” appena scoperto avvenuta con mano estremamente pesante, e la “Santa Inquisizione” di un certo Torquemada, istituita in Spagna nel 1478 dai domenicani, mettono i brividi ancora oggi. Ad ogni modo, discostarsi dalle “informazioni” fornite dalle Sacre Scritture in questo periodo poteva voler dire essere “calorosamente” spronati a ripensarci. Non è possibile dimenticare Giordano Bruno, arso vivo nel 1600 a causa della sua libertà di pensiero. Non si può dimenticare la paura di un Niccolò Copernico, che per non incorrere in “problemi” vorrà pubblicare la sua teoria eliocentrica soltanto nel 1543, a tredici anni dalla sua formulazione, ricevendone una copia solamente sul letto di morte. Non si può certo dimenticare l’umiliante esilio ideologico cui fu costretto Galileo Galilei ancora nel 1633, quando dovette abiurare le sue teorie per non finire nell’ “anti-Atanor” dell’Inquisizione, ossia più prosaicamente, sul rogo. Si può ben intendere, dunque, quanto sia “infuocato” il clima intellettuale agli inizi del secolo XVI. Non basta. Si deve anche pensare all’ulteriore, enorme difficoltà incontrata dai savants vosgensi, la stessa che ancora oggi attanaglia gli studiosi: benché contemporanei degli eventi per i savants era già allora difficile capire chi scoprì che cosa e quando. Fu il genovese Cristoforo Colombo il primo a scoprire il Nuovo Mondo oppure è stato il fiorentino Amerigo Vespucci, o sono stati entrambi in una staffetta straordinaria? Difficile stabilire con certezza la paternità dello scoprimento. Certo è che Vespucci, contrariamente a quanto si crede, ha più voce in capitolo che non Colombo. È proprio dal testo compilato dai predetti savants francesi, in effetti, che si può evincere, essere Amerigo colui che per primo ha svelato ed ha “compreso” trovarsi davanti non a territori asiatici, non ad isole, bensì al cospetto di un continente intero. Nuovo di zecca. È pertanto Amerigo ad avere il diritto di denominare questi nuovi territori con il suo nome. In effetti, America può benissimo essere intesa quale “Terra d’Amerigo”. Stranamente, però, non sembra esistere nessun “Amerigo’s day”: chissà perché, invece esiste un “Columbus’ day”. Mistero. È vero che Colombo sbarca nel Nuovo Mondo nel 1492, approdando però sulle isole e non sulla terraferma. È allora Vespucci a metter piede per primo, in qualche maniera, sulla terra continentale? Può essere. Per completare il quadro mancano però ancora alcuni tasselli. Sono fondamentali. In primo luogo si deve dire che il Cenacolo di Saint Dié des Vosges è comunità monastica totalmente votata a Maria. Del resto Maria è la “Stella maris” per eccellenza. I marinai aprono e chiudono le loro giornate in mare con l’ “Ave Maria”. Del resto, la radice del nome Maria è la stessa di “mare”. La famiglia Vespucci, dinastia marinara, è notoriamente devota a Maria. Non è certo un caso, quindi, che proprio nella cappella di famiglia eretta nella chiesa fiorentina di “Ognissanti”, l’intero casato, fiorentino anch’esso, venga rappresentato in un celebre quadro ai piedi di una splendida Madonna che a braccia spiegate accoglie protettiva i membri dei Vespucci sotto il suo manto. Si tratta della “Madonna della Misericordia” celebre quadro del 1472 del Ghirlandaio. Il manto protettivo di Maria, protegge la nobile famiglia toscana. Curiosamente, sarà proprio il contorno policircolare di questo mantello misericordioso a far da cornice alla carta del mondo tracciata da Martin Waldseemüller nel 1507 a Saint Dié des Vosges. Già questo è indicativo. Amerigo poi nasce il 10 Marzo dell’anno 1454. Verrà battezzato però, soltanto otto giorni dopo. Il numero otto. Si ricorda che il numero otto è cifra mariana per eccellenza. Si può leggere qui un messaggio dedicatorio dei Vespucci chiaro e forte: viene dedicato, A – merigo a Maria. Cosa c’entra tutto ciò con la scoperta ed il battesimo dell’America? Partendo da una notevole serie coerente d’indicazioni, tra cui quelle che si sono segnalate, Diego Baratono e Claudio Piani sono riusciti a ricostruire le motivazioni che stanno dietro al nome scelto dagli eruditi vosgensi per battezzare il Nuovo Mondo. Di cosa si tratta? Per superare tutta la serie di problemi che si sono elencati, per essere coerenti con quanto le Sacre Scritture indicavano, per far sì che non esistessero primati di paternità i savants francesi, per inciso la Francia è terra mariana praticamente da sempre, decisero di formulare un nome che contenesse un’informazione particolare. Doveva essere un messaggio potente. Sacro. Un messaggio che andasse al di là delle semplici questioni, per dir così, umane. Un comunicato che fosse “super partes”. Doveva essere un messaggio teologicamente in grado di giustificare la scoperta di una nuova parte del Mondo. Un messaggio che doveva “far capire” a tutti che queste terre non erano state scoperte dell’uomo, bensì erano state “donate” dalla “misericordia” di Dio all’uomo. Per essere giustificate e rese fruibili, queste terre dovevano quindi passare attraverso la “Porta del Cielo” per eccellenza, attraverso la “Madre di Misericordia”, attraverso Maria. È a questo punto, allora, che si profilò qualche cosa d’eccezionale nella mente dei sapienti di Saint Dié: creare un acronimo, una sigla, per rendere eterno il concetto misericordioso sotteso alla “scoperta” del Nuovo Mondo. Ci riuscirono, appunto, creando il nome AMERICA. Sì perché il nome AMERICA è un acronimo, è una sigla. È un nome di per sé intraducibile, che non ha niente a che vedere quindi con Colombo o con Amerigo, anche se per quest’ultimo rimane il vago “fumus” di cui si è detto sopra. Vediamo allora che cos’è quest’acronimo. Secondo i due ricercatori italiani, in maniera estremamente coerente con la loro quindicennale ricerca, AMERICA è l’acronimo di:
    A … ve M … aria E … den R … egina I … anua C … aeli A … ve

    È un saluto beneaugurante. Si tratta quasi di una preghiera. Bellissima. Le varie giustificazioni teologiche dell’acronimo, non proprio comuni, sono nondimeno facili da intendere. Sorprendente e bellissimo è quell’ “Eden Regina”: Maria quale “Regina dell’Eden”. Concetto devozionale inaspettato. Ricco di significati profondi ed antichi. Per la mariologia più “accreditata”, Maria è proprio l’ “Eden piantato da Dio”. È la “Nuova Eva nel Nuovo Paradiso Terrestre”. Il “Nuovo Mondo” è un “Paradiso Terrestre”. Anzi. È la nuova “Terra Promessa”. È straordinaria la profondità concettuale raggiunta. È notevole del resto il “ianua caeli”, ossia la “porta che consente l’accesso al Cielo”. Sottile è la distinzione da una semplice “porta”, normale passaggio, banale varco in un muro. Maria è invece accesso misericordioso, è “la” mediatrice di Misericordia. Maria è l’unico tramite possibile tra Divino ed umano e viceversa. Soltanto attraverso la mediazione di Maria, i doni della Misericordia infinita di Dio diventano fruibili all’uomo. Il nome AMERICA, è in sostanza una litania dedicatoria a Maria di straordinaria bellezza euritmica. È musicabile secondo i ferrei canoni del canto gregoriano. È armonia allo stato puro. In sostanza, dunque, il “Nuovo Mondo”, l’ “AMERICA” è un regalo di Dio agli uomini del “Vecchio Mondo”. Con questa profonda convinzione, distorta dai “Conquistadores” e da chissà quanti altri, le popolazioni indigene di quelle terre paradisiache sono state quasi sterminate … ma questa è già un’altra Storia. “Ave Maria Eden Regina Ianua Caeli Ave”: è questa invece la soluzione che s’aspettava da quasi cinquecento anni. Diego Baratono e Claudio Piani pensano che da oggi in avanti il nome AMERICA, il continente AMERICA, si dovrà guardare con un occhio un po’ diverso …

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  8. Giulio scrive:

    Immagino che conoscerà tutto, ma nel caso le segnalo il contrasto tra l’uscita di mons. Manganini e la tesi di laurea della Saltamacchia (qui e qui) ora anche in volume.

  9. bernard scrive:

    Gentile Dott. Tornielli
    mi permetto di segnalarle il seguente articolo della “Frankfurter Rundschau” (Francoforte) di stasera. Tratta ciò che io chiamerei la “questione Tettamanzi in versione tedesca” e sostiene che il prossimo arcivescovo/cardinale di Berlino potrebbe chiamarsi Gerhard Ludwig Mueller – l’attuale vescovo di Ratisbona che cura l’edizione degli “opera omnia” di Joseph Ratzinger.
    http://www.fr-online.de/politik/regensburger-mueller-ist-heisser-anwaerter/-/1472596/8574908/-/index.html

  10. Paola de Lillo scrive:

    Gentile dott. Tornielli,
    è lunga da spiegare, ma vedrò di sintetizzare al massimo. Sono iscritta alla mailing list del sito http://www.innamorati-di-maria.it che ha pubblicato un’analisi critica delle apparizioni di Amsterdam, che la invito a leggere, è proprio sull’home page. Mi è stato riportato un suo articolo del 16 giugno scorso, dal titolo “Che cosa accadde a Medjugorje?”, in cui lei include tali apparizioni fra quelle approvate dalla Chiesa. E non è proprio così. Il motivo per cui le scrivo è che alcuni iscritti, diffusori di tale devozione, dopo la sua affermazione sono giubilanti come se lei avesse dato l’imprimatur.
    Non le chiedo una smentita, ma il suo interessamento alla questione sì. Qualche anno fa ero stata tra i firmatari di una richiesta presentata alla Congregazione per la dottrina della fede perché si pronunciasse, ma non è accaduto nulla. Ora abbiamo steso questo articolo, dettagliatissimo e, mi pare, inconfutabile. Per la stima che abbiamo tutti per lei, sarebbe estremamente importante che lei ci facesse conoscere il suo parere. Ma in caso non potesse, almeno sarò certa che è venuto a conoscenza della vera storia di queste apparizioni, che a mio avviso sono completamente false.
    La saluto cordialmente. Paola de Lillo

  11. sereno scrive:

    Salve! Qualcuno ha notizie sull’eventualke successore di mons. Benigno Luigi Papa ad arcivescovo di Taranto?

  12. sereno scrive:

    Salve dott. Tornielli.
    Cosa sarà dell’Arcidiocesi di Taranto? Ci sono voci sull’eventuale successore di Mons. Benigno Papa?
    Grazie per l’attenzione

  13. Pietro scrive:

    Gentilissimo Dott.Andrea, Le scrivo per conoscere una data dal mese di ottobre in poi in cui ci potrà onorare della Sua presenza in un convegno su Sant’Umile da Bisignano canonizzato da Giovanni Paolo II il 19 maggio 2002. Una figura di uomo semplice ma di grandi doti divine che la Pietro di Betsaida vuole portare avanti alla conoscenza di tutti.
    Nel prossimo mese di settembre si presume il 30 in campidoglio salvo imprevisti sarà presentata l’associazione Pietro di Betsaida in un convegno se Lei anche qui potrà essere presente saremmo onorati di averla con noi. Per conoscere la pietro di betsaida visiti il sito in continuo aggiornamento http://www.associazionepietrodibetsaida.it oppure le pagine facebook Associazione Pietro di Betsaida; Associazione Pietro di Betsaida.
    In attesa di una positiva adesione le invio a nome della Pietro di Betsaida i più cordiali saluti.
    La saluto cordialmente cav.Pietro Esposito

  14. serena scrive:

    gent. dott. Tornielli,
    mi complimento per il servizio puntuale e di qualità che Lei fa con il suo blog. Oltre ad informare offre spunti di riflessione critica davvero interessanti e equilibrati, tipici di un cuore intelligente e pacificato. Purtroppo, dopo aver letto con soddisfazione i suoi post, molto spesso rimango delusa dai commenti di alcuni lettori e noto alcune cose: sono sempre più o meno i soliti, che commentano; il livello dei commenti è quasi sempre sul piano sociologico o “politico”, molto di rado vedo emergere uno sguardo di fede; spesso poi i commentatori stessi si pigliano a randellate verbali, dimenticando che il dare ragione della fede deve essere fatto con dolcezza, come insegna san Pietro. Mi rattrista quindi vedere sistematicamente sciupata dai commenti ogni occasione che Lei offre per aprirsi con uno sguardo consapevole e informato a un maggior amore per la Chiesa. Se è questo il volto di Chiesa che offriamo sul web, come dar torto a chi non vuol più sentir parlare di cristianesimo?? Chi commenta e scrive dovrebbe essere consapevole che parla in pubblico ed è quindi responsabile di ciò che dice non solo verso Tornielli o verso gli altri commentatori, ma verso chiunque legga, verso la sensibilità religiosa di tutti, anche dei più deboli… La ringrazio della testimonianza di tolleranza che lei offre ospitando tutto questo sulle pagine del suo blog, ma volevo far presente che non è un bello spettacolo ciò che ne esce. La invito, se ne ha tempo, a visitare il mio blog http://tesoroinvasidicreta.blogspot.com/ che è “appena nato” e non ha ancora così tanti lettori. Così, se vuole mi potrà dare un suo parere. Un cordiale e fraterno saluto. Serena

  15. Tina scrive:

    buonasera sig. Tornielli,la scrivo riguardo ad un suo libro del 2006: Processo al Codice Da Vinci. Ora,non mi soffermo sul film o sul libro,perchè la cosa non mi interessa,ma la mia attenzione è caduta su una sua(o meglio di un professore) affermazione nel quale dice che le streghe mandate al rogo dall’Inquisizione non arriverebbero alla centinaia.ora mi chiedo Tomas de Torquemada chi era? era il primo grande inquisitore dell’ Inquisizione Spagnola..e pare,signor Tornielli che abbia mandato al rogo circa 6mila streghe ed eretici,negli umilianti autodafè.Tomas fu terribile,un vero mostro,ed apparteneva all’Inquisizione. Il nostro Carlo Borromeo,avrebbe presenziato al processo e alla condanna di una centinaia di fattucchiere. e non parliamo poi delle esecuzioni di streghe e maghi nei tribunali civili: 800 in Francia,1000 di qui,1000 di là.non citiamo poi le esecuzioni nei paesi protestanti(preciso che sono credente,non è un attacco anticlericale). ora mi chiedo perchè nel suo libro ha scritto che tutti questi numeri non sono attendibili? certo,il numero di Dan Brown è sicuramente esagerato,ma anche il suo.(ripeto,il mio interesse è volto solo a quella sua citazione,ma non al film o al libro).il simposio del Vaticano,che lei cita, ha rivelato il numero delle condanne per stregoneria nel Seicento: furono 60.000 in Europa,e non qualche centinaia. come risponde a tutto questo??

  16. Diego Baratono scrive:

    Gentile dottor Tornielli, facendo riferimento al mio articolo “La riscoperta del Nuovo Mondo: la potenza dimenticata del sacro nome America” che cortesemente ha pubblicato il 14 Giugno scorso, le invio un breve aggiornamento. Comunico che il libro “Il segreto delle antiche carte geografiche. Simbologie mariane e cartografie per il Nuovo Mondo”, per chi fosse interessato, può essere ordinato da subito all’indirizzo mail ordini@ilfiloonline.it, oppure al numero di telefono 0761 / 1763012. Sarà inoltre disponibile tra una ventina di giorni lavorativi in qualsiasi libreria italiana. Buona lettura.

  17. Diego Baratono scrive:

    Gentile Dottor Tornielli, le chiedo scusa per aver inavvertitamente cliccato l’invio del precedente post senza averla ringraziata per l’attenzione e l’ospitalità che già mi ha voluto dedicare e che mi vorrà nuovamente concedere nel suo sito. Grazie ancora, a presto, cordiali saluti, Diego Baratono

  18. Diego Baratono scrive:

    Gentile Dottor Tornielli, le chiedo scusa per aver inavvertitamente cliccato l’invio del precedente post senza averla ringraziata per l’attenzione e l’ospitalità che già mi ha voluto dedicare e che mi vorrà nuovamente concedere nel suo sito. Grazie ancora, a presto, cordiali saluti, Diego Baratono

  19. GiovanniLuca scrive:

    buonasera dottor Tornielli, in un sito pugliese si legge: ” Sarà con molta probabilità mons. Vincenzo Pelvi il nuovo Arcivescovo di Taranto. La notizia trapelata questa mattina non è stata ancora confermata dallo Stato Maggiore della Difesa. Mons. Pelvi è attualmente l’Ordinario Militare per l’Italia. La scelta è ricaduta su di lui dopo un colloquio privato con Benedetto XVI. Sarebbe stato lo stesso Papa a chiedere all’arcivescovo castrense di guidare la diocesi tarantina. Mons. Pelvi succede a mons. Luigi Benigno Papa che ha superato i limiti di età. Negli scorsi mesi si era parlato di mons. Michele Seccia (vescovo di Teramo) e di mons. Pietro Maria Fragnelli (vescovo di Castellaneta) come probabili successori. La nomina sarà ufficializzata dalla Santa Sede entro la fine di agosto.” http://www.oraquadra.it/cronaca/659-esclusiva-oraquadra-mons-pelvi-arcivescovo-di-taranto.html

    La stessa notizia è stata pubblicata 5 giorni fa anche sul “corriere del giorno” noto quotidiano Pugliese.

    Nello stesso tempo, da qualche giorno su Wikipedia, nella voce “Ordinariato militare in italia” (http://it.wikipedia.org/wiki/Ordinariato_militare_in_Italia) sul punto: -Cronotassi dei vescovi, si può notare come il mandato di Pelvi sia scaduto lo scorso 10 Agosto!

    Quanto di tutto ciò è attendibile??
    La ringrazio G.M.

  20. Angelo da Taranto scrive:

    Credo che ormai ci siamo per Taranto. Non credo sia mons. Pelvi, le atenzioni si siano concentrate su mons. Seccia, che è una brava persona. Da fonti informate ho appreso che la notizia potrebbe essere ufficializzata in questa settimana, al massimo nella prossima.
    Qualcuno sa se tutto questo corrisponda a verità?
    Saluti a tutti-

  21. Angelo da Taranto scrive:

    Credo che ormai ci siamo per Taranto. Non credo sia mons. Pelvi, le atyenzioni si sono concentrate su mons. Seccia, che è una brava persona. Da fonti informate ho appreso che la notizia potrebbe essere ufficializzata in questa settimana, al massimo nella prossima.
    Qualcuno sa se tutto questo corrisponda a verità?
    Saluti a tutti-

  22. Angelo da Taranto scrive:

    Salve!
    Si dice che sabato scorso il Papa abbia firmato la nomina del nuovo arcivescovo di Taranto e che l’annunzio sia imminente

  23. giacomo d'onofrio scrive:

    gentile andrea tornielli,
    sono immodestamente suo collega. vivo e lavoro a grosseto. questa mattina ho comprato in libreria il libro da lei dedicato alla vita e al magistero del card. angelo scola. nella pausa pranzo ho avuto il tempo di leggere il capitolo dedicato agli anni del suo ministero episcopale a grosseto e devo confessarle che mi sono un po’ commosso. Quando Scola arrivò in Maremma avevo 17 anni, frequentavo il liceo e, insieme ad altri giovani della diocesi appartenenti a gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali iniziammo ad incontrarci nel’ex seminario (che poi Scola riaprì) e, sotto il suo impulso, gettammo le basi di una nuova pastorale giovanile. Ricordo con nostalgia e gratitudine le messe che, una volta al mese, Scola celebrava per i giovani e coi giovani. Per la prima scelse una chiesa di dimensioni medio-piccole, la Medaglia Miracolosa: ricordo che straripava di giovani. Terminata la messa ci facemmo gli auguri di Natalae (eravamo in quaresima) nel piccolo giardino che costeggia la chiesa e dal mese dopo ci ritrovammo sempre in cattedrale ed era sempre un pienone. Sono stati anni importanti quelli condivisi con mons. Scola, di cui ancora oggi raccogliamo i frutti. Grazie, allora, per questo libro e per il capitolo dedicato a Grosseto. Solitamente chi parla di Scola omette gli anni maremmani, che invece io ritengo importantissimi non solo per noi che li abbiamo vissuti, ma anche per lui. In nuce c’era già tutta la portata del magistero che poi ha potuto dispiegare più compiutamente a Venezia. Grazie.

  24. Diego Baratono scrive:

    Ci permettiamo d’inviare una recensione al libro “I segreti delle antiche carte geografiche. Simbologie mariane e cartografie per il Nuovo Mondo”. Grazie per l’attenzione e lo spazio concesso, cordiali saluti, Diego Baratono Claudio Piani.

    Carte antiche e nuovi sogni
    di Annamaria Bonavoglia

    Ci sono libri che per la loro stessa natura portano al sogno, o al desiderio di evasione. Libri che raccontano di terre lontane e di avventure, che conducono lo spirito su sentieri forzosamente solo immaginari. E ci sono libri, rarissimi, che pur essendo di stretta divulgazione scientifica, testi accurati e completi di date, esempi, indicazioni … spalancano la mente al coraggio. E’ il caso del magnifico testo “I segreti delle antiche carte geografiche. Simbologie mariane e cartografie per il Nuovo Mondo” recentemente edito da Albatros ad opera di due appassionati ricercatori torinesi, Diego Baratono e Claudio Piani. Qual è il segreto di questo libro e che segreti ci svela.
    E’ questo il nucleo della sua fondamentale bellezza, del suo valore al di là delle stesse parole. Il libro narra, e stupisce per questo, di come i due ricercatori abbiano scoperto, studiando antiche carte, paragonandole ad altre ancora più antiche, confrontando testi dimenticati e attuando associazioni di idee a dir poco geniali, una nuova storia, per così dire, della scoperta del Nuovo Mondo. Partendo dalla semplice domanda che si saranno fatti tutti, anche da bambini “ma se l’ha scoperta Colombo, perché si chiama America?”, i due sono partiti, e ci hanno portato con loro, in una ricerca affascinante, nel tempo, nella conoscenza antica, nel vero concetto del sapere che nei tempi andati era fondamento di sapere e che si è perso con lo scorrere degli anni. Scorrono, nella lettura, date e fatti concreti, disegni di un angolo di mondo che si integrano perfettamente con dipinti famosissimi, ammirati e forse – anzi sicuramente – mai compresi fino in fondo. Una serie di dati che si incastrano come un meccanismo prezioso, a creare un affresco di sapienza e di conoscenza che lascia senza fiato.
    Ma quello che maggiormente stupisce, e appassiona, è prima di tutto la certezza che non si tratta di mere invenzioni, non è un romanzetto pseudo avventuroso che saccheggia qua e là antichi testi per creare chissà quale intrigo fantasioso. La bellezza intellettuale del libro sta proprio nella sua natura di reale. La grandiosità sta nel fatto che due giovani studiosi, al di fuori dei circuiti baronali e paludatamente accademici, si sono posti delle domande e con umiltà sono andati alla ricerca di risposte, non accettando muri dogmatici come ostacolo. Si percepisce, in ogni riga, in ogni parola, non già la vuota prosopopea di rugosi studiosi che hanno perso il senso stesso del sapere, ma l’umile stupore del ricercatore che passo dopo passo scopre un nuovo sentiero, che si addentra sempre di più in un fumoso passato, per poi rivelarsi una meravigliosa strada, tracciata in tempi remoti da una conoscenza che aveva ben poco di antico, e che è solo colpa del frenetismo del futuro, se si è persa. Un libro da leggere per scoprire la verità, non nascosta ma palese e evidente, celata solo dall’antica ignoranza, che incrina alla base obsolete teorie geografiche, e riscopre antiche verità inconfutabili. Ma soprattutto un libro da ammirare e da prendere come esempio. Perché nella loro quieta sensibilità, i due ricercatori, umili e attenti, ci hanno dato una dimostrazione rara di quello che è la vera missione dell’essere umano. Non fermarsi alle apparenze, alla “crosta” dipinta magari truffaldinamente da qualcuno il cui ricordo si è perso nel tempo, ma di andare oltre, oltre il consueto, oltre il già detto, oltre il già conosciuto.
    Non fermarsi.
    Avere il coraggio della propria intuizione e l’umiltà di perseguirla, la perseveranza incontrando gli ostacoli e il sapore dolce e incomparabile della vittoria. Come raggiungere un Nuovo Mondo, il piano più elevato della propria conoscenza. Fortunatamente molta gente sta riscoprendo questo gusto, e il testo di Baratono e Piani è sempre più richiesto nelle librerie. Ecco, forse il primo passo per poter seguire il nostro sentiero di conoscenza, attraverso il loro esempio è proprio questo: cercare il loro libro, leggerlo per scoprire quali misteri/non misteri ci narra. Vedere come si può da un’intuizione realizzare un sogno e poi … partire senza fermarsi mai.

  25. Diego Baratono scrive:

    Comunico, a chi fosse interessato, che il libro “I segreti delle antiche carte geografiche. Simbologie mariane e cartografie per il Nuovo Mondo” sarà presente alla decima edizione de “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma da mercoledì 7 a domenica 11 dicembre 2011, presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur. La formula di “Più libri più liberi”, che accanto all’esposizione di oltre cinquantamila titoli propone un programma culturale ricco di convegni, incontri, presentazioni e performance, ha incontrato il gradimento del pubblico che affolla tutti gli spazi del Palazzo dei Congressi di Roma rinnovando ogni anno il proprio affetto e la propria fedeltà. Oggi, a dieci anni dalla prima edizione, la manifestazione può vantare un successo al di sopra di ogni iniziale previsione, un successo che ha superato i confini nazionali e ha fatto di Più libri più liberi oggetto di crescente interesse anche per gli operatori stranieri.

    L’edizione 2011 di “Più libri più liberi” si svolgerà con i seguenti orari:

    mercoledì 7 dicembre ore 10 – 21
    giovedì 8 dicembre ore 10 – 20
    venerdì 9 dicembre ore 10 – 20
    sabato 10 dicembre ore 10 – 21
    domenica 11 dicembre ore 10 – 20